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Il "Padre Nostro" della Pace Stampa E-mail
Scritto da Da "Cieli e Terra Nuova"   
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Padre
che consideri tutte le persone uguali.

Nostro
di ognuno, di tutti quei milioni di persone
che abitano la terra,
senza differenza di età,
colore o luogo di nascita.

Che sei nei cieli
e sulla terra
e in ciascuna persona,
negli umili e in coloro che soffrono.

Sia santificato il tuo nome
nei cuori pacifici di uomini e donne,
bambini e anziani, qui e altrove.

Venga il tuo regno,
il tuo regno di pace, di amore
di giustizia, di verità, di libertà.

Sia fatta la tua volontà
sempre e tra tutte le nazioni e tutti i popoli.

Come in cielo, così in terra:
che i tuoi piani di pace
non siano distrutti dai violenti e dai tiranni.

Dacci il nostro pane quotidiano:
che sia impastato di pace e di amore,
e allontana da noi il pane della discordia e dell'odio
che genera gelosia e divisione.

Daccelo oggi
perché domani potrebbe essere troppo tardi.
Stanno puntando i missili e, forse, qualcuno li sparirà.

Rimetti a noi i nostri debiti,
non come perdoniamo noi,
ma come perdoni tu,
senza risentimento, senza rencore nascosto.

Non ci indurre nella tentazione
di guardare gli altri con sospetto
di dimenticare i nostri fratelli
e le nostre sorelle nel bisogno,
di accumulare per noi stessi
ciò che potrebbe essere necessario per gli altri,
di vivere bene a spece altrui.

Liberaci dal male
che ci minaccia, dall'egoismo dei potenti,
dalla morte causata dalla guerra e dalle armi;
perché siamo in tanti, Padre,
a desiderare di vivere in pace
e di costruire la pace per tutti.

Amen.




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La mia riflessione sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è anzitutto quella di un pastore, che attinge certamente al suo cammino di teologo al servizio della Verità che libera e salva, ma soprattutto parla in rapporto ai molteplici vissuti umani che continuamente incontra e a cui annuncia la Parola della fede. È tenendo conto di questi vissuti che vorrei articolare le mie considerazioni costruendo una sorta di “menorah” dello spirito, un settenario ispirato al candelabro sacro, che arde nel Santuario di Dio, per aiutarci a illuminare gli scenari del tempo e gli scenari del cuore con la luce della Parola. Partendo dall’attesa della Parola, dal bisogno cioè di una rivelazione che rompa il silenzio del mondo e delle sue solitudini, vorrei riflettere sul Verbo rivelato anzitutto nel suo carattere di buona novella per tutte le solitudini, per fermare quindi la riflessione sull’evento che ha inondato il silenzio dell’intero creato e ha aperta la possibilità della comunicazione trasformante con l’Amore eterno: “Deus dixit!” – “Dio ha parlato!”.
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