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PADRE ROGERIO LUIS SZMAIS 1969 - 1999 PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Aquiléo Fiorentini   

Nato ad Erexim - Brasile - il 15.5.1969, da Luis Antonio Szmais e Darley Conte Szmais, matura la sua chiamata alla vita religiosa durante il servizio militare nel 1989.
Una vocazione cresciuta all'ombra della Consolata; infatti compì gli studi primari presso le Missionarie della Consolata e il seminario di Erexim fu da sempre la sua seconda casa dove frequentava l'oratorio, la chiesa e manteneva relazioni di amicizia con padri e seminaristi.
Frequenta la filosofia a Curitiba, in Brasile, il noviziato a Bucaramanga in Colombia.
Destinato a compiere gli studi teologici a Bravetta, parte per l'Italia, come egli stesso scrisse, «provando una grande gioia, pace, entusiasmo e amore per questa vita. Tutto è certamente frutto della presenza di Gesù. È lui che dà la vocazione ed è ancora lui che la protegge, la orienta e la rafforza.
Non voglio essere attaccato a niente, non voglio avere dei desideri personali, non voglio avere nessun altro sogno se non questo: seguire Gesù per tutta la vita e nella forma migliore possibile, cioè nella santità della vita. Tutto viene da Dio, e tutto dipende da lui, tuttavia so che in questo gioco sono chiamato a svolgere un ruolo di grande importanza e responsabilità. In ogni caso Gesù rispetta la libertà di ciascuno e per questo attende la nostra collaborazione, il nostro sforzo e l'apertura del nostro cuore affinché possa realizzare pienamente il suo piano. Ho la certezza che vi giungerò con, per e nella grazia di Dio Padre. Fare unicamente la sua santa volontà è la sfida e la chiave perché tutto vada bene. Così sia!»
Nel 1999 ottiene la licenza in Diritto Canonico presso l'università Lateranense e viene destinato alla Regione Italia. Ordinato sacerdote il 28 agosto dello stesso anno, per un mese, esercita il ministero pastorale come responsabile nella sua parrocchia. Si reca, quindi, in Inghilterra per un breve corso di inglese deciso in precedenza.
Rientra in Italia e, d'accordo con i superiori, si reca a Torino dove, il 27 dicembre inizia le visite mediche e le analisi cliniche per individuare le cause e curare uno stato di forte indebolimento fisico e psichico che si stanno manifestando in lui. Ma la sera del 28 dicembre 1999 viene trovato morto nella sua stanza di Casa Madre.
Trasportato a Medicina Legale per l’autopsia, viene riportato nella cappella della Casa Madre, la mattina del giorno 3 gennaio 2000. Attorno alla sua bara si alterna la preghiera della comunità e di singoli confratelli, mentre la sera dello stesso giorno una veglia, presieduta da p. Luiz Balsan, vice superiore della Regione Brasile, e da p. Orazio Anselmi, raccoglie in comune preghiera missionari e missionarie, studenti di Bravetta, amici e conoscenti.
Al mattino del 4 gennaio vengono celebrate le esequie, presiedute dal superiore della Regione Italia, nella chiesa del Beato Giuseppe Allamano, con la partecipazione dei giovani del CAM, del Centro missionario di Bevera, amici e conoscenti. Prima del rito del “commiato”, il consigliere generale p. Aquileo Fiorentini esprime la partecipazione della Direzione Generale, con un saluto a p. Rogério. Dopo la Messa, il suo corpo, accompagnato da confratelli e amici viene inumato nella cappella dell’Istituto ad Alpignano.

