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PRIMO INCONTRO DI PASTORALE AFROAMERICANA IMC-MC
MEMORIA DELL’INCONTRO “Guardando la realtà attuale del nuovo Mondo, troviamo comunità afroamericane vigorose e vive che, senza dimenticare il proprio passato storico, apportano la ricchezza della loro cultura alla multiforme varietà del Continente. Con tenacia, non esenta di sacrifici, contribuiscono al bene comune integrandosi nell’insieme sociale e mantenendo però la loro identità, usi e tradizioni. (Messaggio agli Afroamericani. Documento di Santo Domingo N.3)” I Missionari e le Missionarie della Consolata, riuniti a Caracas, Venezuela, nell’ Primo Incontro di Pastorale Afroamericana per riscoprire, rinnovare e riprogettare la loro opzione per il popolo Afrodiscendente, hanno delineato il seguente itinerario:
FARE MEMORIA DEL POPOLO AFROAMERICANO E DELL’ AZIONE
MISSIONARIA ACCANTO A LORO “La Parola si fece carne ed abitò tra noi” (Gn 1,1ss). La Chiesa riconosce che ha il dovere di avvicinarsi a questi americani di origine africana a partire dalla loro realtà culturale, considerando seriamente le ricchezze spirituali ed umane di questa cultura che segnano il loro modo di celebrare il culto, il loro senso di gioia e di solidarietà, la loro lingua, le loro tradizioni. (Eclessia in America N°. 16), La pastorale deve fare memoria della storia e aiutare il popolo a mantenere viva la sua radice e la sua coscienza. Il popolo africano è un popolo che ha vita e che lotta, nonostante il passato di schiavitú. Egli seppe resistere al genocidio del commercio degli schiavi con la sua resistenza fisica, spirituale e culturale: facendo memoria degli antenati, conservando la propria lingua, l’arte, l’organizzazione sociale e i tesori spirituali. Questa realtà, portata dagli africani che arrivarono all’America, fu senza dubbio rielaborata nel contesto della nuova situazione sociale e politica che toccò loro vivere. Quest’Incontro Continentale ci ha permesso di scoprire alcune coordinate della cosmovisione africana presente e, in qualche modo, ricreate nella nuova situazione geografica, sociale e culturale delle Indie. Emergono le seguenti: La maggioranza delle etnie africane credono in un Dio unico, creatore del cielo e della terra; onnipotente, molto vicino e, contemporaneamente, lontano. È un Dio imparziale, sa esattamente come stanno le cose. A questo Dio si offrono sacrifici di gratitudine, adorazione e supplica, come offerta per la purificazione. Esistono luoghi sacri per la comunità. Non c’è dicotomia tra ciò che è sacro e ciò che è profano. La preghiera nasce da ogni situazione: dal tempo di carestia, dalla mancanza di pioggia, dal conflitto con un’altra etnia, dalla malattia, dalla purificazione comunitaria. Nelle religioni tradizionali gli anziani virtuosi, i medici tradizionali e i profeti, erano quelli che offrivano il culto a Dio. Tutti gli africani hanno il culto agli antenati. Essi sono coloro che stanno nel mondo dei “morti che sono vivi”, e sono presenti nella comunità. DIVENTARE VISIBILI:
“...Quello che abbiamo contemplato, quello che la nostra mano ha toccato... cioè il Verbo della Vita, e l’annunciamo a voi” (1Jn 1, 3ss). GRIDO DEL POPOLO AFROAMERICANO Senza dimenticare che molti valori evangelici hanno penetrato e arricchito la cultura, la mentalità e la vita degli afroamericani, si desidera potenziare l’attenzione pastorale e favorire i valori specifici delle comunità ecclesiali con fisionomie proprie. (Documento di Santo Domingo N° 4). È necessario scoprire la teologia della parola, “teologia sotto l’albero” dove si realizzano gli accordi, il dialogo, la comunicazione e dove sempre c’è tempo per l’ascolto. Gli antenati sono presenti; l’africano vive il passato e l’oggi in tutta la sua totalità; non c’è dualismo tra corpo e anima. La presenza Nera in America Latina corre il grande rischio di mimetizzarsi dietro il fatto che gran parte della popolazione latina è meticcia. Per questo nella società si manifesta un sottile razzismo che rende gli Afrodiscendenti “invisibili” ed emarginati. L’Ideologia del meticciato è un sistema di dominazione. La domanda “da dove veniamo” deve essere alla base dell’azione affermativa della pastorale Afroamericana, per poter aiutare la persona Afro a mantenere viva la fiamma della sua vita e della sua tradizione. La domanda sulla sopravvivenza come popolo è legata all’insieme dei valori africani, ricreati nella nuova realtà del Continente; con il “cimarronaje” , con il tamburo, la danza, con la forza che infondeva nella sua coscienza. Gli