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VISITA CANONICA ALLA REGIONE COLOMBIA (4 agosto – 4 ottobre 2003)
4 ottobre 2003
Carissimi Confratelli della Regione Colombia,
Il 30 agosto del 2003, al termine della solenne concelebrazione eucaristica e di fronte ad una moltitudine di gente che gremiva la rinnovata Piazza San Francesco di Florencia, il Vescovo ha benedetto una statua del Beato Giuseppe Allamano e scoperto una lapide in suo onore. Nel discorso ufficiale il Governatore ha affermato: “Nella storia del Caquetà c’è un prima e un dopo: prima dei Missionari e delle Missionarie della Consolata e dopo di loro. Senza nulla togliere all’importanza del lavoro realizzato dai Francescani agli inizi dell’evangelizzazione del Caquetà, possiamo affermare che tutto ciò che esiste nel territorio è frutto del lavoro dei Missionari e delle Missionarie della Consolata. Le strutture scolastiche, quelle sanitarie, dello sviluppo umano e sociale di questa regione, come pure la nostra fede, tutto, lo dobbiamo a questi uomini e donne che, animati dalla spirito del loro Fondatore, la cui statua rimarrà a perenne ricordo in questa piazza, si sono sacrificati, hanno preso in mano una situazione ancora allo stato embrionale e l’hanno portata avanti fino all’attuale sviluppo”. Una vera apoteosi! La sera stessa e nei giorni seguenti, quando raccontavamo di questo riconoscimento ai nostri confratelli, ci siamo resi conto che, pur assentendo alle lodi espresse in quella occasione, tuttavia aggiungevano sempre dei “ma”. E’ vero che lo sviluppo della zona è dovuto a noi, “ma…”; è vero che l’educazione ha avuto un notevole impulso, “ma…”; è vero che la fede che abbiamo condiviso con la gente è più che un fatto personale e spirituale, “ma…”. Tutti questi “ma” diventavano dei correttivi a quell’apoteosi di lodi, per presentare un quadro più oggettivo e realistico. Nella nostra mente poco a poco si delineava un’immagine diversa della nostra missione, con tutti suoi colori splendenti, ma anche con le sue ombre minacciose. Una missione da giganti, ma anche da piccoli nani; una missione da eroi, ma anche da paurosi; una missione integrale, ma anche frammentata; una missione piena di successi, ma anche di sconfitte; una missione in cui c’è il divino, ma anche l’umano. Una missione che deve continuamente essere valutata, sfidata, rinnovata, se non si vogliono creare isole invece di comunità aperte all’inculturazione e all’universalità. E’ stata questa immagine della missione che ci ha accompagnati nella visita canonica alla Regione Colombia, che ha ispirato le relazioni che abbiamo presentato a ciascuna comunità e che ora ci aiuta a scrivere questa lettera. Essa presenta anzitutto gli attuali contesti in cui la missione si svolge, evidenzia quegli elementi di fondo, positivi e negativi, che influiscono sulla vostra vita e attività. Accogliete questa lettera come frutto dello sforzo sincero dei due visitatori, per un miglior futuro della Regione e della sua missione in Colombia ed in Ecuador.
1. Contesti e sfide della missione nella Regione
Violenza o Pace? La violenza e la ricerca della pace sono i temi quotidiani attorno ai quali gira tutta la realtà del Paese, delle istituzioni politiche, economiche, sociali ed ecclesiali. L’elezione dell’attuale Presidente Álvaro Uribe (maggio 2002), ha segnato un cambiamento importante nella vita dei colombiani. Per il compimento del suo mandato ha scelto tre linee di azione: politica della sicurezza democratica, lotta alla corruzione e ripresa economico-sociale. Il Presidente si è proposto di raggiungere la sicurezza usando "mano forte e cuore grande" nei confronti dei gruppi armati. “O negoziano o li vinciamo”, continua ad essere il suo motto. Benché sia riuscito parzialmente a creare un clima di relativa tranquillità nel Paese, relegando i gruppi sovversivi sempre più nelle zone interne e montagnose, questa politica militare continua a suscitare grande preoccupazione nelle Organizzazioni non governative e umanitarie, le quali temono il ricorso all’ingiustizia e alla violazione dei diritti umani per il raggiungimento della pace. Il conflitto armato è in evidente fase di accelerazione. I vari gruppi guerriglieri tentano di affrettarsi per rinforzare le loro file. L’esercito si vede obbligato a mostrare i risultati della sua azione per poter contare con l’appoggio del governo, degli USA e dell’opinione pubblica. Dal canto loro i paramilitari cercano di mimetizzarsi palesando tentativi di reinserimento nella normalità della vita sociale. Gli Stati Uniti d’America (USA) sono preoccupati per gli effetti provocati dal conflitto colombiano nei paesi confinanti. La polarizzazione tra gli attori del conflitto si fa ogni giorno più acuta, mentre la situazione sociale è sempre più esplosiva. I guerriglieri cercano di forzare la società civile, sfruttando le misure impopolari del governo ed il suo allineamento con gli USA e colpendo, oltre alle zone più interne, anche i grandi centri urbani mediante il terrorismo e il gangismo. A loro volta, i narcotrafficanti per proteggere le loro coltivazioni continuano a finanziare eserciti privati, mentre i civili più abbienti finanziano bande armate per proteggersi dalla guerriglia. Per gli inermi contadini non rimane che l’alternativa di abbandonare le loro terre. Tragicamente, in questo modo, si continua a realizzare una riforma agraria al rovescio, condannando la maggioranza dei colombiani, esasperati dall’attuale situazione, a cercare inutilmente vie di uscita a questo circolo vizioso, tra guerriglia, narcotraffico, paramilitari e un esercito che non può garantire in tutto il territorio nazionale la sua presenza e protezione.
Crescono la violenza e il narcotraffico, aumentano gli emarginati e i poveri Benché i sondaggi evidenzino che i cittadini credono di godere maggiori condizioni di sicurezza, Colombia continua ad essere uno dei paesi più violenti del mondo, con una media annuale di 28.000 omicidi. Paradossalmente, solo il 20% di queste uccisioni sono attribuibili al confronto armato tra militari e gruppi armati, mentre nell’80% dei casi gli omicidi non sono altro che il nefasto risultato della violenza diffusa a livello sociale. Il narcotraffico si è talmente radicato e sviluppato nel Paese che anche Colombia è stata inclusa nella lista della crociata internazionale antiterrorista. I vari gruppi armati, tutti coinvolti nel commercio della droga, sono considerati alla stregua dei terroristi. Ciò genererà serie complicazioni quando e se si arriverà ad intavolare negoziazioni di pace. Persino i contadini, l’anello più debole di questa catena di morte e vittime di tanti soprusi, sono considerati come nemici dalle varie strategie elaborate in vista dell’eliminazione delle droghe illecite. L’economia nazionale mostra segni di ricupero, ma ci sono molti dubbi riguardo agli effetti delle attuali scelte governative in questo campo. Grazie all’enorme appoggio finanziario di US $ 2.3 miliardi da parte degli USA, che ha in Colombia un alleato importante nella lotta contro il terrorismo ed il narcotraffico, il Paese si è visto obbligato ad investire il 5,5% del suo PIL in spese militari. Tutto ciò a detrimento delle politiche sociali in favore dei più poveri. Dei 40 milioni di colombiani, 27 vivono nella povertà e di questi circa 12 milioni soffrono la miseria estrema.
