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“Siete qui per essere santi” Stampa E-mail
Inviato da Muthoka Nicholas Nyamasyo, imc   
“Cari miei, non dimenticate mai il fine per cui siete entrati nell’istituto”

Uno sguardo al pensiero dell'Allamano sulla Santità

“Siete qui per essere santi”

Proprio nel giorno in cui sono entrato in seminario, c’era sulla bacheca questa frase: “siete qui per essere santi”. Era una sorpresa per me, perché, io ero partito da casa mia per diventare un sacerdote, un missionario della consolata! Come mai una forte affermazione così, proprio nel primo giorno, prima ancora di essere ammesso? Ma è così, ho capito dopo, perché questa e altre frasi come, prima santi poi missionari diventavano slogan e identità per noi.

Ma non sono solo slogan, per essere ripetuti e per colorare le pagine dei nostri quaderni, sono delle ispirazioni che hanno guidato la vita di molti missionari e missionarie della Consolata e ancora continuano a essere inspirazioni per la nostra vita; è il testamento lasciatoci dal fondatore. L’Allamano, era convinto che solo il santo può convertire, e insisteva che l’ordine delle due qualità, cioè la santità e la missionarietà del missionario non devono essere scambiate. Si deve essere prima santi, poi missionari. In questa linea, era giusto che l’invito alla santità fosse proposto nel primo giorno del seminario: siete qui per diventare santi perché solo quando si è santo, si fa missione. Questo non è un’invenzione di qualcuno che vuole insistere sulle sue idee, è la linea che il fondatore ha preso, è il suo insegnamento ai missionari, è quello che lui voleva che i missionari fossero. Non si deve neanche pensare che questo è invenzione sua, no, è del signore e della sua chiesa. Cosa poi ha fatto l’Allamano? semplicemente ha fatto di questo insegnamento il centro della sua vita, e ha voluto che la santità fosse anche il centro della vita dei missionari della Consolata.

“Ad maiorem Dei Gloriam”

Per Giuseppe Allamano, tutto doveva essere fatto per il Signore e per la maggior gloria di Dio. Leggendo le lettere che egli ha scritto ai missionari ed altri, si trova, in molte di esse, specialmente in quelle indirizzate a gruppi di missionari, la dicitura: ‘Ad maiorem Dei gloriam’ - come per dire che ‘tutto ciò che vi parlerò sulla vostra vita, è per la maggior gloria di Dio, e nient’altro’. L’opera è di Dio, lui diceva, e l’istituto è stato voluto dalla Consolata, infatti, lei è la fondatrice. Dunque, se l’opera è di Dio, ed è la Consolata che ha voluto la fondazione, l’Allamano giustamente ricordava ai missionari: “non per motivi umani siete venuti qui…, se praticamente e in tutte le circostanze della vita procurerete di avere di mira Dio solo- Deus meus et omnia; se ogni vostra azione, ogni parola e pensiero saranno informati ai dettami della fede.” (lettera ai missionari del Kenya 27 nov 1903).

A un missionario che non si sentiva valutato esortava: “lavori unicamente per la gloria di Dio e secondo le viste tutte di chi a nome di Dio le comanda”. (lettere p. 82) In molte altre lettere e conferenze, l’Allamano insiste che tutto deve essere visto con l’occhio soprannaturale e fatto solamente per la gloria di Dio. Per lui, è solo quando si lavora avendo di mira la gloria di Dio, che si ottiene il risultato. Se tutto deve essere per la maggior gloria di Dio, i missionari devono sforzarsi il più possibile per conformarsi alla volontà di Dio. Prima, saper riconoscerla, e poi seguirla; ed è per questo che lui insiste che i missionari devono essere santi. Questo era dalla consapevolezza che solo Dio è santo, e che tutto ciò che oltre a Dio è detto santo acquisisce il diritto a tale affermazione in base al suo rapporto con Dio. L’Allamano esorta quelli che sono in formazione e pure quelli che sono in missione a desiderare, avere fame e sete della santità, e a perseguirla con forza e a non vergognarsi di volere la santità. Ha interpretato bene le pagine della sacra scrittura quando dice che “le anime si salvino con la santità. Nessuno può dare ciò che non ha. Potremo amministrare un sacramento anche se non santi, ma convertire le anime, no…, certe conversioni non si ottengono che con la santità.” (VS, p. 113)

