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“Prima dunque santi, poi missionari: un fine aiuta l’altro” Stampa E-mail
Inviato da P. Aquileo Fiorentini, Superiore Generale   

Santità di Vita (XICG, 53-55): Biennio di studio e approfondimento

(7 ottobre 2006 – 20 giugno 2008)

Carissimi,

Sant’Ignazio di Loyola c’invita a valorizzare l’intelligenza e l’immaginazione quando meditiamo sulle Scritture e parliamo con Dio. C’invita quasi a “vedere” quello che sta succedendo tra i personaggi che parlano tra di loro. Su questa linea, vi voglio invitare a ricordare un evento importante per noi. Torniamo con la memoria, con i sentimenti e l’intelligenza a sedici anni fa, qui a Roma, era il 1990 e celebravamo la Beatificazione del nostro Padre Fondatore. La Chiesa ha affermato con fede che Giusepe Allamano visse da santo e vive oggi con i santi. Poiché proclamiamo le lodi al Signore per la sua santità, c’impegniamo a camminare sulla sua scia.
Tre Capitoli Generali sono stati celebrati da quel giorno memorabile.

  • Il primo nel 1993 trattò il tema: “Quale missione. Quale missionario. Quale spirito”.
  • Il secondo nel 1999 ha riflettuto su: “La nostra Missione Ad Gentes”,  indicandone i suoi ambiti.
  • Il terzo nel 2005 ha parlato del “Nostro stile di Vita e Missione”, indicando il come evangelizzare, puntualizzando una serie di atteggiamenti da mettere in pratica.

Tra gli atteggiamenti di questo terzo e ultimo Capitolo Generale, spicca quello della Santità di vita. È stata una scelta chiara. Santità di vita, dei singoli missionari e delle comunità (XICG, 53-55). Facendo una radiografia spirituale dell’Istituto, il Capitolo ha notato che Cristo non sempre è al centro della nostra vita e che alle volte ci lasciamo trascinare dal nostro io (individualismo, attivismo) diventando come quelle persone che nella società attuale si lasciano trascinare da ideologie come il relativismo, il consumismo, lo sfruttamento dei poveri...

Per uscire da questa situazione, i capitolari e noi, vogliamo:

  • Ricuperare il valore della gratuità, dell’umiltà e del martirio.
  • Vivere insieme, in comunità interculturali, mettendo in pratica la profezia di una vita nuova.

Ritorno alle radici


Torniamo alle nostri radici. Esistiamo, nella Chiesa, per evangelizzare i popoli. Questo é il nostro fine (cf. Cost. 5). Lo realizziamo per la gloria di Dio e nella santità della vita (“Prima dunque santi, poi missionari” - VS. 113). Tale fine deve permeare tutti gli aspetti che hanno a che fare con la nostra vita, la spiritualità, le scelte, la formazione e le attività apostoliche. Questo fine implica pertanto, lo zelo, la testimonianza, l’impegno, la capacità di sacrificio, il donare la vita per coloro per i quali ci siamo fatti servitori (cf. Cost. 18).

Questa affermazione tocca profondamente, la mia vita e la vasta rete delle mie relazioni.

  • La mia vita riguardo tutto il Creato. Sono parte di lui. Sono creatura con le altre. Sono chiamato a vivere e rispettare l’opera che è di tutti! Rispettare la natura, rapportandomi bene con essa, ecc.

  • La mia vita riguardo me stesso. Sono chiamato a conoscere la mia realtà personale, le mie potenzialità, le mie debolezze, la mia conversione permanente, facendo e valutando il mio progetto personale di vita (PPV), confrontando il mio cammino con il direttore spirituale, specchio, nel quale posso misurare la mia crescita.

  • La mia vita in relazione con gli altri nella comunità. Ci salviamo o ci perdiamo insieme. Meglio salvarci insieme. Meglio se portiamo in noi frutti di santità.

  • La mia vita, in relazione all’umanità intera. Questo riguarda la mia relazione con uomini e donne che condividono con me la storia di questo mio pellegrinare sulla terra. Noi vogliamo annunciare il Vangelo a tutti loro, in ogni parte del mondo, testimoniando con la vita l’infinta potenza dello Spirito (cf. Cost. 20). La vita del missionario è un sacramentale, che fa parte dell’opera evangelizzatrice. Quanti si porranno delle domande nel vedere il nostro atteggiamento, il nostro modo di agire, il nostro modo di pregare! La testimonianza di vita è la forza della grazia di Cristo che rende vittorioso il Vangelo, nel cuore degli uomini. La santità della mia persona e del mio agire aiuterà nell’impegno della giustizia, della solidarietà...

  • La mia vita in relazione a Dio, il Santo per eccellenza, nella preghiera. Sia in quella personale che comunitaria. La preghiera è la parte di noi dove lasciamo spazio allo Spirito. È il suo terreno. Nella preghiera noi vediamo il mezzo, attraverso il quale interpretare la nostra storia quotidiana e scoprire se essa risulta conforme allo Spirito o alla carne. La preghiera è la luce per leggere nell’esistenza quotidiana i segni che il Padre ci presenta per un impegno di fede sempre più serio e profondo.
    La nostra preghiera cristiana è così l’opposto dell’alienazione, della fuga dalle responsabilità concrete nelle situazioni umane in cui ci troviamo implicati. Noi ci mettiamo in preghiera davanti al Padre per scorgere come Lui sia coinvolto ed impegnato nella nostra esistenza e in quella dei nostri fratelli, dagli avvenimenti più ordinari a quelli più angoscianti e dolorosi. Il contatto con lo Spirito ci spinge ad assumerci le nostre responsabilità terrene con un impegno più intenso e continuo. Veniamo sollecitati ad avvicinare gli altri, non da interessi politici, economici o comunque egocentrici, ma siamo spinti dal bene che il Padre desidera per quelle persone o per quelle comunità con le quali interagiamo.