Le relazioni dei suoi formatori sono concordi nel presentare Rogério come un giovane sensibile, comunicativo, sincero, esigente con se stesso e con gli altri. Dotato di una grande capacità critica, capace di portare avanti le sue convinzioni con coraggio e coerenza, senza mezze misure. Un giovane aperto al dialogo e desideroso di farsi aiutare nel suo cammino formativo che ha portato avanti sempre con fedeltà e grande impegno. Ne sono testimonianza i progetti di vita annuali stilati con estrema accuratezza e dai quali si faceva guidare nel suo cammino verso il sacerdozio. La loro lettura manifesta un vero cammino di crescita umana e spirituale compiuto dentro di sé e nel rapporto con Dio. I valori della vita consacrata sono oggetto di studio, riflessione e preghiera e in questo modo vengono interiorizzati e approfonditi. È fedele alla preghiera e sa leggere la sua vita con gli occhi della fede. In lui c'è piena coerenza tra valori e vita di ogni giorno.
Le sue riflessioni rivelano una spiritualità profonda e matura, un cuore innamorato di Gesù e un amore grande per la missione.
Al termine del noviziato scriveva: «Nelle mie "ribellioni", tristezze, dubbi e scoraggiamenti, Gesù è stato una presenza costante e motivante. Il mondo offre moltissime possibilità di vita. Ma sono sicuro che le proposte del mondo non mi interessano. Il cuore mi attira per un'altra strada: quella di Gesù. La chiamata di Gesù poco a poco ha preso forma e concretezza nella mia vita. Questa opzione mi rende ogni giorno più felice e realizzato.
Le sfide e le esigenze aumentano ogni giorno, tuttavia sento di non essere solo, Gesù è con me. I miei limiti e difficoltà non mi scoraggiano, ma piuttosto costituiscono uno stimolo affinché il mio sforzo di migliorare sia costante.
Molte volte ho pensato: "perché io e non un altro più capace?". Sono giunto alla conclusione che molti altri non vogliono o non se la sentono di assumere a tempo pieno il progetto di Gesù. Alla conclusione del noviziato e alle porte della professione religiosa mi sento sicuro e disposto a rinnovare e rafforzare il mio "si" al Signore, seguendo con disponibilità questa chiamata finché Dio lo voglia.
Con il cuore aperto e dalla mia identità latina che condivide le sofferenze e le speranze degli ultimi, voglio seguire Gesù, come consacrato nella Madre Chiesa, secondo le proposte dell'IMC, per collaborare nell'edificazione di una vita migliore e nell'universalità del progetto di Dio, formando la gente nella fede e nella coscienza del Regno che è per tutti».

L'8 dicembre del 1998, in occasione del diaconato, ha scritto nel suo diario spirituale: «Davanti alla tua chiamata, Signore, so che sono libero e potrei dire anche di "no". Ma invece così, come 10 anni fa, anche oggi e sempre con la tua grazia, dico di "sì". Sì, lo voglio! Eccomi per essere un tuo strumento per affidarmi a te e fidarmi di te.
Penso di non essere mai stato amante della poesia nonostante la trovi importante. Sono piuttosto realista e perciò cosciente, o abbastanza cosciente di chi sono io, cos'è il mondo, quali sono le sfide, quanto la vita è bella e allegra, ma quanto sa essere pure brutta e triste.
Mi chiami, credo, per fare una certa differenza altrimenti, sarei rimasto là dov'ero. Ma ora le virtù, gli atteggiamenti… dovranno manifestarsi con quel carattere del "di più".
Eccomi, Signore, disposto e libero per cominciare a fare e vivere secondo la tua volontà. Sento e non ne dubito che questa è una decisione che nasce dal cuore, da quel medesimo cuore in cui si è maturata in tutti questi anni.
Per tutta la vita mi dedicherò con amore a te e agli uomini. Per tutta la vita vorrei contare con la tua grazia, con il tuo spirito, con il tuo aiuto.
Eccomi, sia fatto di me secondo la tua volontà! Rogério».

