Narrow screen resolution Wide screen resolution
Tanzania: Barabarani Stampa E-mail
Scritto da p. Giuseppe Inverardi, imc   
ImageLa parola "Barabarani" non ha nessuna relazione con il Barabba di cui parla il Vangelo e che venne preferito a Gesù! È un vocabolo Swahili che significa; per strada. E anche il nome di un bambino. Ma vi racconto con ordine. Sono in partenza per Mpola, dove devo celebrare l'Eucaristia. Mi vengono a informare che presso il ponte è nato un bambino. Senza esitare parto per l'assistenza. A Mpola nessuno si meraviglierà dell'eventuale ritardo...

Ma altro che presso il ponte! Mi inoltro sempre di più nella foresta. Al papà, venuto a portare la notizia, di tanto in tanto domando se siamo quasi arrivati. Ma la risposta è sempre la stessa: "Ancora un poco". A un certo punto mi fa fermare. Cerca e chiama, ma nessuno risponde. Si va a casa. Mamma e bambino sono in buone condizioni, ma è opportuno che vengano portati al dispensario della missione. La donna è Sukuma. Non riesce ad esprimersi bene in Swahili, per cui la lascio in pace e penso.

Penso alla forza di questa giovane mamma. Mai avrei potuto immaginare che poco prima avesse partorito. Nessuna traccia di sofferenza. È dura la sua vita. Per la siccità, chissà quanto cammino doveva fare per attingere dell'acqua. E ora che sono venute le prime piogge, deve zappare e seminare. È impensabile risparmiarle questa fatica! Oso chiederle se sa già come verrà chiamato il bambino. "Barabarani" - mi dice. Non ho bisogno di chiederle il motivo. Già lo immaginavo. Il nome riflette le circostanze e il luogo della nascita: è nato per strada... Sarà la sua identità.


Barabarani, avvolto in un panno, sulle ginocchia della mamma, è accanto a me. Ogni tanto guardo il suo visino ancora bianchiccio. Non un vagito. Non piange. Barabarani non lo sa, ma io penso anche a lui e gli parlo: "Cresci bene. Sii forte e laborioso come la gente della tua tribù. Pascolano e coltivano la terra con energia. Non so se i tuoi genitori sono cattolici... Barabarani, possa tu un giorno incontrare il Signore, che è Via, conoscerlo come Verità ed essere illuminato da Lui, che è Luce. Rinascerai. Non sulla strada... ma dal grembo di un'altra madre, la Chiesa. Ora sei un Sukuma. Allora sarai figlio di Dio. Ora appartieni alla tua numerosa famiglia. Allora apparterrai alla ben più numerosa famiglia della Chiesa, che è estesa in tutto il mondo." Barabarani dorme.
< Precedente   Prossimo >

Missione Oggi

La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa
La mia riflessione sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è anzitutto quella di un pastore, che attinge certamente al suo cammino di teologo al servizio della Verità che libera e salva, ma soprattutto parla in rapporto ai molteplici vissuti umani che continuamente incontra e a cui annuncia la Parola della fede. È tenendo conto di questi vissuti che vorrei articolare le mie considerazioni costruendo una sorta di “menorah” dello spirito, un settenario ispirato al candelabro sacro, che arde nel Santuario di Dio, per aiutarci a illuminare gli scenari del tempo e gli scenari del cuore con la luce della Parola. Partendo dall’attesa della Parola, dal bisogno cioè di una rivelazione che rompa il silenzio del mondo e delle sue solitudini, vorrei riflettere sul Verbo rivelato anzitutto nel suo carattere di buona novella per tutte le solitudini, per fermare quindi la riflessione sull’evento che ha inondato il silenzio dell’intero creato e ha aperta la possibilità della comunicazione trasformante con l’Amore eterno: “Deus dixit!” – “Dio ha parlato!”.
Leggi tutto...