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Novena della Consolata: terzo giorno Stampa E-mail
Scritto da P. Giuseppe Allamano   
ImageAd Jesum per Mariam

Il desiderio della Madonna è di cooperare perché il sangue del suo Figlio non sia sparso invano. Corredentrice con nostro Signore, anche Lei ha portato il peso dei nostri peccati. Tutto ciò che ferisce Gesù, ferisce e dispiace alla Madonna. Ella ha voluto dare il suo nome al nostro Istituto, perché si collabori a salvare più anime che sia possibile. Se uno vuole salvarsi senza passare per la Madonna, sbaglia. Non si può giungere a Gesù se non per mezzo della Madonna: ad Jesum per Mariam, a Gesù per Maria!

La pietà mariana è un segno di predestinazione. Sì, perché la Madonna desidera null'altro che la salvezza delle anime. Alle volte ci domandiamo con stupore: "Come mai quel tale, dopo tanti anni di vita disordinata, si è convertito ed è morto riconciliato con Dio?". La spiegazione la troviamo sempre lì: un po' di devozione alla Madonna.

Ho conosciuto una persona che da più di quarant'anni aveva lasciato ogni pratica religiosa, conservando solo la pia usanza della recita di tre Ave Maria ogni giorno. Ebbene, la Madonna le ottenne la grazia di fare una buona morte. Con questo non voglio dire che bastino tre Ave Maria e poi peccare; voglio dire che la Madonna, per un piccolo ossequio, magari dopo trenta o quarant'anni, induce la persona al pentimento.
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Missione Oggi

La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa
La mia riflessione sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è anzitutto quella di un pastore, che attinge certamente al suo cammino di teologo al servizio della Verità che libera e salva, ma soprattutto parla in rapporto ai molteplici vissuti umani che continuamente incontra e a cui annuncia la Parola della fede. È tenendo conto di questi vissuti che vorrei articolare le mie considerazioni costruendo una sorta di “menorah” dello spirito, un settenario ispirato al candelabro sacro, che arde nel Santuario di Dio, per aiutarci a illuminare gli scenari del tempo e gli scenari del cuore con la luce della Parola. Partendo dall’attesa della Parola, dal bisogno cioè di una rivelazione che rompa il silenzio del mondo e delle sue solitudini, vorrei riflettere sul Verbo rivelato anzitutto nel suo carattere di buona novella per tutte le solitudini, per fermare quindi la riflessione sull’evento che ha inondato il silenzio dell’intero creato e ha aperta la possibilità della comunicazione trasformante con l’Amore eterno: “Deus dixit!” – “Dio ha parlato!”.
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