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| Il debito estero del Terzo Mondo e la nostra sollecitudine missionaria |
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| Scritto da IMC Consolata | |
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Il X Capitolo Generale (XCG) del nostro Istituto asserisce che il rispetto per la dignità della persona e i diritti umani sono valori essenziali dell'evangelizzazione ad gentes e del nostro ministero di consolazione. Di conseguenza il Capitolo esorta le circoscrizioni a fare, possibilmente ogni anno, un incontro per studiare la realtà socio-economica e politica dei Paesi dove noi lavoriamo, partendo dalla realtà dei più poveri e socialmente emarginati. Lo scopo principale di questi raduni è di creare nei missionari consapevolezza e conoscenza dei problemi, affinché possano partecipare attivamente alle iniziative diocesane, nazionali ed internazionali per la solidarietà e la difesa dei paesi più poveri (cfr. Atti del X Capitolo Generale pp. 46-47). Queste raccomandazioni del XCG sono poi state confermate con forza in un raduno della Direzione Generale IMC con quella delle Missionarie della Consolata (MC), in cui si dice: "Conferenze episcopali ed organizzazioni di solidarietà si stanno dimostrando particolarmente attive nella raccolta di firme da inviare ai Capi di Governo delle nazioni più ricche per chiedere che venga annullato, o almeno ridotto, il debito che i paesi poveri hanno verso l'estero. Per ottenere un risultato significativo, tale campagna di sensibilizzazione deve continuare ancora con intensità. Rivolgiamo l'invito alle Missionarie e ai Missionari a farsi promotori di questa campagna, coordinati dai Superiori di circoscrizione o dagli Uffici. Le due Direzioni Generali metteranno a disposizione di quanti lo desiderano, materiale illustrativo sul significato di questa iniziativa a favore dei Paesi poveri (cfr. Lettera delle Direzioni Generali MC e IMC alle Missionarie e ai Missionari della Consolata - Nepi, 16/12/99). Le raccomandazioni del XCG ai Missionari di incrementare l'interesse per i problemi appartenenti alla Giustizia e Pace, ed il concreto invito a partecipare alla campagna mondiale per la cancellazione del debito a favore dei Paesi poveri, sono segni della consapevolezza che stiamo sviluppando a riguardo della missione. Per partecipare effettivamente alla campagna per la cancellazione del debito estero, noi dobbiamo avere delle informazioni basiche sull'origine, natura e struttura di questo debito. Inoltre è necessario capire come il debito tocca direttamente la vita del popolo nelle nostre missioni. Con questo servizio intendiamo spiegare come si è arrivati a questo debito, come esso aumenta la povertà e quali forzi si stanno facendo per trovare una soluzione per migliorare la situazione.
Il problema ebbe inizio negli anni '70 quando l'OPEC (Paesi produttori di petrolio) aumentò il prezzo del greggio del 400% in brevissimo tempo. Una grande quantità di denaro fu così immessa di colpo in circolazione e l'OPEC cercò di investire questo denaro in banche europee e americane. Tale afflusso di denaro in Europa e America avrebbe innescato una esagerata inflazione se le banche non lo avessero investito al più presto possibile. L'Africa e l'America Latina offrirono grandi ed attrattive possibilità per investire quel denaro. Quindi, miliardi di dollari furono riversati nei Paesi in via di sviluppo all'interesse del 6%. Sfortunatamente, una grande porzione di questo denaro però finì nelle mani di governi dittatoriali e, invece di essere investito nel Paese, fu subito rimandato alle banche europee e americane, a produrre "frutti" per quei dittatori. Solo parte di quel denaro fu speso in progetti di sviluppo, tra cui alcuni anche grandiosi, ma di poca utilità ai Paesi riceventi. A parte le motivazioni puramente