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Il X Capitolo Generale dell’Istituto Missioni Consolata, celebrato in Kenya dove ha avuto inizio la storia quasi centenaria della sua evangelizzazione, è stato un evento di grazia. Quanti vi abbiamo partecipato, come rappresentanti di tutto l’Istituto, ci siamo ricollegati all’ispirazione originaria della fondazione, abbiamo guardato alla nostra storia, attingendone slancio e ispirazione per progettare il futuro. Sono stati tenuti presenti i sentimenti, le valutazioni e i desideri espressi dai Missionari nella riflessione pre-capitolare. Su questa base e alla luce della Parola di Dio e del magistero ecclesiastico abbiamo cercato di intuire le vie che Dio ci indica oggi per realizzare ciò che stava a cuore al Beato Padre Fondatore. Con fermezza egli ci propone, anzitutto, il rinnovamento del nostro modo di essere, perché, come egli stesso si augurava, l’Istituto: «non rallenti il suo cammino, ma sempre meglio fiorisca, mantenendosi nello spirito che noi abbiamo procurato di infondervi in tanti anni» (Ai Missionari del Kenya, per il Cap. Gen. del 1922). Segno di vitalità è l’orientamento e la qualità del nostro coinvolgimento nella Missione. A questo si è rivolta prevalentemente l’attenzione del Capitolo. Ci sentiamo Missionari e la Missione, espressione prima del Dio Missionario, prende e pervade tutta la nostra esistenza: testa, bocca e cuore (cf. Conf. III, 16-18). Molti Missionari avvertono la necessità, o almeno l’opportunità, di interrogarsi sulla fedeltà dell’Istituto al carisma ad gentes trasmessoci dal Fondatore, su come e dove lo viviamo, se vi è qualcosa da migliorare nel modo di attuarlo. Questo discernimento è provocato dai profondi e rapidi cambiamenti avvenuti in tutti i campi, e in particolare: § nella evoluzione del concetto stesso di Missione ad gentes, della sua dimensione geografica, dei soggetti che in misura sempre più larga se ne sentono coinvolti, anzitutto le Chiese locali; § nel personale dell’Istituto che registra l’integrazione di membri provenienti da diverse culture, il progressivo invecchiamento, la diminuzione numerica nel nord del mondo dove esso è sorto; § nei rapporti con le Chiese locali, per la loro accresciuta coscienza della necessità di evangelizzazione al loro interno e in relazione al mondo, e anche per le nostre scelte prioritarie. Occorre esaminare se la componente istituzionale dell’Istituto ha bisogno di rinnovarsi ed, eventualmente, correggere qualche rigidità che ostacoli il necessario adeguamento ai nuovi bisogni della Missione, per essere capaci di affrontare le situazioni nuove, con competenza, metodi e presenze appropriate. Su questi presupposti e urgenze si sviluppa il documento capitolare: “La nostra Missione ad gentes”. Abbiamo guardato a essa con l’intento di aggiornarne il concetto teologico, confrontare le nostre scelte e il modo di fare Missione con le urgenze del mondo d’oggi. Lo sguardo si proietta al futuro impegno dell’Istituto, per il quale sono stati individuati ambiti prioritari di ad gentes, il rinnovamento personale, il rafforzamento dell’evangelizzazione, pur nella considerazione delle nostre reali possibilità. Dopo una panoramica sui contesti che sfidano la Missione (prima parte), la riflessione si concentra attorno ad alcune parole chiave che racchiudono la nostra identità di Missionari della Consolata: carisma, chiamata e invio, consacrazione, evangelizzazione, ad gentes, consolazione (seconda parte), per passare poi a trattare di alcuni atteggiamenti caratteristici nostri, e altri di attualità, oggi, nella Missione (terza parte). Lo sviluppo del discorso, in ogni sua parte, riguardante l’ispirazione, l’analisi della nostra realtà, le proposte operative, si rivolge indistintamente a tutti i Missionari della Consolata: fratelli, sacerdoti, studenti professi e novizi, eccetto quanto si riferisce allo specifico stato di ognuno.
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