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I. I contesti che sfidano la Missione PDF Stampa E-mail
Scritto da IMC Consolata   

L’analisi che qui viene presentata su alcuni aspetti di attualità, non si rivolge a tutta la complessa realtà del mondo d’oggi, né a quella dei singoli continenti. Si limita a ciò che fa problema e pone interrogativi alla Missione. Il tempo che ci separa dal Beato Giuseppe Allamano, nostro Padre Fondatore, ha prodotto profondi cambiamenti nel concetto di Missione e sul modo di attuarla. Ciononostante, sentiamo a noi molto vicino il nostro Padre. Egli è il primo a rassicurarci e a incoraggiarci. Nel variare dei contesti, immutato rimane lo spirito. Forti della sua perenne presenza, guardiamo alla realtà in cui siamo chiamati a fare Missione, per individuare gli atteggiamenti e i metodi più idonei alla sua attuazione.


IL CONTESTO CULTURALE

Tra i fenomeni del mondo d’oggi e i cambiamenti che non è esagerato chiamare epocali, alcuni investono direttamente la Missione ad gentes e ne sono una sfida. Uno, se non il primo e forse più insidioso perché non da tutti percepito, è quello culturale.
Già il Concilio Vaticano II ha sentito la necessità del confronto della Chiesa con il mondo e la cultura, e ne ha trattato nella Costituzione pastorale Gaudium et spes. Sulla stessa linea di “diaconia della verità” si pongono le recenti encicliche di Giovanni Paolo II: Veritatis splendor e Fides et ratio.
Oggi si è di fronte a un nuovo modo di pensare e agire, un nuovo paradigma, una diversa visione del mondo. Non possiamo ignorare questa realtà, che rende difficile tradurre in linguaggio comprensibile i valori, la dottrina, le espressioni di vita cristiana e approfondisce “la rottura tra Vangelo e cultura”, che «è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre. Occorre quindi fare tutti gli sforzi in vista di una generosa evangelizzazione della cultura, più esattamente delle culture. Esse devono essere rigenerate mediante l’incontro con la buona novella» (EN 20).
La prima indispensabile condizione di tale evangelizzazione è la conoscenza di questa cultura, difficile da descrivere in poche parole. Se ne indicano alcune ideologie o manifestazioni che più direttamente interpellano la nostra attività missionaria, l’animazione e la formazione:
§ Una potente cultura dominante cerca con ogni mezzo di imporsi ovunque, producendo il senso di appartenenza al villaggio globale, ma anche uniformità e conformismo, a danno delle culture locali e più deboli. Provoca una forte crisi di identità culturale, instabilità e disorientamento.
§ Parallelamente, si tenta di recuperare l’identità e l’appartenenza culturale, personale e di gruppo. È un valore, ma può provocare espressioni di tribalismo o nazionalismo, che sfociano in guerre e causano impoverimento.
§ Nell’ambito della postmodernità la new age propone la sua concezione di una realtà senza limiti e valori definiti, sempre mutevole e in evoluzione. Per cui, l’ordine, la legge, i valori stessi non sono più pilastri basilari; ci si affida alla creatività, alla libertà, all’incertezza, al “disordine”. È facilmente constatabile la tendenza attuale al rigetto di tutto ciò che è istituzionale, anche nella religione stessa. Vengono esclusi punti di riferimento, direttive autorevoli, ideali totalizzanti, progetti di futuro, per rivolgersi all’immediato, al frammento. Si valorizza la persona come bene primo e supremo: si prediligono i diritti sui doveri, non ci si preoccupa delle conseguenze di ciò che si compie perché piace; non si affrontano sacrifici in vista di benefici futuri. Si cerca ciò che fa star bene e non si ammettono ritardi alle proprie gratificazioni. Ciò produce incertezza e solitudine. Non avendo orientamenti e bussole di riferimento, ci si affida alle più strane forme di irrazionalità, occultismo, visioni.

Per proporre il Vangelo, i suoi orientamenti e ideali a questa cultura, si deve far leva sui suoi aspetti positivi, come: la non violenza, la tolleranza, il dialogo, il rispetto per la persona, la pari dignità della donna, le minoranze, il creato e la madre terra, la ricerca di spiritualità, comunione e di senso della vita.
Occorre conoscere a fondo questo mondo e immergersi in esso, radicati nella fede, dotati di profetismo, rivestiti di coraggio evangelico.