economiche, quali quelle di evitare l'inflazione, vi erano anche altre forti motivazioni politiche per offrire prestiti al Terzo Mondo. Gran parte del debito dei Paesi poveri è collegato alla "Guerra Fredda", quando ambedue le parti contendenti elargivano denaro ai loro sostenitori. L'ex Zaire è l'esempio di un Paese povero, premiato da ricchi amici con forti prestiti, affinché garantisse stabilità all'influenza occidentale, nelle vicinanze di un'Angola che era sotto l'influenza comunista.. Il caso di vari Paesi Latino-Americani e dell'Asia sono citati come esempi di accumulazione di un debito più "politico" che economico. Ogniqualvolta si trattava di un interesse economico nell'elargire un prestito, l'interesse era prima di tutto della nazione ricca e non del Paese povero che lo riceveva. Anziché nascere da un genuino bisogno da parte dei Paesi poveri, si dovrebbe parlare di un prestito "imposto" su quei Paesi. Alcune Cause della Crisi del Debito Estero · La recessione degli anni '70 e la caduta dei prezzi dei beni di consumo · La fine del sistema monetario di cambi fissi dollaro-oro (Gold exchange standard) Per stabilizzare il mercato internazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale, il dollaro americano fu accettato internazionalmente come convertibile in oro. Le riserve dei Paesi in via di sviluppo erano in gran parte in dollari, considerati "buoni come l'oro". Quando però negli anni '70 gli Stati Uniti unilateralmente abolirono la convertibilità del dollaro nel tentativo di sollevare il loro commercio dalla recessione, il valore del dollaro diminuì in modo significativo, riducendo le riserve (e la sicurezza per i prestiti) dei Paesi poveri. · Fluttuanti tassi di scambio e tassi d'interesse variabili · Modelli sbagliati di sviluppo e inappropriati modelli di industrializzazione · Sistemi bancari disonesti e corruzione
Salute Educazione Impiego Commercio Tensione sociale Solidarietà con i Paesi Debitori La continua crescita della povertà, della sofferenza e delle numerose rivolte popolari nel Terzo Mondo hanno attirato l'attenzione di molti sulla questione del debito estero. Con l'aumento del debito ed i continui aggiornamenti dei programmi di aggiustamento strutturale, una risposta popolare più coordinata cominciò ad emergere. Nei Paesi debitori si sono fatte delle campagne per far capire come il debito e gli aggiustamenti strutturali proposti sono la causa dei molti problemi economici e sociali che la gente incontra. Alternative
Da quando scoppiò la crisi del debito estero, i creditori cercarono di recuperare i prestiti fatti, attraverso tre metodi fondamentali: Scambio dei Debiti, Ridefinizione delle scadenze del Debito, Programmi di Aggiustamento Strutturale delle economie. Iniziative bilaterali per alleggerire il debito · Scambi di debiti · Il "Club di Parigi" e la Strategia degli Accordi Speciali Iniziative Multilaterali per Alleggerire il Debito · 1982 - Misure di afflusso di capitali: · 1985 - Ridefinizione delle scadenze del debito senza riduzione del debito stesso: · 1986 - I Programmi di Aggiustamento Strutturale (SAP) In pratica, queste politiche hanno significato misure di austerità che hanno avuto un impatto devastante sul livello di vita delle popolazioni Africane. · 1987 - Agevolazione per un rafforzato aggiustamento strutturale (ESAF) · 1989 - Il consenso di Washington · 1996 - L'iniziativa dei Paesi Poveri Fortemente Indebitati (HIPCI) · 1999 - L'Iniziativa di Colonia per il Debito (CDI) · 1999 - Riduzione della Povertà e Incentivo alla Crescita (PRGF o HIPC2)
