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La vita è amore PDF Stampa E-mail
Scritto da Direzione Generale, imc   
ImageUna riflessione su Santa Teresa di Lisieux in relazione al Biennio della santità

“La mia vita è un baleno, un'ora che passa,
è un momento che fugge e se ne va.

Tu lo sai, Dio mio, che per amarti sulla terra
non ho altro che l'oggi”

(Santa Teresa del Bambino Gesù)

“Dobbiamo dunque farci santi e incominciare subito,
porre mano all'opera della nostra santificazione.
Fare con coraggio il primo passo.
Oggi, non domani. Qui, in questa casa”

(G. Allamano - “ Così vi voglio”, p. 46)

Introduzione

Missionari carissimi con questo scritto non vogliamo moltiplicare le già numerose pubblicazioni sulla Santa patrona delle Missioni e neppure avere la pretesa di dire o aggiungere del nuovo alle moltissime riflessioni fatte e condivise nel corso degli anni nella Chiesa su questa santa così simpatica ed esemplare. Vogliamo solo contribuire alla riflessione del Biennio sul nostro cammino di santità, presentando una testimone che ha ancora tanto da dire alle nostre comunità e a ogni missionario della Consolata. La “piccola Teresa”, la santa dell'infanzia spirituale ci aiuta a riscoprire tanti aspetti della nostra vita che possono apparire banali, ma letti alla luce di Dio sono segno del suo amore e della sua presenza meravigliosa nel nostro quotidiano. Ci ricorda continuamente il valore dell'essere santi, del bene fatto bene, del dono della propria vita. Rivela l'importanza di accettarsi come Dio ci ha fatti, di sorridere di fronte alle meraviglie della vita e alle proprie debolezze, di darsi agli altri come espressione della totale donazione a Dio. Evidenzia la necessità di fare spazio in noi all’azione incessante dello Spirito contro la tendenza moderna a un super attivismo che in definitiva si rivela frustrante e inefficace.

Leggendo la “storia di un anima” si rimane sconcertati dalla sua immaginazione quasi infantile, dalla sua prosa spoglia di grandi qualità letterarie, spesso si potrebbe avere la sensazione che non ci sia niente di nuovo e d'importante in questa Santa così “piccola”. D'altra parte, si deve riconoscere che ha sempre attirato tante persone e si è fatta tanto amare proprio per il suo fascino, non voluto o creato a arte, ma fatto di semplicità, ascesi, distacco da sé.

L'augurio è che avvicinandoci a questa testimone possiamo imparare la via del Vangelo, essere più solleciti nel cammino della santità, fonte di gioia per noi e di speranza per tutti.

“Per camminare occorre essere umili, poveri di spirito e semplici” (Teresa del BG).

Alcuni tratti della sua vita

Teresa Martin è vissuta ventiquattro anni, dal 02 gennaio 1873 al 30 novembre 1897: quindici anni nella sua agiata famiglia borghese, quattro anni e mezzo dei quali ad Alencon. Dopo la morte di sua madre, vive a Lisieux nella casa dei Buissonnets; nove anni li trascorre al Carmelo di Lisuex, dove raggiunge la vetta della santità. Ventotto anni dopo la sua morte, Papa Pio XI nel 1925, la proclama patrona universale delle missioni.