Nel testamento, stilato alla vigilia della professione perpetua, aveva scritto queste parole, chiedendo che fossero poste sulla sua lapide:
“Quando sono nato tutti sorridevano,
solo io piangevo;
ho cercato di vivere in modo che ora
tutti piangano mentre io sorrido,
a motivo della mia donazione totale
a Dio e ai fratelli”


Omelia funebre di p. Gottardo Pasqualetti
Is 25, 6-9; Gv 11, 32-45

1. Il pianto visibile di Gesù di fronte alla tomba dell’amico Lazzaro ha colpito le persone presenti e tocca profondamente anche noi. Esso manifesta l’umanità di Gesù e il suo turbamento di fronte a un evento umano sconvolgente. Ma è anche un pianto che ci consola. Infatti, è:
- un pianto di amore, per la perdita di colui che lui stesso ha chiamato “amico” e le sorelle di Lazzaro lo indicano a Gesù come “colui che tu ami”. Gesù ha coltivato l’amicizia, tanto da piangere quando essa si interrompe a causa della morte. Il Beato Giuseppe Allamano, è stato uomo di amicizia e ha potuto fondare questo Istituto basandosi su forti vincoli di amicizia. Rogério ha pure avuto una grossa capacità di suscitare amicizie. Lo attestate voi qui presenti e le tante persone che hanno manifestato in questi giorni lo stesso sentimento di Gesù di fronte alla morte dell’amico. Nei suoi appunti, assieme ad esprimere ferma determinazione nel seguire l’impegno vocazionale, il riferimento più frequente è proprio all’amicizia. Per questo, abbiamo la sensazione che insieme alla costernazione e all’amarezza, sia emersa in questi giorni l’impressione che Gesù stesso ha suscitato e ha fatto esclamare: “Guarda come lo amava!”. Nella frase stampata nell’immaginetta ricordo, e che lui stesso desiderava fosse ricordata alla sua morte, esprime lo stesso sentimento. Si attendeva un pianto, prova di vasta amicizia, scaturita dalla sua donazione totale, espressa nell’aiuto, nelle parole, nel sorriso.
- Un pianto sereno, pur nel turbamento di fronte al mistero inquietante della morte, che per noi diventa ancora più cocente per un fratello giovane, agli inizi della sua vita sacerdotale. Il pianto di Gesù è vero, ma non disperato. Per lui la morte non è la distruzione, la fine di tutto. Per lui è un “sonno”: “il nostro amico Lazzaro dorme, vado a svegliarlo”. Così, di fronte alla fanciulla Talita, disse: “non è morte, ma dorme”. Espressione che i suoi discepoli hanno subito adottato per indicare il concetto cristiano della morte: è come un sonno, per svegliarsi, un passaggio a una vita più piena. E questo è possibile perché Lui è morto per tutti, lui ha subito la morte per tutti, ha effettuato per tutti il passaggio dalla morte alla pienezza di vita nella risurrezione. Per questo può sollevare chi cade nella morte unito a lui. E Rogério ha creduto e ha voluto essere unito a lui. Tra le sue poche cose, in un foglietto trovato in un suo libro ha scritto: «La santità della vita: volerla, volerla, volerla». Santità non è soltanto una qualità morale, ma unione al Cristo. Più esplicita ancora una delle sue più recenti espressioni, in occasione del diaconato: «Per tutta la vita mi dedicherò con amore a te, Signore, e agli uomini. Per tutta la mia vita vorrei contare con la tua grazia, con il tuo spirito, col tuo aiuto. Eccomi, sia fatto di me secondo la tua volontà».