Nel 1982, quando i prestiti al Sud Africa dell'apartheid erano al loro culmine, due avvocati della First National Bank di Chicago scrissero un articolo nella University of Illinois Law Review nel quale avvertivano i loro datori di lavoro ed altre banche delle "conseguenze che il cambio di governo poteva avere sugli accordi di prestito". Essi notarono che "se il debito contratto dal predecessore è considerato 'odioso', cioè i suoi proventi sono stati usati contro l'interesse della popolazione locale, allora quel debito può non essere rilevato dal nuovo potere". L'Arcivescovo di Cape Town, Njongonkulu Ndungane, espose i motivi per non ripagare il debito 'odioso' del Sud Africa dell'apartheid, parlando alla Cattedrale di Southwark nell'aprile del 1997. Egli disse: "Il Sud Africa è il perfetto esempio di una nazione i cui governi hanno sistematicamente oppresso la maggioranza della loro popolazione. Nel 1973 le Nazioni Unite cominciarono a considerare l'apartheid come un crimine contro l'umanità. Eppure la comunità finanziaria internazionale, aiutata dal governo del Partito Nazionalista, continuò a fare prestiti a Pretoria, anche nei critici anni '80, prestiti dei quali il nuovo governo è tenuto responsabile. Chiaramente quei prestiti non erano nell'interesse della maggioranza della gente del Sud Africa". Ndungane concluse: "mentre ci avviciniamo al nuovo millennio, è arrivato il momento di invocare una Dottrina del Debito Odioso. Nel caso del Sud Africa, il suo debito, interno ed estero, fu fatto in gran parte sotto il regime dell'apartheid, e quindi dovrebbe… essere dichiarato 'odioso' e cancellato". Il consigliere dell'Arcivescovo su questi temi è indiscutibilmente il più grande studioso mondiale sulla trasmissione del debito pubblico, Alexander Sack, defunto ma più che mai vivo nel suo trattato del 1927 su questo tema. Sack, ex-ministro della Russia Zarista divenuto Professore di legge a Parigi dopo la rivoluzione Russa, non era un radicale. Egli credeva che la responsabilità per i debiti pubblici dovesse restare un obbligo dello stato - intendendo lo stato più come territorio che come specifica struttura di governo - basandosi non su qualche dettato di giustizia naturale, ma sulle esigenze del commercio internazionale. Senza regole chiare, il caos potrebbe regnare nelle relazioni finanziarie tra le nazioni. Ma Sack credeva che i debiti non creati nell'interesse dello stato - quelli che egli chiamò debiti odiosi - non dovevano sottostare a questa regola generale. "Se un potere dispotico fa un debito non per i bisogni o gli interessi dello Stato, ma per rinforzare il proprio regime dispotico, per reprimere la popolazione che lotta contro di esso, ecc., tale debito è odioso per la popolazione di quello Stato". Quindi "tale debito non è un obbligo per la nazione; è il debito di un regime, un debito 'personale' del potere che lo ha contratto, e perciò cade con la caduta di quel regime". Sack incluse nella sua definizione di 'debito odioso' anche il debito che "serve ad interessi palesemente personali". Rischio morale come conseguenza del debito odioso Esiste un rischio morale quando i mezzi presi per assicurarsi contro un rischio incoraggiano un comportamento che rende ancora più probabile l'avverarsi di quel rischio. Nel caso dei prestiti del FMI, il rischio morale nasce dalla percezione che la disponibilità di assistenza finanziaria può indebolire la disciplina politica, e incoraggiare gli investitori internazionali ad assumersi rischi più grandi, con la convinzione che essi ne porteranno solo parzialmente le conseguenze, o ambedue i casi. I creditori internazionali, incluso il FMI stesso, hanno prestato a nazioni come il Sud Africa, o a regimi corrotti come quelli di Mobutu e di Suharto, sapendo bene che i loro soldi non sarebbero stati investiti produttivamente. Essi confidavano che la comunità internazionale avrebbe costretto i debitori a ripagare comunque il debito. Questo è un classico caso di rischio morale: banche, governi e istituzioni multilaterali possono impunemente fare prestiti ai dittatori più crudeli, ed essere sicuri che il debito sarà ripagato, anche nel caso che quei dittatori fossero rimossi dal potere. Il "rischio morale" è che coloro che prestano ai dittatori vengono ricompensati. Le banche hanno fatto prestiti al Sud Africa dell'apartheid, nonostante le campagne che invocavano le più massicce sanzioni della storia. Se quei prestiti vengono ripagati, in futuro altri creditori dedurranno che è ragionevole e comunque porta profitto ignorare ed evadere le sanzioni. 