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In questo articolo si cercherà di presentare una sintesi degli elementi fondamentali dello studio realizzato in vista della tesi di dottorato in teologia spirituale sul carisma dell'IMC. Elementi introduttivi L'espressione carisma dell'istituto L'espressione Carisma dell'Istituto, o altre analoghe come per esempio carisma dell'IMC, é usata nella tesi col significato che gli viene conferito dalla maggioranza dei testi di teologia e del Magistero postconciliare, che fanno confluire in essa il contenuto anteriormente espresso con diversi termini tuttora in uso nei documenti conciliari e nell'attuale Codice di Diritto Canonico: indole, natura, fine, spirito e sane tradizioni . E poiché il carisma dell'Istituto è intimamente connesso al carisma del fondatore, in quanto trova nel dono dello Spirito a lui concesso la sua fonte e in quanto si rifà continuamente alla sua esplicitazione fondazionale, l'espressione Carisma dell'Istituto Missioni Consolata nell'espressione del suo fondatore si riferisce al dono dello Spirito concesso all'Allamano e da lui trasmesso all'Istituto. Questo dono dello Spirito è totalizzante e configura una specifica forma di vita cristiana nelle sue diverse dimensioni: un determinato stato di vita, una specifica forma di apostolato, una specifica missione nella Chiesa e una forma propria di comprensione del mistero di Cristo e, conseguentemente, di spiritualità . Secondo l'impostazione teologica postconciliare é perciò inadeguato l'uso della espressione carisma dell'istituto per riferirsi alla sua missione o in parallelo con vita religiosa, spiritualità e sane tradizioni. In realtà questi sono aspetti che insieme costituiscono il carisma di un Istituto. Considerati nella loro dimensione discendente, l'insieme degli elementi che costituiscono e caratterizzano una famiglia religiosa noi li chiamiamo carisma, in quanto sono suscitati da un dono di Dio. Visti dal punto di vista antropologico, cioè dalla risposta data dal fondatore a questo dono, noi possiamo parlare di identità dell'istituto. Questa non é altro che la forma data dal fondatore al suo istituto in risposta al dono di Dio, che sarà poi riletta e attualizzata dalle varie generazioni di discepoli. La forma in cui il fondatore struttura la vita dell'Istituto a partire dal dono dello Spirito da lui ricevuto e in certo modo partecipato dai suoi discepoli, costituisce l'identità della nuova famiglia religiosa. Contenuto della tesi La tesi è composta da cinque parti. Le prime due, hanno fondamentalmente un carattere introduttivo e costituiscono la base teorica a partire dalla quale si elaborano le parti seguenti. Nella prima parte si presenta una sintesi della dottrina e della teologia postconciliare sul carisma di fondatore e carisma dell'istituto. Nella seconda parte si presenta l'Allamano nella realtà socio-ecclesiale del suo tempo e la sua attiva partecipazione in esso; in seguito si cerca di identificare le opere di spiritualità che hanno avuto un maggiore influsso su di lui. Nella terza parte si analizza l'esperienza spirituale che conduce l'Allamano alla fondazione: la graduale comprensione del suo carisma di fondatore; il maturare di questo progetto in comunione con la chiesa locale; la sua percezione di una particolare mediazione della Consolata; la coscienza di una paternità spirituale e di avere ricevuto uno spirito proprio da trasmettere all'Istituto; la sua relazione con Giacomo Camisassa e, infine, la fondazione dell'Istituto come un servizio alla chiesa locale e universale. Le ultime due parti si occupano della dimensione trinitaria e ecclesiale del carisma dell'IMC. Di esse si presenteranno alcuni elementi nelle pagine che seguono. La dimensione cristologica trinitaria del carisma dell'IMC La vita apostolica, della quale la vita missionaria è una espressione eminente, è una chiamata a prendere parte alla Missione Trinitaria che cerca la salvezza di tutti gli uomini. I missionari sono quindi persone che dalla gratuità divina sono stati chiamati a prendere parte a questa Missione, vivendola in un modo specifico. A nostro parere questo è il nucleo che da unità alla vita dei missionari della Consolata e di conseguenza questo è il punto dal quale bisogna partire per capire la vita e la missione. Chiamati a partecipare alla missione trinitaria Un breve accenno alla teologia della Missione può aiutarci a esplicitare il pensiero dell'Allamano dentro di un quadro teologico più vicino a noi. Una delle aspirazioni presentate dai padri conciliari al concilio Vaticano II si riferiva all'elaborazione di una più ampia teologia della missione universale. Sentivano il bisogno di una dottrina teologica che esplicitasse la specificità della missione Ad Gentes, la sua relazione con la storia della salvezza e il suo fondamento esistenziale . I primi capitoli del decreto Ad Gentes rispondono a questa domanda, mostrando come il dinamismo col quale la Chiesa si propaga nel mondo affondi le sue radici nell'amore fontale di Dio Padre dal quale é generato il Figlio e congiuntamente con Lui procede lo Spirito Santo. L'amore del Padre sta alla base anche del grande progetto di comunicazione di Dio all'umanità che si realizza nella missione del Figlio e dello Spirito Santo. Innestata in questo progetto di comunicazione di Dio, la Chiesa diventa partecipe della stessa missione e quindi é per natura sua missionaria . Partecipi della missione del Figlio Sarebbe una pretesa eccessiva aspettare di trovare nell'insegnamento dell'Allamano una tale elaborazione teologica. D'altra parte non possiamo dimenticare che lui é destinatario del carisma di fondare congregazioni missionarie; di conseguenza, per formare i suoi alla missione, ha