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| Chiamati ad essere dei Bambù-canali |
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| Scritto da P. Aquiléo Fiorentini, imc | |
Torino, 16 febbraio 2007Festa del Beato Allamano Sorelle e Fratelli… 1. Inizio con un racconto di origine brasiliana: il Bambù. C'era un giardino molto bello. Il suo Signore en era orgoglioso. Il più bello degli alberi, e anche il più caro al Signore, era un prezioso bambù. E lo stesso sapeva di essere l'albero prediletto del Signore. Il Signore un giorno con faccia seria si avvicinò al bambù e disse: “Caro bambù, io ho bisogno di te”. Per il bambù sembrava venuto il giorno più bello della sua vita e con gioia rispose: “Eccomi, Signore! Prendimi e fa di me quello che vuoi”. “Caro bambù – il Signore rispose – ti devo tagliare”. “Tagliare?? No! Signore. Vedi che sono il più bello dei tuoi alberi, e tu mi vuoi tagliare?”. “Caro bambù, se non ti posso tagliare non ho bisogno di te”. Dopo un lungo silenzio l'albero disse: “Se non ti posso servire senza essere tagliato, allora tagliami”. Ma il Signore gli rispose con la stessa faccia seria: “Devo tagliare anche i tuoi rami e le tue foglie”. “No, Signore! Sai bene che la mia unica bellezza sono i rami e le mie foglie”. “Caro bambù, io ti devo ancora dividere in due parti e devo strappare il tuo cuore!”. Dopo un lungo silenzio il bambù si declinò davanti al Signore e disse: “Tagliami e dividimi”. Così il Signore del giardino tagliò il bambù, tirò via i rami, strappò le sue foglie, lo divise in due parti e gli strappò il cuore. Poi lo prese e lo portò là dove acqua fresca da una sorgente sgorgava verso campi aridi. Là il Signore posò il suo bambù e collegò un capo del tronco tagliato con la sorgente e incanlò l'altro capo verso il campo. La sorgente cantò un benvenuto e le chiare scintillanti acque si riversarono attraverso il corpo straziato del bambù verso il canale che correva sui campi inariditi che en avevano tanto bisogno. Così quello che era un magnifico bambù, diventò una grande benedizione in tutta la sua fragilità e umiltà. Quando era ancora grande e bello egli cresceva solo per se stesso e gioiva per la propria bellezza, invece per mezzo della sua distruzione diventò un canale che il Signore poteva usare per rendere il suo regno più fruttuoso. 2. Facile l’accostamento: pensiamo a Gesù, a Maria… ad Allamano. Certamente avevano i loro piani personali e il desiderio di portare a porto qualcosa di significativo, di grande. Ma il Signore intervenne nella loro vita e diede loro delle missioni-servizio. Chiese loro di essere canali! 3. Isaia nella prima lettura (42,1-7), tra altro, dice: “Ecco il mio servo che io sostengo... egli porterà il diritto alle nazioni (...) ... ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”. Il servo, nel nome del Signore, è chiamato ad essere mediatore di giustizia, di libertà, essere luce a chi è nel bisogno, come il Bambù, che porta vita alla terra arida bisognosa d’acqua. San Paolo nella seconda lettura (1Cor. 9.16-19.22-23), afferma senza indugio: “mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro”. Nella sua missione di servo del vangelo, finisce per dare la vita nel martirio. Come il Bambù. Gesù, nel vangelo (Lc.4,16-21), s’identifica nella persona, che consacrata dallo Spirito del Signore, come “buona notizia”, porta libertà, luce e grazia a chi è in attesa di tali doni. E poi, darà la vita per tutti, consegnandosi alla morte, al Padre, al suo piano. Come il Bambù. Fa il servizio di mediazione, come il Bambù. 4. Il Beato Giuseppe Allamano, quando stava per fondare l’Istituto si ammalò gravemente. Le era vicino il Cardinale Richelmy che accompagnava anche, con interesse, le vicende della fondazione dell’Istituto. Quello, rassegnato disse al Cardinale: “… ormai, l’Istituto penserà un altro”. Ma il Cardinale gli disse: “No, guarirai, e lo farai tu”. E guarito, si mise di corpo ed anima a dare vita a famiglie religiose-missionarie per servire di “canale” tra la Chiesa Torinese, ricca di clero e valori religiosi e il Continente Africa. Fondò gli Istituti. Pensò ai lontani di tutto! Donò il meglio di sé donando tutto! “Vi ho dato tutto!”, dirà un giorno ai suoi. Come il Bambù! La vita cristiana e la promozione umana ispirata nella spiritualità della consolazione, si diramò per l’Africa ed oggi in 4 continenti, dove l’Istituto dei Missionari e delle Missionarie della Consolata sono presenti. 5. Come mai è riuscito, qual fu il suo segreto? Il Beato Allamano fu dotato di una personalità ricca! Ed io non ho la pretesa di presentarla tutta intera! Non possiamo, però, escludere i seguenti aspetti:
Il Segreto: il 2 ottobre 1880 don G. Allamano entra come rettore al Santuario della Consolata e vi resterà per 46 anni fino alla morte. Fu la svolta della sua vita, e divenne il suo centro di gravità. Il segreto della sua santità obbediente, profetica, missionaria è nascosto e rivelato proprio alla Consolata: tutto è partito e tutto è derivato dal suo dialogo d'amore con la Madre che aveva imparato a conoscere dalle labbra di sua mamma che gli diceva: "Bisogna recitare sempre l'Ave Maria finché l'uomo resta secco". Il segreto dell'Allamano è la sua profonda e autentica pietà mariana. La sua fisionomia spirituale è d’equilibrio tra valori umani e spirituali: missionari sì, ma santi; calore umano nel relazionarsi; silenziosità operosa; il bene fatto bene, sacerdozio missionario, anima di apostolo; carità forte e robusta; il Signore come l’amore più grande; La Consolata: una Madonna missionaria ; figlio della Chiesa. 6. La santità: progetto da sempre incalzato Ma il segreto del suo grande amore alla Madonna, si può considerare secondo al desiderio avuto da giovane, di cercare la santità. Non si può vivere senza ideali. Ognuno cerca un punto d’appoggio nella vita, che le dia senso e possibilità di riuscita. Un centro unificante la vita che dia senso a tutto e che tenga unito tutto. Il beato Allamano, con la sua vita, indica in Dio la realtà in cui l’uomo deve confidare. Il Dio Santo. E desidera essere santo anche lui. Così:
7. Dimensioni della santità. Allamano non vuole da noi una santità intimistica, carica di individualismo, non, ma una santità che travasa in innumerevoli dimensioni, un santità missionaria! Sì, la dimensione missionaria della santità ci fa diventare:
8. Cos’ha da dire, di speciale, per noi oggi, il Beato Allamano? Tra tanti altri punti, io mi soffermerei sull’aspetto della Santità comunitaria. Guardando l’esperienza di Allamano, che in fondo cercava di trasmettere ai suoi figli una spiritualità comunionale, di famiglia, possiamo dedurre che ci volesse passare un’idea di santità comunitaria, come tensione ideale in un cammino di perfezione che non può essere più inteso come esclusivamente del singolo, come cammino individuale o avventura solitaria. Di santi individuali ne abbiamo già tanti. Oggi c’è bisogno, di fronte a un mondo che sta smarrendo il senso della fraternità, della testimonianza d’un insieme di fratelli e di sorelle che si sono santificati vivendo assieme, assieme perdonandosi e cercando di comprendersi, di correggersi e di esortarsi a vicenda, di caricarsi ognuno il peso dell’altro e di affidarsi ciascuno all’altro. È la santità comunitaria che colpisce, ed è segno di come l’amore dell’Eterno è più forte di tutte le nostre divisioni. La santità del singolo sa di eccezione, quasi non fosse regola per tutti; la santità di tutti è invece testimonianza convincente, messaggio veramente profetico oggi. 9. Dio ha bisogno delle mediazioni per entrare in rapporto con l’uomo? Non siamo noi a indicare a Dio le strade che deve fare, Lui può raggiungermi anche attraverso una via immediata. Esiste anche questa possibilità. Normalmente però il Dio di Gesù Cristo giunge a noi attraverso una mediazione: la storia, la vita, l’altro, gli eventi... una serie infinita di circostanze che possono diventare il canale, lo strumento, la occasione della quale Dio si serve. Ciò che è importante però è capire il principio: Dio che è l’essere perfetto sopporta l’imperfezione. Dunque può raggiungermi anche attraverso una situazione che qualcuno potrebbe dire non degna di Dio, non capace di portare il peso divino... Siamo noi imperfetti che non sopportiamo l’imperfezione. La cosa importante per noi, è essere docili. Non indicare a Dio le strade, ma semmai il mettere me stesso in condizione di leggere in ogni circostanza, in ogni mediazione, la possibile presenza del divino. Nella nostra strada, Dio ha messo il Beato Allamano e la sua santità. Non fu per caso e per niente. Quello che lui è stato, e quello che ha chiesto e chiede a noi di fare, è cosa seria. Per noi fu ed è mediatore, è canale. Possiamo noi, nella sua scia diventare santi. Il cammino si fa in una vita di preghiera. Il lasciarsi guidare dallo Spirito Santo di Dio e dedicarsi al servizio del Signore in completa libertà, esige dal missionario una vita di preghiera intensa, “come necessità imprescindibile, fondamento della perseveranza e della santità” – disse Paolo VI. In questo il beato Allamano ci è di esempio. La sua vita di preghiera ha fatto sgorgare dal suo cuore un progetto di amore che fino ad oggi riflette i segni della sua santità di vita. 10. Stando al vangelo di oggi, sentiamo Gesù concludere il suo discorso nella Sinagoga di Nazaret: “Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. Le parole della scrittura si riferivano a lui. La profezia si realizzava nella sua persona! Per analogia, forse non possiamo dire altrettanto, che si adempie in noi tutto quello che il nostro Fondatore, il Beato Allamano, voleva da noi, ma tanto sì. Nella dimensione della santità ci voleva fossimo eccellenti. Con la nostra magna carta, le Costituzioni, presentiamoci anche noi dall’Allamano e magari, più che dall’anno scorso, possiamo dire: oggi si compie in me/noi quello che in esse c’è scritto, cioè, rispetto alla figura di missionario della Consolata che siamo chiamati ad essere. Se ascolto il Vangelo, se mi converto e mi affido a Gesù, per me si realizza, qui ed ora, ciò che viene raccontato nel vangelo. E anche noi, coscienti della vocazione ricevuta siamo inviati ancora e sempre alla missione, a proclamare e a diffondere la Parola, non mantenendo rinchiuso in noi il dono, che è servire i fratelli e sorelle! Come il Bambù. Siamo sempre chiamati ad essere dei Bambù-canali! Ci venga in soccorso il Beato Allamano. Il suo benevolo aiuto ci è stato assicurato da lui stesso, quando, prima di morire, promise: “Dal Paradiso farò più di quanto ho fatto sulla terra”. Pensiamo a Gesù che diceva: “Chiedete e vi sarà dato!” Il Beato Allamano ci ha sempre creduto in tali parole ed ha avuto del Signore il richiesto. In questa celebrazione invito a tutti a chiedere il dono della santificazione del Beato Allamano. Beato Allamano, da presso Dio, intercedi per tutti noi. Amen. P. Aquiléo Fiorentini, imc |
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