Tutto è contrasto nella vita di Teresa. Il suo linguaggio è povero, ma il suo pensiero è geniale. La sua vita apparentemente senza drammi è invece una tragedia della fede. La sua esistenza si è svolta fra le quattro mura di un Carmelo, eppure il suo messaggio è universale. Teresa ha scritto molto. Ha lasciato due manoscritti, l'uno del 1895, composto dietro richiesta della sorella Paolina che l'aveva preceduta al Carmelo, divenuta poi Madre Agnese, l'altro del 1897, anno in cui Teresa è ammalata e scrive per obbedire alla sua priora, madre Gonzaga. Si rimane stupiti dal gran numero di lettere scritte alla famiglia e ai due “fratelli” missionari, nonché dei biglietti inviati alle sorelle del Carmelo. Ha composto numerose poesie. Teresa ha sofferto molto. La sofferenza ha cesellato la sua anima. Nel 1877 a quattro anni e mezzo perde la madre. Nell'ottobre del 1882, colei che aveva scelto come seconda madre, Paolina, entra nel Carmelo di Lisieux. Nel 1883, si ammala di una strana malattia, dalla quale guarisce miracolosamente per intervento della Madonna. Nel 1886, la sorella maggiore, Maria, entra anche lei nello stesso Carmelo di cui pure Teresa varcherà la soglia il 9 aprile 1888. Le sofferenze incalzano. Nel giugno 1888, suo padre sparisce per quattro giorni e cade poi in uno stato di depressione psichica che lo accompagna fino alla morte, nel luglio del 1894. Nel 1896, durante il mese di aprile, compare la prima emottisi; un anno di sofferenza e, a partire del maggio 1897, comincia una lunga e terribile agonia dovuta alle conseguenze della tubercolosi.

Questo elenco è già di per sé significativo e non tiene conto dei tormenti interiori e delle angosce della piccola Teresa. Essa è scesa in certi abissi vertiginosi che hanno il sapore della disperazione, che si prova anche oggi quando si ci trova davanti a situazioni troppo pesanti, che non si riesce ad accettare. Ha conosciuto le tentazioni, il dubbio, l'angoscia: “Tu sogni la luce, una patria di profumi più soavi, tu sogni di possedere eternamente il Creatore di tutte queste meraviglie, credi di uscire un giorno dalle brume che ti circondano. Vai avanti! Vai avanti! Rallegrati della morte che ti darà non già ciò che non speri, ma una notte più profonda, la notte del niente” (dagli Scritti).

Ma non perde mai la sua fede e con coraggio reagisce: “Corro verso il mio Gesù, gli dico che sono pronta a versare fino all'ultima stilla del mio sangue per testimoniare che esiste un Cielo” (Dagli Scritti). Teresa insegna a “credere all'Amore” e a viverlo nella nostra esistenza quotidiana. Insegna a risolvere i problemi di oggi alla luce della fede, della fiducia nel Padre, dell'amore. Più la si frequenta e più ci si accorge che la sua santità è consistita nell'amare Dio tutti i giorni, nella quotidianità di una esistenza senza rilievo. Teresa è stata fedele nelle piccole cose come il servo buono lodato da Gesù. Teresa è profondamente moderna ed attuale perché aiuta lo spirito ed il cuore ad amalgamare le cose della terra e quelle del cielo e a trasfondere il senso di Dio e del suo amore nei comportamenti concreti della vita quotidiana. Per noi, Teresa è uno stimolo ulteriore ad amare e vivere la vocazione missionaria con intensità ed amore, lei che chiusa nel suo Carmelo, andava fino alle estremità del mondo: “Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo, ed esserlo fino alla consumazione dei secoli. Ma vorrei soprattutto, amato mio Signore, vorrei versare il mio sangue per te, fino all'ultima goccia... (Dagli Scritti).

1. “La via dell'Infanzia spirituale”

Con questo tema si arriva al segreto più intimo della personalità e della vita di Santa Teresa di Gesù Bambino. Ha vissuto la via dell'Infanzia, ne ha fatto la sua caratteristica, la sua missione. Il 17 luglio 1897, confida a madre Agnese: “La mia missione è di fare amare il Signore come io lo amo, e dare alle anime la mia piccola via” (Dagli Scritti).