cercato un fondamento alla spiritualità missionaria proposta ai suoi. É perciò legittima l'aspettativa di trovare in lui una riflessione più approfondita e più elaborata che in grande parte dei suoi contemporanei. Negli appunti preparati per la riflessione del 24 gennaio 1905, in occasione della partenza del 5º gruppo di missionari, il fondatore richiama il mandato missionario di Gesù ai discepoli (Mt 28,19; Gv 20,21). Poi si sforza di esplicitare tutto il contenuto latente in queste espressioni: "Come se dicesse: essendo in me ogni potere col medesimo fui mandato dal Padre in terra a salvare gli uomini, e questo potere stesso trasmetto a voi perché continuiate la missione ch'io ricevetti dal Padre, non potendo io più visibilmente e direttamente continuarla perché devo andare in Cielo" . Queste parole mettono in rilievo che all'invio dei discepoli Gesù ricorda che lui stesso è stato inviato e che la missione che da Lui ricevono ha le sue origini nel Padre che, a sua volta, inviò il Figlio. Attraverso queste citazioni bibliche che ama ricordare ad ogni invio di missionari, l'Allamano rileva, in forma incisiva, la stretta relazione che esiste tra quel semplice avvenimento vissuto dall'Istituto Missioni Consolata e il piano universale di salvezza. Nello stesso modo che fu inviato dal Padre e lui stesso un giorno inviò gli apostoli, oggi il Signore invia i missionari, conferisce i suoi poteri e confida loro la Sua missione perché siano autentici testimoni. Sono molti i testi che rendono testimonianza della densità spirituale con la quale si viveva la partenza dei missionari. A noi basta ricordarne uno: "Riflettete bene su queste parole che ci fanno vedere l'importanza della missione data agli Apostoli e negli apostoli a tutti quelli che li seguono. N.S. Gesù Cristo questa sera vi dice: "Colla stessa missione che ha affidato a me l'Eterno Padre, così io mando voi per la conversione delle genti". Questa non è una missione ordinaria, secondaria. L'eterno Padre ha mandato il Figliolo, il Figliolo ha mandato la Chiesa, e la Chiesa per mezzo mio manda voi" . La missione che ha nel Padre la sua origine e nel Figlio la sua piena realizzazione è consegnata alla Chiesa. È in questa missione della Trinità che è innestato il nuovo Istituto Missionario, del quale, per opera dello Spirito, Allamano è il fondatore e al quale, per opera dello stesso Spirito, tanti suoi discepoli prenderanno parte. La missione nello Spirito Santo Nella celebrazione dell'Ascensione del Signore, il primo maggio 1913, l'Allamano prende un testo del vangelo secondo san Giovanni come principale punto di riferimento della riflessione che presenta ai suoi. In primo luogo nota come Gesù presenta loro due motivi di consolazione. Il primo è che tornando al Padre preparerà loro un posto; il secondo è la promessa di non lasciarli orfani e di ritornare nella persona dello Spirito Santo . Il giorno 23 maggio 1923, ritorna sul tema, sempre con l'intento di mostrare ai suoi che la missione della Chiesa non inizia senza che prima si compia la promessa di Gesù. Le frasi riferite da san Luca - "ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre" (At 1,4) e "io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto" (Lc 24,49) - ricevono nelle parole dell'Allamano una intensità particolare: "andate e non movetevi finché abbiate ricevuto lo Spirito Santo" . La venuta dello Spirito, quindi, costituisce un presupposto fondamentale della missione. Insieme al Padre e al Figlio c'è lo Spirito e la missione che è consegnata alla Chiesa attraverso il gruppo degli apostoli non deve iniziare senza la Sua assistenza. La missione è quindi un invio nello Spirito. Allamano nota come, nonostante gli apostoli siano stati per tre anni in compagnia di Gesù è solo lo Spirito che li guida alla verità tutta intera . In primo luogo quindi il fondatore rileva il ruolo insostituibile dello Spirito che trasforma dall'interno gli apostoli suscitando in loro una piena confessione di fede. La fede in Cristo e la santificazione nella verità sono condizioni per la loro missione nel mondo . In secondo luogo l'Allamano nota come nel giorno di Pentecoste avviene in loro un'autentica trasformazione: da uomini timorosi e ancora centrati sui loro interessi, diventano autentici testimoni del Signore, capaci di sopportare con gioia gli oltraggi e obbedire prima a Dio che agli uomini . Lo Spirito che conduce alla fede è anche lo Spirito che suscita la missione. L'Allamano nota, però, che questa azione così efficace dello Spirito non si limita ai primi secoli della Chiesa, ma si estende a tutti i tempi ed è sotto la Sua direzione che i pastori continuano a guidarla . Prendendo la missione come punto focale della sua riflessione, il fondatore mostra che è lo stesso Spirito che da un lato suscita la testimonianza e dall'altro prepara i cuori ad accoglierla e a aderirne con fede . La vita missionaria diventa perciò incomprensibile senza lo Spirito. In questo contesto diventa particolarmente incisiva la sua affermazione: "Se c'è lo Spirito Santo che influisce nel corpo dell'Istituto, allora si faran prodigi" . La missione che è di Dio, quindi, va vissuta nello Spirito Santo. Se l'Istituto partecipa all'unica missione, che è di Dio ed è stata affidata alla Chiesa, per farlo adeguatamente bisogna che partecipi anche al suo dinamismo. L'amore come movente della missione Se l'esperienza di sentirsi chiamati a partecipare alla missione trinitaria é l'elemento centrale attorno al quale si struttura tutta la vita dei Missionari della Consolata, è sempre ad essa che bisogna tornare per capire adeguatamente ciascuno dei suoi aspetti. Nella sua lettera enciclica sullo Spirito Santo nella vita della Chiesa e del mondo (1986), Giovanni