2. In questo spirito di fede va considerata la morte di Rogério, che si aggiunge alle altre, troppe, di missionari giovani o ancora validi, che ci hanno colpito quest’anno. Molti si sono chiesti in questi giorni: che cosa significa questo. Che cosa ci vuol dire il Signore? Domande legittime, a cui non so rispondere. Il pensiero di qualcuno corre spontaneamente all’Allamano che ha assicurato di farsi sentire anche con fulmini. Ma in occasioni come questa da lui più volte sperimentate nella vita, non trovo allusione a questo, ma soltanto all’atteggiamento di chinare il capo di fronte alla volontà di Dio, sempre benevola ,anche quando è dolorosa e umanamente problematica. Penso piuttosto alla frase, pure difficile da comprendere e accogliere dell’Apocalisse: «Io quelli che amo lo rimprovero e li colpisco» (3, 19). Il Signore ci interpella, ma perché ci ama; forse ci richiama a maggiore coerenza e fedeltà, ma perché ci ama; sollecita la nostra crescita nella fede, ma ancora perché ci ama. E questo è il sentimento che dobbiamo cogliere da questa liturgia esequiale: la prova è un segno che il Signore ci ama e vuole portarci a credere che quanto è avvenuto con questa e con le altre morti è per il bene delle persone, dell’Istituto, della Missione. Anche se umanamente non lo comprendiamo.

3. In questo spirito, non mi limito a domandare a Dio, perché ci ha tolto Rogério, ma lo ringrazio perché ce lo ha donato.
Grazie, Rogério, perché tu, non italiano, ti sei fatto vicino e ti sei interessato della nostra situazione. Hai partecipato ai campi di formazione, ai convegni giovanili, agli eventi, come il pellegrinaggio a Parigi del convegno mondiale dei giovani.
Un grazie sentiamo di dire alla mamma di Rogério, per quale abbiamo oggi un particolare ricordo. Grazie per aver assecondato la preferenza espressa dal figlio di essere sepolto presso la comunità dove si fosse trovato al momento della morte. Così, egli rimane ancora tra noi, nella nostra Regione, come il seme sulla terra, per germinare frutti di benedizione e di vocazioni.
Tra le sue cose, ha conservato, segno che gli era caro, un biglietto dei giovani del gruppo arcobaleno di Martina Franca. Partecipando al loro campo estivo sul senso della vita ha trasmesso loro un messaggio che li ha colpiti: «La vita è bella», e lo hanno ringraziato per avere infuso in loro serenità, speranza e ottimismo per il futuro. Anche il mattino del giorno della sua morte, celebrando la Messa dei santi Innocenti, ha esaltato il valore della vita, proclamato dal Natale.
Nel Convegno giovanile di due anni fa, da cui abbiamo tratto la foto dell’immagine ricordo, Rogério ha svelato l’origine della sua vocazione missionaria. Maturata dopo un grave incidente, in seguito al quale ha capito che merita vivere per qualcosa che vale, e si è fatto Missionario della Consolata.
Nello stesso convegno ricordò in modo suggestivo un gesto rimasto impresso nella mente di tutti. Ricordava che noi nasciamo con il pugno chiuso e pian piano la mano poi si apre. A dire che la vita vale in quanto non teniamo tutto per noi, ma ci apriamo agli altri, quando facciamo dono di noi stessi e delle nostre cose. Perciò: «Dai al mondo il meglio di te».
Grazie, Rogério, per quello che sei stato. Difficile esprimerlo con altre parole, ma trovo una sintesi in un tuo scritto, che rivela qualcosa di te:
“Negli anni 70 i Nomadi in una delle loro canzoni dicevano: «io un giorno morirò e nel cielo della vita volerò».
«Signore, quanto più in alto vado, cioè, quanto più mi conosco, più ti conosco. Quanto più mi confronto con il mondo, mi rendo conto che soldi in tasca ne ho sempre meno, cioè sicurezze, tranquillità, superfluità. In cambio però sento nel cuore che lassù, e anche nella vita concreta, mi sei rimasto tu, solo tu; e di questo sono sicuro.
Ecco perché in questi anni ho imparato a relativizzare le cose, accettando la realtà e gli altri, così come sono. Capire tutti, anche se qualche volta vorrei che fossero diversi. Però ognuno è quello che è.
Siamo diversi, e in questa diversità ci sono pure io, con le mie esperienze, i pregi e i limiti.
Mi affido a te, Signore, l’unico capace di farci vedere il bello e il positivo in tutti e in tutto, senza mai fissarsi soltanto sul negativo.
Sono convinto che ciascuno dei miei fratelli è essenzialmente buono e tale bontà si manifesta in mille forme diverse.
Grazie, Signore, per il dono dell’altro, così come è. Aiutami ad ammirare ognuno secondo quello che è e senza mai pretendere troppo. Amen!».
Questo è il Rogério per cui diciamo grazie. Questo è il ricordo che vogliamo conservare di Lui. Questo è il Rogério vero. Il resto non gli appartiene.
P. Gottardo Pasqualetti

