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Kenya: Decadenza della moralità sessuale Stampa E-mail
Scritto da P. Anthony Bellagamba, imc   
ImageAlcuni mesi fa ho scritto su questo sito due articoli sui giovani Keniani: il primo riguardava un presunto esodo di massa dei giovani del Kenya dalle Chiese Cristiane; il secondo, sul posticipo del matrimonio di diversi anni da parte di una grande massa di questi giovani, e di un accettazione passiva da parte delle ragazze di una mancata maternità, o l’accettazione di una maternità extra coniugale. Cambiamenti culturali e morali di apocalittiche proporzioni. I due articoli erano basati su una ricerca fatta da giornalisti Keniani, che non reclamavano valore scientifico, ma solo intendevano iniziare un dialogo con la società sui giovani e il loro comportamento sessuale.

Queste ricerche hanno generato nella popolazione il desiderio di conoscere la verità sulla vita sessuale delle proprie figlie e dei loro compagni, e quindi hanno portato ad una ricerca scientifica che potesse aiutare tutti a comprendere la vera realtà del comportamento sessuale della gioventù, e pianificare strategie adeguate ai risultati dello studio.


Lo studio fu chiamato “Sex Trak” e affidato ad una compagnia di ricerca chiamata “InfoTrak Research and Consulting” con l’appoggio di “Eve Girl”, una mensile per ragazze. Sono state intervistate un totale di 2,400 ragazze fra i 18 e i 25 anni, dalle otto province del Kenya. Di queste, il 65% vivono in città e il 35% in campagna. Questo dato è di importanza enorme per l’interpretazione dei dati ottenuti dallo studio, perché chiaramente favoriscono le ragazze urbane a quelle rurali, e quindi la loro credibilità rimane diminuita.

I risultati sono semplicemente raccapriccianti. Li riporto qui sommariamente, cercando di evitare le descrizioni più grafiche del comportamento sessuale, specialmente di quelle più giovani.

- La maggioranza delle intervistate (56%) dichiarano di aver perduto la loro verginità prima dei sedici anni. Però il 30% ha confessato di essere ancora vergini e sono convinte a rimanere tali fino al matrimonio.

- I mezzi più comuni per non rimanere incinte, o per evitare malattie veneree, sono i condoms (profilattici) . Il loro uso è cresciuto enormemente se si pensa che viene usato dal 75% delle ragazze intervistate, mentre solo alcuni anni fa era quasi sconosciuto. Il loro uso è determinato dai seguenti motivi: per proteggersi contro le STI, o malattie infettive trasmesse dal rapporto sessuale (76%), per prevenire una gravidanza (57%), ed anche per accrescere il piacere sessuale (23%). L’uso del condom diminuisce di molto, quando il compagno di vita sessuale è sempre lo stesso. Un secondo mezzo sono le pillole: il 64% usa la pillola dal nome “The Day After”, (Del Giorno Dopo), oppure quelle più comuni chiamate Femiplan, offerte gratuitamente dalla compagnia Family Planning (Pianificazione della Famiglia).

- Delle ragazze che diventano incinte, il 53% porta la gravidanza al suo termine naturale, mentre il 47% abortisce. Alla domanda, per una seconda gravidanza, se ricorrerebbero all’aborto, il 40% ha risposto positivamente, mentre il 60% di loro non erano sicure.

- Un nuovo orientamento sessuale di cui si era mai sentito parlare prima è il Lesbianismo. Il 12% delle ragazze intervistate hanno ammesso di aver praticato questo tipo di sesso. E il 10% hanno dichiarato che definitivamente loro sono più attratte e soddisfatte da questo tipo di relazione sessuale che da quella eterosessuale.

- Per completare questo quadro del tutto inaspettato, il 12% di queste giovani hanno ammesso che il sesso per loro è molto più soddisfacente e, certamente, meno pericoloso, se fatto con giocattoli appositamente preparati per questo scopo (sexual toys).

- Alla richiesta se le intervistate parlano con qualcuno di queste loro esperienze, il 31% ha risposto positivamente, e le persone con cui si confidano maggiormente sono le loro madri o le loro sorelle.

Dire che i risultati di questo studio ha sconvolto la maggior parte della società Keniana è un minimizzare la reazione. In un prossimo articolo su questo sito presenterò queste reazioni e le proposte fatte da agenzie religiose e civili sul cosa fare in questi frangenti, come pure il ruolo dei missionari.

La mia conclusione della presentazione dei dati dello studio SexTrak, è un ricordo personale. Quando insegnavo all’Università Cattolica di Nairobi, (1984-1994), spesso si organizzavano tavole rotonde, seminars, su argomenti sessuali, perché si percepiva già l’inizio di un comportamento sessuale totalmente contrario a tutte le culture del Kenya, e alla dottrina delle Chiese Cristiane. Ma mai venni a contatto con giovani che anche solo potessero pensare all’uso del sesso in queste forme quasi inconcepibili per loro. Ricordo che la prima volta che menzionai il nome “omosessuale”, oppure “lesbica”, i giovani si sentirono offesi, e dissero: queste cose capitano nei vostri paesi, non qui! Quam mutatus ab illo!
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La mia riflessione sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è anzitutto quella di un pastore, che attinge certamente al suo cammino di teologo al servizio della Verità che libera e salva, ma soprattutto parla in rapporto ai molteplici vissuti umani che continuamente incontra e a cui annuncia la Parola della fede. È tenendo conto di questi vissuti che vorrei articolare le mie considerazioni costruendo una sorta di “menorah” dello spirito, un settenario ispirato al candelabro sacro, che arde nel Santuario di Dio, per aiutarci a illuminare gli scenari del tempo e gli scenari del cuore con la luce della Parola. Partendo dall’attesa della Parola, dal bisogno cioè di una rivelazione che rompa il silenzio del mondo e delle sue solitudini, vorrei riflettere sul Verbo rivelato anzitutto nel suo carattere di buona novella per tutte le solitudini, per fermare quindi la riflessione sull’evento che ha inondato il silenzio dell’intero creato e ha aperta la possibilità della comunicazione trasformante con l’Amore eterno: “Deus dixit!” – “Dio ha parlato!”.
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