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L’anima della Missione
«Ci vuole fuoco per essere apostoli!» (VS 460). La sintetica e significativa frase del Beato nostro Padre Fondatore, conclude la nostra riflessione e gli orientamenti per la Missione ad gentes nei prossimi anni. Essa sola spiega l’azione dell’Allamano per la Missione, il suo zelo apostolico, l’apertura all’universalità. Così è anche per noi. Se non si arde non si farà nulla. Il fuoco è lo zelo, “carattere proprio del Missionario” per il quale facciamo nostre le parole dell’apostolo delle genti: «Tutto faccio per il Vangelo» (1 Cor 9, 23) e l’Allamano rafforza: «Tutto, tutto! Mi spenderò e mi sacrificherò». Esso fa sì «che non poniamo riserve o indugi nella dedizione di noi stessi per la salvezza delle anime…. Ah, non sarà mai Missionario chi non arde di questo fuoco divino!» (VS 461). Se la Missione pervade totalmente la nostra esistenza, diventa quel “voto” non espresso, ma che il Fondatore considerava inteso nella professione di vita missionaria nell’Istituto: «Noi dovremmo avere per voto di servire le missioni anche a costo della vita!» o, in ogni caso, di farsi come Paolo tutto a tutti (cf. 1 Cor 9,18-23). E tutto questo scaturisce dall’amore: «Bisogna avere tanta carità, da dare la vita. Noi Missionari siamo votati a dare la vita per la salvezza delle anime. Amare il prossimo più di noi stessi, dev’essere il programma di vita del Missionario» (VS 461). Senza questo non si avrebbe la realtà, l’anima dell’uomo apostolico, e ogni nostra riflessione sarebbe pura accademia e le risoluzioni prospettate rimarrebbero lettera morta. Idealmente vorremmo parlare tutte le lingue dell’umanità per proclamare il Vangelo ed inculturarlo ovunque! Ma l’apostolo ci ricorda: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna» (1 Cor 13,1). Abbiamo segnato come uno dei nostri precipui impegni di lavorare per la pace e la giustizia tra le nazioni, difendere i diritti di tutte le persone e l’uguaglianza tra tutti; vorremmo anche avere tanta fede da trasportare le montagne! Ma: «Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla» (1 Cor 13,2). Vogliamo continuare e dare nuovo impulso alla dimensione di consolazione per soccorrere le necessità, alleviare le sofferenze, finanziare tutti i progetti di sviluppo, essere anche pronti al martirio come alcuni di noi hanno fatto! Ma: «Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova» (1 Cor 13,3). Questo dinamismo apostolico scaturito dall’amore ha la sua prima espressione nelle relazioni comunitarie e apostoliche improntate a quella carità che rende gioiose, serene, piacevoli le nostre comunità e i nostri rapporti con gli altri: «La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode della ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,4-7). Qui sta, anzitutto, l’autentica proposta di Missione, che a sua volta la anima e la sostiene. Per rinnovarci nella carità e nella Missione, occorre bandire i personalismi ancora troppo presenti, superare la ritrosia a programmare assieme e la chiusura a scorgere e valorizzare i talenti di ognuno, specialmente se laici, o delle culture, coltivare l’apprezzamento e la gioia per i successi degli altri, come voleva il Padre Fondatore. Dobbiamo crescere nella capacità di perdono tanto raccomandata ai Missionari dal Fondatore ed estenderla pure a riconoscere i nostri sbagli e chiedere perdono ai confratelli e a quanti possiamo aver offeso con le nostre asperità, intransigenze e durezze di cuore. Rinnoviamoci ritornando a quell’Istituto che l’Allamano ha voluto fosse come una famiglia, in cui tutti si amano e si aiutano come fratelli veri: «Siete tutti fratelli; dovete vivere insieme, per lavorare insieme per tutta la vita. Nell’Istituto dobbiamo formare una cosa sola, una sola pasta. Amarci fraternamente: dolori di uno, dolori di tutti; interesse di uno, interesse di tutti. Vorrei poter dire: ci mancheranno tante virtù, la carità c’è. Voglio ci sia una carità fiorita» (VS 395, 405-406). Dice ancora l’Allamano: «l’ultimo ricordo che diedi a voi che per primi partiste e che rinnovai ai secondi ed ai terzi, era questo: che vi amaste come veri fratelli» (Lettera ai Missionari del Kenya, 27 novembre 1903). Questo è il fuoco, il cuore, la parola d’ordine del Beato Padre Fondatore!
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