'Cattivi' prestiti saranno scoraggiati solo se saranno penalizzati. Quindi, il solo modo di evitare il "rischio morale" e prevenire i cattivi prestiti in futuro è assicurare che i prestiti immorali del passato non siano ripagati. Insegnare questa lezione ai creditori è di critica importanza, per evitare future crisi del debito estero. Ciò dovrebbe essere considerato di primaria importanza, ed avere la precedenza sulla questione di chi sarebbe beneficato nel caso che i debiti non vengano ripagati. Creditori e comunità finanziaria internazionale troppo facilmente guardano alla questione del rischio morale dalla parte sbagliata del binocolo. Invece di accettare la loro parte di responsabilità per la creazione del debito odioso, essi sottolineano che la cancellazione del debito porta con sé il rischio morale di lasciare scappare i debitori senza pagare, e che questi faranno presto altri debiti, assumendo che in futuro anche questi nuovi debiti non saranno da ripagare. Eppure perfino il FMI critica tale posizione: "Dal punto di vista del debitore, sembra incredibile per una nazione rischiare deliberatamente una crisi finanziaria, semplicemente perché può contare sull'assistenza del FMI". Ad ogni modo, il rischio morale vero è che, se la restituzione di un debito 'odioso' a regimi totalitari, come il Sud Africa dell'apartheid o a un governo genocida del Rwanda, viene imposta alle vittime di quei regimi, questo "premierà" coloro che fanno prestiti odiosi e li incoraggerà a fare altrettanto in futuro. Ci sono forti prove che il FMI e la BM hanno fatto prestiti a Mobutu in Zaire su basi politiche - affinché egli appoggiasse gli Stati Uniti nella Guerra Fredda - e contro il loro fondato giudizio finanziario. Quei creditori possono cercare di riavere i loro investimenti dagli Stati Uniti, o dal conto svizzero di Mobutu, ma non dovrebbero chiedere al popolo della nuova Repubblica Democratica del Congo, già vittima del regime di Mobutu, di pagare ancora per il periodo più buio della loro storia recente. Per tornare all'attuale Sud Africa, il governo post-apartheid di Nelson Mandela, subito dopo essere subentrato in ufficio, cancellò il debito della Namibia: "[Noi] non abbiamo chiesto se il debito era ripagabile o no. E neppure abbiamo imposto alcuna condizione ai nostri vicini. Semplicemente abbiamo dichiarato quei debiti immorali e odiosi, fatti mentre la Namibia era occupata dal regime dell'apartheid" dichiara l'Arcivescovo Ndungane, mentre chiede alle nazioni ricche di seguire quell'esempio. Comunque, il richiamo dell'Arcivescovo ha toccato una corda nella cittadinanza del Sud Africa, e si riverbera nel mondo. Nei primi mesi dell'anno in corso, la Coalizione di Jubilee 2000 dell'America Latina e dei Carabi ha definito il debito estero dei suoi paesi membri come "illegittimo perché, in grande misura, contratto da dittature e governi non eletti dal popolo, oppure da governi che, benché fossero democraticamente eletti, erano corrotti. La maggior parte dei fondi non è stata usata in beneficio del popolo, a cui adesso si richiede la restituzione". Per capire come il debito si sia creato, questi attivisti invitano i tribunali a condurre inchieste che svelino con chiarezza dove sia andato a finire quel denaro. I debiti legittimi, essi pensano, devono essere ripagati; quelli illegittimi devono semplicemente essere cancellati. Anche se gli attivisti di Jubilee 2000 a volte allargano un po' la