Ma in che cosa consiste esattamente questa “piccola via”? Spesso è stata male interpretata e giudicata con rigore. Ma la “piccola via” di Teresa è l'offerta del suo vissuto, del suo modo di essere e di fare secondo il Vangelo. Teresa non vuole essere altro che l'intermediario, lo strumento di Gesù. Piccolezza ed umiltà attirano il Signore e permettono a lei di adempiere il suo compito, che è quello del Signore stesso, di cui lei non è altro che la collaboratrice. “Capii che mi era impossibile far qualcosa con le mie forze... Sentii che la sola cosa necessaria era di unirmi sempre più intimamente al Signore, e il resto mi sarebbe dato in sovrappiù. In realtà la mia speranza non è stata mai delusa... (dagli Scritti). In Teresa c'è come un pensiero fisso: quello di trovare una via d'accesso più rapida, più diretta, per amare, per essere amata da Dio. Tale via è l'abbandono, il riconoscimento della propria piccolezza, la percezione dell'amore materno di Dio: “Gesù non mi chiede grandi azioni, ma solo l'amore e la riconoscenza” (Gli Scritti). Teresa ha scoperto il rapporto filiale con Dio, la paternità di Dio è la sua sicurezza. Ha intuito l'amore materno di Dio, fatto di tenerezza verso i piccoli ed i semplici. “Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò, vi porterò in braccio e vi accarezzerò sulle mie ginocchia” (Is.66,12-13). Teresa si immerge in Dio, nella fede in Lui e questa intimità con il Signore la conduce, la dirige, la ispira. Dimostra che per diventare santi non occorre cercare di acquisire una dopo l'altra tutte le virtù: “diventare più grande mi è impossibile, debbo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie imperfezioni” (Dagli Scritti). E’ necessario, soprattutto, riconoscere l'opera permanente di Dio; è lui stesso che realizza la santità dei suoi figli. L'esperienza di Teresa ricorda fortemente all'apostolo il primato dell'interiorità, dell’intimità con Dio, che va al di là dei sacrifici, orazioni, mortificazioni di un tempo, anche quello di Teresa. La gente si aspetta da noi prima di tutto la testimonianza del vangelo vissuto, che riveli il volto amorevole di Dio. Per parlare di Dio, bisogna cominciare con il parlare a Dio e soprattutto ascoltarlo. L’apostolato è cooperazione con Dio in Gesù Cristo.

2. Lo spirito missionario

Per comprendere lo spirito missionario di Teresa occorre situarla nel suo periodo storico. Possiamo anche dire che, illuminata dallo Spirito Santo, anticipa le grandi intuizioni del Concilio Vaticano II: è per questo rimane una grande testimone della Chiesa missionaria. All'inizio dell'ottocento, in tutto il mondo non si contavano più di cinquecento missionari. Nel 1870 erano diciottomila, e i religiosi ancora di più. Il XIX secolo fu tra le massime epoche missionarie, patrocinate da Papi come Gregorio XVI e Pio IX, sostenute dall’attenzione della opinione pubblica, anche se andava di pari passo con la colonizzazione con tutti i risvolti noti. Si sono moltiplicate le Congregazioni missionarie di uomini e donne, che partivano per paesi lontani a edificare la Chiesa. Limitandoci alla Francia, si possono citare i padri dello Spirito Santo, l’Istituto Missioni Estere di Parigi, i padri Bianchi, i padri del Sacro cuore, gli Oblati di Maria Immacolata e altri ancora. Teresa ha un anima missionaria, pervasa da grandi desideri. “L'amore racchiude tutte le vocazioni” (Gli Scritti), compresa quella degli apostoli che predicano il vangelo, dei martiri che versano il loro sangue. Teresa ha sul “pagano” una visione esatta: “Il buon Dio ha creato il bimbo il quale non sa nulla... Ha creato il selvaggio il quale, nella sua totale miseria, possiede soltanto la legge naturale per regolarsi; e Dio s'abbassa fino a loro! Anzi, sono questi i fiori selvatici che lo rapiscono perché sono tanto semplici...” (Gli Scritti). Il decreto del Vaticano II sull'attività missionaria, al paragrafo 40 dice: “Gli Istituti di vita contemplativa, con le loro preghiere, penitenze e tribolazioni, hanno la più grande importanza ai fini della conversione delle anime, perché è Dio che, quando è pregato, invia operai nella sua messe, apre lo spirito dei non cristiani perché ascoltino il Vangelo. E rende feconda nei loro cuori la parola della Salvezza” (Ad Gentes n. 40). E' probabile che coloro che hanno preparato questo testo abbiano pensato agli innumerevoli Istituti contemplativi in terre di missione, e più particolarmente al Carmelo e a Santa Teresina del Bambin Gesù. Essa ci dà l'esatto senso della missione. Certamente ha sentito parlare delle missioni, a cominciare dalla sua famiglia. A quattordici anni, durante il suo viaggio a Roma, legge gli Annales Missionnaires. La sorella, Celina, racconta: “A quattordici anni, avendo letto alcune pagine negli Annales di missionarie religiose, interruppe ben presto la lettura e mi disse: “Non voglio leggere di più; ho già un desiderio così violento di essere missionaria...” (Consigli e Ricordi). Sente nel suo essere un grande desiderio di essere missionaria: “...Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin alla consumazione dei secoli. Ma vorrei soprattutto, amato mio Salvatore, versare il mio sangue per te, fino all'ultima goccia...” (Gli Scritti).

