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I Missionari della Consolata in cammino verso la santità Stampa E-mail
Scritto da Direzione Generale   
Carissimi Missionari
«Vi esorto a comportarvi in maniera degna
della vocazione che avete ricevuto...» (Ef. 4, 1).

Come già annunciato nella Programmazione della Direzione Generale, in attuazione degli orientamenti e delle proposte fatte dall’XI Capitolo Generale, il prossimo biennio, dal 7 ottobre 2006 al 20 giugno 2008, sarà dedicato all’approfondimento dei temi riguardanti “la santità di vita” con la costante sollecitudine di ri-centrare attorno al primato della vita spirituale ogni nostro sforzo.

Dopo l’inchiesta fatta sulle modalità di attuazione, diamo ora avvio a questo progetto, ricordando anzitutto il giorno in cui è stata riconosciuta e proposta autorevolmente alla Chiesa la santità del Beato Padre Fondatore.
Il Papa ha confermato che Giuseppe Allamano è stato coerente con quanto fin da giovane seminarista si proponeva: «Voglio occuparmi dell’unico affare: farmi santo, fare e non aspettare». E ancora: «Voglio abbracciare ad ogni costo tutto ciò che mi aiuta a farmi santo, rigettando tutto ciò che mi può allontanare dalla santità».

Lo ha voluto fermamente come condizione necessaria per realizzare in pienezza la sua vocazione sacerdotale e, in questo modo, ha posto anche le premesse per la sua missione di Fondatore e Maestro dell’Istituto. Il carisma è un’esperienza dello Spirito che viene trasmessa alla persona. La ferma convinzione espressa nei nostri documenti Capitolari e nelle Costituzioni, è che il carisma del Beato Allamano è scaturito e maturato da «intensa vita spirituale e ardente zelo apostolico» (cf. Cost. n.2). La sua santità è uno dei codici per l’interpretazione storica e per l’attuazione del suo carisma e del suo spirito, oggi.

Santità e missione
Il biennio sulla santità si propone di riscoprire e ravvivare le caratteristiche della spiritualità proposta e voluta dal Fondatore per l’Istituto: la ricerca di Dio, la centralità dell’Eucaristia, la Parola di Dio come nostro “primo libro”, la presenza di Maria, la preghiera liturgica e personale, lo spirito di famiglia e l'amore alla Chiesa; il tutto orientato alla Missione e da essa ispirato e plasmato.

La tensione alla santità va messa al primo posto. L’insistenza del Fondatore su “prima santi e poi missionari” è talmente ricorrente nelle sue conversazioni da essere certamente dimensione di carisma. Per lui tutto è subordinato alla santità, tutto sgorga dalla santità. Solo chi tende alla santità è veramente Missionario della Consolata. Solo se si è santi si diventa missionari: «Questa vocazione - diceva - è di quanti amano molto il Signore, disposti a qualunque sacrificio per farlo conoscere e amare. In Missione si va soltanto per amore di Dio che è inseparabile dall’amore per il prossimo».

Alcune espressioni del Padre Fondatore sono diventate per noi degli slogans: l’importante è di non farne l’abitudine. Ci dobbiamo chiedere se si applichi anche a noi quello che è stato detto da qualcuno sull’attività dei missionari, visti “più come impresari che mistici”. Ciò contrasterebbe con il “voglio” deciso dell’Allamano ai suoi missionari: «Vi voglio santi e come missionari in modo superlativo» (cf. VS 127). «Voglio vedere in voi la volontà costante di vivere una vita più che si può perfetta, senza paura di esagerare… Questa è sempre stata la mia idea», perché «tanto bene farete, quanto sarete santi» (conf. III, 719; 711).

Il dinamismo della missione, proposto come modello anche per la pastorale detta “ordinaria” viene da qui: «Ci vuole fuoco per essere apostoli. Se non si è né caldi né freddi, ma tiepidi si ha solamente il nome non la realtà dell’uomo apostolico».

Per i Missionari della Consolata, riscoprire le vie della missione è percorrere le vie della santità. Uno stesso ed unico cammino conduce ad entrambe. La relazione tra santificazione e missione evidenzia come, non tutta l'azione missionaria è azione evangelizzatrice. Ma soltanto quella che prolunga l'essere, l'operare e il vivere di Cristo ed è partecipazione alla sua azione di salvezza. Ci santifichiamo solo e sempre vivendo la nostra missione, che è sempre missione di testimonianza ed annuncio del Vangelo a tutte le genti.

Questo insegnamento, per noi carismatico, è proposto con urgenza ed insistenza a tutti i cristiani nei documenti ufficiali della Chiesa, in particolare nell’Evangelii Nuntiandi e nella Redemptoris Missio. In essi la Missione è presentata come opera e manifestazione di vita vissuta, di gioia di credere, di forza magnetica che si sprigiona da amore ardente per il Signore. È l’annuncio di un “Dio conosciuto e familiare”, di cui si è fatta esperienza, è testimonianza visibile “dell’invisibile”. Per questo, le due chiamate, alla santità e alla Missione, vengono accostate in modo inscindibile.