IL CONTESTO POLITICO E SOCIO?ECONOMICO

La Missione si confronta pure con le politiche locali e internazionali e con le realtà socio-economiche, da cui a sua volta è sfidata. Esse esigono attenzione e interventi rivolti a evangelizzare le strutture stesse.
La politica internazionale sembra aver perso interesse per l’Africa. In Europa e America Latina sono in atto tentativi di organizzare centri di potere alternativi agli Stati Uniti d’America. Emergono contesti egemoni e agglomeranti: la Cina, l’Asia e l’Islam.
Gli interessi politici legati a ideologie creano difficoltà alla Missione, limitando la libertà di parola e di culto, impedendo l’ingresso in qualche Paese e l’esercizio del ministero. Può, favorirla, invece, il crescente interesse per la difesa dei diritti umani, la promozione della donna, l’ecologia.
La situazione socio-economica è molto diversa nei vari continenti. Alcuni aspetti assumono una rilevanza emergente:
§ l’ideologia del neoliberalismo ha aggravato o prodotto forme di ingiustizia, esclusione e violenza, corruzione generalizzata, un processo di rivoluzione tecnico-scientifica, che origina una nuova cultura contraria all’umanesimo universale;
§ il passaggio dalla situazione coloniale all’indipendenza dei Paesi africani evolve ora verso un neocolonialismo; l’illusione per sistemi, come il socialismo e il marxismo, hanno spesso aggravato l’impoverimento delle masse; le democrazie fragili o distorte, asservite a interessi privati o internazionali, si sono svincolate dalle autentiche necessità del popolo; le nuove geopolitiche che si stanno delineando in Africa; la deriva economica e politica del continente;
§ la transizione dalla dittatura alla democrazia in America Latina pur avendo favorito molti valori, non ha ridotto la distanza tra le classi sociali, né la dipendenza economica dal neoliberalismo e ha favorito l’emigrazione dalla campagna alle periferie dei centri urbani dove è cresciuta drammaticamente la violenza;
§ la diffusione dell’AIDS è un autentico dramma specialmente dei Paesi poveri, in primo luogo l’Africa;
§ le nuove tecnologie della biologia, mentre risolvono problemi secolari, suscitano interrogativi sul senso della vita, considerando i problemi dalla sola prospettiva scientifica e di interessi egoistici; sono un rischio reale per intere generazioni;
§ la crescita abnorme del debito estero dei Paesi impoveriti, produce squilibri di sviluppo all’interno dei medesimi, corruzione, riduzione della produzione locale e strangolamento delle risorse proprie e dell’agricoltura, ingiustizie, scadimento dell’educazione e della sanità;
§ il fenomeno indicato con i termini di ‘mondializzazione e ‘globalizzazione’, attuato attraverso un’economia di mercato imposta, tende a omogeneizzare il mondo intero, attraverso reti di comunicazione (media, Internet, ecc.) concentrate nelle mani di pochi. La mondializzazione dell’economia dà adito a una nuova “religione”, dove il mercato è il dio a cui si sacrificano non solamente i programmi di sicurezza e sviluppo sociale, ma intere popolazioni, emarginate da una piccola minoranza a favore della sua opulenza. Ne vengono: autoritarismo e privatizzazione dell’educazione e della salute; crisi e disgregazione delle famiglie; nazionalismi; insicurezza generale, soprattutto nei centri urbani; grande sviluppo del mercato delle armi; disoccupazione, con conseguente impoverimento e mancanza di prospettive; sfruttamento irrazionale delle risorse naturali e distruzione dell’equilibrio ecologico; narcotraffico su scala mondiale che produce una narcomentalità; migrazioni spontanee o forzate, specialmente verso l’Europa e il Nord America, che provocano situazioni di grave disagio sociale, culturale, religioso, e discriminazione generalizzata verso gli immigrati a cui si attribuiscono molte situazioni negative della comunità ospitante (disoccupazione, criminalità, ecc.); conflitti bellici regionali e tra etnie e culture diverse; violenza estesa non solamente nelle grandi città, ma in interi continenti.

La globalizzazione presenta anche aspetti positivi per la Missione, favorendo l’acquisizione di una coscienza e mentalità aperte all’universalità, l’apprezzamento e il sostegno a organismi internazionali che possono influire positivamente sul cammino dell’umanità. Di fatto, essa:
§ apre alla visione mondiale che supera settarismi e nazionalismi; i grandi eventi sono vissuti da vicino;
§ attraverso la cooperazione supernazionale, può favorire la soluzione di problemi comuni: difesa dell’ambiente, controllo del narcotraffico e del commercio delle armi, superamento dei blocchi, salvaguardia della pace, lotta contro la fame, l’analfabetismo e le discriminazioni;
§ focalizza l’attenzione sui diritti delle persone, specialmente delle donne, dei bambini e degli anziani;
§ stimola le religioni a mettersi più concretamente a servizio del Regno universale di Dio, operando a favore della giustizia, della pace e dello sviluppo dei popoli.