La presenza e il ruolo della Chiesa In questa situazione di conflitto armato e di narcotraffico, la Chiesa è chiamata ad assumere un ruolo di mediazione e di dialogo tra le diverse parti, evitando le polarizzazioni e facilitando la reciproca comprensione. La Chiesa che è in Colombia è chiamata a formare e coltivare nelle coscienze una cultura della riconciliazione, mantenendo viva in tutti la volontà di arrivare a una risoluzione pacifica ed equa del conflitto armato. Questa cultura di riconciliazione dovrebbe sostituire quella della rivincita e della vendetta che per troppi anni ha prevalso nella società, generando morte, distruzione e un clima molto diffuso di timore. Si rende necessaria una presentazione più concreta e pedagogica della riconciliazione. Essa è spirituale perché la Chiesa, ovunque si trova e opera, genera comunione tra le persone e non divisione; sociale, perché il vangelo guarisce dalle ferite della violenza richiamando alla memoria e denunciando le sue tragiche conseguenze; politica, perché indica la via del perdono, rompe quella catena di vendetta e di rivincita a quanti arrivano ai centri di potere; culturale, perché forma una nuova coscienza etica, come alternativa alla mentalità creata dal narcotraffico Anche l’impegno a continuare il suo coinvolgimento nella missione ad gentes renderà la Chiesa colombiana più credibile nel suo nuovo ruolo di mediazione fra i diversi gruppi armati, di comunione fra la gente, di servizio per la riconciliazione nazionale e di consolazione per tutte le ferite inflitte alla gente e alle culture presenti nel Paese. È in questa Chiesa che come Missionari della Consolata possiamo prestare un prezioso servizio, in sintonia con lo spirito dell’Allamano e con la nostra consacrazione missionaria.
2. Aspetti importanti per il vostro futuro
Durante la visita canonica abbiamo studiato nelle singole comunità e con tutti i confratelli i problemi e le situazioni locali e abbiamo consegnato in ciascuna di esse una relazione scritta, indicando orientamenti in vista di un miglioramento nell’essere e nell’operare. Ora vorremmo raccogliere e approfondire tutti quegli aspetti che riteniamo comuni nella Regione, e offrire i nostri suggerimenti per il bene di tutti voi. Lo faremo seguendo questa traccia: la persona del missionario, santità e preghiera, comunità, apostolato, animazione missionaria vocazionale (AMV), formazione di base, ridimensionamento, finanze.
1.1 La persona del missionario
Abbiamo vissuto e pregato con voi e insieme abbiamo anche riflettuto sul modo con cui percepite e vivete la comune vocazione, i rapidi cambiamenti che vi circondano e le nuove sfide. Vi abbiamo incontrati nelle parrocchie e nelle attività situate in zone urbane e nei territori dell’interno; nelle situazioni di violenza e in momenti di vera insicurezza per la vostra vita; nelle comunità di formazione e nelle attività di AMV; in strutture scolastiche, negli uffici al servizio della comunità regionale e nelle case di accoglienza dei confratelli. Abbiamo ammirato tante vostre belle qualità e attitudini. Molti di voi sentono fortemente la loro consacrazione a Dio nell’Istituto, vivendola integralmente. La spiritualità del Fondatore attira un buon numero di voi e vi rende fecondi nella santità e nella ricerca del bene altrui. Le caratteristiche dell’Istituto, ispirate dall’Allamano e consacrate dalla nostra tradizione, sono ancora vive in coloro che le praticano con costanza e serenità. Alcuni sentono il bisogno di tempi e spazi spirituali e di formazione permanente per alimentare la vita interiore e per ascendere al monte della santità, cercando i mezzi più appropriati per realizzarli. Lo zelo e l’entusiasmo per il lavoro pastorale rimangono un’eredità feconda per la Regione e in molti sentite il richiamo dell’apostolato e delle sue nuove esigenze. Gli sforzi in atto per iniziare o perfezionare una vera pastorale indigena, afro e urbana, con i caratteri della consolazione, del perdono e della riconciliazione, e per aggiornare l’evangelizzazione parrocchiale, stanno portando frutti e vi costituiscono come degli innovatori esemplari per le altre forze missionarie. Inoltre, impegnate tutti i vostri doni e la vostra creatività per formare i più giovani e animare la Chiesa locale alla missione. Stare con voi però ci ha anche fatto vedere e comprendere certe situazioni personali deleterie e pastoralmente fallimentari. Siccome è sempre odioso segnalare gli aspetti negativi dei confratelli, preferiamo riportare ciò che voi stessi avete scritto nel vostro “Instrumento N.1” per lo studio del contesto in cui vivete: “Alcuni missionari stanno passando momenti di difficoltà riguardo la loro identità religiosa, sacerdotale, missionaria, per la situazione attuale del mondo, della cultura e della Chiesa, ed anche perché la missione ad gentes si sta ridefinendo. Altri, a causa di problemi personali, sono individualisti, poveri nella fraternità e nella disponibilità, e trovano difficile prendere decisioni. Altri si adattano ad una vita sempre uguale, nella dipendenza, mettendo i progetti personali prima di quelli della comunità, facendo difficoltà ad accettare il cambio di attività. Altri rivelano poca capacità di riflessione ed anche difficoltà ad accettare quei valori…”. Questo elenco delle debolezze di alcuni missionari lo condividiamo in pieno, perché ci sembra che coincida con la realtà dei fatti. Purtroppo ogni parola ed espressione di questa lista nasconde situazioni dolorose per gli individui, per le comunità in cui vivono e per tutto l’Istituto. La visita ha cercato di essere comprensiva, di offrire a ciascuno il miglior sostegno possibile e di invitare i confratelli interessati ad accettare un’assistenza specifica. Non si può protrarre a lungo una vita così radicalmente lontana dai nostri ideali ed è indispensabile lasciarsi aiutare, aprirsi ad interventi specifici, oppure questionarsi seriamente sulla propria scelta di vita.