Omelia pronunciata da p. Michelangelo Piovano, Superiore Regionale del Brasile nella messa di suffragio, a Erexim, il 1º gennaio 2000.

«Confortatevi dunque, a vicenda con queste parole» (1 Tess 4,18).
Siamo qui, oggi, per consolarci, della scomparsa di p: Rogério. Le parole umane non bastano e per questo ricorriamo a Dio e alle sue parole. Quelle che abbiamo appena ascoltato: «quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui». Solo la fede e la certezza della vittoria della risurrezione sulla morte ci possono consolare e sostenere in questo momento.
Quattro mesi fa eravamo qui, in festa e il p. Rogério era al centro della nostra attenzione, il motivo della nostra festa: un nuovo sacerdote, missionario.
Ora siamo di nuovo qui nella tristezza e nel dolore piangiamo lo stesso p. Rogèrio che abbiamo visto gioioso, sorridente, felice di realizzare il grande sogno di essere sacerdote e missionario e compiere così la volontà di Dio.
Umanamente non troviamo una risposta, solo nella fede e nel silenzio di fronte a Dio diciamo: accetto. Tuttavia, nello stesso dolore vogliamo ricordare p. Rogério che ciascuno di noi ha conosciuto allegro, disponibile, generoso e preoccupato degli altri.
Vogliamo ricordare p. Rogério con il grande desiderio di dare la sua vita per Dio e per gli altri. Così scriveva a p. Moisés Facchini a marzo del 1999: «Sai, p. Moisés, che il tempo ora passerà veloce e il cuore comincia già a battere più forte. Per quel che mi riguarda credo che tutto stia procedendo come Dio vuole. Sono curioso di conoscere la mia destinazione che dovrà essere decisa alla fine del mese. Mi sento sereno e pienamente disponibile. Ho la certezza che con una dose di buona volontà e contando con la grazia di Dio, ogni paese va bene e ogni luogo è per noi terra di missione. L'importante è dar ragione della nostra fede e speranza, con la testimonianza, non è vero?!».
Dando poi alcune indicazioni riguardo alla sua ordinazione, nella lettera indicava anche la frase che gli sarebbe piaciuto stampare sull'immaginetta: «Poi udii la voce del Signore che diceva: "Chi manderò e chi andrà per noi?". E io risposi: "Eccomi, manda me!". Egli mi disse: "va…" (Is 6, 8-9).
E scelse come frase della sua ordinazione :«Si faccia di me secondo la tua volontà» (Lc 1,38) integrata con le parole di Mt 9,13 «Misericordia voglio e non sacrificio…».
Egli stesso alla conclusione della sua ordinazione aveva detto che nella sua vita aveva cercato sempre di lasciarsi guidare dalla volontà di Dio.
Noi pure, in questo momento, vogliamo accettare questa volontà di Dio così come essa si presenta.
Il corpo di p. Rogério riposerà in Italia ad Alpignano assieme a tanti altri missionari come lui stesso ha voluto.
Sarà come il seme che dà nuova vita alla missione. E mentre preghiamo per lui, chiediamo che dal cielo interceda per noi tutti ancora pellegrini quaggiù e che in modo particolare continui a stare vicino ai suoi famigliari.
P. Michelangelo Piovano