IL CONTESTO RELIGIOSO

Le religioni maggioritarie non si identificano più con ambiti geografici: cristianesimo, religioni orientali, Islam, religioni tradizionali, si incontrano e confrontano ovunque. In particolare, la sfida dell’Islam con i suoi fondamentalismi raggiunge, oltre all’Asia, l’Africa e l’Europa, e si sta diffondendo anche in America Latina. L’influenza delle grandi religioni orientali si fa sentire in tutte le metropoli. Proliferano le sette, i nuovi movimenti religiosi e i gruppi fondamentalisti; riappaiono forme ancestrali di religiosità o di sapore magico, ritenute da tempo scomparse. Aumenta in misura preoccupante il numero di cattolici non praticanti e anche, specialmente in America Latina, di coloro che abbandonano la Chiesa per altri movimenti religiosi. Grande peso, in tutto questo, hanno i mezzi di comunicazione, che arrivano nei luoghi più reconditi e psicologicamente influenzabili da ogni novità, per la mancanza di capacità critica. Nello stesso tempo:
§ Si passa dall’autonomia locale delle forme religiose al loro coordinamento e sostegno internazionale, e dalla pratica personale alla coscienza sociale della religione.
§ Il sentimento religioso, compresa qualche forma deteriore di religiosità popolare, appare in sviluppo tra le gente semplice e sembra rispondere a bisogni crescenti, anche se differenziati, dell’umanità d’oggi in ricerca di spiritualità, senso della vita, valori umani profondi. Più che la dottrina, si desidera l’esperienza di fede, o meglio di religiosità, preferibilmente in piccole comunità o gruppi. Questa ripresa del “senso del sacro” e di interesse per i valori spirituali interpella la Chiesa missionaria.
§ Si diffondono nuovi paganesimi, l’impostazione della vita individuale e sociale senza Dio, relegando ogni forma di religiosità nell’ambito privato; si stabiliscono norme di comportamento prescindendo da qualunque riferimento morale o religioso.

Tutto questo, assieme alla dilagante secolarizzazione e all’impatto con la postmodernità, ha una forte incidenza sulle religioni e pone urgenti sfide alla Missione.


IL CONTESTO ECCLESIALE

La nostra presenza, come Missionari, nelle Chiese locali è sfidata dalla loro maturazione e dalle loro difficoltà interne, specialmente di evangelizzazione. Storicamente i Missionari hanno operato in molti luoghi da pionieri, quando ancora non esisteva la Chiesa locale. Grazie al lavoro missionario, sono sorte le Chiese locali. Per molto tempo, essi si sono impegnati perché fossero provviste di forze autoctone. Dove sono giunte ad assumere in pieno la propria responsabilità, il Missionario, da inviato del Papa, è diventato aiutante del vescovo locale.
Questo cambiamento di situazione si accompagna a segni di ambivalenza. Le Chiese locali mirano a uno sviluppo autoctono, ma allo stesso tempo chiedono ancora la collaborazione dei Missionari. Questi, dal canto loro, non si ritengono più i protagonisti della Missione, ma non è sempre facile per loro essere rispettosi dei ritmi di queste Chiese e a trovare in esse un loro ruolo specifico. In ogni caso, il rapporto con le Chiese locali è fondamentale per un istituto missionario.
Dove l’animazione ha contribuito a creare una forte coscienza missionaria delle Chiese locali, si riscontra anche la loro presunzione di non avere più bisogno degli Istituti missionari, e giungono a considerarli persino un ostacolo alla crescita della propria missionarietà. Questa, d’altro canto, è condizionata dalle urgenze interne, dalla necessità di rievangelizzazione e dalla massiccia presenza di immigrati, specialmente in alcuni Paesi. Ciò porta facilmente ad affermare che non è necessario andare altrove, perché ormai “la Missione è qui”, è dappertutto. E anche noi possiamo incorrere nel pericolo di lasciarci assorbire da impegni pastorali di supplenza, che oscurano la nostra specificità.
La difficoltà di un inserimento qualificato degli Istituti missionari nelle Chiese locali, anche in quelle che essi hanno contribuito a far crescere con la loro opera e donando la vita, pone l’interrogativo su quale sia, oggi, il loro posto specifico e come possano rendere significativa la loro identità ad gentes. È un’istanza che non si può eludere. In ogni caso, si impone la necessità di trovare forme nuove di essere presenti nelle Chiese con lo specifico carisma missionario.
Altre Chiese, come in America Latina, nonostante abbiano fatto passi significativi nell’approfondimento della vita cristiana, senza tuttavia essere ancora mature nello spirito missionario, accettano, anzi chiedono e apprezzano il nostro apporto alla formazione della coscienza missionaria del popolo di Dio in ambito diocesano, nazionale, continentale.