2.2 Santità e preghiera
Fra voi ci sono confratelli veramente intenti a coltivare e sviluppare un’esistenza santa, di intimità con Gesù e ritmata dalla preghiera. Li incoraggiamo a perseverare, consci che solo la tensione verso la santità può dare gioia al cuore, apertura mentale, basi solide per un apostolato proficuo, coerenza di vita illuminata dai consigli evangelici. Abbiamo constatato che quasi tutte le comunità hanno migliorato i loro momenti di preghiera e sono cresciute nella vita spirituale. D’altra parte, nei nostri colloqui abbiamo ascoltato che la maggioranza di voi si accontenta di una vita fatta di mediocrità, dai tetti in giù, più che dai tetti in su. Parlando con alcuni confratelli abbiamo avvertito un vuoto che, consciamente o no, si cerca di riempire con l’attivismo, l’eccessiva ricerca di relazioni che non sempre sono trasparenti, l’evasione dai propri doveri spirituali e di consacrati, la dipendenza da programmi televisivi, frequenti visite, viaggi ingiustificati… Di fronte a questa situazione, indichiamo alle comunità i seguenti orientamenti: ci si sforzi di avere almeno due incontri comunitari e significativi di preghiera ogni giorno, come richiesto dalle Costituzioni; settimanalmente si preveda un tempo di adorazione comunitaria di fronte a Gesù Eucaristia; si reciti il Rosario almeno il Sabato e nelle feste mariane; si organizzino momenti penitenziali nei tempi forti dell’anno liturgico, soprattutto nelle comunità più numerose o nei gruppi zonali, prevedendo anche la confessione sacramentale; ognuno prenda sul serio la propria chiamata alla santità e la vita di unione con Dio in Cristo, perché questa è la nostra chiamata; non seguirla significa tradire ciò che abbiamo promesso con la nostra professione religiosa; il ritiro spirituale sia praticato mensilmente nelle comunità locali o nelle zone; la Direzione Regionale insista in tutti i modi (visite del Superiore Regionale o del suo Vice, lettere circolari, ecc.) affinché i missionari mantengano vivo l’anelito alla santità, alla preghiera comunitaria e personale.
2.3 Comunità
Anche in questo campo, la nostra visita ha constatato qualche miglioramento e siamo felici di poterli condividere con voi. I casi di missionari soli sono scesi a tre. In quattro parrocchie c’è un confratello solo, ma che vive con altri missionari, religiosi/e o laici, con i quali -ci è stato assicurato- fa vita comunitaria e di preghiera. Abbiamo parlato a tutti questi confratelli e la quasi totalità si sono dimostrati pronti a vivere con altri missionari della Consolata. Da parte loro, il Superiore Regionale e il suo Consiglio si sono dichiarati disposti ad un ridimensionamento delle opere pur di dare a tutti la possibilità di vivere in una comunità. La vostra vita comunitaria sembra offrire diverse ricchezze, però palesa anche tutti i suoi limiti: manca spesso di un progetto comunitario di vita, di raduni incisivi, di condivisione dei beni, di momenti di convivialità…; sono mancanze che possono rendere impraticabile o sterile la vita fraterna. Anche le comunità zonali hanno perso un po’ del loro mordente iniziale e non sembrano possedere più quell’ascendente che a suo tempo fece ben sperare. La visita canonica si sente in dovere di ricordare e riproporre i seguenti punti: I Superiori Locali e i Coordinatori Zonali assumano seriamente il loro ruolo di leadership e lo svolgano con carità, fede, efficacia ed anche serietà. Siano di aiuto al Regionale e al suo Consiglio per aggiornarli sui problemi locali o zonali, offrendo anche una valida collaborazione nella soluzione di questi problemi. In questo contesto vorremmo ricordare qual’è l’attuale posizione giuridica delle due figure menzionate. Quella del Superiore Locale di comunità è già descritta dalle Costituzioni (Cost 147). Il Coordinatore Zonale è invece una figura morale e non ha alcuna autorità giuridica, ma solo di coordinamento e di animazione della vita spirituale dei confratelli, della loro formazione permanente e dell’organizzazione di una data zona. Ogni comunità formuli il proprio Progetto Comunitario di Vita (PCV) e lo verifichi a metà e alla fine anno; alla sua elaborazione vi partecipi possibilmente un membro del Consiglio Regionale o il Coordinatore Zonale. Il PCV è stato caldamente raccomandato dal X Capitolo Generale e proposto con forza dalla Direzione Generale, passata e presente, proprio perché senza di esso la comunità si muove nel vago, non si dà precisi orientamenti per la sua crescita integrale e per un apostolato d’insieme. Ogni comunità abbia i suoi frequenti incontri. Se la preghiera è l’ossigeno della vita fraterna, anche gli incontri comunitari aiutano a crescere, a capirsi e a formarsi se vissuti come momenti speciali di spiritualità, di studio dei documenti IMC ed altri, e di pianificazione pastorale. Al presente molte comunità hanno un raduno periodico che però consiste principalmente nella pianificazione pastorale o nell’organizzazione pratica della missione. Vi ricordiamo che tutti gli elementi menzionati sopra dovrebbero essere presenti per fare del raduno un vero momento di preghiera, di riflessione e formazione permanente, oltre che di pianificazione. La formazione permanente deve essere sempre proposta e programmata nella comunità locale, in quella zonale e Regionale. Come suggerisce il XCG, tale formazione: “non si limiti all’aggiornamento, ma a rimotivare le persone mediante l’approfondimento e l’assimilazione del carisma, dello spirito del Fondatore, degli ideali della consacrazione, della comunione e missione”. Ogni incontro e ogni celebrazione prevedano spazi per questa formazione permanente che permette al missionario un consistente aggiornamento in tutto quello che è necessario per vivere il comune carisma, per realizzare una pastorale con metodi aggiornati, per tenersi al corrente degli sviluppi specialmente nel campo teologico-pastorale. La Direzione Regionale e i coordinatori di Zona organizzano programmi di formazione permanente e la possibilità di partecipare a momenti di revisione della vita regionale. Anche la Direzione Generale, oltre che ad offrire corsi di rinnovamento personale, invia questionari e temi di riflessione per suscitare l’approfondimento e la condivisione. Siamo coscienti che avete tante riunioni, che il lavoro non vi manca e che le distanze sono enormi, tuttavia a noi sembra che la risposta alle tante sollecitazioni e proposte nella vostra Regione è scarsa. Non si risponde ai questionari, si arriva in ritardo ai raduni e con troppa facilità alcuni si assentano per fare i loro interessi, in occasione della visita canonica