Afrodiscendenti cercavano di riconquistare la propria libertà con il cimarronaje, dando vita alla “Cumbe”, “Palenques” e “Quilombos” che erano comunità di vita, di pace e di religiosità, sia per i Neri come per altri popoli (Indigeni e Bianchi poveri e perseguitati). Il tamburo è parte della loro esistenza, per vivere hanno bisogno del ritmo del tamburo che è il ritmo del cuore: “danzo e per questo esisto”. Secondo dati recenti in America Latina gli Afro sono più che 147 milioni, e la loro esclusione è una realtà che si constata concretamente: “Siamo invisibili nella società e nella Chiesa... Siamo i grandi “invisibilizzati” del Continente che si proclama multi-etnico e pluriculturale”. È questo il grido dei popoli Afrodiscendenti (Suor Maria Flóres). Essi si trovano a vivere nella zone più sottosviluppate ed emarginate del paese, dove molte volte non c’è acqua, luce, cloache, trasporto, educazione qualificata e salute. La stessa società li condanna subdolamente a continuare a vivere così. La stessa gravità riveste l’endorazzismo: “come Afrodiscendenti dimostriamo, in molti luoghi, un’inferiorità congenita. A livello umano sempre ci hanno considerato inferiori, e a furia di dirlo e ascoltarlo finiamo per crederlo. Tuttavia non abbiamo ereditato la mentalità di schiavi” (Suor Maria Flores). L’evangelizzazione mira al superamento dell’endorazzismo, per lo sviluppo sociale e la solidarietà. Gli Afro sono chiamati a essere soggetti della loro propria storia e progresso, con la dignità che loro corrisponde. APPROFONDENDO LA NOSTRA COMUNIONE
COME MISSIONARI E MISSIONARIE DELLA CONSOLATA “Amiamoci gli alcuni agli altri perché Dio è amore” (1Jn 4,16). “Le noci sono divise in due parti, ma formano una sola cosa che si chiama noce. Così, i missionari e missionarie che formano un solo corpo diviso in due, come il nucleo della noce” (B. Giuseppe Allamano). I rappresentanti dei quattro Paesi presenti (Brasile, Colombia, Venezuela, Stati Uniti), e i due consiglieri generali, rappresentanti delle direzioni generali, IMC - MC, abbiamo cercato lungo questi giorni di approfondire la nostra comunione e missione in mezzo al Mondo Afro. Riflettere sulla realtà vissuta di questi Popoli ci ha permesso di riscoprire le nostre presenze missionarie, sia nel nord come nel sud del Continente. Possiamo ringraziare il Signore perché i nostri Istituti non sono stati indifferenti a queste realtà e in molti posti si sono fatti opzioni molto profetiche che ancora oggi illuminano la nostra azione. Nei paesi dove la Chiesa e la società hanno una chiara coscienza dei movimenti Neri, la nostra azione ha trovato più risonanza; dove questa coscienza non esiste ancora, le sfide sono ancora maggiori. Dall’analisi realizzata possiamo segnalare che nelle nostre presenze e azioni in mezzo al Popolo Afrodiscendente troviamo aree di fortezze quali:
Fra le debolezze notiamo:
Come opportunità rileviamo:
Come minacci evidenziamo:
LINEE DI PASTORALE AFROAMERICANA
PER I MISSIONARI E LE MISSIONARIE DELLA CONSOLATA CHE LAVORANO NEL CONTINENTE AMERICANO 1. Formare agenti di pastorale Afro a livello umano e spirituale, con coscienza storica e critica, con identità culturale, amore e impegno verso la loro comunità; formarli alla leadership affinché siano promotori di sviluppo e moltiplicatori di questa pastorale. 2. Svegliare, sensibilizzare e incoraggiare la Chiesa locale, principalmente dove c’è una presenza significativa di Afrodiscendenti, al dovere di realizzare un’evangelizzazione inculturata che porti all’incontro con Gesù Cristo. 3. Favorire la continuità dei processi di riflessione, conoscenza e approfondimento dell’organizzazione e pastorale Afro, in lavori di equipe. Incoraggiare i missionari e le missionarie a appoggiare e optare seriamente per questa pastorale. 4. Promuovere la conoscenza e la riflessione sulla cultura e religiosità Afro attraverso la ricerca scientifica, scoprendo il senso e il significato del patrimonio ancestrale, per un nuovo apporto alla liturgia e ad altri ambiti. 5. Promuovere scambi di esperienze e progetti a livello personale e comunitário, tra i Missionari e le Missionarie della Consolata, tenendo in conto il contributo degli stessi Afroamericani per i futuri incontri. 6. Fortificare e organizzare nelle Circoscrizioni e nel Continente azioni specifiche per rendere visibile la pastorale Afroamericana. LINEE OPERATIVE DI PASTORALE AFROAMERICANA
PER I MISSIONARI E LE MISSIONARIE DELLA CONSOLATA CHE LAVORANO NEL CONTINENTE AMERICANO
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