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| Anniversario della Fondazione dell’Istituto (106mo) |
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| Scritto da P. Aquileo Fiorentini, Superiore Generale | |
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“Che cosa dobbiamo dunque fare perché il Signore continui a spargere su di noi le sue benedizioni?”, domanda e risponde, il Beato nostro Fondatore, P. Giuseppe Allamano:
- “Bisogna che stiamo attaccati al Signore che è là nel Sacramento, che riconosciamo che tutto viene da Lui”;
- “Voglio assolutamente che l’Istituto si perfezioni e viva vita perfetta”;
- “Siete venuti tutti in questa casa per farvi santi missionari...”;
- “Ecco, miei cari, la strada che dobbiamo percorrere; ecco il fine che tutti dobbiamo sforzarci di ottenere. Dio non manca da parte sua, tocca a noi seguire l’invito di Gesù: ‘Siate perfetti come il Padre vostro...’”.
Questo è giorno di ringraziamento al Signore per il dono fatto a noi e alla Chiesa per la fondazione dell’Istituto, per il lavoro che esso ha compiuto, per il bene operato, per tutti i benefici ricevuti. Quanti frutti di santità realizzati da confratelli e consorelle in tutti i luoghi dove siamo stati e siamo nel mondo! In quali dimensioni si sono perfezionati? Il brano della lettera di Paolo ai Romani ascoltata (Rom. 12), ci dà un saggio: si sono perfezionati nel campo della carità compiuta senza finzione, facendo bene il bene, amandosi reciprocamente con affetto fraterno, nello zelo, nel servizio al Signore pieni di fervore spirituale, nella speranza, nella preghiera perseverante, essendo premurosi nell’ospitalità, dicendo bene degli altri, essendo solidali con tutti, nell’umiltà... E mettendo in pratica il brano del Vangelo d’oggi, di Giovanni (Giov. 15): rimanendo uniti a Cristo, facendo molto frutto, amandoLo nel compimento gioioso dei suoi comandamenti, amando gli altri, come Lui ha fatto, capaci di dare la vita, se necessario, per il bene degli altri. E quante e quanto di queste azioni abbiamo fatto con più o con meno amore! Tutto grazia! Tante grazie ci ha concesso il Signore in questi 106 anni: grazie generali a tutto l’Istituto, e particolari a ciascun individuo. Esistiamo da 106 anni! Esistere è frutto dell’amore di qualcuno. Dio ci ha amati dal 1901. Ci ama oggi. Preghiamo perché Dio continui ad amarci e a benedirci. E, secondo il Fondatore: “Bisogna però che non vi mettiamo alcun impedimento: talora bastano pochi amaleciti a far cessare le grazie del Signore su una comunità...” (Conf., I, p. 333). L’Istituto è opera di Dio: “È da Lui solo che vien tutto” (Conf., I, p. 333). Nel 1918 dice: “Che il Signore ami l’Istituto non può essere a meno, ha fatto miracoli per noi; e poi c’è buon spirito, c’è volontà di farsi santi: la volontà c’è in tutti! Nonostante i difetti...” (Conf., III, p. 195). Anche oggi, parlando con i missionari, tu-a-tu, trovo la volontà di essere migliori, di farsi santi... nonostante i difetti... All’azione di grazia allora, s’intreccia l’intercessione per ottenere la grazia della perseveranza e per l’incremento delle vocazioni. Persevereremo se cerchiamo di essere santi. Avremmo più vocazioni se le conquistiamo preso il Signore e pressi i giovani con una vita virtuosa e santa, con la testimonianza di una vocazione fatta dono e missione. Questa Famiglia, il nostro Istituto, che compie gli anni oggi, è la nostra casa, luogo dove siamo chiamati a perfezionarci, cioè, a diventare santi. Per il Fondatore, solo chi tende alla santità è veramente missionario della Consolata. E lo dimostra con un intenso amore verso Dio e verso i fratelli e le sorelle. Santità e missione sono due aspetti che si esigono, si richiamano e si condizionano a vicenda. L’uno cresce a misura e in funzione dell’altro. Vogliamo essere missionari e missionarie che, ispirati nella nostra Madre Consolata, compiono azioni significative di consolazione nella missione e servizio che svolgiamo ogni giorno, facendo bene il bene. E ancora, ascoltiamo un ultimo insistente invito del Fondatore: “non cesserò di eccitarvi alla santità, fine per cui siete entrati nell’Istituto, e vi siete” (Conf. II, p. 375). Quanto più vogliamo essere missionari, tanto più dobbiamo essere convinti che per esserlo veramente, è necessaria una “santità speciale, anche eroica ed all’occasione straordinaria da operare miracoli...” (Conf., I, p. 617). Finisco, raccogliendo la preghiera di tutti: Beato Giuseppe Allamano, prega per noi! Tu, Padre di questa famiglia, intercedi a nostro favore, presso il Signore e la Consolata, perché, ogni giorno possiamo divenire sempre più figli tuoi. |
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