I grandi personaggi della storia della salvezza hanno reso al popolo questo servizio. Il più profondo e radicale che esista. Noi missionari siamo chiamati a continuare a svolgere tra le genti la stessa funzione, condizionata da una densa e continua comunione con Dio.

Biennio

Ci siamo proposti come obiettivo, durante il Biennio che inizia oggi di studiare attentamente e approfondire gli elementi che concretizzano la santità. Questo significa dover trattare il tema dalle radici. Vogliamo prenderci cura della nostra vita nelle piccole cose, ogni giorno e vogliamo che sia santa nella concretezza del quotidiano. La mia, la tua, la nostra!

L'undicesimo Capitolo (55,5), indica vari elementi da valorizzare. L’adorazione, la lectio divina, la direzione spirituale, l’esercizio del perdono e della promozione fraterna, la revisione di vita, tutti mezzi che favoriscono la spiritualità di comunione, la celebrazione degli anniversari secondo la nostra tradizione, la carità. In altre parole, desideriamo percorrere, in alcuni aspetti fondamentali, il cammino che il Beato Allamano percorse e che lasciò a noi come eredità, quali, la ricerca del primato di Dio, la centralità dell’Eucaristia, la dimensione mariana, la missione vissuta con atteggiamenti tipici, la preghiera liturgica e personale.

Non vogliono che esse siano delle puntualizzazioni restrittive. Sono solo alcune. Noi possiamo rivisitare la vasta produzione di studi fatti sul nostro Fondatore e riscoprilo sempre nuovo, per noi, singolarmente, per l’Istituto e per la Chiesa. La sua paternità sia testimoniata nella nostra santità di vita che così confermerà la nostra fedeltà come figli di un padre santo.

Confronto

Nelle nostre scelte di vita e attività, curiamoci di confrontarci sempre con il Fondatore perenne e vivo (cf. XICG, 7,2), per:

  • Imitarlo, cercare come lui, sempre e senza stancarci, le sorgenti della santità.
  • Chiedere la sua intercezione, ne abbiamo tanto bisogno! Se non per noi, per la nostra famiglia missionaria, nelle sue varie situazioni, là dove la sua vicinanza sarà fonte di sicurezza, ispirazione e sprono.
  • Farlo conoscere, perché anche tanti altri lo possano avere come modello ed intercessore. Onoriamolo con la vita ma anche promoviamo il suo culto.

Cammino

Nel presente biennio, animati dal suo spirito, vogliamo camminare:

  • Cercando di conoscere e/o rivisitare i luoghi del carisma, i suoi scritti, la Casa Madre, la Consolata, la casa natalizia a Castelnuovo Don Bosco;
  • Essendo fedeli al suo spirito, essere uomini di forte intensità spirituale. Intensità e spirito in tutto. Dobbiamo possedere lo “spirito di...”, espressione che usava tante volte nel suo parlare ai missionari. Non bastano gli atti singoli, ci vuole l’abito, la continuità, la forza, l’energia e la volontà.
  • Amando la nostra famiglia missionaria e vogliamo che sia santa!

Cos’è la santità?


Questo si domandava P. Inverardi scrivendo ai missionari, poco prima della festa della beatificazione del nostro Fondatore (cf. Consacrazione e Missione, pp. 769-770). La risposta è semplice. Afferma che la santità è intensità di amore verso Dio e verso i fratelli. Più si ama e più si è santi. L’amore, poi è come la luce, un’armonia di virtù. Per cui la Chiesa riconosce canonicamente come santo colui che in modo eroico ha praticato le virtù teologali e le altre.

Inteso così, l’amore è concretezza di vita nel servizio. Servizio che assume specificità diverse secondo le inclinazioni personali e i doni dello spirito. L’Allamano ci ha pensato e voluto come famiglia. La via privilegiata per amare Dio e per amare i fratelli nella missione come il Beato Allamano ci ha consegnato, è quella di rafforzare il nostro senso di famiglia. La nostra tensione verso la santità non può essere disgiunta da questa dimensione di carisma. Essere fratelli, essere famiglia, volerci bene come fratelli, mantenere l’unità di famiglia. Famiglia aperta ad accogliere e a donare, famiglia forte nella comunione e per vocazione tutta aperta all’universalità, famiglia missionaria.

La Madonna ci accompagni, Lei la tutta santa. Oggi la ricordiamo con il titolo di Madonna del Rosario. Meditando i misteri di Cristo, nella recita del Rosario, ci faccia sentire uniti, come fratelli, impegnati con amore, nella missione che il Signore ha affidato a ciascuno di noi.
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Domenica Missionaria

I dom Avvento - B
I Domenica Avvento B

Nell’attesa della sua venuta

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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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