A P. Gays nel 1903 scrive: “non dubito… che tutti, intenti alla volontà di Dio, procederanno alla propria ed altrui santificazione.” e ad Antonio Borda Bossana: “V.S. ben capisce come il mio cuore è con voi per aiutarvi a rendervi santi missionari” (lettere p.g. 19). l’Allamano è preoccupato per la santità dei suoi missionari, e non esita a dirgli, quasi a comandargli di essere santi. Quando Perlo divenne il superiore per la missioni in Kenya, l’Allamano chiese a P. Gays di “aiutare cordialmente il teologo Perlo, affinché i nostri missionari procurino la santificazione propria”. (lettere p. 78) In quasi tutte le lettere, l’Allamano esorta i missionari di lavorare per la loro santificazione. Nel 1919, scrive a P. Gallea; “mi consola il buon spirito dei sacerdoti, dei chierici, dei coadiutori e dei cari giovani. Su questo Santo monte durante gli esercizi spirituali, si sente il bisogno di formarsi santi sacerdoti e veri missionari. Questa è la mia continua preghiera ai piedi di sant’Ignazio. A questo unico fine, siete entrati in cotesta santa casa; a ciò costì devono gli sforzi comuni ed individuali essere unicamente diretti: le intenzioni, i lavori e gli studi”. (lettere p. 364) L’Allamano esorta i suoi missionari a essere santi con questi e simili parole: “prega per me che ti voglio santo”, “procura con il caro Agostino di aiutarvi a farvi santi sotto l’ubbidienza”, “Lo animi sempre a farsi santo nel lavoro”, procura a santificarsi con il lavoro” ecc, ecc.

“Ecco la santità che io vorrei da voi”

Di fronte a queste insistenze da parte dell’Allamano ai suoi missionari, uno si potrebbe chiedere; ma che cosa intenda l’Allamano con la santità? La risposta è pronta: “ecco, o miei cari, la santità che io vorrei da voi: non miracoli, ma far tutto bene, farci santi nella via ordinaria.” (VS p. 129) Si, e questo è uno dei nostri slogan, insegnatoci dall’Allamano che da sua parte ha imparato da suo Zio, il Cafasso. ‘fare il bene bene.’ Il fondatore ci ricorda che i santi sono santi non perché abbiano fatto dei miracoli, ma perché ‘bene omnia fecerunt.’ Fare tutto con amore, è lì che comincia lo zelo per ogni cosa, per ogni persona, per ogni nostro impegno della nostra vita. L’Allamano insiste, “lo zelo è frutto dell’amore, ma di un amore intenso, chi ha zelo, ha amore, chi ha amore, ha zelo”. (VS p. 461) l’Amore è un dono da Dio, si ha amore nella misura dell’intensità della nostra comunione con Dio. Chi non ama Dio, non può amare veramente gli uomini, e per ciò, l’Allamano insiste sulla nostra unione con Lui. È convinto che Dio ordinariamente non concede di toccare i cuori dei non cristiani a chi non è unito con Lui da grande carità, da poter quasi pretendere miracoli. Insiste che dobbiamo curare molto la nostra vita spirituale, “siate uomini di preghiera, non abbiate mai paura di pregare troppo, ….per riuscire nell’apostolato, bisogna avere molto spirito di orazione,. Bussiamo alla porta; se non ci viene aperto, bussiamo più forte; rompiamo la porta se occorresse”. (VS p. 534)

Si vede che lui tiene molto la preghiera quotidiana, che è “un potente mezzo… per aiutarci a conseguire la perfezione”. (VS p. 549) Questa preghiera quotidiana deve essere fatta bene e con fervore. Ammonisce severamente quelli che trascurano la preghiera quotidiana e quelli che la fanno come formalità. La disciplina nella preghiera, si, ma che non deve diventare una formalità secca. La meta della preghiera è raggiungere a una profonda comunione con Dio. Perciò, avere lo spirito di preghiera per l’Allamano non consiste solo nel pregare vocalmente, ma nel riferire tutto al Signore. Bisogna in ogni luogo tenerci uniti a Lui con una elevazione di cuore di tanto in tanto, una giaculatoria, un sospiro mentre camminiamo in qualche luogo. (VS p. 551)