alcune relazioni non sono state scritte... Alle volte la scusa degli impegni pastorali e i programmi personali causano diserzione e disaffezione agli incontri programmati e annunciati in antecedenza. Richiamiamo a tutti e con un certa forza la necessità di dare priorità a questi appuntamenti e di parteciparvi dall’inizio alla fine, per il bene di ciascuno e il progresso della Regione. Prudenza nelle relazioni interpersonali. Ne abbiamo parlato a chiare lettere e dettagliatamente anche nell’assemblea finale della nostra visita. Sentiamo il dovere di ricordarvi anche per iscritto che nella società attuale e in quanto consacrati e sacerdoti siamo chiamati alla massima trasparenza nell’esercitare il nostro ministero, che è sempre al servizio alla vita e al vero bene delle persone che il Signore e la Chiesa ci affidano. Prudenza nelle relazioni con i membri di gruppi armati. Il conflitto armato in Colombia sta diventando sempre più cruento. L’esercito, la guerriglia e i paramilitari diventano sempre più aggressivi e sempre meno tolleranti. Mentre nel passato la Chiesa e i suoi rappresentanti potevano godere di un certo ascendente morale su questi gruppi con la possibilità di mediare i conflitti, ora si deve molta attenzione perché facilmente si è giudicati partigiani degli uni o degli altri. Vescovi, sacerdoti e religiosi vengono trattati dalle forze in conflitto secondo il modo con cui è percepito e interpretato il loro modo di fare e di parlare. Molte delle nostre missioni si trovano in zone di aperta guerra fra i tre gruppi. Ogni parola, ogni azione, ogni volta che il missionario si muove al di fuori del territorio della parrocchia, tutto è notato. Fate in modo che il vostro lavoro sia di evangelizzazione e di aiuto a tutti coloro che hanno bisogno; non lasciatevi strumentalizzare da nessuno; non agite mai da soli; non accettate nessuno in casa, specie durante la notte; non offritevi a portare lettere, pacchi, documenti a terzi ecc. In situazioni nuove o di dubbio, consigliatevi sempre con i confratelli e attenetevi alle disposizioni dei Vescovi e del Superiore religioso. Le elezioni per il Consiglio Regionale. Le nostre Costituzioni danno la possibilità di eleggere il Consiglio Regionale in tre modi. La votazione diretta è quello che la Regione Colombia ha adottato per indicare i confratelli che si considerano i più adatti a questo servizio e la scelta viene fatta mediante il voto scritto dei membri attivi della Regione. Usare sotterfugi per giungere a una maggioranza, fare pressione affinché venga eletto un proprio candidato o influenzare comunque la votazione, significa tradire lo scopo delle elezioni e correre il rischio di formare una Direzione regionale incapace di attuare efficacemente. Ci auguriamo che le prossime elezioni palesino una sincera ricerca della volontà di Dio per il bene della Regione, nella libera e personale scelta dei candidati, senza indebite influenze o meschine tattiche elettorali. La Casa Regionale ha un ruolo molto importante nella vita della Regione, ospitando i missionari di passaggio per Bogotà, aiutando i familiari e gli amici che visitano le missioni, agendo da procura per le comunità… E’ compito di questa casa offrire ai confratelli un’ospitalità fraterna, un aiuto tempestivo e prevedere alcune comodità per una permanenza serena e di riposo. Attualmente si stanno apportando alcune modifiche interne al fine di render più confortevole la permanenza dei missionari e di questo ringraziamo il superiore e i confratelli di quella comunità. Ci sono state segnalate delle tensioni e delle incomprensioni causate a volte dalle esigenze esagerate di alcuni e del poco rispetto per il buon ordine della Casa. A tutti chiediamo buon senso e impegno concreto per creare un ambiente sereno e di mutua comprensione, facendo presente ai responsabili della comunità gli eventuali inconvenienti incontrati e accettando l’impostazione della Casa Regionale, secondo quanto è stato stabilito. Se ritenuto necessario, la Direzione regionale destini una persona (missionario o laico) con funzioni di procuratore, aiuto degli ammalati, fac totum nella Casa.
2.4 Apostolato
E’ soprattutto in questo ambito che la Regione Colombia si è brillantemente distinta per creatività, intensità, coraggio e anche per le realizzazioni in campo strutturale e spirituale. L’intera circoscrizione, inclusa la formazione di base, è sempre stata caratterizzata da questo desiderio di apostolato, di lavoro missionario, di espansione, di lavoro di frontiera, senza badare alle molteplici e crescenti difficoltà. Nell’Istituto siete riconosciuti e ammirati per la vostra perseverante e lunga presenza nelle zone di guerriglia, mettendo a repentaglio anche la vostra incolumità. Nonostante tutto continuate sul posto, siete tranquilli e non vi viene nemmeno in mente il pensiero di andare via, anzi, più aumentano le difficoltà e la precarietà e più siete determinati nel voler rimanere come luce e voce della speranza della gente. Gli ultimi impegni della vostra dedizione apostolica sono gli sforzi in atto per perfezionare la pastorale indigena, consolidare quella tra gli afroamericani ed iniziare altre presenze urbane. Le aspirazioni della gente hanno trovato in voi una risposta immediata nella vostra pastorale: il bisogno di perdono e riconciliazione nell’iniziativa chiamata ESPERE (Escuela de Perdón y Reconciliación); la situazione dei bambini abbandonati è stata assunta nel progetto Niños de la Guerra, Hombres de la Pax; la necessità di trovare un’alternativa alla spirale di violenza e alla guerriglia trova risposte e proposte nella vostra formazione per la pace, portata avanti nella catechesi e nella mediazione fra le diverse parti armate, per ottenere il rispetto ai diritti umani, specialmente nelle missioni del Caquetà e del Putumayo. Anche nella pastorale ordinaria molti nostri missionari hanno la possibilità di usufruire di alcuni progetti per una evangelizzazione integrale come il SINE (Sistema Integral de Nueva Evangelizacion) o il Proyecto Parroquial de Renovación y Evangelización). Un’altra realtà nuova e carica di speranza è rappresentata da alcune nostre comunità apostoliche impostate secondo gli orientamenti del nostro ultimo Capitolo. Oltre a quella già nota del Cauca, le abbiamo trovate nella parrocchia di Jardin, a Cartagena del Chairà, alla Tagua, a Guayaquil. Comunità e gruppi di lavoro che non solo pianificano le attività pastorali, ma che prevedono momenti di preghiera giornaliera, di riflessione, di formazione permanente. E’ auspicabile che questo tipo di impostazione possa essere esteso a tutte