Paolo II, riferendosi a san Giovanni, ricorda che l'amore caratterizza l'essere di Dio nella sua essenza e nelle sue relazioni extra-trinitarie . Abbiamo già notato come l'Ad Gentes rileva che tutte le manifestazioni divine hanno la loro origine nell'amore fontale del Padre. Lo Spirito è l'espressione personale di questo essere-amore di Dio che nel dono del proprio Figlio esprime l'essenza più profonda di Sé . Concludendo la sua missione, il Figlio inviò lo Spirito che ha riversato nei nostri cuori l'amore di Dio (cf. Rm 5,5). In Lui e per mezzo di Lui questo amore è orientato definitivamente a tutte le nazioni e si manifesta come pura espressione di gratuità, perché quando eravamo ancora peccatori, e quindi senza nessun merito personale, "Cristo è morto per noi" (Rm 5,8). Citando Isacco Della Stella, la Redemptoris Missio riconosce nell'amore "il movente della missione, ed è anche "L'unico criterio secondo cui tutto deve essere fatto o non fatto, cambiato o non cambiato. È il principio che deve dirigere ogni azione e il fine a cui essa deve tendere"" (60). Se l'amore è una categoria essenziale per la comprensione di Dio e di tutta la storia della salvezza, non potrebbe essere diversa la comprensione dell'Allamano in relazione alla partecipazione dei suoi nella missioni trinitaria. Il fondatore non si stanca di insistere sullo zelo apostolico, ma allo stesso tempo sa che questo, a sua volta, è frutto dell'amore. Nei suoi insegnamenti l'amore appare come un tema centrale. In relazione allo Spirito, condizione essenziale per la missione, Viglino dice: "L'Allamano nota con particolare istanza il legame intrinseco fra la presenza operativa dello Spirito e la carità, come condizione e frutto insieme di questa presenza" . Questo amore si riferisce in primo luogo ai membri della propria comunità, con i quali si è chiamati a vivere e a condividere la missione . Riferendosi al dialogo di Gesù con Pietro l'Allamano dice: "Ecco a chi Gesù affida le anime; a chi lo ama in modo triplice e superlativo" . L'Amore a Dio diventa quindi condizione per prendere parte alla sua missione. È in san Francesco Saverio e in san Paolo che il fondatore riconosce i grandi modelli di zelo apostolico. Presenta l'apostolo delle nazioni come modello di diverse virtù e in modo particolare mette in rilievo il suo "amore sviscerato di N.S. Gesù Cristo e lo zelo delle anime" . Rileva che è l'amore che l'Apostolo vive per il suo Signore - il quale è talmente forte a punto di affermare che niente lo potrà separare da Cristo - che lo porta a farsi tutto a tutti e a desiderare di perdere se stesso per il bene dei suoi fratelli . "La carità di N.S.G.C. lo spingeva a tutti attirare a Gesù, perciò a tutti si stimava debitore, e tutto sopportava con pazienza per fare amare N.S.G.C." . Questi elementi indicano già quale relazione ci sia, nel pensiero dell'Allamano, tra l'amore a Dio e l'amore al prossimo. L'amore a Dio porta all'amore dei fratelli. Il Dio trovato nell'intimità della preghiera è il Dio missionario che zela per i suoi figli. Stabilire una relazione con Lui implica l'impegno in favore del popolo che Lui ama. Diventa impossibile amare Dio senza amare anche i figli che Egli ama. "Lo zelo delle anime viene dall'amore di Dio. Se si ama molto N. Signore allora si amano molto le anime che sono come la pupilla dell'occhio del Signore. Lo zelo è effetto dell'amore" . Il fondatore comprende con perspicacia che per partecipare adeguatamente alla Missione trinitaria bisogna partecipare anche al suo dinamismo. L'amore che porta Dio a comunicarsi è il motivo fondamentale e il movente di ogni attività missionaria. La missione come risposta all'amore di Dio rivelato nella croce di Cristo Diversi fattori hanno contribuito ad un certo svuotamento della spiritualità della croce negli ultimi decenni . D'altra parte, però, un numero significativo di teologi manifestano la loro preoccupazione dinanzi a tale dimenticanza o non sufficiente valorizzazione di questo mistero . Da parte sua Paolo vede nella morte di Cristo per noi, la rivelazione della logica che guida tutta la storia della salvezza: l'amore gratuito di Dio . Alla vanagloria dei giudaizzanti (Gal 6,12) l'Apostolo contrappone la propria: "Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore Nostro Gesù Cristo" (Gal 6,14). Da questa esperienza della salvezza gratuitamente ricevuta, Paolo scopre il nucleo centrale della sua esistenza. L'esperienza della vita cristiana come totale espressione della grazia lo provoca ad una risposta ugualmente totalizzante. La vita non gli appartiene più, perché appartiene a Cristo: "egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro" (2Cor 5,15). Questo gesto di Dio che nel suo Figlio dona la vita per gli uomini è diventato una fonte inesauribile di spiritualità cristiana . Non è diverso per la proposta di vita che fa l'Allamano ai suoi missionari. Il crocifisso che lui consegna a ciascuno dei partenti per le missioni, vuole che stia sempre nella loro mente e nel loro cuore . Egli si rende conto che una tale espressione dell'amore di Dio costituisce un forte appello all'uomo. Ricorda la frase di san Giovanni che dice: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16) e commenta: "Ora amore chiama amore all'Eterno Padre ed al Figlio" . La missione che ha la sua origine nel Padre che ha tanto amato il mondo esige da quanti diventano partecipi di essa lo stesso atteggiamento di dono totale, come espressione dello stesso amore . La consacrazione alla vita sacerdotale, religiosa e missionaria é per l'Allamano una espressione di un dono totale di sé dinanzi all'esperienza di essere stati prima amati da Dio. Lui la esprime servendosi della parola olocausto che indica allo stesso