Saluto di p. Aquiléo Fiorentini, consigliere generale
Ho l’impressione di aver ancora davanti a me p. Rogerio, e come faceva spesso quando parlava con me, mi pone ancora una volta una delle sue domande fondamentali sulla vita, su se stesso, sull’Istituto, sulla missione...Ora è come se mi dicesse: «cosa dirai di me?»
Mi avvicino a te con timore e tremore, come se mi avvicinassi a un terreno sacro. Mi viene in mente Mosè che per approssimarsi al Signore si toglieva i sandali. Sì, io tolgo i sandali, e rispettosamente mi accosto a te, dove Dio ha manifestato la sua presenza. Ti accolgo, p. Rogério, una volta di più. Ti accogliamo, p. Rogério. Accolgo la tua persona, totalmente, con la parte che mi hai rivelato e quella parte di mistero che caratterizza ogni uomo. Quest’ultima, la conosce chi ti ha creato, chiamato, salvato e accolto definitivamente.
Con p. Rogério ho condiviso due anni e mezzo di vita, a Curitiba, durante la filosofia-postulandato. Poi, ci sono stati altri momenti di incontro e condivisione, sulla missione e sulla vocazione e altri momenti di vita ordinaria.
In sintesi, l’immagine che mi sono fatto di lui, é di un uomo tutto d'un pezzo, complesso, che si buttava con tutto se stesso in quello che doveva fare: se si trattava di pregare, lo faceva esponendo la sua nudità, davanti al Signore, in un crescendo di fiducia e nella certezza che Lui lo conosceva da tutte le parti.
Se si trattava di lavorare, lo faceva con coscienza e solidarietà, immedesimandosi con ogni uomo che su questa terra suda e si stanca per guadagnarsi degnamente il pane di ogni giorno. Non faceva pesare sugli altri quello di cui aveva bisogno e, come il Figlio del Carpentiere, non temeva di sporcarsi le mani.
Se si trattava di giocare al pallone, lo faceva con passione e gioiva nel vincere. Se si trattava di evangelizzare, lo faceva con la trasparenza del vetro che non ha niente da nascondere e la sua testimonianza era quella di uno che si è donato e sa il prezzo di tale atto. Dono totale, vissuto con timore, nello sforzo di viverlo in pienezza, pagando di persona. Cercava sicurezza nel Signore in tanti modi: vivendo in modo impegnato la sua vita, con momenti di preghiera giornaliera, trascorrendo del tempo in adorazione davanti al tabernacolo, invocando l'intercessione della Madonna e del beato Giuseppe Allamano. Il bisogno di autenticità lo faceva soffrire: era esigente con se stesso e, nel dire ciò che riteneva giusto, a volte era duro con sé e con gli altri. Era un atteggiamento che nasceva dal non tollerare le mezze misure.
P. Rogério, ti accolgo così, con i tuoi valori e limiti, con le tue scelte e decisioni. E prego per te. Ti accolga Colui che ti conosce pienamente, per il quale non ci sono misteri. Ti accolga nella sua patria il Signore della vita. Lì è anche patria tua, definitivamente tua, anche se ogni terra, per te, missionario di Gesù, non era straniera. Tu, prega per noi... per tutti... per la missione... affinché con la tua intercessione possa continuare a portare frutti di consolazione per tutti gli uomini.
P. Aquiléo Fiorentini.

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POBRES Y POBREZA EN LA FORMACIÓN MISIONERA
Introducción

Se ha pedido una reflexión sobre cómo usar los bienes materiales durante el currículo formativo del Misionero de la Consolata. Tema actual en este momento histórico que estamos viviendo a nivel de sociedad y a nivel de Instituto. A nivel socio-económico nos encontramos en una sociedad post-moderna donde el consumismo arrasa no sólo las personas sino también las estructuras e vida de la Iglesia. A nivel de Instituto porque hoy nuestras comunidades son internacionales e interculturales con diferencias culturales en la apreciación de pobres y pobreza, de economía y hasta de estratos sociales bien diferenciados.
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