le vostre comunità. La prima e indispensabile cooperazione che siamo chiamati a realizzare è quella con le Missionarie della Consolata. Le vostre relazioni con loro sono molto positive, il lavoro di AMV fatto insieme rafforza i legami di amicizia e di unità, il clima generalmente è buono e pieno di rispetto e di amore. Le missioni o i progetti in cui lavorate assieme non sono molti, ma lo spirito che li anima è il medesimo. Si spera che nel campo dei Laici Missionari della Consolata si possa condividere sempre più lo stesso cammino, per presentare a coloro che intendono vivere la nostra spiritualità e la nostra missione, uno spirito e uno stesso carisma. Pur nella ricchezza di tutte queste belle realtà, in campo pastorale rimangono ancora alcune nubi da allontanare: Troppo protagonismo e individualismo nella pastorale. Molti missionari si sentono realizzati nella misura in cui si dice: “questa è la chiesa di…”, “la scuola di…”, “il collegio di…”. Altri si ostinano a non voler introdurre i missionari più giovani nel lavoro, non hanno il desiderio di condividere con altri la loro esperienza, si ostinano a non voler rivelare la reale situazione finanziaria… Sono atteggiamenti indegni per dei missionari di frontiera, eppure esistono ancora confratelli chiusi nel “mio”, incapaci di fare il passo verso il “nostro”. In questa ottica, vorremmo fare presente una difficoltà che spesso si sperimenta quando si avvicenda il personale responsabile nelle comunità, parrocchie, istituzioni. Sovente il processo graduale dei passaggi delle consegne tra superiori o incaricati non si fa o semplicemente ci si rifiuta di farlo. E’ una mancanza di serietà e soprattutto di rispetto per gli altri. Il Superiore Regionale sia esigente e deciso su questo aspetto, richiamando severamente coloro che si rifiutano di farlo. Cercate di fare tutto con la gente, come secondo la nostra tradizione più genuina, senza escludere nessuno dalla partecipazione. Cercate di essere i fratelli che motivano, preparano e accompagnano gli altri. Il vostro lavoro pastorale avrà successo duraturo solo se la gente sarà coinvolta in tutto quello che si fa e si programma nelle parrocchie. Celebrate molte Messe nei giorni feriali. Ci avete spiegato quanto siano importanti per i cattolici colombiani e che si tratta di un’esigenza della mentalità e della cultura cattolica, soprattutto in occasione di anniversari, commemorazione dei defunti… Se da una parte si può accettare la premessa, dall’altra è bene mettere in discussione l’uso. Dal punto di vista liturgico e teologico celebrare molte Eucaristie anche nei giorni feriali e solo per rispondere a delle vecchie tradizioni -e forse anche per tornaconto economico- non ha senso. Per il sacerdote tale modo di attuare si trasforma in una routine che poco a poco svilisce il significato delle celebrazioni. Il molto tempo richiesto da tutte queste Messe potrebbe invece essere meglio distribuito per dedicarlo alla catechesi, alla visita alle famiglie e alle comunità più lontane o nella preparazione delle omelie. Vi invitiamo a offrire ai cattolici una formazione eucaristica più consistente e profonda, per dare più ampiezza al ministero sacerdotale e maggiori spazi ai ministeri non ordinati dei laici. Formare di laici, ministri della comunità. Ragioni teologiche e pratiche richiedono questo cambiamento nell’impostazione delle comunità cristiane della Colombia. Pur essendo vero che alcune diocesi hanno sacerdoti in abbondanza e che hanno già inviato, dentro e fuori delle frontiere nazionali, diversi Fidei Donum, tuttavia in Colombia persiste la necessità di ministri ordinati per coprire tutte le necessità. Un po’ dovunque le diocesi si vedono costrette ad aprire nuove parrocchie, soprattutto nelle zone urbane, per far fronte al grande afflusso dei cattolici. Che cosa capiterà se, aumentando il numero delle parrocchie e delle loro necessità, non crescerà di pari passo anche il presbiterio diocesano? L’alternativa è: o le parrocchie rimarranno chiuse o verranno affidate al ministero di laici debitamente preparati e formati. Chi vuol lavorare per il futuro della Chiesa in Colombia deve impegnarsi nella formazione di laici all’altezza delle necessità pastorali. Alcuni di voi fanno fatica a percepire questo segno dei tempi e si limitano a mantenere un gruppo di catechisti alle strette dipendenze del sacerdote, senza preoccuparsi di abilitarli adeguatamente a saper far fronte alle attese delle comunità cristiane, indipendentemente dalla presenza del sacerdote. Aprite le porte ai laici, preparateli ad essere degli animatori e delle presenze di fede, di carità e di unità nelle comunità cristiane. Evangelizzazione, elemento portante e insostituibile della missione. La maggioranza delle persone che voi servite è povera e voi eccellete nel lavoro di promozione umana e sociale, parte integrante dell’evangelizzazione. Rimane però altrettanto vero che la gente ha fame di Dio. Il messaggio evangelico deve essere annunciato, accolto e vissuto nei suoi valori, come quelli del perdono e della riconciliazione, anche ai poveri per orientare la loro vita. Gli esclusi sono gli eletti del Signore e della nuova evangelizzazione. Vi raccomandiamo di valorizzare e utilizzare con abbondanza la Parola di Dio nelle assemblee e negli incontri, per approfondire insieme ai diversi gruppi il messaggio di Gesù e ricercare insieme quelle risposte che danno vita allo spirito e al corpo del Popolo di Dio a voi affidato. La cura spirituale dei cristiani. La visita canonica ha preso atto con gioia che in alcune nostre missioni, i confratelli offrono spazio e tempo alla direzione spirituale di quanti desiderano intraprendere un cammino di ascesi. E’ un salto qualitativo degno di nota nel vostro ministero pastorale. Dopo anni di ministero generico, è giunto il momento di accompagnare i cristiani che intendono approfondire la loro vita spirituale, verso una santità di vita autentica e laicale. In tutte le nostre parrocchie si dovrebbe dare spazio alla direzione spirituale, oltre che al sacramento della riconciliazione. Offrite senza riserve un’opportuna catechesi su questo mezzo di santificazione, per promuovere la crescita spirituale delle persone e dei diversi gruppi parrocchiali. I missionari della Consolata sono sempre ad gentes, ad extra, ad vitam. La missione è la nostra vocazione e la viviamo nella disponibilità, senza aggrapparci a una fissa dimora, sempre pronti a all’itineranza culturale e geografica. Non si tratta di una breve esperienza che una volta fatta si spegne definitivamente con il nostro rientro al Paese di origine. Anche