tempo consacrazione a Dio, all'Istituto e all'apostolato presso i non cristiani. Rivolgendosi a quanti stavano per pronunciare la loro professione il 17 aprile 1903 disse: "Voi come olocausto in quest'atto abbracciate di gran cuore quante fatiche, pene [...] e con cuore generoso accettate ogni cosa possibile anche la morte più dolorosa" . In altre occasioni, la terminologia che usa mette in rilievo la dimensione sacerdotale dell'offerta di sé: "Arrivati in Missione, baciate quella terra che dovrà essere cosparsa dei vostri sudori, ed offritevi vittime al Signore per l'adveniat Regnum tuum" . Questo dono totale di sé il fondatore lo vede realizzato in modo eminente da Maria . È nella manifestazione dell'amore di Dio che l'Allamano vuole che i suoi missionari trovino il vero senso della loro consacrazione alla missione e dei tanti sacrifici che la vita missionaria presenta. La missione trinitaria affidata alla Chiesa e alla quale partecipa l'IMC si inserisce all'interno di un dinamismo che parte da Dio e a lui ritorna. Tutto procede da Dio e tutto cammina verso di Lui Sono diverse le fonti che aiutano l'Allamano a capire la missione all'interno di un movimento circolare che ha in Dio il suo principio dal quale tutto proviene e il fine al quale ogni cosa é diretta. In primo luogo ci sono i testi paolini, familiari all'Allamano sia per la sua lettura personale di essi, sia per l'incontro con essi nella liturgia. Il 18 maggio 1913, celebrando la festa della Santissima Trinità, egli trova l'espressione di Paolo "Quóniam ex ipso, et per ipsum, et in ipso sunt ómnia: ipsi glória in sáecula" (Rm 11,36). Per la sua riflessione si serve del commento di sant'Agostino: "Ex quo omnia, per quem omnia, in quo omnia" . Allamano trovava questi elementi anche in San Tommaso che nella Summa Teologica presenta Dio come il principio (1ª parte) e allo stesso tempo come fine della creazione (2ª parte) e Cristo come salvatore, cioè come cammino di ritorno al Padre (3ª parte). Uno schema analogo lo trovava anche negli Esercizi Ignaziani . Questo movimento della creazione che parte da Dio e allo stesso tempo è orientata a Lui e solo in Lui trova la sua pienezza appare in modo chiaro e insistente nel fondatore: "Tutto è di Dio e tutto in Dio; ogni cosa che esiste appartiene a Dio perché Lui l'ha creata; tutto quello che abbiamo, lo abbiamo perché lo riceviamo da Dio [...]. Ogni cosa quindi deve ritornare a Dio, a suo onore e gloria" . Questo principio teologico diventa fondamentale nella comprensione della missione dei suoi e nell'elaborazione della sua spiritualità. Partecipare alla missione di Dio significa collaborare con questo suo piano di ricapitolare tutto in Cristo. A livello spirituale c'é un atteggiamento che diventa fondamentale. Se tutto viene da Dio la vita nella sua totalità è sperimentata come dono. Conseguentemente ciò che possiede non gli appartiene e quindi é invitato ad orientarlo nuovamente a Lui come una specie di devoluzione al suo vero padrone. Se quanto possediamo ci è stato donato, anche la vita e la missione devono esprimere questa stessa gratuità. La missione come cooperazione alla missione di Dio É significativo che il fondatore faccia riferimento all'espressione Adiutores Dei sumus, nella quale Paolo esprime l'interpretazione della propria vocazione nel Corpo di Cristo. Nello stesso testo - 1Cor 3,4-9 - l'Apostolo afferma che nella Chiesa esiste una diversità di ministeri. Questi in realtà appartengono ad uno stesso livello di importanza. Ad un livello diverso si trova Dio, l'unico capace di dare efficacia all'apostolato: "Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere" . A questa frase dell'Apostolo l'Allamano farà riferimento diverse volte per dire ai suoi che la missione è un'opera di Dio . A Lui appartiene e solo Lui può garantirne l'efficacia. L'apostolo può fare i suoi progetti e avere i suoi meriti, "ma se non è il Signore che innaffia, la terra resta secca e non nasce la roba" . Nonostante che l'agente principale sia Dio, non è però indifferente la qualità della mediazione umana. Da qui nasce l'insistenza dell'Allamano sulla necessità di una santità superiore: "Non basta una santità mediocre, ci vuole gran santità. L'opera dell'apostolato è un'opera divina. S. Paolo diceva: Noi siamo aiutanti di Dio" . Questo principio teologico, secondo il quale a Dio appartiene la missione e l'efficacia apostolica, porta il fondatore a insistere con i suoi perché la dedizione all'apostolato non li porti a trascurare la propria vita interiore. Quelli che "dimenticano di essere puri strumenti della grazia di Dio per salvare gl'infedeli; attribuiscono praticamente alle loro industrie e fatiche un esito che essenzialmente dipende dalla grazia di Dio, e questo ordinariamente non s'ottiene che per la preghiera ed unione con Dio" . Questi elementi mostrano come nella comprensione della vocazione e missione dell'IMC il fondatore non solo riconosce il dinamismo fondamentale della storia nel quale tutto procede ed è orientato a Dio; ma osserva anche che Lui ne rimane il vero protagonista. I suoi sono soltanto collaboratori nella costruzione del Regno che non appartiene loro e il cui dinamismo non è nelle loro mani. Una particolare comprensione del mistero di Cristo e la Missione Ad Gentes Nelle pagine anteriori ho detto che il nucleo centrale del carisma IMC si trova nell'esperienza di sentirsi chiamati a partecipare alla missione della Trinità. Non va però dimenticato che la spiritualità cristiana é per natura sua cristocentrica e che ogni espressione di essa trova in Cristo il principale punto di riferimento. Il carisma comunicato dallo Spirito ai fondatori porta ad una particolare configurazione a Cristo che viene percepito a partire