Tutto ciò non era per lei un gioco letterario, né un sogno di evasione, ma una realtà ben radicata e profonda nella sua vita. La tradizione cristiana da sempre ha legato la vocazione contemplativa all'apostolato sia attraverso la preghiera per i predicatori del Vangelo, e anche fondando in “terre di missione” dei monasteri. Il Carmelo di Lisieux era in relazione con il Carmelo di Saigon da esso fondato nel 1861. La Provvidenza ha permesso che Teresa diventasse sorella spirituale di due missionari. Madre Agnese, sua priora, vedendo l'incomparabile qualità dell'anima della sua sorella più piccola, nell'ottobre 1895 le affida il seminarista Bellière, futuro padre Bianco; in seguito, allorché Teresa è già minata dalla malattia che doveva condurla alla morte, madre Maria Gonzaga, il 30 maggio 1896, le dà per secondo fratello spirituale padre Rouland delle Missioni Estere. Con questi due missionari avrà uno scambio di lettere piuttosto limitato, ma per noi prezioso perché ci permette di conoscere la sua anima missionaria. Abbiamo complessivamente sedici lettere, di cui cinque scritte nei tre mesi precedenti la sua morte; si può così dire che gli ultimi mesi della sua breve vita sono stati assillati dall'ansia per la missione, quasi volesse affrettarsi a consegnare il suo messaggio.

Per la Santa la missione è: “lavorare alla salvezza delle anime”, espressione ormai superata, ma che per lei esprime quello che noi pensiamo oggi, e si ricollega in modo diretto al nostro Fondatore. Vi è racchiuso il valore grandissimo della sofferenza per realizzare la missione in unione con il Cristo. Il segreto di ogni apostolato è per lei, amare Gesù. E' l'amore di Cristo, l'amore per le anime da salvare, che suscita le sue preghiere, le sue penitenze. Per obbedienza alla sua prima infermiera e a prezzo di grande fatica, Teresa passeggiava nel giardino: “cammino per un missionario”. Sono questi gli orizzonti dell'anima missionaria di Teresa: l'amore ispira la sua penitenza e la sua preghiera. L'amore la unisce profondamente ai missionari, più tangibilmente ai suoi due fratelli. L'amore che non tramonta le dà la speranza di continuare la sua missione in cielo. Merito di Teresa è aver saputo scoprire e vivere l'essenziale. Scrive al suo “fratellino missionario”: “la mia sola arma è l'amore e la sofferenza, mentre la tua spada è quella della parola e delle fatiche apostoliche” (Dagli Scritti).

Conclusione

Accostandoci, senza troppe pretese, a questa testimone sempre attuale e viva nella Chiesa, tante sono le domande che ci portiamo dentro e che vorremmo saper confrontare tra noi per qualificare la nostra vita missionaria con la santità.

1. Che cosa può trovare un missionario della Consolata nell’insegnamento “tutto spirituale” di Santa Teresa del Gesù Bambino?

2. Che rapporto può esserci tra la santa di Lisieux, staccata dal mondo, e l'urgenza degli avvenimenti del nostro tempo che esigono la nostra risposta ed il nostro impegno?

3. Che cosa possiamo imparare da una Santa che ha “fuggito il mondo”, mentre la nostra vocazione ci invita a non scappare dalla vita della gente e a essere aperti ed accoglienti verso il mondo?