Ecco i nostri tre amori; la santa messa, la comunione, la visita a Gesù sacramentato. Dice agli alunni dell’istituto: “la messa è il tempo più bello della nostra vita,… felici voi, se in questi anni di preparazione all’apostolato sarete veri devoti di Gesù sacramentato. Egli vi formerà tutte le virtù ed accenderà in voi quel fuoco che è venuto a portare sulla terra e che per mezzo vostro vuole s’accenda nelle anime degli infedeli. Felici voi, se nelle missioni sarete ben compenetrati di questa devozione! Allora Gesù sacramentato… sarà il vostro sostegno, il vostro conforto, il vostro tutto”. (VS p 499ff) L’Amore per la messa, per Gesù nell’eucaristia ci deve portare a celebrare bene la liturgia, con cura e dignità, perché si fa nel nome del Signore e della Chiesa. La liturgia fatta bene, con efficacia, concentrati a quello che si fa, anche una sola genuflessione “ha operato conversioni, se mal fatta, le impedisce”. (VS p. 660)

Il nostro amore per Gesù deve essere totale, lui, nell’eucaristia è il sole, tutto è attorno a lui e diretto a lui, e poi alla sua madre, alla nostra tenerissima madre, col titolo della Consolata, perché è anche il “desiderio proprio della madonna salvar anime, cooperare perché il sangue del suo divin figlio non sia sparso invano. Ella ha voluto dare il suo nome al nostro istituto perché si salvino più anime che è possibile. Ricordatevi che avete in Maria santissima una seconda Madre, che vi ama più della prima, senza tuttavia prendere il posto. In una madre, si ha fiducia, le si vuol bene. Eccitiamo quindi in noi l’amore filiale alla madonna, desideriamo di sentirlo sempre più forte in noi, ripeterle anche noi con grande affetto: mamma mia, mamma mia !”(VS p. 684)
Bisogna anche che ci affezioniamo alla sacra-scrittura: gustarla, leggerne un poco ogni giorno, farne un nutrimento vitale ‘leggetela attentamente, prendete affetto a questo libro: è il nostro libro.’

“Farsi gran santo nel lavoro”

Nel pensiero dell’Allamano, c’è una tensione tra la preghiera e il lavoro. Tratta il problema di ambedue estremi, cioè l’esagerazione da una parte del lavoro trascurando la preghiera e dall’altra parte la trascurazione del lavoro nascondendosi nella preghiera. Con chiarezza dice: “non bisogna tralasciare di lavorare per pigrizia, ma neppure tralasciare la preghiera semplicemente perché si ha da lavorare. Non siamo noi che operiamo, è nostro Signore”. (VS, p 531) La sua preoccupazione per la preghiera è grande e dunque gli fa pena sentire dire; “non posso pregare perché ho tanto da lavorare, da predicare”, e ammonisce, “predichi e gridi al vento!” (VS p. 532) Se non c’è la grazia di Dio, tutto è inutile. Si fa più in un quarto d’ora dopo aver pregato, che in due ore senza preghiera. Più avete da lavorare, più dovete pregare, per essere strumenti docili nelle mani di Dio.

Si vede dunque che la santità invade tutta la persona. Il lavoro, le iniziative, lo studio, cioè tutta l’attività deve essere radicata nella preghiera. Dalla preghiera all’attività, e dall’attività alla preghiera, anche perché “la vostra vita non è una vita di estasi, ma di lavoro, lavoro secondo la volontà di Dio”.