se nella nostra patria esistono situazioni di grandi necessità più che altrove, non possiamo mai rinchiuderci e non pensare più all’ad extra del nostro essere missionari. Al riguardo l’ultimo Capitolo Generale dice: “Per alcuni la Missione è diventata un’esperienza temporanea, invece che elemento stabile e fondamentale della nostra vocazione. Anche lo studio e le specializzazioni a volte sembrano rispondere a situazioni o preferenze personali, più che ai bisogni della Missione e dell’Istituto” (XCG, p. 26). La richiesta che ci è stata rivolta da alcuni di voi di trasformare le nostre attuali Regioni in Province sottintende anche questa idea riduttiva della missione ad intra. Domandiamoci: Questa mentalità, è secondo lo spirito del Fondatore? Saremo i testimoni della Chiesa cattolica che non conosce altri orizzonti se non quelli infiniti dello Spirito di Gesù e dell’universalità della sua salvezza? Perché tanti missionari colombiani non desiderano più l’ad extra della missione e si rinchiudono nel loro Paese per il resto della loro vita? Così facendo non si mortificherà lo spirito di questa Regione? Saremo ancora artefici e testimoni viventi di quella universalità e interculturalità verso cui cammina l’umanità? Gli ambiti specifici della pastorale IMC. Il X Capitolo generale ci ha descritto molto bene le caratteristiche specifiche della nostra pastorale (XCG, pp.36, 49-51) che in più punti di questa lettera anche noi segnaliamo. Ora vorremmo soffermarci in particolare sul tema della Giustizia e Pace (id., p. 46, 50-51) di cui molto si parla, ma con il rischio di concretizzare poco. Durante la visita abbiamo colto due tipi di risposte. Da una parte, affermate di vivere l’impegno della Giustizia e Pace (G&P) con e per la gente, facendovi difensori della dignità e dei diritti delle persone, fungendo da mediatori fra i gruppi armati affinché rispettino le popolazioni e non abusino dei poveri. E’ un’affermazione senz’altro vera che rispecchia l’impegno di molti. La seconda risposta evidenzia come in Colombia bisogna essere molto prudenti, specialmente nelle zone di conflitto, perché una parola, un atteggiamento o un gesto possono essere mal interpretati e destare sospetti e minacce. E anche questo è vero. Che cosa fare, dunque? Rimanere inoperanti? Limitarci a una testimonianza silenziosa? Insistere solo sui mezzi spirituali per debellare le ingiustizie? Questo non può essere. Mentre vi raccomandiamo di essere operatori di G&P in tutti i vostri interventi, di essere giusti con i salari e i diritti dei vostri dipendenti e collaboratori, vi esortiamo a riattivare la vostra commissione regionale di G&P; a fare uso del Manuale di G&P da voi stessi adattato alle situazioni della nazione, per far prendere coscienza alle popolazioni dei loro diritti e delle ingiustizie perpetrate contro di loro; ad unire le vostre forze con quelle di altri Istituti religiosi, con le agenzie internazionali che lavorano in questo ambito, e soprattutto con i Vescovi. Questo vi consentirà di intervenire più efficacemente nei casi di ingiustizia e produrre anche cambiamenti nella società, risparmiandovi grattacapi con le autorità e il pericolo di espulsione.
2.5 Animazione Missionaria Vocazionale (AMV)
E’ l’aspetto che maggiormente avete sviluppato nel passato sessennio. La Regione ha cinque centri di AMV. In tre di questi lavorano due missionari a tempo pieno e negli altri c’è un responsabile che può contare con la collaborazione di un confratello, impegnato anche in altre attività. E’ da notare il fatto che tre di questi centri hanno la loro sede in uno dei nostri seminari e un quarto è situato non lontano da un’altra comunità formativa. Ciò rende più efficace il servizio degli animatori perché possono usufruire anche del coinvolgimento e della collaborazione dei giovani in formazione nelle iniziative di animazione. Quasi tutti gli animatori si dedicano a questo servizio con entusiasmo e generosità, proponendo un’immagine della missione che attrae i giovani al nostro Istituto. Ci congratuliamo con la vostra Regione perché nella distribuzione del personale ha saputo prendere decisioni chiare e sostenere questo ambito della nostra missione. La speranza è che l’AMV continui ad essere una priorità condivisa e sostenuta da voi tutti. In linea con questo auspicio, offriamo suggerimenti per migliorare questo settore della vita regionale: Accompagnamento Vocazionale. Si promuova un lavoro sempre più serio e sistematico di accompagnamento, discernimento e formazione dei giovani candidati, prima del loro ingresso nei nostri seminari, prestando particolare attenzione alle loro motivazioni. Simile attenzione la si deve estendere anche a quanti intendono diventare Laici Missionari della Consolata. La vostra Regione da diversi anni accoglie e forma laici e laiche e anche gruppi che nel passato sono stati anche inviati in missione. Ancor oggi alle nostre comunità si presentano giovani che desiderano fare un cammino di discernimento della loro vocazione missionaria laicale, in vista di dedicare la loro vita alla missione, nelle zone interne del Paese o all’estero. La Direzione regionale ha delegato a uno dei suoi consiglieri il compito di seguire da vicino questi giovani, invitando tutti gli animatori ad accompagnare quelli più vicini alle loro comunità di appartenenza. Con fiducia e insieme ai laici interessati si porti avanti lo studio dello Statuto dei Laici Missionari della Consolata approvato dalla Consulta, in preparazione del convegno internazionale che avrà luogo in Italia (agosto 2004). La rivista Dimensión Misionera è uno dei mezzi più efficaci per animare alla missione, per farci conoscere e suscitare vocazioni. Valorizzatela, diffondetela e usatela nelle iniziative di AMV, fatela conoscere ai giovani, proponetela a persone e famiglie affinché si abbonino. Ricordatevi che l’Istituto fa tutto il possibile, anche dal punto di vista economico, per mantenere e sviluppare le riviste; ricordatevi anche del lavoro e dei sacrifici di coloro che vi si dedicano. AMV e pastorale IMC. Gli animatori non sono gli agenti di AMV. Tutti i confratelli che lavorano nella pastorale parrocchiale, nei collegi o in altri programmi, devono sentirsi coinvolti e protagonisti in questo settore così vitale per noi. La nostra pastorale rimane sempre monca, se non include questo aspetto caratteristico dell’AMV. Caldamente invitiamo tutti i confratelli e i nostri seminaristi a sentirsi parte integrante di questo servizio missionario che prestiamo alle Chiese locali in cui operiamo e, in particolare, ai giovani che avviciniamo nella nostra pastorale.
