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Nato a Parabita (Lecce), nel 1923, da Pasquale e Vigna Settimia, entra nell'Istituto nel 1933. Nel 1943 si consacra al Signore con la professione religiosa e nel 1947 viene ordinato sacerdote. Nel 1949 viene destinato alle missioni del Kenya nella diocesi di Nyeri. È il periodo della Mau mau: le tensioni, i pericoli, la paura rendono la sua missione irta di difficoltà fin dagli inizi. Lavora come vice parroco a Rocho (Nyeri), Fort Hall e Gekondi. Nel 1954 il vescovo, mons. Carlo Cavallera lo invia a lavorare nelle farms del Tinderet, adibite a piantagioni di caffè, ma questo non è il suo pane e nel 1957, al suo rientro per le vacanze, si ferma in Italia. Qui lavora nel campo dell'animazione missionaria a Darfo, Milano e Bologna. Nel 1975 ritorna in Kenya dove svolge lavoro pastorale a Kiangonyi, Gaturi e Kerugoya. Dal 1977 al 1983 fa il parroco a Gaturi dove rifà la casa di riposo, ormai fatiscente, degli anziani dotandola di camerette spaziose e di tutti i servizi necessari. Nello stesso tempo si dà da fare nella costruzione di cappelle nei vari centri della missione. Dal 1983 al 1987 torna a fare il vice parroco a Ichagaki e poi a Tetu. Qui mette gli occhi su Wamagana, una delle più grandi scuole cappelle della missione. Se la prende a cuore e la sviluppa con scuole, le case in muratura dei padri e delle suore. Con l'aiuto di amici che vanno a visitarlo in Africa, costruisce una delle più belle chiese della diocesi, dedicata, naturalmente, alla "sua Madonna", la Madonna della Coltura di Parabita. Sempre attento al sociale, costruisce anche una scuola per bambini handicappati, una delle poche esistenti in Kenya. Scrivendo a p. Piero Trabucco, superiore generale, per ringraziarlo del suo aiuto finanziario nella realizzazione di quest'opera, tra l'altro dice: «Il giorno stesso (dell'inaugurazione) ha avuto anche inizio l'associazione "Allamano Friends" che si propone di sponsorizzare e tenere viva la scuola e diffondere la conoscenza e devozione al Fondatore di cui tutti i cristiani di Wamagana sono devoti. Con questo penso di avere compiuto da parte mia un dovere di riconoscenza verso colui che mi ha dato la possibilità di diventare missionario. Il prossimo anno compirò cinquant'anni di ordinazione sacerdotale; penso che questa degli handicappati sia la cosa più bella che abbia compiuto, per cui rendo grazie al Signore, alla Madonna e al nostro Fondatore» (11.12.1996). La sua attività non si ferma qui e, con grossi investimenti finanziari trivella pozzi per dare acqua alla missione e alla gente, nonché la luce elettrica. Attraverso queste opere e il suo stile amichevole e schietto si attira l'amicizia della gente e la celebrazione del suo giubileo d'oro, nel 1997, diventa effettivamente un vero trionfo in cui raccoglie i frutti del suo infaticabile lavoro La sua salute, tuttavia, è gravemente minata. Già dal 1988 andavano comparendo i primi linfomi, male che lo avrebbe portato alla tomba. Così, nel 1999 rientra in Italia, dove dopo un lungo calvario trascorso nell'infermeria di Casa Madre, il 23 gennaio 2001, raggiunge la Casa del Padre. Il funerale si svolge il 26 gennaio. Presiede la celebrazione p. Clemente Barlocco che ne traccia il curriculum vitae. Lo fa con commossa e precisa documentazione mostrando "chi era p. Giannelli", per il nostro Istituto e la giovane Chiesa di Nyeri. Di lui presenta ombre e luci, ma soprattutto il suo grande cuore misericordioso, fatto del dono di sé, di fedeltà alla vocazione, del suo amore alla gente incontrata, specialmente i più poveri e indifesi, i più lontani dal poter riceverne un grazie. Poche ore prima di morire aveva pensato ancora ai ragazzi handicappati di Wamagana, lasciando loro quanto gli rimaneva. La salma prosegue poi per il paese natale, Parabita, dove ora riposa accanto ai suoi cari e alla "sua Madonna", la Madonna della Coltura. P. Clemente Barlocco e p. Giuseppe Mina TESTIMONIANZE Strumento della carità Padre Antonio Giannelli, un piccolo grande missionario, ci ha lasciato per sempre. Un cuore immenso ed una fede incrollabile, uniti ad uno spirito un po' ribelle e un po' goliardico, hanno fatto di lui uno strumento formidabile della carità e dell'amore. In Kenya dai primi anni '50, in poco tempo ha saputo creare dal nulla due strutture di accoglienza e di ricovero per anziani abbandonati e per bambini con gravissimi deficit motori e psichici; due stelle nel firmamento della bontà e del dono gratuito verso gli altri, indipendentemente dalla razza, dalla religione o dal credo politico. Federico Cesarani Missionario instancabile e grande amico Ricordo ancora come fosse ieri, l’emozione nonché il pizzico d’apprensione quando nel febbraio del 1992, per la prima volta io e mio marito William, entrambi medici, atterrammo a Nairobi invitati da Padre Antonio Giannelli per un breve periodo presso la missione da lui fondata a Wamagana (Nyeri).Molte sensazioni si affollano ora nella mia mente: dai profumi sconosciuti, la confusione generale, ma soprattutto il sorriso rassicurante e la vivacità di “Father Generi” come veniva apostrofato con affetto il nostro p. Antonio.Un breve viaggio di alcune ore ci portò alla missione di Wamagana, ai piedi del monte Kenya. Un viaggio in cui tutta la madre Africa ci veniva incontro con la sua maestosità in contrapposizione alla povertà, al di là di ogni immaginazione. Furono giorni intensi, divisi tra le visite ai villaggi vicini, l’impegno di William; medico pneumologo in ospedale al Matharì e l’osservazione di tutto il lavoro svolto da p. Antonio.La vita ci ha riservato altri viaggi a Wamagana e tante altre gioie in Italia: l’impegno politico e il volontariato sempre incoraggiati da p. Antonio, missionario instancabile, grande amico. Ma la stessa vita ci ha riservato altri giorni tristi: la scomparsa prematura di William ed ora la perdita di p. Antonio.Caro p. Antonio: ora non sarà più come una volta quando il tuo sguardo si posava sui bimbi della scuola o quando nel centro per disabili ci mostravi gli sforzi sovrumani per mantenere un livello dignitoso ed accettabile di assistenza. Ma io tornerò in Kenya con lo spirito che tu mi hai insegnato, con il tuo Jambo nel cuore. Dott.ssa Leda Schirinzi
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