Narrow screen resolution Wide screen resolution
I Domenica Quaresima - C Stampa E-mail
Scritto da P. Ottone Cantore, imc   
Image

Scelta di Dio

Introduzione


La Quaresima, che iniziamo questa settimana, è un periodo intenso che la Chiesa ci propone per avvicinarci a Dio nelle scelte concrete della vita.

Il Vangelo di questa Domenica è Luca 4:1-13. Immediatamente prima del nostro brano Luca pone la genealogia di Gesù e, contrariamente a Matteo, la genealogia viene fatta risalire a Adamo. Questo fatto rileva che Gesù è il nuovo Adamo, l’uomo che risponde in pieno alla volontà di Dio.

Come agirà Gesù di fronte alle tentazioni che ogni persona deve affrontare nella vita? Il modo con cui Gesù affronta le tentazioni è un modello per la vita del seguace di Cristo.

Gesù di fronte alle tentazioni

Luca e gli altri Sinottici presentano le tentazioni di Gesù nel deserto, prima dell’inizio del suo ministero pubblico, ma ciò non deve farci pensare che le tentazioni siano state un fatto isolato nella vita di Gesù. Le tentazioni sono state un fatto costante della sua vita, come lo possiamo vedere da vari episodi dei Vangeli. Ed è specialmente attraverso le tentazioni che possiamo constatare che Gesù è una persona in tutto come noi, eccetto il peccato (cf. Ebrei 4:15).

Gesù subisce 3 tentazioni

1. Dopo un lungo periodo di digiuno, Gesù, ovviamente, sente fame. La tentazione consiste nell’usare i propri poteri per soddisfare i propri bisogni immediati e urgenti, i suoi interessi personali. Il cibo è un grosso bisogno per Gesù.

2. La seconda tentazione consiste nel diventare un Messia politico e militare, a cui tutti i regni obbediscono. Il potere politico immediato sarebbe un gran vantaggio che eliminerebbe la sofferenza e la croce.

3. La terza tentazione, quella forse più difficile da resistere, consiste nel buttarsi giù dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme, in un lancio spettacolare, fidandosi della protezione di Dio. In questo modo Gesù potrebbe divenire un messia che fa miracoli, ammirato da tutti. Anche questo successo eliminerebbe la sofferenza e la croce.

Ogni tentazione presenta dei vantaggi, ma ha un prezzo da pagare.

1. La prima tentazione comporta fare di testa propria, ed essere schiavo del proprio appetito.

2. La seconda tentazione comporta un compromesso con il male. “Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tuo» [Il successo, politico ed economico, spesso comporta imbrogli e compromessi con la propria coscienza].

3. La terza comporta forzare la mano a Dio.

Come vince Gesù le tentazioni?

Gesù vince le tentazioni fidandosi della parola di Dio, come un vero Israelita.

1. Alla prima tentazione, Gesù risponde riferendosi all’esperienza del deserto durante l’Esodo. In Deut 8:3 leggiamo: «Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo». In altre parole Gesù afferma: – La dipendenza da Dio è la realtà più importante della vita; è il nostro DNA. Nel seguire Dio consiste la vera libertà e piena autodeterminazione. –

2. Alla seconda tentazione, che comporta il compromesso con il male e il maligno, Gesù, da vero Israelita, si riferisce al capitolo centrale del Deuteronomio, in cui l’Israelita afferma solennemente che c’è un Dio solo e che solo Lui deve essere adorato. Deut 6:13 «Sta scritto: Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto». In altre parole: – Non può esserci compromesso tra il bene e il male, tra Dio e Satana. –

3. La terza tentazione è più sottile e subdola. Il tentatore questa volta fa leva sulla parola di Dio (Salmo 90) e sulla fiducia che Gesù ha verso Dio. ”Perché sta scritto: Egli ordinerà ai suoi angeli che ti proteggano; ed essi ti porteranno sulle mani, perché tu non inciampi con il piede in una pietra». Il ragionamento è il seguente: se Dio ha promesso a Davide di proteggerlo affinché non inciampi, non farà molto di più per proteggere il Messia? Gesù risponde anche questa volta ricorrendo alla Parola di Dio e all’esperienza del deserto: «E stato detto: Non tentare il Signore Dio tuo» (Deut 6:16). Quella frase si riferisce all’esperienza dell’episodio di Massa (Num 20:2-13), in cui gli Israeliti nel deserto esigettero acqua da Dio, non fidandosi di Lui. In altre parole Gesù dice: – Non voglio avere nessun privilegio. Voglio fidarmi totalmente di Dio. –

Notiamo che in tutto l’episodio Gesù vince il male attraverso il riferimento constante alla Parola di Dio. Notiamo anche che Gesù non rivendica, come Messia, nessun potere speciale. Lui vuole vivere come un autentico Israelita, che ha fatto di Dio il centro della sua vita, e vi aderisce costantemente in ubbidienza e umiltà. È questa umiltà e obbedienza la carta vincente per Gesù Messia; è questa la carta vincente per il cristiano e per il missionario.

Il Missionario

Noi, come missionari, abbiamo la sublime vocazione di seguire Gesù, di camminare sui suoi passi, di fare le scelte che fece lui.

Noi dobbiamo spesso affrontare lo stesso tipo di tentazioni di Gesù.

Abbiamo un certo potere economico, e alle volte siamo tentati di usarlo per il nostro tornaconto, non secondo il piano di Dio, e non secondo le intenzioni delle persone buone che ci aiutano.

Alle volte siamo tentati di manovrare gli altri per ottenere vantaggi di potere e di gratitudine.

Alle volte siamo tentati di usare la nostra posizione di missionari (e quindi usare Dio) per ottenere vantaggi per noi, per la nostra gloria, non per il regno di Dio.

L’esempio di Gesù ci sproni ad affrontare le nostre tentazioni, in maniera che possiamo superarle COME Lui e ASSIEME A Lui. Lo faremo solo se faremo riferimento costante alla sua Parola Vivente, nella meditazione e nell’Eucaristia. Allora saremo in grado di seguire Gesù che non chiese privilegi per se stesso, ma visse in umiltà e ubbidienza fino alla donazione totale di se stesso.

Dt 26,4-10;
Sal 90;
Rm 10.8-13;
Lc 4,1-13
< Precedente   Prossimo >

Missione Oggi

La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa
La mia riflessione sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è anzitutto quella di un pastore, che attinge certamente al suo cammino di teologo al servizio della Verità che libera e salva, ma soprattutto parla in rapporto ai molteplici vissuti umani che continuamente incontra e a cui annuncia la Parola della fede. È tenendo conto di questi vissuti che vorrei articolare le mie considerazioni costruendo una sorta di “menorah” dello spirito, un settenario ispirato al candelabro sacro, che arde nel Santuario di Dio, per aiutarci a illuminare gli scenari del tempo e gli scenari del cuore con la luce della Parola. Partendo dall’attesa della Parola, dal bisogno cioè di una rivelazione che rompa il silenzio del mondo e delle sue solitudini, vorrei riflettere sul Verbo rivelato anzitutto nel suo carattere di buona novella per tutte le solitudini, per fermare quindi la riflessione sull’evento che ha inondato il silenzio dell’intero creato e ha aperta la possibilità della comunicazione trasformante con l’Amore eterno: “Deus dixit!” – “Dio ha parlato!”.
Leggi tutto...