2.6 Formazione
La vostra Regione è benedetta dalla presenza di tre seminari e, in questi ultimi anni, di un discreto numero di giovani nel propedeutico di Bucaramanga e nel filosofico di Medellín. Ogni anno il noviziato di Buenos Aires conta con la presenza di un buon numero di colombiani. Coscienti che la storia della nostra formazione di base in Colombia ha conosciuto nel passato anche tempi burrascosi, abbiamo cercato, durante la visita canonica, di analizzare l’attuale situazione delle nostre tre comunità formative. Alla luce di questo attento e documentato studio possiamo dire che l’attuale situazione dei nostri seminari è incoraggiante. Abbiamo trovato serietà nei formatori e negli studenti, come pure lo sforzo di applicare i criteri e i contenuti della nostra Ratio Formationis, evitando individualismi. I missionari presenti nei seminari con altre responsabilità sono di esempio e di aiuto alla formazione e non interferiscono nel ruolo specifico dei formatori. La disciplina, il senso di responsabilità degli studenti, l’accompagnamento dei formatori e l’applicazione della Ratio Formationis sono le basi della formazione. Lo studio è assunto con coscienziosità, sia perché le istituzioni frequentate dai nostri studenti sono serie, sia perché questa dimensione è vissuta secondo il nostro spirito. L’impegno nella pastorale è presente nel propedeutico e nel filosofico in modo equilibrato, senza ostacolare gli altri doveri degli studenti. Il lavoro manuale viene normalmente realizzato, anche se ridotto al minimo, e si spera che possa avere più spazio in tutti e tre i seminari, specialmente nel propedeutico, dove le opportunità e il tempo sono maggiori. La preghiera comunitaria è ottima sia nel propedeutico che nel filosofico, anche perché normalmente i giovani sono in seminario tutti i pomeriggi. Nella comunità dei teologi, invece, la preghiera comunitaria non ha sufficiente spazio, data la difficoltà di trovarsi tutti insieme a causa degli orari diversi dei corsi universitari e per gli impegni pastorali assunti. Pur essendoci stato un certo miglioramento negli ultimi due anni, si spera che si possano, e al più presto, riorganizzare i tempi della vita e degli impegni comuni e dare così uno spazio conveniente anche alla preghiera comune. Se durante la visita ci siamo limitati a lasciare pochi orientamenti alle comunità di Bucaramanga e Medellín, al teologico abbiamo consegnato una relazione scritta, invitando formatori e studenti a riflettere su alcune situazioni che dovrebbero essere riviste e potenziate, nella certezza che con sincerità di cuore e apertura mentale potranno migliorarle a tempo opportuno. Non possiamo terminare questo breve accenno alla formazione, senza fare menzione di un problema che ancora pesa sugli studenti e, pensiamo, anche sui confratelli più anziani: le relazioni fra il seminario teologico e gli altri membri della Regione. Nel passato ci sono state incomprensioni e discussioni riguardo al metodo formativo. Attualmente, pur non esistendo particolari tensioni si riscontra una certa freddezza e la mancanza di quello spirito di famiglia e di quella maturità che dovrebbe caratterizzarci. Qualsiasi siano le ragioni di tale freddezza, noi invitiamo tutti a prendere in seria considerazione questa situazione in uno dei vostri prossimi raduni e fare qualche cosa per cambiarla. Confratelli, andate in Seminario quando siete a Bogotà, accettate l’invito di celebrare l’Eucaristia con i teologi, stare assieme, partecipate alle professioni perpetue e agli ordini, anche se dovete cancellare altri impegni. Fatevi presenti nei momenti gioiosi e dolorosi della comunità dei nostri studenti di teologia, accoglieteli volentieri nelle vostre case e missioni per esperienze pastorali e periodi di riposo. E voi teologi, invitate sempre i missionari della Regione alle vostre celebrazioni, insistete, anche attraverso il Superiore della Casa Regionale, affinché partecipino agli atti solenni della vostra vita di consacrati e di ministri ordinati; fateli sentire a casa loro in seminario, non scappate dal refettorio appena terminati i pasti, ma spendete tempo con loro.
2.7 Ridimensionamento
E’ un tema che genera sempre reazioni quando viene affrontato perché si sa che potrebbe portare a delle decisioni che toccano persone e comunità. Eppure durante la visita abbiamo notato la necessità di trattarlo con onestà e franchezza. L’ultima visita canonica (Bollettino Ufficiale, n. 6, p. 44), vi esortava con forza ad intraprendere questo cammino, indicando criteri chiari da seguire e anche delle scadenze precise. Il nostro parere è che da allora si è fatto poco per realizzare un reale ridimensionamento e che le difficoltà per un avvicendamento interno del personale permangono. Anzi, negli ultimi anni si sono aggiunti programmi e nuove aperture che hanno reso ancora più precarie le condizioni del personale, togliendo ad alcuni persino la possibilità di partecipare ai corsi di rinnovamento caldeggiati dal XCG. Al termine della visita sentiamo il dovere di richiamare la necessità di un ridimensionamento e di un programma più dettagliato per realizzarlo, dopo averne parlato con i Vescovi interessati e la vostra Direzione. Il Consiglio regionale ha già approvato la consegna della parrocchia di Tres Esquinas a Mons. Fracisco Munera, del Vicariato di S. Vincente del Caguàn, entro la fine del corrente anno. Si è convenuti con il Vescovo e i missionari di San Vincente del Caguàn che la casa canonica della parrocchia dello Spirito Santo (Bario el Jardin), prima della fine dell’anno, diventerà l’unica residenza dei i confratelli di passaggio e per quelli che lavorano nella Curia, nelle parrocchie di El Jardin e San Juan de lo Lozada, e nella procura IMC. E’ necessario uno studio serio circa la possibilità di continuare o di chiudere la parrocchia e il lavoro di coordinamento della pastorale afro di Cali. Se questa nostra presenza, aperta a suo tempo e concordata secondo precisi criteri con l’Arcidiocesi, non potesse più esercitare il ministero che ne motivò l’apertura, si consideri seriamente di chiuderla. Consigliamo di iniziare il dialogo con il Vescovo di Riobamba al fine di consegnare le parrocchie di Punín e di Licto appena scadono le convenzioni, mentre, per alcuni anni, si garantisca e rafforzi la presenza in Guayaquil, eventualmente fino allo scadere del terzo mandato. Si consideri di cedere la parrocchia di Caldono o un’altra al Vescovo di Popayan al termine del presente contratto, per permettere alla Chiesa locale di far parte dell’èquipe missionaria di Toribio, Tacueyò e Jambalò. Consigliamo di studiare la possibilità di spostare il Propedeutico a Manizales e di come valorizzare il terreno e gli edifici di Bucaramanga. Questo ridimensionamento potrà offrire la possibilità di aiutare altre comunità o programmi bisognosi di personale e una maggior tranquillità alla pianificazione delle opere esistenti.
