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| Saverio: “Tutto di Dio, tutto del prossimo, tutto di se stesso" |
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| Scritto da Direzione Generale | |
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03 dicembre 2006 Un messaggio per noi, nel cinquecentesimo anniversario della sua nascita “Tutto di Dio, tutto del prossimo, tutto di se stesso" In occasione del 500° anniversario della nascita di San Francesco Saverio, nel biennio sulla santità di vita che stiamo vivendo come famiglia missionaria, guardiamo a lui come modello di autentica donazione, ricordando che il Padre Fondatore, il Beato Giuseppe Allamano, lo ha proposto come patrono dell'Istituto, vogliamo condividere alcune riflessioni cercando di comprendere soprattutto la straordinaria eredità che il Saverio lascia a noi missionari di oggi. Francesco Saverio (1506-1552), basco di origine, incontra Ignazio di Loyola, si converte all'età di 27 anni, è ordinato sacerdote e quattro anni dopo, s'imbarca nel 1541 per l'India dove giunge 13 mesi più tardi. Secondo Xavier Léon-Doufour, il famoso biblista che ha scritto una biografia sul santo, i dieci anni di vita trascorsi in India si suddividono tra periodi di attività organizzativa e spedizioni missionarie che durano ciascuna due anni: in India (1542-1544), alle Molucche (1545 – 1547), al Giappone (1548-1551). Muore del tutto solo sullo scoglio di Sancian, di fronte alla Cina dove sognava di entrare. Questa mirabile epopea ha fatto di Saverio il tipo stesso del missionario. Il Beato Allamano afferma che “è Protettore del nostro Istituto. Come S. Paolo e subito dopo S. Paulo è il modello dei Missionari. La sua vita, al dire del Chaignon, è racchiusa in queste tre parole che dicono tutto: ‘Era tutto di Dio, tutto del prossimo, tutto di se stesso’” (VS p. 779). L’insegnamento per noi Sono molti gli aspetti che colpiscono in Francesco Saverio: l'entusiasmo e la trasparenza dei suoi criteri e valori, la generosità e la gioia con cui si applica nella vita missionaria, lo zelo apostolico nel predicare il Vangelo. Lo avviciniamo, per riflettere insieme, in tre spunti. a. Saverio, uomo di grandi ideali / la santità non è mediocrità Francesco, a ventisei anni, ha grandi sogni, ma non di Dio. Maestro in lettere e filosofia, insegna filosofia e sogna di conquistarsi un grande nome tra gli uomini. Aiutato da sant’Ignazio durante i suoi studi a Parigi, scoprì i lati della vita umana meritevoli di adesione senza riserve. Lasciò dietro di sé le aspirazioni di fama, ricchezza e successo e, senza voltarsi indietro, fissò gli occhi sull’impegno di annunciare la Buona Novella. Per Francesco Saverio, come per Paolo, il fatto di predicare non è un motivo di orgoglio, bensì una necessità esistenziale insopprimibile. A lui interessano al di sopra di tutto “i beni del Vangelo”. Prendendo consapevolezza di essere chiamato alla santità, ha cercato di vivere in modo santo, eroico, attuando il suo programma di vita: tutto di Dio, tutto del prossimo, tutto di se stesso. Anche davanti alle grandi difficoltà e ostacoli da fare arretrare un gigante, non si lasciò abbattere e cadere nella tentazione di desistere. Anche oggi, aiuta noi e i nostri contemporanei a superare la tentazione della prevalente cultura che rende difficile assumere impegni a vita e mantenerli. Francesco Saverio rappresenta chi abbandona incondizionatamente se stesso a Cristo, si dedica totalmente ala attuazione del Regno di Dio, poco importa quanto sia impegnativa e quanti sacrifici comporti. La santità richiede uomini forti, perseveranti, pieni di passione per Cristo, come il Saverio, che fino alla fine della sua esistenza, sopravvivendo a tutte le sue delusioni, ha sperimentato una gioia sovrabbondante, perché Cristo risuscitato dalla morte viveva in lui. b. Saverio, missionario mistico / santità per il missionario è essere contemplativi nell'azione Sentendosi chiamato alle missioni, si dedicò totalmente alla preparazione spirituale, per avere la forza sufficiente per superare pericoli e grandi sacrifici. Si dice di lui che durante il giorno apparteneva interamente al prossimo, la notte apparteneva interamente a Dio. In questo, egli fu un vero imitatore del Cristo che, trascorsa la giornata a predicare, passava la notte in preghiera. Per non sottrarre nulla al prossimo, Francesco trovava la luce e la forza necessarie nel silenzio della notte. L’indigenza umana incita il Saverio, ma ancor più l’amore di Cristo. Mette in sintonia i due amori. Lotta contro la febbre del conquistatore che tende a far perdere il senso del gratuito, e con esso il senso della redenzione attraverso la croce. I suoi contemporanei l’hanno notato spesso; le notti di silenzio e di combattimento mistico sono forse più cariche di senso che la piena luce dell’attività? L’apostolo è uno che agisce in Dio, questo è evidente agli occhi del Saverio; ma il suo messaggio è anche che solo Dio agisce nell’apostolo. Allora sopraggiunge la libertà radicale che dà a chi è attento allo Spirito e al suo soffio la capacità di inventare ciò che le circostanze richiedono da lui. Così l’itinerario seguito non è tanto la conquista del mondo da parte dell’apostolo, ma attraverso di essa, la conquista dell’apostolo da parte di Dio. Dietro l’uomo di azione, c’è colui che ha fatto spazio a Dio. Francesco percorre i mondi, ma ogni giorno dentro di lui si approfondisce una solitudine, o piuttosto sgorga la confidenza assoluta. Senza