Teresa ci esorta a credere nell'amore e a viverlo nella vita di ogni giorno. Insegna a risolvere i problemi alla luce del vangelo con fede e amore grande. Ci spinge a vivere con sollecitudine il quotidiano con spirito universale, con il mondo nel cuore. Teresa con una passione continua che abbraccia le dimensioni dell'universo, trasferisce questo amore nella quotidianità, attraverso tutto l'umano, negli avvenimento dell’esistenza.

Infine, nelle nostre tentazioni, crisi, disperazioni e scoraggiamenti, infonde il desiderio di assoluto, di una fede incondizionata in Dio. Nella stessa pagina in cui descrive le sue tenebre interiori, scriverà: “Io credo di aver compiuto più atti di fede da un anno a questa parte, che non in tutta la mia vita” (Gli Scritti). Per questo il suo messaggio è sempre attuale e la rende testimone vicina a ognuno di noi che ancora fatichiamo, ma pure crediamo che la vita è amore.

P. Aquiléo Fiorentini, IMC
P. Stefano Camerlengo, IMC
P. Francisco López, IMC
P. Antonio Fernandes, IMC
P. Matthew Ouma, IMC



Per l'approfondimento

1) “Ho trovato finalmente la mia vocazione, la mia vocazione è l'Amore!... Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l'Amore... così sarò tutto” (“Storia di un anima”).

Edith Stein, altra santa carmelitana, a un'amica che confessa di non amare lo stile di Teresa, scrive: “Ciò che mi scrivi della piccola Teresa mi sorprende. Finora non avevo neppure pensato che si potesse leggerla in questa chiave. L'unica impressione che ne ho riportato è che mi trovavo dinanzi a una vita umana unicamente e totalmente attraversata, fino in fondo, dall'amore di Dio. Io non conosco niente di più grande e vorrei, per quanto possibile, trasportare un poco di questo nella mia vita e nella vita di quelli che mi circondano”.

2) Domande per la riflessione (personale e di gruppo)

1. Come possono diventare elementi e strumenti importanti per un discernimento evangelico: la Parola di Dio, le esperienze personali e comunitarie,il nostro incontro con Cristo, le sfide che ci sono poste dalla realtà di ogni giorno? Come possono aiutarci a leggere-interpretare la “storia di Dio” in noi e per noi?

2. Per la nostra vocazione missionaria è fondamentale annunciare Gesù con la testimonianza della vita, i gesti, le azioni. Ci chiediamo: quali cambiamenti si rendono necessari nel nostro sistema religioso, istituzionale, comunitario e personale, per rendere più evangelica la nostra vita?

3. Le cose nuove che stanno nascendo appaiono e si affermano laddove si coltiva una buona spiritualità. Si tratta in fondo di curare la fede e la preghiera. Come? Cosa fare perché la nostra vita di consacrati per la missione sia un laboratorio di spiritualità, uno spazio per coltivare lo spirito e cogliere la dimensione parte spirituale che è presente in ogni cosa e in ogni persona?

4. Quali sono, nella nostra vita, i principali ostacoli per realizzare la volontà di Dio? Sono disposto a mettere ordine nella mia vita per viverla come un dono di amore?

3) Testi biblici: Is. 66, 13-12 / 1 Cor.1, 26-29 / Lc. 5, 5-11 / Gv. 15, 14-16 / Lc. 14, 25-35 / Rom. 11
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POBRES Y POBREZA EN LA FORMACIÓN MISIONERA
Introducción

Se ha pedido una reflexión sobre cómo usar los bienes materiales durante el currículo formativo del Misionero de la Consolata. Tema actual en este momento histórico que estamos viviendo a nivel de sociedad y a nivel de Instituto. A nivel socio-económico nos encontramos en una sociedad post-moderna donde el consumismo arrasa no sólo las personas sino también las estructuras e vida de la Iglesia. A nivel de Instituto porque hoy nuestras comunidades son internacionales e interculturales con diferencias culturales en la apreciación de pobres y pobreza, de economía y hasta de estratos sociales bien diferenciados.
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