IL CONTESTO MISSIOLOGICO

Realtà ed esigenze diverse, situazioni in evoluzione, dicono che non vi può essere un modello uniforme di Missione. Essa non è più descritta con i termini familiari al Beato Allamano. Non si parla più della salvezza delle “anime”; si tralascia l’appellativo di “pagani” riferito ai popoli; non si pretende più di portare i "benefici della civiltà occidentale".
La Missione, che era definita essenzialmente come un piantare ovunque la Chiesa cattolica, deve ridefinirsi in sintonia con la visione dell’umanità scaturita da Gaudium et spes (Chiesa nel mondo contemporaneo), Nostra aetate (relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane), Dignitatis humanae (sulla libertà religiosa) e si mette costantemente in ascolto della riflessione sulla teologia delle religioni e della salvezza.
Il concetto stesso di Missione è sottoposto a interpretazioni che giungono fino a snaturarne la necessità. Ma vi è pure una sua elaborazione positiva, basata sulla teologia e sui mutamenti delle situazioni umane, che richiedono una mentalità, un vocabolario e un modo di fare Missione diversi dal passato.
Vi sono anche cause interne alla Chiesa che sviano dall’evangelizzazione universale, indicate da Paolo VI nella diminuzione di fervore, stanchezza, delusione, disinteresse, mancanza di gioia e speranza, mentalità indifferentista per la quale “una religione vale l’altra” (cf. EN 80; RM 35).
In tempi più recenti ci si è pure interrogati sull’identità del Missionario e sull’opportunità stessa della Missione. Interrogativi riassunti dall’enciclica Redemptoris Missio: «È ancora attuale la Missione tra i non cristiani? Non è forse sostituita dal dialogo interreligioso? Non è un suo obiettivo sufficiente la promozione umana? Il rispetto della coscienza e della libertà non esclude ogni proposta di conversione? Non ci si può salvare in qualsiasi religione? Perché quindi la Missione?» (n. 4). Altre serie domande si pongono di fronte alla dissoluzione di comunità cristiane faticosamente costruite, ai conflitti etnici e massacri in regioni ritenute fra le più cristiane. Che cosa è mancato alla evangelizzazione missionaria? Per molti Missionari questo interrogativo è diventato lacerante.
Anche il contributo allo sviluppo, dato dal cristianesimo e dalla attività missionaria, è stato positivo e significativo. Tuttavia, lo sforzo che continuiamo a compiere, appare oggi quasi irrilevante di fronte al fenomeno della globalizzazione, che emargina sempre più interi gruppi umani e Paesi, reputati inefficienti e non integrati nel mercato globale. Si impone l’urgenza di trovare nuove strade per favorire la promozione umana e la dignità dei popoli, sostenendo il ruolo delle Chiese locali e delle organizzazioni ecclesiali per accompagnare e mediare le attuali transizioni politiche, i processi di pace, la riconciliazione in varie nazioni dell’Africa e dell’America Latina.
Noi pure ci dobbiamo confrontare con questa evoluzione e con i contesti in cui lavoriamo, pur nella ferma fedeltà al nostro carisma. Il nostro metodo missionario cambiò già profondamente con il passaggio dall’Africa all’America e all’Asia. Abbiamo imparato, anche se talvolta con fatica, a conciliare la nostra pratica di evangelizzare con situazioni diverse. L’esperienza delle comunità di base, nelle diverse forme assunte in America Latina e in Africa, ha pure influito sul modo di fare Missione.


