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| XXVI Domenica - Tempo ordinario "B" |
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| Scritto da P. Claudio Brualdi, imc | |
Con questa domenica incominciamo il mese di ottobre, tradizionalmente considerato il mese delle missioni, che tiene il suo punto culminante nella penultima domenica, in cui si celebra la Giornata Missionaria Mondiale, festa della cattolicitá e della solidarietá cristiana. E' un' occasione per tutta la chiesa e per ogni cristiano per prendere coscienza della responsabilitá comune di fronte alla evangelizzazione del mondo. Ha come finalitá principale quella di riflettere, conoscere, pregare e collaborare con l' attivitá missionaria della chiesa nei suoi aspetti principali che sono l' evangelizzazione vera e propria e la promozione umana. In questa prima settimana siamo invitati a offrire la nostra preghiera per le missioni. Pregare per le missioni allarga il nostro orizzonte e da ampio respiro alla nostra preghiera, perché ci fa spaziare per il mondo intero e ci rende piú sensibili verso i nostri fratelli piú bisognosi del pane materiale e del pane della fede. Ci sia di esempio Santa Teresina del Bambino Gesú, che festeggiamo oggi, che é stata proclamata Patrona delle missioni, non perché abbia fatto cose grandiose o abbia speso la sua vita evangelizzando in qualche territorio speduto, ma semplicemente per aver offerto la sua vita di preghiera e di sacrificio per le missioni in un convento di clausura.
1) "NON GLIELO PROIBITE" (Mc. 9, 39). Oggi il Signore ci da una grande lezione di tolleranza e di rispetto verso coloro che non sono "dei nostri". Non é una novitá. Giá nell' Antico Testamento (v. 1 lettura) vediamo questo stesso atteggiamento quando Dio sorprende Mosé e tutto il popolo di Israele infondendo il suo Spirito a due persone che non facevano parte del gruppo dei settanta consiglieri e che incominciarono a profetizzare fuori della tenda di riunione. Giosué chiede a Mosé di proibirlo. Mosé invece dimostra comprensione e tolleranza.
Nel brano del Vangelo di questa domenica é Giovanni che si sente incomodo ed é preso dalla gelosia, e dice a Gesú di aver visto qualcuno che stava scacciando i demoni in suo nome, e per questo glielo avevano proibito perché non era del gruppo. Gesú dimostra un cuore grande e una visione universale: "Non proibitelo: chi non é contro di noi, é per noi". Questa risposta é una denuncia del peccato di coloro che si sentono a posto, che si credono buoni, migliori degli altri, che pensano di avere il monopolio del bene e della veritá.
Sono appena ripartito dall' Italia dove ho passato le vacanze. L' impressione che ho avuto é che l' Italia sta vivendo un momento molto particolare di trasformazione, alla quale forse non si é preparata. L' arrivo sempre piú numeroso di nuove culture e nuove religioni per mezzo dell' immigrazione, sta creando inconformitá, incomoditá e in alcuni addirittura paura. Negli immigrati del sud e piú ancora negli extracomunitari, generalmente si vedono "i cattivi", responsabili di tutti i mali che affliggono la societá. Al rispetto ho ascoltato molte parole di intolleranza, di critica e perfino di disprezzo, poche parole invece di comprensione, di rispetto, di accoglienza o di volontá di ricercare il cammino dell' integrazione e della collaborazione.
2) "FOSSERO TUTTI PROFETI NEL POPOLO DEL SIGNORE" (Num. 11, 29). Di fronte alla richiesta di Giosué, Mosé appare magnanimo e desiderebbe "che tutti fossero profeti" e si auspica che il Signore desse a tutti il suo Spirito. I cristiani abbiamo ricevuto lo Spirito del Signore e il dono della profezia nel Battesimo e nella Cresima. L' azione dello Spirito 'e sempre per unire, per superare divisioni e conflitti. La varietá di culture, di razze o di religione e lingue, non puó essere un ostacolo per l' unitá, bensí deve essere considerata come una gran ricchezza per l' umanitá intera. In un mondo diviso e confuso com' é l' attuale, i cristiani soprattutto abbiamo una grande responsabilitá: lavorare per l' unitá, denunciare e lottare contro tutto ció che divide ed emargina i popoli fra loro.
Sotto l' azione dello Spirito del Signore, bisogna anche smascherare tutte quelle ideologie e tendenze moderne che vorrebbero discrminare gli uomini classificandoli in validi e non validi, in buoni e cattivi, soprattutto prendendo come metro di misura il profitto economico, la salute fisica o il numero di possedimenti che si é riusciti ad ottenere, magari anche illecitamente.
Il metro di misura di Gesú é un altro: sono "dei nostri" anche coloro che non la pensano come noi, ma che anche da altri punti di vista, rispondono al Progetto di Dio e stanno lavorando per il suo Regno di giustizia, di pace e di fraternitá universale.
3) "ORA, VOI RICCHI, PIANGETE E GRIDATE" (Giac. 5, 1). L' Apostolo Giacomo continua con le sue nvettive contro i ricchi che sono diventati tali ingiustamente o a spese di altri. Mi pare molto attuale questo messaggio di Giacomo. Nella nostra civiltá si sta ripetendo lo stesso che al tempo dell' Apostolo. Il mondo é diviso in paesi ricchi e paesi poveri e la differenza fra questi due blocchi aumenta sempre di piú, perché i primi, per continuare a vivere da ricchi, non devono far caso che piú di due miliardi di persone vivano nella miseria piú assoluta e che ogni anno, come conseguenza, milioni di persone muoiono ingiustamente di fame o a causa della repressione e delle guerre.
Quando un missionario, abituato a stare a contatto costantemente con la gente umile e povera e che molte volte lotta per sopravivere, ritorna in Italia "si scandalizza" per il lusso, gli sprechi in tutti i campi, la vita godereccia, e allo stesso tempo costata l' insoddisfazione e le lamentele della gente perché non riesce a "terminare il mese". In alcuna occasione facevo vedere la contradizione: la nostra gente colombiana, umile, semplice, povera, che non puó permettersi né il lusso né lo spreco e che a volte deve lottare per sopravivere, é molto piú contenta e serena.
O Signore, facci capire che l' altro, anche se non é come noi, anche se non la pensa come noi, é un tuo emissario che dobbiamo accogliere sempre con rispetto e amore.
C.B. |
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