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III Domenica Quaresima - C Stampa E-mail
Scritto da P. Ottone Cantore, imc   

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Il Signore
ci accompagna nel cammino


Mosè


Nella prima lettura vediamo che Dio interviene a favore del popolo oppresso e sofferente in Egitto.

Lui si presenta a Mosè, un uomo che apparteneva a Israele per nascita, ma che era stato educato alla corte del faraone, con tutti gli agi e i privilegi che questo comportava. Mosè era molto sensibile alla sorte penosa del suo popolo, tanto che era intervenuto in una rissa, uccidendo un Egiziano prepotente che infieriva su un Ebreo. Per questo delitto Mosè era dovuto scappare nel deserto di Midian, dove si era sistemato discretamente e si era sposato.

Il Signore si presenta proprio a quest’uomo, sensibile alla giustizia, e gli comunica la sua volontà ferma di liberare il popolo oppresso. Mosè gode moltissimo di questa decisione divina. C’è una piccola condizione, che fa soffrire Mosè. Mosè stesso deve essere strumento di questo cammino di liberazione. Di fronte alle difficoltà che questo comporta (l’abbandono della propria situazione tranquilla, il confronto con l’autorità dell’Impero più potente del mondo, ecc.), Mosè non accetta la sua “vocazione”. Aggiunge obbiezioni su obbiezioni. Chiede anche il nome al Dio che gli appare, per carpirne in qualche modo il segreto e la forza. Il nome è “YAHWEH” (= IO SONO). È come se il Signore dicesse: – IO sono presente a te e a tutto il mio popolo, per tutto il tempo. Tu capirai chi io sia dalle mie azioni, giorno dopo giorno. – Finalmente Mosè accetta la missione affidatagli.

La “CONVERSIONE” (cioè il CAMBIARE DIREZIONE, PER SEGUIRE DIO) di Mosè consiste nell’accettare la sua difficile missione e di portarla avanti con coraggio e determinazione, con arrabbiatura e con forza, con preghiera e con sofferenza.

Anche il popolo si converte, e si fida di Dio. Ciò comporta grosse difficoltà: liberarsi dalla schiavitù, fame, sete, disagi. Specialmente vivere da persone libere non è facile.

In tutto questo cammino di conversione Mosè e il popolo d’Israele hanno “sentito” la presenza concreta di Dio che li aiutava, giorno dopo giorno, a crescere e ad essere sempre più legati a Lui, tanto da stringersi a un Patto di sangue con Lui.

Gesù

Nel Vangelo odierno Gesù si riferisce a 2 fatti di cronaca avvenuti a quei tempi e di cui tutti parlavano. Un gruppo di Galilei era stato massacrato dai soldati Romani nel Tempio e una torre era caduta improvvisamente, uccidendo varie persone.

Secondo la mentalità del tempo, le persone colpite da quegli incidenti erano morti a causa dei loro peccati.

Gesù il profeta non si ferma sul puro dato di cronaca, non accetta l’interpretazione corrente, ma trasforma gli episodi di cui tutti parlano in un appello urgente e ripetuto alla conversione. Gesù ricorda alla gente che la morte è inevitabile e può capitare anche quando uno è in preghiera o quando uno è appoggiato a un muro. Perciò bisogna cambiare direzione di vita, CON-VERTIRSI, cioè lasciare il peccato e accogliere il Regno di Dio, nella persona e insegnamento di Cristo.

Gesù incalza. Racconta la parabola del fico, una pianta che produce frutti deliziosi. Il padrone della pianta va a cercare frutti, ma non ne trova, per ben 3 anni! Vuole abbattere la pianta, perché occupa il terreno inutilmente. Interviene il contadino che cura la terra e chiede umilmente di concedere ancora un anno di tempo, perché la pianta produca frutti. La parabola termina con la richiesta del contadino, ma senza la risposta del padrone. È come se Gesù dicesse: – Se hai ancora vita, sappi che hai ancora del tempo per convertirti. Non aspettare troppo. Domani potrebbe essere troppo tardi! –

La nostra conversione

QUANDO convertirci?

Il famoso Rabbino Eliezer soleva affermare: – Convertiti un giorno prima di morire! – Siccome non conosciamo il giorno della nostra morte, dobbiamo convertirci ogni giorno.

Il periodo della Quaresima è particolarmente importante per la nostra conversione, con l’aiuto di una più intensa preghiera, di carità concreta e di qualche rinuncia.

COME convertirci?

A me pare che la Parola di Dio oggi ci indichi anche la maniera della conversione.

1. Non perdiamoci mai d’animo. Seguiamo l’esempio di Mosè, che ha vissuto con coraggio la sua missione di guida di popolo ostinato, attingendo dall’incontro con Dio la forza di seguirlo anche nei momenti bui. Il Signore non lo abbandonò mai, e non abbandona mai neanche noi!

2. I fatti di cronaca che ci colpiscono (es. un confratello che abbandona la vocazione) ci aiutino a rinnovarci nel nostro impegno di conversione.

3. Quando ci sentiamo insoddisfatti di noi stessi, quando ci rendiamo conto che i nostri sforzi producono scarsi risultati, approfittiamo di queste situazioni di disagio per convertirci a Dio e rivolgiamoci con maggiore vigore al Signore. Lui non mancherà di farsi presente a noi.

4. Chiediamo la grazia della conversione dal Signore, specialmente attraverso il Sacramento della Riconciliazione. Lì troviamo la forza di superare il peccato, le abitudini nocive che abbiamo contratto, e “sentiamo” l’amore che ci rinnova.

5. Naturalmente, quando riscuotiamo qualche successo, godiamone e diciamo al Signore: – Che sia tutto per la tua gloria! –

In questo modo, durante tutta la nostra vita, sentiremo la presenza di Dio.


Es 3,1-8a.13-15;
Sal 102;
1 Cor 10,1-6.10-12;
Lc 13,1-9

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Missione Oggi

La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa
La mia riflessione sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è anzitutto quella di un pastore, che attinge certamente al suo cammino di teologo al servizio della Verità che libera e salva, ma soprattutto parla in rapporto ai molteplici vissuti umani che continuamente incontra e a cui annuncia la Parola della fede. È tenendo conto di questi vissuti che vorrei articolare le mie considerazioni costruendo una sorta di “menorah” dello spirito, un settenario ispirato al candelabro sacro, che arde nel Santuario di Dio, per aiutarci a illuminare gli scenari del tempo e gli scenari del cuore con la luce della Parola. Partendo dall’attesa della Parola, dal bisogno cioè di una rivelazione che rompa il silenzio del mondo e delle sue solitudini, vorrei riflettere sul Verbo rivelato anzitutto nel suo carattere di buona novella per tutte le solitudini, per fermare quindi la riflessione sull’evento che ha inondato il silenzio dell’intero creato e ha aperta la possibilità della comunicazione trasformante con l’Amore eterno: “Deus dixit!” – “Dio ha parlato!”.
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