definizione stretta e legale di 'debito odioso' - con l'argomento, per esempio, che i debilitanti effetti sociali del pagamento del debito estero ne fanno un 'debito odioso' - chiedono riforme di quella responsabilità finanziaria che i loro governi hanno evitato per 50 anni, che - ironia della sorte - vanno d'accordo con le richieste fatte dai finanzieri conservatori dell'Occidente, i quali cercano appunto di limitare gli eccessi dei governi. Per assicurare che l'opinione pubblica conosca e approvi il debito pubblico, essi richiedono precisi riferimenti e limiti al prestito pubblico. Per fermare i massicci finanziamenti dall'estero per la costruzione di dighe e altri mega-progetti, come immensi aeroporti Africani costruiti in mezzo al deserto, essi chiedono di legare la restituzione di quei fondi alle entrate dei progetti stessi, piuttosto che permettere ai creditori di esigere fondi dallo stato. Gli attivisti citano il "rischio morale" - la tendenza dei creditori a fare prestiti insicuri, quando sono convinti che i governi li proteggeranno comunque - come supporto per la loro richiesta che siano i finanziatori 'odiosi' stessi, e non i cittadini che pagano le tasse, a sopportarne le conseguenze. Solo quando coloro che provvedono i finanziamenti saranno forzati ad assumersene le conseguenze, i prestiti 'odiosi' diventeranno anti-economici, oltre che immorali. Lo stesso discorso si può applicare al forzare crediti e all'esportazione di crediti. Possiamo scoraggiare i governi dal forzare esportazione di crediti insicuri, per mega-progetti e per l'acquisto di armi, per esempio, solo se i governi vedono che c'è una possibilità reale che quei fondi potrebbero non essere mai ripagati. I Paesi debitori, e le loro società civili, guardano al futuro e vogliono assicurarsi di non essere presto appesantiti con nuovi debiti, non ripagabili. Vogliono assicurarsi che banche, governi e istituzioni finanziarie internazionali non facciano nuovi prestiti per progetti che risultano essere 'elefanti bianchi', o che servano solo a rimpinguare il conto bancario estero di compiacenti dittatori. Perciò esiste la preoccupazione che i meccanismi per il 'condono' del debito estero vadano accompagnati dai principi per un sistema migliore. In particolare, ciò richiede un nuovo livello di trasparenza economica, ma richiede anche un tipo diverso di relazione tra creditore-debitore. Il "rischio morale" più serio è il fatto che coloro che concedono prestiti possano pensare di poterne concedere di nuovi senza considerarne i rischi politici, morali o fiscali; e che la comunità internazionale possa farsi garante che i debiti contratti con i più brutali e corrotti dittatori siano ripagati dai governi successivi. Futuri crediti possono essere controllati solo se i finanziatori agiscono con prudenza. Varie proposte sono state fatte di istituire regole internazionali, per esempio, per forme assicurative, o appropriati corpi arbitrali, ai quali creditori e debitori (inclusa la società civile) possano fare appello, e anche per un sistema internazionale di insolvenza, che accordi ai governi nazionali la stessa protezione dai creditori che i governi locali di molte nazioni prevedono. In ogni caso, ciò comporta un giudizio indipendente, sia sulla possibilità di ripagare il debito, che sulla legittimità di prestiti del passato. Per esempio, ci dovrebbe essere una sentenza che dichiari il debito odioso non più ripagabile. Sopra ogni altra cosa, ciò porrebbe fine al dominio totale di finanziatori immorali e corrotti. L'etica e il senso comune richiedono un cambio nella relazione del potere. Nord e Sud, lavorando insieme, possono cambiare quella relazione, per prevenire il pericolo che il Nord possa fare prestiti impunemente, e per assicurare che il condono del debito e i prestiti futuri vadano realmente a beneficio dei più poveri.