da uno degli aspetti del suo mistero . Questo aspetto diventa per ogni fondatore il punto focale a partire dal quale contempla e aderisce alla totalità del mistero di Cristo e allo stesso tempo configura l'intera vita dei suoi discepoli. Alcuni riferimenti che l'Allamano fa alla storia della salvezza cominciano a darci delle indicazioni sulla sua particolare percezione del mistero di Dio . Qui però voglio limitarmi ai testi che ci parlano più specificamente di Cristo. Incontrandosi con i missionari, il giorno 7 dicembre 1913, l'Allamano cerca di motivarli allo zelo missionario: "Gli alunni devono durante il tempo di formazione e dopo nelle Missioni eccitare in se stessi un ardente e prudente zelo della salvezza degli infedeli pro quibus Ch[rist]us mortuus" . Questo testo ci da già una indicazione precisa sulla sua prospettiva di lettura: Cristo è sì morto per tutti, ma in modo particolare per gli infedeli. L'Allamano mette in evidenza dunque la dimensione universale della missione di Cristo. Lui è venuto per tutti e non si riposa fin che tutti gli uomini non siano in comunione col Padre. Altri testi sono ancora più espliciti. Riferendosi alla diversità dei doni presenti nella comunità ecclesiale (cf. 1Cor 12,28ss) e alle diverse vocazioni presenti nella Chiesa dice: "quella di Missionario è proprio la migliore, perché è solo quella di Gesù" . Parlando alle suore missionarie della Consolata ripete la stessa idea: "N.S.G.C. fu il primo missionario e il modello dei missionari e delle missionarie" . Diversi altri testi potrebbero essere citati, ma questi sono sufficientemente espliciti: Cristo ha scelto per se la vita missionaria; Cristo é perciò il missionario. Questa è dunque l'ottica a partire dalla quale l'Allamano contempla il mistero di Cristo e lo propone ad imitazione per i suoi. È quindi la sequela di Cristo percepito sotto questa angolatura a dare unità alla vita dei Missionari della Consolata. È in questa percezione di Cristo che si innesta la missione Ad Gentes che è la missione specifica dei Missionari della Consolata nella Chiesa. La vita e la missione come Cristo Come si è detto nel paragrafo precedente, per l'Allamano Cristo è non solo il missionario, ma il modello di tutti i missionari. Quindi, per partecipare adeguatamente alla sua missione bisogna vivere in un continuo processo di configurazione a Lui. Qui troviamo uno dei principali motivi per cui l'Allamano non si stanca di invitare i suoi a rivestirsi di Cristo. Se Cristo è il modello dei missionari, solo nella misura in cui essi acquistano il suo spirito realizzeranno pienamente la propria vocazione: "non mi basta essere cristiano, ma missionario; e devo avere questa intenzione, e non basta volerlo, ma devo averne lo spirito. Qui spiritum Christi, di apostolo, del redentore, se non abbiamo questo spirito di farci santi a questo modo, hic non est eius. Saremo ombre ma non veri missionari" . La missione che è di Dio va quindi vissuta con lo spirito del suo Figlio, il prototipo di ogni missionario. Partendo dalla prospettiva della configurazione a Cristo come inviato dal Padre, l'Allamano richiama l'attenzione dei suoi figli ad alcuni elementi particolari. Nota come Cristo ha vissuto in forma armoniosa un'intensa attività apostolica e un'intensa intimità con il Padre . In secondo luogo, ricorda che Gesù stesso ha chiesto esplicitamente di essere imitato nell'umiltà e nella mansuetudine . Ricorda che essa fu una virtù costante nella vita di Cristo e vuole che sia un atteggiamento caratterizzante la vita e l'attività dei suoi missionari . Un terzo elemento al quale il fondatore fa particolare attenzione lo unisce a tante persone che, vedendo quanto Gesù faceva, pieni di stupore, dicevano: "Ha fatto bene ogni cosa" . Questo diventa per i suoi missionari un elemento costitutivo del proprio metodo di lavoro e allo stesso tempo un principio di vita spirituale: "non basta fare il bene, ma farlo bene, cioè che ogni nostra cosa anche buona sia fatta bene nel retto fine e con tutte le circostanze volute da Dio" . La missione con Cristo e per Cristo. L'Esortazione apostolica Redemptoris Missio, dopo aver affermato che la comunione con Cristo è una nota essenziale della spiritualità missionaria e che la missione solo diventa comprensibile e possibile se riferita a Lui come inviato ad evangelizzare, conclude il paragrafo mettendo in evidenza la Sua presenza: "Proprio perché "inviato", il missionario sperimenta la presenza confortatrice di Cristo, che lo accompagna in ogni momento della sua vita - "Non aver paura...; perché io sono con te" (At 18,9-10) - e lo aspetta nel cuore di ogni uomo" (RMi 88). Per l'Allamano diventa impossibile pensare la missione senza avere Cristo come un continuo punto di riferimento. Ricorda ai suoi che essi sono partecipi della missione di Cristo, sono portatori della promessa del Signore risorto, come a suo tempo lo sono stati gli apostoli: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" . Non solo ricorda che Nostro Signore promette ai missionari una particolare presenza e assistenza in tutte le circostanze, ma vuole anche che essi facciano tesoro di questa promessa. "Questo pensiero dev'essere la vostra consolazione: che il Signore parte con voi, e sarà sempre con voi non in modo generale, ma tutto particolare. Se non lo abbandonerete voi, il Signore non vi abbandonerà mai" . La missione che è di Dio e che è stata realizzata pienamente in Cristo deve essere vissuta con Lui. L'Allamano si sforza di fare in modo che questa reale presenza del Signore nella vita dei suoi non rimanga semplicemente un principio teologico, che per quanto conosciuto resta senza incidenza nella quotidianità della vita. In altre parole, il Fondatore vuole evitare