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Mongolia - "Se corri, avrai freddo" Stampa E-mail
Scritto da P. Giorgio Marengo, imc   
Image“Se corri, avrai freddo”. Sarà per via di questo proverbio mongolo,  oltre cheper una scelta di fondo, che abbiamo deciso come Missionari e Missionarie della Consolata di fare un passo alla volta in questa nuova esperienza della Mongolia, senza correre appunto, e inserirci così gradualmente in una realtà tanto bella quanto complessa. Innanzitutto per la lingua: sì, perché il mongolo non è certo l’inglese e nemmeno lo spagnolo, bensì una lingua antichissima e piena di difficoltà per chi proviene come noi dall’Occidente; e visto che crediamo molto nel rapporto con le persone, abbiamo deciso di dedicare tutto il tempo necessario per conoscerla e parlarla.

Così il primo gruppo di missionari e missionarie della Consolata giunti in Mongolia nel 2003 hanno trascorso questi primi tre anni nella capitale, Ulaanbaatar, vivendo in appartamento in un palazzo della prima periferia, con lezioni quotidiane di lingua, dialoghi con altri missionari già sul posto da più tempo e soprattutto un’intensa vita comunitaria fatta di preghiera, condivisioni e progettazione.

In questi primi anni abbiamo anche esplorato questo enorme paese dell’Asia centrale, stretto fra Cina e Russia e poco popolato, alla ricerca di una zona dove iniziare una presenza stabile dopo il primo inserimento. È stato molto interessante venire in contatto con tanta gente semplice delle grandi steppe, del deserto e delle montagne, tutti accomunati da uno stile di vita che ha conservato qualcosa di un’innocenza da noi ormai perduta. L’anno scorso abbiamo individuato una regione a sud-ovest di Ulaanbaatar, nel territorio dell’antica capitale dell’impero mongolo Khanrkhorin: a partire da questa estate un gruppo di noi potra’ stabilirvisi, prima comunità cattolica della zona. Abbiamo già iniziato una collaborazione con i servizi sociali del capoluogo che ci hanno segnalato un certo numero di famiglie rimaste senza niente e a cui vorremmo offrire almeno una dimora, la loro tenda tradizionale; con l’aiuto di amici italiani e del resto del mondo stiamo portando avanti questo piccolo progetto di aiuto concreto a chi si è visto privare di quel minimo per sopravvivere da una natura spietata o dalle prove della vita.

Dallo scorso autunno abbiamo anche iniziato un servizio nel distretto di tende vicino all’aeroporto di Ulaanbaatar: una piccola cappella in mezzo alle tradizionali ger e alle casette in legno, un luogo di preghiera e di incontro che sta piano piano diventando un punto di riferimento per le famiglie della zona. Abbiamo cominciato così, un pomeriggio ancora tiepido di ottobre, con alcuni ragazzi del quartiere; ora è una piccola comunità di catecumeni o semplicemente di amici che vogliono conoscere il Signore e trovare un po’ di luce fra tanti stenti quotidiani.

ImageSentiamo forte il desiderio di dare il nostro contributo al questa giovane chiesa (i primi missionari cattolici giunsero in Mongolia solo nel 1992 e oggi la comunità locale conta circa trecento battezzati, senza ovviamente ancora clero o religiosi locali), cercando di dare del nostro meglio nelle varie commissioni di studio della Prefettura Apostolica, in special modo in quelle dei giovani, della giustizia e pace e della liturgia. L’estate scorsa abbiamo accompagnato un gruppetto di giovani alla GMG di Colonia, esperienza per loro indimenticabile. È di pochi giorni fa la presentazione a Roma alla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti del primo lezionario in lingua mongola, desunto dall’unica traduzione dei testi sacri oggi in vigore, quella cioè dei primi missionari protestanti. Piccoli segni, che speriamo aiutino la comunità credente a vivere con sempre maggior coinvolgimento la vita di fede e di azione.

Prima di giugno sono attesi i nuovi membri della comunità missionaria della Consolata in Mongolia: quattro sorelle e due padri, pronti ad inserirsi con lo studio della lingua e il primo adattamento a questa nuova realtà che li attende. Saranno una ventata di aria fresca e nuove energie per la missione.

Vi ringraziamo tutti del supporto e della preghiera, che riteniamo fondamentale per poter vivere al meglio la nostra vocazione missionaria a servizio della Mongolia. E se volete provare a seguire il consiglio saggio della steppa, rallentando un poco i ritmi ormai frenetici di questi tempi, scoprirete che il Signore vi attende per un meraviglioso dialogo di amore e fedeltà, che vi riempirà di gioia e vi spingerà nel mondo come testimoni coraggiosi. Arrivederci a tutti!
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Domenica Missionaria

Battesimo del Signore
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Missione Oggi

Il dialogo nel contesto della vita consacrata: lavorare con altri per la giustizia e la pace
1. Cosa significa per noi il termine dialogo?

Qualche anno fa, mi fu chiesto di dare una conferenza nella città di Yogyakarta, Indonesia, sul nostro impegno cristiano a favore del dialogo interreligioso. La maggior parte dei presenti erano laici di varie parrocchie della città. Nel corso della conferenza citai l'insegnamento di Giovanni Paolo II: Tutti i fedeli e le comunità cristiane sono chiamati a praticare il dialogo, anche se non nello stesso grado e forma. Nel tempo dedicato al dibattito, una donna disse: Padre, sono d'accordo sull'importanza del dialogo interreligioso, ma non posso discutere sulla Trinità con i miei vicini Musulmani. Sono una donna di casa, madre di quattro figli e non ho avuto la possibilità di studiare molto.
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