La via sicura alla santità è l’obbedienza

Nelle conferenze che lui teneva agli alunni in formazione, lui trattava il tema dell’obbedienza molto spesso, ma si trova, nella lettera scritta a Gaudenzio Barlassina nel 1918 (lettere p. 325) una frase che fa riassunto di tutto il suo pensiero sull’obbedienza. Scrive: “mio caro, la via sicura della volontà di Dio è l’ubbidienza, e non il proprio giudizio o le ispirazioni”. Con l’insistenza dell’obbedienza come la via sicura per proseguire la santità, l’Allamano vuole anche mettere in guardia i suoi missionari contro l’egoismo. L’obbedienza è frutto di carità vicendevole. Amare gli altri significa sacrificare le proprie idee e opinioni per il bene comune e lui è contentissimo quanto gli giunse notizie che esiste la carità: “le notizie pervenutemi finora mi assicurano che siete cor unum et anima e quanta sia la mia consolazione non ve lo posso esprimere”. (lettere p. 44) Ma quando ci sono delle mancanze di carità vicendevole è amareggiato; “mi fa pena della sua ultima;… (ed insiste) umiltà è carità vicendevole; altrimenti peggio all’istituto che la persecuzione esterna”. (lettere p27). Lui dunque spera che “per il voto fatto e per il buono spirito di cui siete informati, presterete [al superiore] ubbidienza intiera e cordiale, e con la vostra pieghevolezza,…gli allevierete il grande peso; è così, unanimi opererete il bene.

Qui subentra l’amore e l’obbedienza alla Chiesa, al papa, e ai vescovi e le intenzioni del fondatore su questo sono ben chiare; “noi professiamo di essere con il papa in tutto e sempre, anche nelle cose libere noi vogliamo essere con il papa… noi vogliamo essere ‘papalini’ in tutto il senso della parola…, questa… darà stabilità all’istituto”. ( VS 223 )
Dunque “Vi desidero specialmente obbedienti di cuore e di mente, ripieni di carità nelle opere, parole e nei pensieri” (lettere p.280) perché il prezzo della mancanza della carità vicendevole e disobbedienza è alto: “il giorno in cui cominciassero le critiche vicendevoli, segnerebbe tosto la sterilità delle vostre fatiche e sarebbe il principio della dissoluzione dell’istituto”. (lettere 75)

La santità e la fragilità umana

Ma chi è il sant’uomo? colui che non ha difetti? Non si trova mai! tutti noi siamo miseri umani e così chiediamo il perdono da Dio ogni giorno. L’Allamano in questa direzione è sorprendente! Lui che insiste sulla santità, sull’importanza di praticare le virtù, a lavorare per la nostra perfezione è anche molto consapevole della debolezza umana. A Filippo Perlo, che sembra ‘vedere grosso’ i missionari, scrive: “è mia l’idea di V(ostra).S(ignoria). di non prendere le cose di fronte, di saper pazientare, compatire e scusare, poiché per gente che fecero già tanti sacrifici, non è probabile subito tacciarli di cattivo animo e simili. Tanta è la miseria umana, è il cambiamento di vita che talora, come disorientati operano in modo che paiono cattivi, ma non lo sono, e presi in bel modo e tollerando qualche poco, si rimetteranno a posto”. (lettere p. 55) A benedetto Falda scrive; “ciò che ti raccomando particolarmente si è di non scoraggiarti mai dei tuoi difetti, sia di umiltà, di ubbidienza, di carità o d’altro. Non sei ancora santo, e di questa roba ne avrai sempre, finché vivrai, frutto in gran parte del tuo carattere vivace.”

Ma il punto culminante sta qui quando gli dice: “basta che abbia davanti a Dio il desiderio di emendarti, di diminuire la quantità e la gravità delle mancanze, cadendo umiliarti davanti a Dio e ai compagni o superiori. E poi allegro come prima e la santa comunione quotidiana”. (lettere p. 87) A T. Antonio Borda Bossana dice: “le raccomando di stare tranquillo sul passato, di vivere in domino giorno per giorno, imitando il Beato Pietro Chanel …” (lettere p. 95) Ci sono altri incoraggiamenti di questo genere da parte dell’Allamano ai missionari, ma ci sono anche dure ammonizioni a quelli che non corrispondono, che hanno queste miserie umane come tutti, ma non hanno la buona volontà di emendarle. Perché quello è importante. A qualcuno dice: “so che hai un carattere irascibile e anche violento…ora, questo carattere ti trasporta a frequenti mancanze di carità e mansuetudine verso i fratelli e specialmente verso i cotesti neri. Tu, nei momenti di esaltazione nervosa, li minacci e anche percuoti”.(lettere p. 41).