che i suoi, nonostante siano portatori della consolante promessa del Signore di essere con loro in ogni momento fino alla consumazione dei secoli, vivano nella loro quotidianità una reale esperienza di solitudine e aridità spirituale. Vuole invece che questa presenza del Signore diventi anche esperienza esistenziale: il missionario è chiamato a vivere con il Signore questa missione che appartiene a Lui . I tempi dedicati esplicitamente alla preghiera costituiscono un elemento essenziale della spiritualità cristiana e non è diverso nella spiritualità dei Missionari della Consolata . Sono anche momenti privilegiati per godere questa presenza di Cristo. Ma con questa insistenza sulla continua presenza del Signore l'Allamano vuole evitare il pericolo sempre presente, soprattutto nella spiritualità apostolica, di una specie di dissociazione tra preghiera e vita, a tal punto che il missionario si senta alla presenza del Signore soltanto quando realizza gli specifici momenti di preghiera. Nella spiritualità che comunica ai suoi vuole che tutta la vita sia vissuta nella sua presenza e da essa illuminata. Non vuole separazione tra tempo dato a Dio e tempo offerto ai fratelli. Esiste sì una diversità di modi di consacrare a Dio tutta la vita e di prestare a Lui un unico culto e questa diversità è importante che sia rispettata ma non dissociata. Nella spiritualità apostolica comunicata dall'Allamano, c'è un'intima relazione tra la liturgia e la vita: lo zelo per la casa del Signore e per l'azione liturgica è intimamente unito allo zelo per la missione. Riferendosi a sant'Agostino l'Allamano dice: "come doppio è l'oggetto del nostro amore: Dio e il prossimo, così di due sorta è lo zelo: l'amore e la gloria di Dio, e la salvezza delle anime" . Il sacrificio offerto liturgicamente raggiunge il suo senso pieno quando la propria vita diventa un'autentica offerta a Dio. Nello stesso modo, l'attività quotidiana incontra il suo senso pieno solamente quando è realizzata per la gloria di Dio. E perché la gloria di Dio è l'uomo vivente - espressa dall'Allamano soprattutto con la parola salvezza - il quotidiano si trasforma in un inno di lode a Lui nella misura in cui si presenta come un autentico servizio all'umanità. La missione vissuta in Cristo e con Cristo diventa una missione vissuta per Cristo: Dobbiamo operare ad imitazione di Lui, sotto la sua dipendenza ed in sua unione: Cum ipso, per ipsum et in ipso" . É facile rendersi conto non solo della relazione di questa frase con l'eucaristia, ma soprattutto della dimensione eucaristica che ha per l'Allamano l'attività missionaria. Con questo spirito, la missione diventa allo stesso tempo espressione e mezzo di santità: espressione in quanto solo la santità di vita rende possibile una tale libertà interiore e offerta di sé; mezzo, perché, vissuta in questo modo, l'attività costituisce un autentico luogo di santificazione. Liturgia e santità di vita sono due forme, intimamente connesse, di rendere l'unico culto a Dio. L'eucaristia centro della vita e della missione Ci è ben noto come il Concilio Vaticano II riconosca la centralità dell'eucaristia nella vita della Chiesa. Con un linguaggio prevalentemente allegorico, questa centralità la si può trovare nella spiritualità che l'Allamano comunica ai suoi: "É il sole: tutto è attorno e diretto a Lui. Dunque siate devoti di N.S. in Sacramento" . "Non è infatti Gesù Sacramentato il centro attorno al quale continuamente ci aggiriamo...; da cui partono tutte le grazie per la casa e l'istituto; ed a Cui devono tutti rivolgersi i nostri pensieri ed affetti" . Sicuramente è nel contesto della centralità della persona di Cristo nella spiritualità che comunica all'IMC - della quale non tutti gli aspetti sono stati presi in considerazione in questa riflessione - che va compresa la centralità dell'eucaristia: è il Signore che invia a realizzare una missione che è la Sua e della quale fa partecipi quelli che Lui vuole; questa missione consiste nel portare a tutti la salvezza che Lui gratuitamente offre e della quale l'eucaristia è memoria costante; la vita cristiana consiste nell'essere in Cristo e nell'essere rivestiti di Lui e nel conseguente impegno di rivestirsi di Lui; è nell'eucaristia che l'inviato trova il cibo e, nell'esperienza di essere alla sua presenza, sperimenta l'amore e la consolazione che da Lui provengono; la presenza di Cristo tra quelli inviati da Lui si attualizza in modo particolare nell'eucaristia. Sulla centralità dell'eucaristia c'è una pagina di particolare bellezza e forse non é esagerato dire che questo è una specie di sintesi della dimensione eucaristica e cristologica della spiritualità consolatina. Si tratta di parole pronunciate il giorno 13 giugno 1915 alle missionarie della Consolata. "La nostra dovrebbe essere una vita eucaristica; la nostra mente ed il nostro cuore dovrebbero essere continuamente occupati del SS. Sacramento [...] lungo il giorno durante lo studio, il lavoro... E non è il SS. il centro verso cui come raggi noi tendiamo? È Gesù dal Tabernacolo che regge questa Casa, come tutte le Stazioni delle nostre Missioni. È un errore dei modernisti che dicono i tempi moderni esigere opere esterne e non tante preghiere; vita attiva e non contemplativa. [...] Voi, miei cari, fondatevi nella continua presenza di Gesù Sacramentato in voi e nei S. Tabernacoli. Quanta forza e consolazione ne ritrarrete in Missione nelle vostre difficoltà e pene" . Dimensione ecclesiale del carisma dell'IMC Qui mi limito a considerare due aspetti del carisma dell'IMC che possono essere compresi nella dimensione ecclesiale: la vita religiosa e la devozione alla Consolata. La vita religiosa Nella vita dei fondatori, l'ispirazione a dare inizio ad una