La lettera apostolica Novo Millennio ineunte pone la santità e l’educazione alla preghiera come «fondamento» e «punto qualificante della programmazione pastorale», perché «nonostante gli ampi processi di secolarizzazione» vede nel mondo d’oggi «una diffusa esigenza di spiritualità, che in gran parte si esprime in un rinnovato bisogno di preghiera» (33-34).

È ribadita la necessità di un rinnovato slancio e impegno missionario per poter rispondere a quanti, consapevolmente o inconsapevolmente, chiedono ancora oggi di “vedere il Signore”: «Noi lo abbiamo visto e ve lo annunciamo» (cf. NMI 59). Questa «rinnovata spinta verso la missione ad gentes esige missionari santi… Occorre suscitare un nuovo ‘ardore di santità’ fra i missionari e in tutta la comunità cristiana» (RM 90).

Questo evidenzia come la proposta del Capitolo Generale è un’intuizione profonda che impegna la nostra credibilità di “missionari veri” e ci inserisce in un progetto proposto dalla Chiesa per i nostri giorni.

Santità e comunione con Cristo
La santità nasce dalla comunione profonda con Cristo. «Non si può comprendere e vivere la Missione, se non riferendosi a Cristo come inviato a evangelizzare» (RM 88), mentre la vita deve essere tutta presa da lui, «toccata dalla sua mano, raggiunta dalla sua voce, sorretta dalla sua grazia» (VC 40). La vivacità missionaria dipende dalla forza della fede in Cristo e ogni debolezza di fede in lui provoca una diminuzione di impegno per la Missione. Così, nei documenti ecclesiali ritorna insistente l’invito a «contemplare il volto di Cristo», a «ripartire da Cristo» «da conoscere, amare, imitare» (cf. NMI 16). È dall’esperienza personale di incontro con Cristo che scaturisce il dinamismo missionario. Così è avvenuto, fin dagli inizi, per coloro che hanno incontrato il Risorto. I primi missionari, gli apostoli, portavano nel cuore e negli occhi il volto del Risorto. La contemplazione del suo volto porta ad assumere la sua forma di vita, quella di Dio che si abbassa, sceglie le vie della debolezza, si fa servo, solidale fino alle estreme conseguenze con l’umanità.

Questo è il nucleo fondamentale della proposta di santità dell'Allamano. Fin da giovane volle porre Gesù come «oggetto dei miei pensieri e delle mie azioni». Poteva quindi proporre con convinzione: «Vivete di Gesù per tutta la vita». Ciò lo ha portato ad affermare come Paolo: «Non sono più io che vivo, Cristo vive in me». Meta, che se raggiunta, permette di affermare, sempre secondo il Beato Allamano: «Ho Cristo stampato in me».

È interessante il collegamento che fa tra questa bella espressione e quella, a noi ben nota, di avere la Missione “nella testa, sulla bocca, nel cuore”. Non si decide, infatti, di giocarsi la vita per la Missione se non spinti da un grande amore per Cristo, dalla convinzione che la sua è veramente la bella notizia da far circolare. Di qui viene anche la carica per «amare gli altri più della propria vita» e a spenderla per loro. Senza questa convinzione, si avrebbe «solamente il nome non la realtà del missionario».

È motivo di riflessione, a questo proposito, la bella affermazione di S. Agostino sulla ricerca di Cristo: «lo trovi solo per cercarlo di più», per cui se uno non sente il bisogno di questa continua ricerca, è segno che non lo ha ancora trovato.

Santità e comunità
La santità non è un lavoro esclusivamente personale e nemmeno una strada solitaria, ma è l’impegno di una comunità, un progetto di comunione, un cammino tra la gente. In questa visione emerge la necessità e l'importanza di costruire santità e missione nella comunità e quindi nella carità. Ambedue infatti sono testimonianze d'amore ed esigono testimoni d'amore. È nella vita di comunione che ci giochiamo la credibilità delle nostre scelte e l'autenticità del nostro cammino verso la santità. La vita di comunione non sceglie i propri compagni di viaggio, ma diventa invito a riconoscere, anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto, la luce di Cristo. La vita di comunione dà origine ad una dinamica nella quale tutti i membri devono assumere la propria responsabilità. Di fatto, non si può vivere la comunione ed avere una autentica tensione alla santità, se non si è creatori di comunione: «La Chiesa costruirà la comunione dell'umanità intera nella misura in cui essa sia comunione» (RC). Che cosa ci manca veramente per essere “eucaristici”, “figli della Consolata”, per sentirci in famiglia, per celebrare in pienezza l'azione di grazie, per essere dei veri consolatori nel nostro ad gentes?

