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COME ME STESSO? Stampa E-mail
Scritto da p. Alvaro Pacheco, imc   
Parola

“E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi.” (Marco 12:31)

Meditazione

Sappiamo che per Gesù il “prossimo” ha un significato molto più ampio di quello che di solito pensiamo. Il prossimo non è solo quello che mi sta vicino e a chi voglio bene.

Esso è anche colui che odio, colui che pensa in modo diverso da me, colui che è da solo, colui che mi fa pena, colui che voglio evitare, colui che mi fa arrabbiare, colui che faccio fatica ad amare. Poi, se voglio la felicità, il rispetto, la pace e tranquillità, devo essere il primo ad offrire questi doni al mio prossimo. Certo, ci vuole un cuore grande e umile per riuscire a vivere in questo modo, ma voler farlo è già un passo grande.

Preghiera

Gesù, che mi ami come tuo prossimo,
Rendi il mio cuore capace di assomigliare
Ogni giorno un po’ di più al tuo,
Per poter considerare tutti come mio prossimo.

Amen.

Azione

Chi è per me, in questo momento, il mio prossimo? Cosa devo fare per fargli vedere che Gesù è in me?

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Missione Oggi

La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa
La mia riflessione sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è anzitutto quella di un pastore, che attinge certamente al suo cammino di teologo al servizio della Verità che libera e salva, ma soprattutto parla in rapporto ai molteplici vissuti umani che continuamente incontra e a cui annuncia la Parola della fede. È tenendo conto di questi vissuti che vorrei articolare le mie considerazioni costruendo una sorta di “menorah” dello spirito, un settenario ispirato al candelabro sacro, che arde nel Santuario di Dio, per aiutarci a illuminare gli scenari del tempo e gli scenari del cuore con la luce della Parola. Partendo dall’attesa della Parola, dal bisogno cioè di una rivelazione che rompa il silenzio del mondo e delle sue solitudini, vorrei riflettere sul Verbo rivelato anzitutto nel suo carattere di buona novella per tutte le solitudini, per fermare quindi la riflessione sull’evento che ha inondato il silenzio dell’intero creato e ha aperta la possibilità della comunicazione trasformante con l’Amore eterno: “Deus dixit!” – “Dio ha parlato!”.
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