dubbio, “che serve all’uomo guadagnare il mondo intero se perde l’anima?”: ma seguendo il Cristo sino alla fine, egli scopre con gioia crescente che la Trinità all’opera nella sua vita e nell’universo trasfigurati dall’Amore. Il grano muore in terra, e la messe è pronta. Fu un uomo contemplativo nell’azione. Si è accontentato però di dare l’esempio senza insegnare in modo speciale questo dovere. c. Saverio, un apostolo pieno di zelo e carità / santità è carità, amore, dono di sé Donandosi totalmente a Dio, per sempre, si lanciò nella missione, mantenendo sempre l’entusiasmo. Non risparmiò niente di sé. La motivazione del suo agire senza stancarsi mai, il suo impegno missionario fino a dare la vita per l’evangelizzazione dell’Oriente, sono dominati dalla prospettiva evangelica, nella quale il vero potere è quello di un Dio che si lascia crocifiggere: un potere che desidera l’alterità fino a lasciarsi inchiodare sulla croce per offrire la risurrezione. Proprio in questo, il potere di Dio coincide con il dono di sé. Sacrificandosi, Egli comunica la vita e fonda la libertà dell’uomo. Questo è un amore folle, un amore che affronta tutte le antinomie del mondo, morte e vita, giustizia e ingiustizia, povertà e ricchezza, dono di sé e affermazione di sé. Per noi oggi vuol dire affrontare e spezzare il circolo vizioso fatto di offesa e vendetta, e così all’infinito. Se vogliamo imitare l’esempio di Francesco Saverio oggi, dobbiamo essere coscienza critica e azione profetica e creativa. Soltanto percorrendo questa via potremo andare incontro ai bisogni reali delle persone, soprattutto dei più poveri ed emarginati, trasformando la logica della carità in logica di salvezza. Così, apriremo una corsia preferenziale per realizzare già ora i “cieli nuovi e la terra nuova”, che la liturgia propone in questo periodo dell’anno. La missione: apostoli in azione... fidandosi del Signore. Non basta annunciare la Buona Notizia. È necessario che ciò sia accompagnato dalla credibilità di colui che annuncia. Una credibilità che nasce dallo stile di vita. Non si può portare la novità del Vangelo senza immergersi nella realtà che si incontra, non è possibile ignorare la storia, le differenze, le preoccupazioni, le ansie, le difficoltà delle persone alle quali si porta il Vangelo. Il desiderio di Francesco Saverio di poter presto imparare la lingua per non stare “in mezzo a loro come tante statue”, dice il desiderio di relazione, la voglia di comunicare con l’altro, di poterlo comprendere. La Buona Notizia si annunzia quando la vita, i gesti, il lavoro, non si staccano da Cristo. Si evangelizza non solo con ciò che si dice, ma soprattutto per ciò che si è e si fa. Francesco Saverio ha vissuto questi atteggiamenti in modo superlativo. Sono attitudini che sfidano la nostra capacità di ascolto vero dell’altro; di farci “tutto a tutti”, come dice San Paolo; di vivere in prima persona quello che vogliamo annunziare e farci “prossimo” di chi è nel bisogno. Francesco visse in un tempo che assomiglia molto al nostro, tempo di scoperte e di attività intensa in tutti i campi, di grandi cambiamenti nelle relazioni interpersonali a livello familiare, sociale, comunitario. Possiamo sentire dirette a noi le sue raccomandazioni che esprimono il principio fondamentale: Dio solo! L’apostolo non è niente, non fa niente. Dio è tutto. Non si stancava mai di ripetere: Obbedienza! Umiltà! Umiltà! Obbedienza! Il suo timore à che l’apostolo, cercando con le sue solo forze di conquistare un poco di autorità, si sostituisca a Dio e, impegnandosi a conservarla, grazie alla stima degli altri, costruisca sulla sabbia. Teme che le inclinazioni del suo cuore lo portino verso i potenti di questo mondo e non verso i poveri. Di questo ha paura Francesco e per questo vuole rendere saldo l’apostolo sul fondamento inespugnabile che è Dio, nostro Signore. Dio solo ha l’iniziativa, Dio solo agisce, Dio solo incorona i suoi doni. Per capire che Dio è l’unico autore di ogni bene, l’apostolo deve lasciarsi abbassare nel più profondo del proprio essere. Da questo abisso scaturirà il grido di assoluta fiducia. In quest’uomo di azione che è l’apostolo, tale riconoscimento non è il risultato di una attenzione su se stessi, che allontanerebbe dall’azione, è invece il frutto di una disponibilità radicale e continua. L’umiltà non può essere una conquista, essa ci viene dal Signore. Il segreto non è l’agire, ma lasciarsi plasmare da Dio, secondo le sue sempre nuove manifestazioni. Non è passività, ma risposta a ogni segno della volontà di Dio, sotto qualunque forma si presenti: avvenimenti, esigenze del prossimo, sollecitazioni dello Spirito, e anzitutto obbedienza. Non si tratta di scegliere una o l’altra forma di attività, ma prima di essere permeabili al minimo segno, docili in ogni istante, perché l’iniziativa viene dal Signore. In tal modo, viene minata la fiducia in sé. Diversamente dall’uomo d’azione che è figlio di questo mondo, l’apostolo si fida più del Signore che di se stesso. Allora Dio si sostituisce a lui, e l’uomo è investito da Dio. Carissimi missionari, mentre auguriamo a tutti di godere della protezione di un così grande santo, come San Francesco Saverio, vi invitiamo a camminare come lui, pieni di passione per Cristo, per la missione che ci è affidata! Fraternamente, P. Aquiléo Fiorentini P. Stefano Camerlengo P. Francisco López P. Antonio Fernandes P. Matthew Ouma Opiyo |
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