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Novena della Consolata: ottavo giorno Stampa E-mail
Scritto da P. Giuseppe Allamano   
ImageIn modo speciale nostra

La Consolata è in modo speciale nostra e noi dobbiamo gloriarci di avere una tale Patrona, essere santamente superbi che il nostro Istituto si intitoli «della Consolata». Siamo un miracolo vivente delle grazie della Madonna. Cerchiamo di meritarci ogni giorno di più il bel titolo che ci ha dato. Siamo Consolatini. Dobbiamo stimarci fortunati di portare il nome della Madonna. Quando uscite, la gente non dice: «Sono i missionari o le missionarie», ma dice: «Sono i Missionari o le Missionarie della Consolata».Non possono nominare voi, senza nominare la Madonna. Tutti ci ritengono i beniamini della Madonna e confidano tanto nelle nostre preghiere.

Lo ripeto, dobbiamo essere santamente superbi di appartenere alla Madonna sotto questo titolo invidiato da molti. E quanti ci vogliono bene, perché ci chiamiamo «Missionari o Missionarie della Consolata!». Il nome che portate deve spingervi a divenire ciò che dovete essere. Facciamo quasi un torto alla Madonna a rivolgerle quelle parole di S. Bernardo: «Mostrati Madre». Non ha bisogno davvero che glielo ricordiamo! Piuttosto, Lei potrebbe dirci: «Mostrati figlio!». Siamo figli e figlie prediletti della Consolata, ma praticamente ci dimostriamo sempre tali? L’amore filiale è di sua natura tenero; bisogna ricorrere lungo il giorno a Lei, proprio come a una madre. Chi non ha un po’ di sentimento e di amore particolare alla SS. Consolata, non ha cuore; e noi dobbiamo averlo il cuore!
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Missione Oggi

La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa
La mia riflessione sulla centralità della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa è anzitutto quella di un pastore, che attinge certamente al suo cammino di teologo al servizio della Verità che libera e salva, ma soprattutto parla in rapporto ai molteplici vissuti umani che continuamente incontra e a cui annuncia la Parola della fede. È tenendo conto di questi vissuti che vorrei articolare le mie considerazioni costruendo una sorta di “menorah” dello spirito, un settenario ispirato al candelabro sacro, che arde nel Santuario di Dio, per aiutarci a illuminare gli scenari del tempo e gli scenari del cuore con la luce della Parola. Partendo dall’attesa della Parola, dal bisogno cioè di una rivelazione che rompa il silenzio del mondo e delle sue solitudini, vorrei riflettere sul Verbo rivelato anzitutto nel suo carattere di buona novella per tutte le solitudini, per fermare quindi la riflessione sull’evento che ha inondato il silenzio dell’intero creato e ha aperta la possibilità della comunicazione trasformante con l’Amore eterno: “Deus dixit!” – “Dio ha parlato!”.
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