fondazione normalmente si presenta in forma di ideale, senza che abbia ancora le caratteristiche di un progetto già dettagliatamente elaborato. Se è chiara al fondatore la consapevolezza di una missione da realizzare nella Chiesa, come risposta ad una chiamata di Dio, ordinariamente non è chiara da principio la concreta fisionomia che tale fondazione avrà . Questo non rappresenta un qualcosa di specifico della vita dei fondatori, ma è proprio di ogni esperienza spirituale . Considerando più specificamente l'esperienza dei fondatori possiamo dire che è nel processo di concretizzazione dell'intuizione fondamentale che loro comprendono le reali dimensioni del progetto di Dio . Il fondatore ordinariamente vive un lungo processo di interpretazione del carisma ricevuto e conseguentemente di comprensione della specifica fisionomia da dare alla nuova istituzione. Di questo processo di discernimento fanno parte la preghiera, la riflessione, il dialogo e il consiglio di altre persone e particolarmente il confronto con la realtà che vivono i primi membri dell'istituto. Dato questo dinamismo, non è raro che lo stesso fondatore passi per un lungo periodo di lettura e anche di rilettura del carisma ricevuto, sempre in riferimento all'ispirazione originaria. In certi casi questa evoluzione può essere determinante nella formazione della fisionomia del nuovo istituto e includere per esempio il passaggio da voti semplici a voti solenni o all'assunzione della vita religiosa, magari prima esplicitamente esclusa dallo stesso fondatore . É facile vedere come questi elementi della teologia del carisma del fondatore siano attinenti all'esperienza dell'Allamano in relazione alla graduale comprensione e assunzione della vita religiosa per l'IMC. Per ben capire la sua esperienza, bisogna tenere in conto diversi elementi. La prima intenzione dell'Allamano, che é prevalsa fino dalla fondazione e nei nove anni successivi, fu di dar vita ad un istituto non religioso . Uno dei motivi importanti di questa scelta fu il desiderio di favorire la realizzazione della vocazione missionaria anche ai sacerdoti che non si sentivano chiamati alla vita religiosa . D'altra parte, però, bisogna notare che se l'istituto a livello giuridico fa un lungo percorso fino a diventare definitivamente un istituto religioso nel 1923 , a livello spirituale il fondatore ha sempre trattato i suoi come religiosi . In questo senso è interessante quanto l'Allamano dice il 26 gennaio del 1902, riferendosi ad un articolo di giornale che parlava dei Missionari della Consolata chiamandoli frati: "Tuttavia noi pure oltre il giuramento delle Missioni, facciamo tre promesse di castità, di povertà e di ubbidienza, prima per cinque anni e poi per tutta la vita. Quindi se non frati, siamo religiosi e costituiamo una congregazione religiosa, destinata a lavorare come i frati nella vigna della Chiesa" . La decisione di adottare la vita religiosa per l'IMC é frutto di un lungo processo di discernimento nel quale il fondatore ha cercato di scrutare i segni di Dio . L'attenta osservazione della vita e dell'esperienza dei primi missionari; un'accurata riflessione sui vantaggi e svantaggi per l'Istituto di adottare la vita religiosa; la sintonia che percepiva tra l'ideale di santità che desiderava per i suoi e la vita religiosa considerata come stato di perfezione per eccellenza; il confronto con l'esperienza di altri missionari appartenenti o meno a congregazioni religiose; la nuova configurazione dei nuovi membri dell'Istituto; e il dialogo con la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli sono fattori che gradualmente convinsero l'Allamano sulla sintonia tra l'ideale che lui si prospettava per questo Istituto e lo stato di vita religioso . In questo discernimento l'Allamano si fa guidare da quello che è stato un criterio fondamentale in tutte le sue decisioni: cercare di realizzare in tutto la volontà di Dio. Riferendosi concretamente alla vita religiosa per l'Istituto dirà: "Tuttavia possiamo sempre dire che abbiamo scelto un modo in cui si serve meglio il Signore" . La Consolata: nostra Madre e ispiratrice della missione L'Allamano vive un momento storico in cui la devozione mariana era in considerevole crescita. Lui stesso ha dato un contributo significativo all'incremento della devozione mariana nella città di Torino. Alcune considerazioni previe Per le sue riflessioni mariane il fondatore si serve anche di opere che appartengono ad un momento storico in cui gli autori si sforzano di mostrare le somiglianze esistenti tra lo Spirito Santo e Maria . D'altra parte, come lo stesso Allamano lo riconosce, ai suoi tempi, non veniva sufficientemente riconosciuto allo Spirito il ruolo che Gli è proprio: "Ai nostri tempi molti anche tra i cristiani non sanno che vi sia lo Spirito Santo, od almeno non si curano di Lui" . Oggi, lo sviluppo della teologia trinitaria, della pneumatologia e della Mariologia ci permettono uno sguardo più ampio, e soprattutto di considerare Maria nel piano della storia della salvezza, e quindi nel suo rapporto con la Trinità e con la Chiesa . Sentiamo quindi la necessità di espressioni più ampie e sicuramente anche più attinenti al mistero della salvezza di quelle di cui disponeva l'Allamano al suo tempo. Se allora era classica l'espressione Ad Jesum per Mariam!, oggi, sotto l'influsso della teologia biblico-trinitaria, siamo più portati a dire: Al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo . Sicuramente questa espressione è più attinente alla Sacra Scrittura e rispecchia meglio l'atteggiamento stesso di Maria pienamente rivolta a Dio, docile allo Spirito e disponibile a collaborare al suo piano di salvezza . Questi elementi ci mostrano come una lettura dinamica del