2.8 Amministrazione
Per la prima volta negli ultimi anni e con l’aiuto della Direzione Generale, la Regione ha chiuso i suoi bilanci in attivo. Diverse comunità hanno accettato, anche se in modo ancora embrionale, la cassa comune e quanti la praticano ne sono soddisfatti e si domandano perché non l’hanno adottata prima. Sembra sia diminuita nella Regione la febbre delle costruzioni e da parte nostra speriamo nel futuro si realizzino solo quelle che si riterranno necessarie e sempre con la partecipazione anche se minima della gente. Sono aumentati i missionari che sottomettono i loro progetti all’approvazione dei superiori della Regione e dei rispettivi Vescovi, specie del Vicariato. Molti missionari depositano presso l’amministrazione regionale tutti gli aiuti che ricevono. Questo è un segno positivo che crea una maggior corresponsabilità nell’uso del denaro. Oltre a questi segnali positivi in campo amministrativo, sussistono atteggiamenti e modi di agire, sciaguratamente ancora troppi, ai quali è indispensabile porre rimedio tutti insieme. La prima urgenza è quella di sviluppare in tutti una mentalità amministrativa più responsabile, più consona al voto di povertà e allo spirito di famiglia del nostro Istituto, ponendo fine al protagonismo e all’individualismo che creano stridenti divisioni tra i missionari: quelli che non hanno molte risorse e quelli che possono disporre di denaro a loro piacimento. Occorre poi correggere radicalmente il modo di fare di alcuni che ancora mantengono dei conti bancari personali con la loro sola firma; che ritengono per sé le donazioni di amici e benefattori, pur sapendo che appartengono all’Istituto; che fanno pesare sugli altri la loro maggior disponibilità di denaro; che non sottomettono i loro progetti alle autorità competenti per la loro approvazione. La lista di infrazioni volontarie alla povertà potremmo allungarla ancora, ma la terminiamo ponendo una domanda: quand’è che i missionari di questa Regione si convertiranno ad una missione fatta con strutture semplici, usando i beni messi in comune e promovendo la partecipazione, anche se modesta, delle popolazioni locali nella realizzazione di progetti di sviluppo? Il missionario che tiene stretto nelle sue mani il denaro ricevuto dai benefattori per poi usarlo secondo i suoi criteri o capricci, mortifica la missione, crea divisioni e mette a repentaglio il futuro stesso delle popolazioni che è chiamato a servire. Anche in campo amministrativo ci permettiamo di presentarvi alcuni orientamenti. Solo una visione di fede e di amore può aiutarci a comprendere la povertà come virtù e la condivisione come fonte di gioia. Senza questa base, è illusorio pensare che povertà e condivisione diventino parte della nostra vita di missionari e che si traducano in concreta solidarietà fra di noi. L’egoismo, il protagonismo e il borghesismo continueranno a regnare e a dividerci. Molto del denaro che considerate personale, in realtà, è dell’Istituto e non lo potete usare a vostra discrezione. Con il voto di povertà possiamo considerare nostro solo ciò che ci viene dato da parenti entro il quarto grado. Tutto il resto è dell’Istituto. Non possiamo ricorrere a dei raggiri per attribuirci entrate che non ci appartengono personalmente e per evitare di metterle a disposizione di tutti e della missione. Il principio della cassa comune è uguale per tutti e la sua amministrazione é oggetto di discernimento comunitario. Raccomandiamo all’Economo Regionale di visitare periodicamente le comunità per assicurarsi del loro andamento finanziario, per offrire suggerimenti tecnici per la manutenzione delle strutture e per verificare lo stato dei conti e degli inventari, distinguendo chiaramente tra ciò che appartiene all’Istituto e ciò che è della Chiesa locale. Le convenzioni con le diocesi sono ben studiate dalla Direzione Regionale e proposte con chiarezza agli Ordinari. Si continui in questo senso e si insista affinché tutti i Vescovi le firmino. I collegi meritano una menzione speciale perché nel contesto della Regione rappresentano un buon cespite di entrate. Ringraziando i confratelli in essi impegnati, li invitiamo a continuare con generosità nel loro lavoro, assicurando alla vita della Regione questa preziosa risorsa, sempre nel rispetto delle leggi e della giustizia dovuta a tutto il personale esterno impiegato per questa attività. Non dimentichiamo che in questi collegi la Regione ha la possibilità di coltivare un fertile terreno per l’AMV che, grazie alla cooperazione tra i suoi responsabili e gli animatori missionari, potrebbe generare aiuti e vocazioni per la missione. Infine, vogliamo soffermarci sul tema degli aiuti ai familiari dei missionari. Molti di voi hanno sperimentato quanto l’Istituto sia sensibile alle necessità essenziali delle famiglie in difficoltà. E’ bene però essere coscienti che se da parte sua l’Istituto è sempre pronto a cooperare nei casi di necessità urgenti, condividendo con la Regione ogni tipo d’intervento, dall’altra non si può pretendere che si faccia carico di spese ingenti e che vanno al di là dell’emergenza, come per esempio la costruzione di case. Ogni missionario deve avere chiaro il nostro modo di agire in questa materia e spiegarlo anche ai familiari.
Conclusione
Padre Aquiléo ed io siamo riconoscenti al Signore per la sua assistenza, per la luce con cui ci ha accompagnato e per la salute con cui ci ha benedetto durante tutta la visita. Il nostro ringraziamento si estende a tutti i confratelli della Regione che con tanta gentilezza ci hanno accolti nelle loro comunità, aprendoci il loro cuore in modo fraterno e sincero nei colloqui personali. In particolare, esprimiamo la nostra gratitudine al Superiore Regionale, P. Sandro Carminati, che ci ha accompagnati durante tutta la visita, sempre sollecito nell’aiutarci e senza mai interferire nel nostro lavoro. Siamo sicuri che la sua presenza e la sua guida continueranno ad essere un valido aiuto per la crescita della Regione. Cooperate cordialmente con lui e con il suo Consiglio per rinnovarvi nella vostra aspirazione di essere santi e di praticare un apostolato creativo e fecondo. L’assemblea di chiusura della visita canonica fu celebrata alla luce della testimonianza di due santi: San Francesco d’Assisi e Santa Teresa di Lisieux. Tutt’e due grandi santi e zelantissimi missionari, nel segno della povertà e del sacrificio. Il sacrificio vi renderà fecondi e la povertà praticata in modo radicale vi renderà liberi nell’esercizio del vostro ministero. Aspirate alla santità di vita che farà di voi dei testimoni autentici e trasparenti. Che anche voi possiate gioire, perché il Padre vi ha rivelato il mistero del suo Regno. Che anche voi possiate gloriarvi solo nella croce del Signore, per la quale anche voi siete crocifissi al mondo. Che anche voi possiate rallegrarvi, perché grazie anche alla vostra opera la mano del Signore si manifesterà al popolo colombiano ed ecuadoriano. E’ questo il nostro augurio e la nostra preghiera per tutti voi che, nonostante le difficoltà e le prove, siete chiamati ad essere e perseverare come missionari che fanno la differenza.
P. Antonio Bellagamba, IMC (Vice Superiore Generale)
P. Aquiléo Fiorentini, IMC (Consigliere Continentale per l’America)
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