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| III Domenica di Avvento "C" |
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| Inviato da P. Claudio Brualdi, imc | |
La liturgia di questa III Domenica di Avvento, sia nelle letture che nelle preghiere, é un invito insistente alla speranza e alla gioia: il motivo é che "il Signore é vicino". Essendo ormai prossimi alla celebrazione del Natale, i nostri cuori devono essere invasi dalla gioia, però non da quella gioia "vuota" che già da tempo ci viene proposta dagli annunci televisivi e dalle distinte pubblicità commerciali al servizio del consumismo, ma di quella che ci viene dalla fede e dalla consapevolezza che Dio é in mezzo a noi, che si é fatto presente nella nostra storia per mezzo di Gesù, di cui a Natale ricordiamo l' avvenimento straordinario della sua nascita. 1) "TI RINNOVERA' CON IL SUO AMORE" (Sof. 3, 17). Il Profeta Sofonia, precisamente in un momento particolare di calamitá pubblica per il popolo di Israele, che stava soffrendo una grave scomposizione sociale, politica e religiosa e addirittura era minacciato all' esilio, intona un canto di allegria e lo invita a far festa e a non lasciarsi prendere dallo sconforto e dalla paura, perché Dio é in mezzo al suo popolo che lo ama ed é disposto, come un Re, a difenderlo.
Noi che leggiamo oggi questa profezia, con maggior ragione dobbiamo sentirci animati e felici, perché ciò che Sofonia vedeva in visione, si é realizzato con la venuta di Gesú, che accettando di venire al mondo e poi con il suo sacrificio redentore, ha "revocato" la nostra condanna e ci ha liberati dai nostri nemici piú spietati: il peccato e la morte. Immedesimatosi nella nostra realtà umana Egli é venuto per cambiarla, trasformarla e per darci la possibilità di diventare artefici di un mondo più giusto, libero dai condizionamenti del male, della menzogna, dell' inganno,dell' errore. Rinnovati quindi dal Suo amore, anche noi siamo chiamati a combattere con Lui contro il male in favore del bene. 2) "LA VOSTRA AFFABILITA' SIA NOTA A TUTTI" (Fil. 4, 5). Anche l' Apostolo San Paolo, nella II lettura, invita alla gioia, perché la presenza di Gesù in mezzo a noi é la garanzia dell' amore infinito di Dio per noi, suo nuovo popolo, come poi dirà lo stesso Gesù: "Tanto ha amato Dio il mondo che gli ha inviato il suo Figlio Unico, affinché chi crede in Lui non si perda, ma tenga la Vita Eterna" (Jn. 3, 16). Con questa certezza il pessimismo, la disperazione, la mancanza di fiducia, non possono essere parte della vita cristiana, perché il Signore non ci lascia mai soli: Egli ci accompagna e ci sostiene sempre, anche nei momenti più difficili e incerti della nostra esistenza o quando ci da l'impressione che é lontano da noi o che é sordo ai nostri lamenti. Per questo San Paolo ci indica un piccolo programma di vita: non lasciarci prendere dall' angustia e avere sempre una visione positiva della vita. Gli stessi avvenimenti negativi che ogni giorno ci arrivano per mezzo dei mass media e che ci tolgono a volte la tranquillità e la pace interiore, dobbiamo saperli leggere alla luce della fede. Il Dio che ci ha manifestato Gesù e nel quale crediamo, non é un Dio muto e indifferente, relegato solo nel cielo, ma é il Dio della vita, che si é preso a cuore tute le nostre miserie e che ha inviato a suo Figlio per rispondere a tutte le nostre esigenze più profonde. Noi dobbiamo essere testimoni e annunciatori di questo messaggio di speranza, in un mondo che già non crede e che sta perdendo l' orizzonte della sua stessa esistenza. 3) "CHE COSA DOBBIAMO FARE?" (Lc. 3, 10). Però soprattutto é Giovanni il Battista che ci confronta nel Vangelo di oggi con un programma etico molto chiaro e pratico. Questionando i pubblicani, i soldati e tutta la gente che si accalcava sulle rive del Giordano, attratti dal suo invito alla conversione (cf. II Domenica), cominciarono a domandargli: "che cosa dobbiamo fare?". Per ogni categoria di persone ha una risposta che li aiuti a fare il cambio che stava proponendo. Non chiede cose straordinarie: semplicemente chiede che viviamo la nostra vita di ogni giorno in un atteggiamento di carità, di giustizia, di non violenza. La carità che ci fa condividere quello che uno ha con gli altri: non sempre si tratta di cose materiali; a volte é condividere un poco di tempo, un sorriso, lo che uno sa, rendendosi disponibile. La giustizia che ci fa essere persone oneste, senza imbrogli né ricatti di nessuna specie. La non violenza che frena a chi ha in mano il potere, qualunque esso sia, a non approfittare dell'autorità per interessi personali. Tutti siamo, chi più chi meno, affettati dalla tentazione dell'egoismo che ci chiude in noi stessi, dall' ambizione che ci fa dimenticare o approfittare degli altri, dalla tentazione del potere che non guarda ai diritti dei nostri simili. Tutti quindi abbiamo bisogno di fare uno stop per prendere coscienza della nostra reale situazione: quello che possiamo condividere e quello che dobbiamo superare per lasciare un posto degno nel nostro cuore per ricevere "il Signore che viene". O Signore, che possiamo accoglierti con un cuore rinnovato, pieno di gioia e di speranza.
Sof. 3, 14 - 18 Fil. 4, 4 - 7 Lc. 3, 10 - 18 |
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