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Solennità di Cristo Re Stampa E-mail
Inviato da P. Claudio Brualdi, imc   
ImageCon l' ultima domenica dell'Anno Liturgico la Chiesa celebra la solennità di Cristo, Re dell'universo, istituita dal Papa Pio XI, a conclusione dell'Anno Santo del 1925. Gesù, come vediamo nel Vangelo di questa festa non ha rifiutato il titolo di re, però ha chiarito subito la natura del suo Regno, affermando che "non é di questo mondo".

Alcune domeniche fa abbiamo visto come Gesù cercava di correggere la falsa idea che i suoi Apostoli avevano della sua missione affinché non la fraintendessero dandole colore politico.

Celebrare questa festa, a conclusione di un anno in cui abbiamo riflettuto sui fatti più importanti della vita e dell' insegnamento di Gesù, vuol dire riconoscere che la sua é una missione di salvezza, che l’ambito del suo Regno non é territoriale ma risiede nel cuore delle persone. É un regno che si inizia a costruire qui, su questa terra, ma che ha la sua piena realizzazione nell'eternità.

1) "IL MIO REGNO NON E' DI QUESTO MONDO" (Gv. 18, 36). Il Vangelo ci riporta al momento dell'interrogatorio di Gesù da parte di Ponzio Pilato. Alla domanda del Procuratore Romano che vuole assicurarsi se realmente Gesù é re, come lo stanno accusando i Giudei, non lo nega, però subito dichiara che il suo regno é diverso, perché il suo modo di essere re non é come quello dei potenti del mondo, basato prevalentemente nel potere e nella forza, e se necessario nelle armi, come aveva dichiarato in una occasione: "Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere" (Mc. 10, 42).

Gesù é re, però di una forma molto speciale, che non ha nulla a che fare con i regni di questo mondo, molte volte pieni di compromessi e di menzogne per mantenersi nel potere. Il regno di Gesù non é di questo mondo; non ha eserciti e neppure li vuole, non pretende d’imporre la sua autorità con la forza, ma solo con la convinzione. É quindi un regno che si realizza solo nel cuore di ogni persona che ascolta e accetta la sua parola.

La legge che Egli propone per i suoi sudditi, é quella dell'amore, un amore come il suo, totale, disinteressato.

2) "PER QUESTO SONO VENUTO: PER RENDERE TESTIMONIANZA ALLA VERITA" (Gv. 18, 37). La regalità di Gesù é basata sulla verità. É quindi il regno di tutto ciò che non é falso, fittizio o inumano e che serve per la piena realizzazione della persona umana. Il Prefazio riassume molto bene la natura del Regno di Gesù: "Regno di verità e di vita, Regno di santità e grazia, Regno di giustizia, di amore e di pace".

Tutto il contrario dell'organizzazione che abbiamo montato in questo mondo, dove ancora oggi le grandi disuguaglianze economiche non permettono una vita degna e umana per moltissima gente. Questo succede non perché non ci siano i mezzi, ma perché i grandi "imperi", sempre più potenti e affamati di maggiori guadagni, non vogliono condividere quei beni che il Creatore ha creato per tutti.

I mercati continuano ad essere controllati dalle grandi compagnie internazionali che fissano i prezzi con criteri che favoriscono solo i loro interessi. La grande pazzia degli armamenti sempre più potenti e sofisticati, non permette di cambiare questo mondo, anzi lo stà peggiorando, perché i poveri diventano sempre più poveri e la distanza fra paesi ricchi e paesi poveri diventa sempre più grande.

Mi chiedo come possano permettere tutto questo i paesi ricchi, visto che la maggior parte di essi, sono cristiani e quindi si suppone che abbiano accettato di far parte del Regno di Gesù. Appartenere al Regno di Gesù vuol dire difendere la verità, la giustizia, é denunciare con forza tutto quello che si oppone alla dignità della persona umana.

3) "CRISTO E' IL TESTIMONE FEDELE" (Ap. 1, 5). La seconda lettura, presa dall'inizio dell'Apocalisse, presenta Gesù come il glorioso trionfatore e il Principe di tutti i re del mondo, per la sua fedeltà totale, perché ha compiuto pienamente la missione che gli aveva affidato il Padre, e con il suo sacrificio ci ha liberati dal dominio del male e ci permette così di essere sudditi del suo Regno.

Non siamo sudditi passivi, ma chiamati a lavorare con Gesù per la verità, che é Lui stesso: "Io sono la Verità" (Gv. 14, 5). La verità di Gesù é circa la vita dell'uomo e la trasformazione di questo mondo, che secondo il progetto originario di Dio dovrebbe camminare verso la realizzazione della grande famiglia di Dio, basata sulla solidarietà, la fiducia mutua e il bene comune, dove non c'é posto per l'egoismo, la violenza e ogni sorta di ingiustizia.

Questo é il mondo che Dio aveva in mente, se così si può dire, quando lo creò e l'uomo quando lo pose nel "Giardino", Dio lo pensava come signore della creazione. In fondo é anche il sogno che l'uomo ha nel suo cuore, però non riesce a trovare il cammino per realizzarlo, non ha una profonda relazione d'amore con Dio, per cui diventa succube della menzogna e fugge dalla verità, con la conseguenza di costruire un mondo molto diverso da come era stato proiettato.

O Signore, fa' di noi tutti sudditi fedeli del Tuo Regno di amore, di giustizia, di pace.

Dan. 7, 13 - 14
Apoc. 1, 5 - 8
Gv. 18, 33 - 37


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La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
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Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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