carisma esige uno sforzo per andare al di là delle formulazioni teologiche del tempo del fondatore - delle quali anche lui si è servito - per giungere a quegli elementi che sono essenziali per la vita cristiana, e in questa prospettiva cercare di capire anche la sua relazione con Maria e la presenza della Consolata nel carisma dell'IMC. Riconoscere allo Spirito il ruolo che gli è proprio non significa sottovalutare quello di Maria, sia nella vita della Chiesa in quanto tale, sia nel carisma dell'Istituto. Significa invece riconoscere a lei il suo posto e il vero ruolo che le è stato affidato nel piano di Dio. Esiste una chiara differenza tra il ruolo di Maria e quello dello Spirito dato che questi agisce in prima persona con la santificazione delle anime e con l'effusione dei suoi doni, mentre Maria esercita la sua azione mediante il suo esempio e la sua intercessione . Credo che sia soprattutto in due prospettive che possiamo cogliere la ricchezza dell'insegnamento dell'Allamano sulla presenza della Consolata nella vita e nella spiritualità dell'IMC. La Consolata: Madre che intercede per i suoi Nel commento che fa alla sua inaspettata guarigione del 29 gennaio del 1900, l'Allamano manifesta la chiara convinzione della intercessione della Consolata . Nello stesso modo, dinanzi ai passi di consolidazione dell'Istituto, diventa quasi impossibile al fondatore non riconoscere una speciale intercessione di Maria. In occasione dell'erezione del Kenya a missione indipendente (1905), scrive manifestando i suoi sentimenti ed esplicitando la sua lettura degli avvenimenti: "Col cuore ripieno della più viva gioia vi mando oggi la consolante notizia [...] risultato felicissimo e veramente insperato poiché tutte le nostre domande furono completamente accolte dalla Sacra Propaganda [...]. Come non riconoscere in questo una protezione specialissima della Consolata [...] ?" . È analoga l'esperienza che fa dinanzi all'erezione del Kenya a vicariato apostolico: "Col cuore ripieno della gioia più viva vengo ad annunziarvi la grazia insigne che la S[anti]s[si]ma Consolata ci ha ottenuto dal Signore a bene delle nostre Missioni e del nostro Istituto" . Questo è un primo elemento significativo dell'insegnamento dell'Allamano che mostra la sua piena sintonia con la ricca tradizione ecclesiale: Maria è Madre e come tale zela attentamente per tutti i suoi figli. Perciò si rivolge a lei con un linguaggio che esprime allo stesso tempo intimità, rispetto e fiducia: parla di lei come la "nostra cara Mamma celeste" . La fiducia, la tenerezza e l'affetto propri del rapporto materno e filiale sono elementi caratterizzanti la devozione a Maria percepita come nostra madre . Modello di vita cristiana In sintonia con la tradizione cristiana che ci presenta Maria come modello della Chiesa e come maestra di vita spirituale , l'Allamano la propone come modello di santità: "La Madonna è arrivata alla pienezza della perfezione [...]. Incominciamo anche noi una vita di perfezione. Maria SS. non s'è mai fermata nella via della perfezione" . Perché ha fatto il suo cammino di santità, vivendo una vita ordinaria, caratterizzata dalla fedeltà alla sua missione di madre e sposa e dalla intimità con Dio, lei è diventata un modello di santità accessibile a tutti . Più concretamente il fondatore vede in lei la piena realizzazione della santità nella quotidianità della vita che vuole dai suoi. In sintonia anche con il recente insegnamento del Magistero, l'Allamano la presenta come modello di vita consacrata, in quanto offrì tutta se stessa, con tutte le sue forze a Dio . Questa piena offerta di sé a Dio è resa possibile da una altrettanto piena libertà di spirito. Ai postulanti l'Allamano propone Maria, nel mistero della purificazione, come modello della purificazione della mente e degli affetti, necessaria per creare in sé quella libertà interiore che permette alla persona di offrire la propria vita a Dio, riconoscendo in lui l'unico Signore della propria esistenza . Maria è anche per l'Allamano modello di fortezza e espressione di quella energia e tenacia che desiderava vedere nei suoi missionari. Lui la vede come la donna forte, capace di affrontare la sofferenza e il dolore senza lasciarsi abbattere. Maria non abbandona il suo Figlio, ma cammina fino alla croce con Lui . "La Madonna nei suoi dolori ci è modello di fortezza cristiana e ci insegna a sopportare le miserie fisiche e morali. Impariamo quindi da Lei, [...] e ricordiamo che per essere veri martiri bisogna pur esserlo nelle piccole cose" . Alla sua particolare sensibilità femminile, Maria unisce il coraggio e la tenacia nel difendere i suoi figli . Secondo il mio parere, la presenza della Consolata nella spiritualità dell'IMC si colloca in una prospettiva più ampia che è la missione trinitaria. Lei partecipa al desiderio del suo Figlio che vuole salvi tutti gli uomini . Per questo Lei ha voluto dare il suo nome - Consolata - all'Istituto chiamato a cooperare alla missione ricevuta da Dio: far in modo che tutti gli uomini partecipino del suo mistero di salvezza . Elementi di conclusione Questo articolo è un tentativo di sintesi di quanto è stato sviluppato nella tesi. Data la brevità del testo, diversi elementi, ai quali riconosciamo una particolare importanza nel carisma trasmesso dall'Allamano ai Missionari della Consolata, sono stati appena menzionati o addirittura nemmeno accennati. Questo è il caso per esempio della vocazione come gesto di predilezione divina; della santità di vita, dello spirito di famiglia, della relazione dell'Istituto dei Missionari della Consolata con l'Istituto delle Missionarie della Consolata; della relazione tra missione e consolazione
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