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| Italia: Salute Africa |
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| Scritto da P. Giordano Rigamonti, imc | |
Domenica 1 luglio 2007, presso il Santuario di Oropa, cuore della devozione mariana, è stata celebrata la giornata conclusiva della Campagna di Salute Africa volta a sensibilizzare le persone al gravissimo dramma dell'AIDS. Dalle statistiche e dai grafici esposti nella mostra, emerge che un numero elevatissimo di malati nel mondo, e in Italia, perdono la vita a causa di questo male. In particolare l'Africa, afflitta da povertà e carente organizzazione, raccoglie il maggior numero di malati. I sentimenti di umanità che esistono nel cuore di ogni persona buona ed i dettami della fede ci spingono a fare qualcosa per sanare questa piaga profonda, sia come cittadini del mondo e più ancora come discepoli di Gesù Cristo.Mons. Aldo Mangiano, Missionario della Consolata e Vescovo Emerito di Roraima, ha presieduto la celebrazione eucaristica ed ha guidato l'assemblea con la sua omelia che riportiamo di seguito. Al termine della liturgia, è stata rivolta una preghiera alla Madonna di Oropa. Le letture della liturgia odierna ci offrono una preziosa lezione, opportuna nel convegno che celebriamo. Parlano di quattro persone chiamate per una missione: una risponde con generosità, tre rendono falsa la chiamata. Il primo chiamato è il giovane Eliseo. La voce di Dio arriva a lui per mezzo del Profeta Elia. Eliseo lavorava nel campo con il padre. Elia passa, lo chiama, gli comunica la voce di Dio. il giovane prontamente la accoglie, lascia la famiglia e si mette alla scuola di Elia. Quando Elia lascerà questo mondo, Eliseo si rivelerà il grande uomo di Dio. Il racconto delle sue imprese, dei suoi miracoli, esortazioni per il bene del popolo, sono la migliore celebrazione della sua fedeltà alla vocazione pienamente realizzata. Il Vangelo parla di altri tre giovani chiamati, ma essi si perdono nell'indecisione, in faccende secondarie, pieni di esitazioni. per questo la parola di Gesù "Va' e annuncia il Regno di Dio" cade nel vuoto. Anche per ciascun cristiano la chiamata a ricevere la fede è una chiamata a compiere una missione nella storia che si svolge attorno a lui. le attività e le mansioni sono varie: a ciascuno è permesso fare delle scelte, tuttavia due compiti sono irrinunciabili: annunciare il Vangelo a ogni creatura e curare gli infermi. L'ordine fu dato non solo ai Dodici, ma a tutti i credenti che accompagnavano con lo sguardo l'ascesa al cielo di Gesù. Essere cristiano è farsi carico non solo di vivere secondo gli insegnamenti di Gesù, ma anche diffondere la verità del Vangelo e curare i sofferenti ammalati nello spirito e nel corpo. Ciò vale per i missionari, ma anche per tutti i credenti in Gesù Cristo. Il malato è una persona che soffre sia nel suo fisico come nello spirito. Ha bisogno di alimento appropriato, di attenzioni fisiche e medicine, ma si deve tener presente anche la sofferenza morale. A questi malati, talvolta, si aggiungono circostanze aggravanti, quali la differenza culturale, la povertà, l'istruzione ricevuta, il grado sociale. Il Vangelo invita a superare distanze, abbattere barriere, mettere da parte l'egoismo che si annida nei cuori. Ci possono essere anche barriere di colpe commesse. Il comando di Gesù di superare ogni barriera e amare ha la sua efficacia anche qui: ogni uomo è superiore alle sue eventuali colpe e deve essere trattato con amore riconoscendo la dignità umana che esiste in ogni persona. Sappiamo che una delle sofferenze più atroci nei malati di AIDS è la discriminazione. E' una sofferenza profonda, perché il malato molte volte non sente di aver colpa del suo male. Una pagina del Concilio Vaticano II, in uno dei suoi documenti più importanti, la Lumen Gentium, dice: "Piacque a Dio salvare gli uomini non individualmente e senza legami tra loro, ma volle costituire un popolo che lo riconoscesse secondo verità e lo servisse in santità". Questo popolo è la Chiesa. La Chiesa è la famiglia di Dio dove tutti siamo fratelli e sorelle, dove una speciale attenzione deve essere data ai sofferenti. Cosa possiamo fare? E con che animo? Comme obbedire a Gesù che dice alla sua Chiesa di curare gli infermi? La parabola del buon samaritano ci fa scuola. Il buon samaritano venne incontro al malcapitato pellegrino con tre strumenti: la compassione, le poche medicine di cui disponeva, le monete che aveva nella borsa. Il tutto animato dalla volontà e non solo dal buon cuore. Volle essere utile, fare qualcosa che fosse efficiente, risolutivo, senza rumore, senza dilazioni: cuore, volontà, impegno. San Luca, che ci trasmette la bellissima parabola, termina il racconto dicendo:"Va' anche tu e fa' lo stesso". Fare lo stesso ci chiede il convegno che celebriamo. Mettiamoci cuore, volontà e impegno, anche immediatezza, senza dilazioni. Ci sia di aiuto la grazia di Dio e l'intercessione del cuore materno di Maria. (Dall'omelia di Mons. Mongiano, Oropa 01.07.07) |
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