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56. Enucleazione dell’orientamento L’Istituto, nato in Italia, è diventato sempre più internazionale. L’internazionalità è una ricchezza, un elemento positivo per la crescita delle nostre comunità. La loro multiculturalità rimanda al mondo d’oggi, così marcato da diversità e frammentazioni, e diventa segno profetico quando, alla luce del vangelo, si vive l’unità nella diversità. La vita delle nostre comunità è rafforzata dalla condivisione dello stesso carisma, trasmessoci dall’Allamano. Negli anni passati l’Istituto ha sottolineato il bisogno di inculturare il carisma e le sue espressioni nelle diverse culture. Ogni missionario incarna il carisma nella sua cultura e storia. Oggi si avverte la necessità di andare oltre l’internazionalità, per affrontare le sfide dell’interculturalità. Questo richiede innanzitutto il riconoscimento e l’accoglienza del pluralismo culturale e lo sforzo continuo di capire l’altro. Si entra così in una dinamica di ricevere e dare, una condivisione che fa crescere nel dialogo, nella fiducia vicendevole e nel riconoscimento delle nostre differenze.
57. Aspetti che motivano l’orientamento La composizione multiculturale delle comunità presenta aspetti positivi, ma anche problematici: 1. il nostro vivere in comunità suscita ammirazione tra la gente; 2. abbiamo comunità internazionali aperte e accoglienti, con missionari che imparano a conoscere se stessi e gli altri; 3. suscitiamo nuove forme di vivere la missione in unità d’intenti, pur nella diversità; 4. la vita comunitaria aiuta a relativizzare la propria cultura e a sentire il bisogno di un continuo e reciproco arricchimento; 5. la condivisione dei beni rafforza la comunione; 6. d’altro canto sussistono concezioni contrastanti su povertà, autorità, famiglia; 7. la concentrazione di responsabilità nella stessa persona; 8. la diversità, a volte discriminante, nel modo di accogliere in casa gli ospiti; 9. la mancanza di comprensione degli aspetti culturali riguardanti i legami familiari; 10. la provenienza geografica o sociale crea disparità negli aiuti ricevuti; 11. l’incapacità di vedere gli aspetti negativi della propria cultura; 12. il pretesto della cultura maschera pregiudizi, complessi e problemi personali; 13. vivere in una cultura diversa, ma con lo stile, la lingua, il cibo... della propria.
58. Proposte operative 1. Iniziare un processo di educazione all’interculturalità fin dalla formazione di base. Si preveda, se possibile, un biennio di approfondimento sull’interculturalità (significato, tappe concrete, dinamica dell’interagire...). 2. Si riprendano gli incontri di riflessione sull’inculturazione, preparando in ogni continente missionari esperti sul carisma, la storia e la spiritualità dell’Istituto. 3. Si faccia in modo che le nostre comunità vivano l’interculturalità. 4. I missionari s’identifichino con spirito critico con la propria cultura; imparino ad apprezzare e rispettare l’alterità culturale; si inseriscano nella cultura del popolo che li riceve, accogliendo con discernimento le diverse espressioni culturali. 5. Oltre ad apprendere la lingua del luogo e l’italiano, nell’Istituto si conosca l’inglese.
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