IL CONTESTO DELL’ISTITUTO

Anche l’Istituto sta mutando fisionomia. La provenienza prevalente dei nuovi membri dai Paesi del Sud gli sta dando un volto pluriculturale, con sensibilità, atteggiamenti e metodi diversi in relazione alla Missione. Contemporaneamente, diminuiscono le forze attive, a causa dell’inesorabile innalzamento dell’età media e della fragilità di persone ancora valide. Gli impegni, sproporzionati alla capacità del personale, creano una mobilità eccessiva, con effetti negativi sulle comunità e sull’efficacia del lavoro. Questo obbliga a interrogarci su cosa dobbiamo conservare o lasciare; se sia possibile assumere nuovi campi di lavoro e inserirci in nuove situazioni missionarie. Si deve riflettere con onestà se, secondo il nostro carisma, siamo come e dove ci vorrebbe il Fondatore, per compiere quello che egli ha proposto come fine specifico e caratteristico dell’Istituto.
È innegabile lo sforzo di formazione e rinnovamento della vita secondo il carisma e lo spirito del Fondatore, l’attenzione a iniziative e metodi pastorali nuovi, l’interesse anche affettivo per la Missione, dimostrato pure in occasione della preparazione a questo Capitolo.
Tuttavia, alle soglie del terzo millennio, di fronte a un mondo in rapida evoluzione e più che mai bisognoso di Vangelo, abbiamo il dovere di rivisitare la nostra identità e di scrutare quale sia il posto che Dio vuole che occupiamo in esso, come Missionari della Consolata.
La nostra preoccupazione non può essere quella di giustificare il nostro operato. Non possiamo assumere l’atteggiamento di chi elude gli interrogativi che mettono in questione. A volte, siamo indifferenti al cambiamento del mondo circostante e lasciamo ad altri il compito di analisi che metterebbe in dubbio il valore di quanto facciamo e provocherebbe il confronto con quello che dovremmo essere. L’Allamano invece esorta spesso al confronto con il nostro "dover essere". Ciò è ancora più necessario di fronte a un cambiamento d’epoca, una nuova era, un nuovo paradigma missionario. Tanto più che la proposta di nuovi sistemi di valori non sempre positivi, come l’individualismo, ha intaccato anche noi, come già hanno sottolineato i Capitoli del 1987 e 1993.
Pesano negativamente sulla necessità di verifica e di impostazioni diverse nella vita, nelle comunità e nel lavoro, l’età media dei Missionari, l’estrazione culturale da cui provengono i giovani e, ancor più, la mancanza di punti di riferimento sperimentati, a sostegno del cambiamento di metodi. Per cui, alle inderogabili esigenze ricordate si può rispondere con reazioni diverse:
§ molti Missionari, con immutato amore alla Missione percepiscono il valore del “nuovo” e lo vorrebbero coniugare con la tradizione, ma non sanno come fare e oscillano tra un atteggiamento e l’altro;
§ alcuni ricorrono istintivamente alla tradizione e ritengono inopportuno ogni discorso di adattamento e rinnovamento, appellandosi a una lettura letterale o a una interpretazione superata del Vangelo e del Fondatore;
§ altri si collocano tra coloro che cercano solo la novità e accolgono qualunque cambiamento, senza domandarsi se corrisponda o meno alla nostra identità;
§ vi è pure chi non si ritrova più e soffre in silenzio e chi si ritira in disparte, creando sacche di isolamento, indifferenza o mediocrità, che pesano negativamente sulla comunità.

Il cambiamento in atto, oggi vertiginosamente accelerato, investe tutti i settori di nostro interesse: il modo di vivere, l’impostazione comunitaria, il nostro mondo interiore e culturale. Negare o non percepire questo, significa disconoscere un’evidenza storica ed escluderci dalla possibilità di evangelizzarla. Giovanni Paolo II stesso propone una lettura del Giubileo del 2000 come chiave interpretativa del cambiamento di cui siamo partecipi: «Nella storia della Chiesa il ’vecchio’ e il ’nuovo’ sono profondamente intrecciati tra loro. Il ’nuovo’ cresce dal ’vecchio’, il ’vecchio’ trova nel ’nuovo’ una sua più piena espressione» (TMA 18).
Nonostante queste resistenze e le sue debolezze, l’Istituto ha la forza e la capacità di affrontare le problematiche poste dal mondo d’oggi. Gli vengono dal carisma, dalla passione per la Missione, dalla sua storia centenaria, dall’ispirazione del Fondatore, che indica come rispondere concretamente alla chiamata di Dio a collaborare al suo piano di salvezza universale.

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Missione Oggi

POBRES Y POBREZA EN LA FORMACIÓN MISIONERA
Introducción

Se ha pedido una reflexión sobre cómo usar los bienes materiales durante el currículo formativo del Misionero de la Consolata. Tema actual en este momento histórico que estamos viviendo a nivel de sociedad y a nivel de Instituto. A nivel socio-económico nos encontramos en una sociedad post-moderna donde el consumismo arrasa no sólo las personas sino también las estructuras e vida de la Iglesia. A nivel de Instituto porque hoy nuestras comunidades son internacionales e interculturales con diferencias culturales en la apreciación de pobres y pobreza, de economía y hasta de estratos sociales bien diferenciados.
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