Le Costituzioni ci ricordano che, «Il fine che ci caratterizza nella Chiesa è l’evangelizzazione dei popoli [… Esso] deve permeare la nostra spiritualità, guidare le scelte, qualificare la formazione e le attività apostoliche, orientare totalmente l’esistenza» (n. 5). Come possiamo sviluppare questo orientamento per unificare la nostra vita e per animare i “non credenti”?

Conclusione
Attraverso queste brevi indicazioni vorremmo invitarvi, cari confratelli, a fare una riflessione a livello personale, comunitario e di circoscrizione per migliorare la qualità della nostra vita, studiare ed approfondire gli elementi che caratterizzano la santità e confrontarci con i testimoni della nostra famiglia. I contributi verranno fatti circolare tramite internet al fine di suscitare ulteriori approfondimenti e proposte operative. Completato da esercizi spirituali, ritiri, conferenze di esperti ecc., il materiale raccolto nel primo anno verrà messo insieme e offerto a tutto l'Istituto.

Nel secondo anno sarà celebrato un convegno continentale sul tema della santità e verrà elaborato un documento che servirà come strumento per aiutare tutti sulla strada della santità in “unità d'intenti”. Riteniamo pure importante segnalare l'importanza di celebrare alcune date significative per la nostra famiglia per recuperare la tensione alla santità di vita. Il giorno 07 ottobre, il 16 febbraio, il 18 agosto, il 20 giugno siano giornate “speciali” di riflessione e preghiera per crescere e camminare insieme verso il “di più” della nostra vita e della nostra missione.

Nel salutarvi con affetto, vi affidiamo ai nostri santi e sante: il Beato Fondatore e tanti missionari e missionarie che con il loro esempio di vita e di donazione illuminano i nostri passi sulla via della conversione e della santità.

* * * * *

Il Progetto per il Biennio: alcune proposte

1ª. fase : 07 ottobre 2006 – 07 ottobre 2007
  •   07 ottobre 2006: inizio del Biennio con una celebrazione “speciale” di preghiera,
  •   recita della preghiera per chiedere il dono della santità,
  •   condivisione di riflessioni e iniziative, via internet, sul tema della santità di vita,
  •   conoscenza di alcune figure di Missionari della Consolata “santi”,
  •   presentazione e studio sui santi missionari: Teresina di Lisieux, Francesco Saverio, Charles De Foucauld...

2ª. fase : 07 ottobre 2007 – 20 giugno 2008
  •   elaborazione di un documento di sintesi con il contributo dei missionari e di altri esperti dei vari continenti,
  •   scambio di riflessioni e di approfondimenti su alcune figure significative,
  •   realizzazione di un convegno continentale di riflessione e celebrazione,
  •   celebrazione conclusiva nella festa della Consolata.
* * * * *

Preghiera:

IL DONO DELLA SANTITÀ

O Padre, fonte di ogni bene,
effondi su di noi il tuo Spirito,
per avanzare sulla via della santità missionaria,
secondo il carisma del beato Giuseppe Allamano.

Illumina la nostra mente
affinché sappiamo discernere le vie dello Spirito
che conducono all’uomo nuovo,
attento ai segni dei tempi e pronto a risposte d’amore.

Arda in noi il fuoco della missione
per portare in ogni parte del mondo,
in comunione perfetta con Te e i fratelli,
l'annuncio del vangelo e il pane della carità.

Rendici poveri, umili e casti,
testimoni di speranza e consolazione,
e servi premurosi dei fratelli
che incontriamo sul nostro cammino.
Per Cristo nostro Signore. Amen

S. Maria Consolata, Madre nostra
T. Aiutaci ad essere santi missionari.

* * * * *

Logo
Il Beato Allamano indica la via della santità, che contempla la dimensione della croce, e porta a fare l’esperienza di Dio, che è luce, gioia, vita in pienezza. Sullo sfondo, due grandi mani protese verso l’alto rappresentano tutti noi, i figli spirituali, impegnati nello sforzo di percorrere la via della santità indicataci dal Padre Fondatore con le parole: “La Missione esige una grande santità”. La differenza cromatica delle mani, evidenzia la forma di un calice, espressione del dono della vita che il missionario fa a Dio e ai fratelli, condizione fondamentale per intraprendere il cammino della santità. L’esplosione di luce, al di sopra del calice, assume i contorni dell’ostia sacra: l’eucaristia è alimento che dà energia ai nostri passi nel perseguimento della santità.

Fraternamente, nel nome della Consolata e dell’Allamano,

P. Aquiléo Fiorentini, IMC
P. Stefano Camerlengo, IMC
P. Francisco López Vásquez, IMC
P. António Fernandes, IMC
P. Matthew Ouma Opiyo, IMC

Santità di Vita (XICG, 53-55): Biennio di studio e approfondimento
(7 ottobre 2006 – 20 giugno 2008)
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Domenica Missionaria

I dom Avvento - B
I Domenica Avvento B

Nell’attesa della sua venuta

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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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