A un altro scrive con molta docilità ma anche con tanta chiarezza: “ con la libertà di padre in Gesù Cristo,… mi permetto di osservare che V.S. si lascia offuscare la mente da nebbie di amor proprio e d’invidia,… le soggiungo che V.S. è alquanto inclinato a vedere grosso e invidiare i compagni, e troppo facilmente giudica di tutto e di tutti, mi pare che V.S. non cura abbastanza il voto di povertà fatto, perché ammassa continuamente troppa roba senza vero bisogno…” (lettere p. 81) Dopo queste ammonizioni, lui dimostra la via giusta: “esamini te stesso, (lettere p 82) “Per amor di Dio, detesti da tali atti e procura di praticare quanto vi ho scritto nella lettera comune ed in particolare ciò che dissi a questo riguardo. Desidera per vincerti, e accetta di buon cuore le correzioni…, sii umile e devoto, ti raccomando le pratiche di pietà”. (lettere p. 41-42) Dunque, una ferma risoluzione di migliorarsi ogni giorno. Scrivendo generalmente, l’Allamano diceva, “guai a chi si lascia prendere della tiepidezza, o scoraggiare per certe miseriette proprie, o dei compagni, inevitabili alla natura umana. Per corrispondere alla santa vocazione, vi ripeterò sempre che ci vuol energia in noi e sopra di noi. La grazia di Dio farà il resto ed il più”. (Lettere p 364)

Conclusione

L’Allamano ha una visione decisa, seria, e realistica della santità, perché la missione esige grande santità. Anzitutto insiste sulla centralità di Dio, di Gesù Cristo nella vita dei missionari e le missionarie, “il S. tabernacolo è il centro della casa, ed ogni punto deve tendere come raggio colà. Egli stesso, Gesù, è il nostro padrone, si formerà i suoi discepoli”. (lettere p. 5) Questa centralità di Cristo coltivata nella preghiera quotidiana porterà i missionari a fare tutto per lui, tutto per la gloria di Dio con un cuor solo e un anima sola, cercando sempre la gloria di Dio, e il bene dei fratelli e della missione attraverso l’obbedienza. Non saranno mai scoraggiati dai loro difetti, invece, lavoreranno per la loro santificazione e per la santificazione degli altri. Santità secondo l’Allamano invade tutta la persona (la sua personalità, attività, abitudini ecc) e la comunità. Ognuno deve curare la sua santità e quella dei suoi confratelli e cosi, le missioni, le comunità cristiane, formate e guidate da santi missionari, saranno a loro volta sante. In questa linea si trova Giovanni Paolo II nella sua enciclica Novo millennio ineunte nella quale dice che tutta la programmazione pastorale deve mirare alla santità, che il lavoro missionario/ pastorale deve formare comunità cristiane sante.

“Dunque, sempre avanti, coraggiosi, zelanti, instancabili, fisso continuamente il pensiero al grande premio che Dio riserva a chi avrà operato ed ammaestrato secondo le parole di Gesù Cristo: qui fecerit et docuerit hic magnus vocabitur in regno coelorum”. (Lettere p. 77) Vogliamo concludere con le stesse parole con cui abbiamo cominciato, quelle che esprimono chiaramente la costante preoccupazione del fondatore dei suoi missionari e missionarie, che “non dimenticate mai il fine per cui siete entrati nell’istituto”, lettere p. 380 cioè, la vostra santificazione e la salvezza del mondo. Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione! (1Ts 4,3) perché la santità è la realizzazione del uomo in Cristo, ed è solo l’uomo realizzato che può donarsi totalmente per gli altri.
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Domenica Missionaria

I dom Avvento - B
I Domenica Avvento B

Nell’attesa della sua venuta

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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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