La differenza tra i gruppi della campagna che sono nel Nord del mondo, e quelli che invece si trovano nel Sud, è che questi ultimi sono testimoni della sofferenza che viene dal debito estero e dall'imposizione delle misure per la sua restituzione, mentre i gruppi del Nord si interessano di più a tutto il processo e allo sviluppo della Campagna. Dal punto di vista del Nord, quali sono stati i risultati? Senza dubbio il più grande successo di Jubilee 2000 è stata la mobilitazione mondiale di persone contro l'ingiustizia fondamentale del debito estero. D'altra parte, il solo fatto dell'emergere del Movimento Jubilee del Sud non può che essere motivo di gioia, per il fatto che la gente dei paesi debitori adesso assume la guida della lotta ancora in corso. Essi rendono vero ciò che, anni fa, dichiarava Kenneth Kaunda, ex- presidente dello Zambia: Il 19 novembre 1999, in un incontro con Jubilee 2000 degli USA, dopo che il Congresso americano aveva promulgato una legge per il Condono del Debito dovuto agli Stati Uniti da 36 Nazioni, il Segretario del Tesoro Larry Summers, ne diede il merito ai gruppi di pressione, che avevano salvato la legge che stava per essere abbandonata dal Congresso. Egli disse che i gruppi erano una "forza formidabile" e che la "loro pressione è risultata decisiva". E' chiaro che gli obiettivi della Carta di Jubilee 2000 non saranno realtà per la data prevista, il 31 dicembre 2000. Eppure, guardando a quegli obiettivi, si può affermare che, negli ultimi anni, molti (seppur piccoli) passi sono stati fatti, e nella direzione giusta. Alcuni successi: Se è vero che ci sono stati certi modesti successi, è anche vero che alcuni punti della Carta non sono stati implementati. · Non c'è stato un grande atto unico di condono del debito, legato alla celebrazione del millennio. La posizione di Jubilee Sud Al Vertice di Jubilee Sud, tenuto a Johannesburg nel novembre 1999, 130 delegati dai Paesi del Sud costruirono una prospettiva per la campagna contro il Debito estero dell'anno 2000. Jubilee Sud ci ricorda che l'idea biblica del Giubileo comporta, oltre alla cancellazione del debito, anche quella di riparazione e restituzione. I gruppi del Sud non si centrano solo sul debito estero, ma giudicano ingiusta la struttura stessa dell'economia mondiale. La loro esperienza degli anni del post-colonialismo fino ai primi anni '80 è che le economie del Nord hanno mantenuto il controllo, tenendo in piedi dittature come quelle di Mobutu, Suharto, Marcos, ecc. Negli anni '80 il debito emerse come un nuovo mezzo di controllo, specialmente attraverso i SAP e le altre condizioni di restituzione del debito stesso. Alla fine degli anni '90 essi temono che programmi quali l'Accordo Multilaterale sugli Investimenti (MAI) o i Diritti di Proprietà Intellettuale relativi al Commercio (TRIPS), che permetterebbe una patente di proprietà su tutti gli organismi viventi, possano diventare la futura forma di controllo. Per i gruppi del Sud, è in discussione la perdita del diritto di sovranità. Se questo sistema di dominio non cambia, il condono del debito come tale non farà molta differenza per le loro nazioni. Come essi dicono: "Cancellare i debiti dei Paesi Poveri Fortemente Indebitati non cambia, né può cambiare, la bilancia del potere dei creditori nell'architettura finanziaria globale". Che cosa suggerisce la prospettiva del Sud? · Un impegno prioritario per la cancellazione del debito da parte di tutti i creditori, per riparare alle ingiustizie perpetrate con il debito odioso, illegittimo e oneroso.
Nel gennaio 1987, 38 Congregazioni Religiose Missionarie si incontrarono per mettere assieme le loro risorse e per trovare una nuova strategia missionaria davanti ai cambi della Missione in Europa ed Africa. Mentre la Chiesa locale in Africa cresceva e diventava più autonoma, la scena missionaria dell'Europa vedeva l'invecchiamento del personale missionario e il ritorno dei missionari. La sfida stava nel vedere come queste due nuove realtà potessero essere armonizzate per lavorare insieme, al fine di ottenere una maggior solidarietà e giustizia per la nuova scena emergente in Africa. Da quell'incontro inaugurale nacque AEFJN, e questa organizzazione ha continuato a consolidare la sua rete di Congregazioni Missionarie in Europa e Africa. Gli obiettivi di AEFJN sono: Per raggiungere tali obiettivi, fu stabilito un Segretariato a Bruxelles, per essere a contatto diretto con gli organismi legislativi dell'UE. Questo Segretariato al momento è composto da una piccola équipe di religiosi e laici. Come membri dell'organizzazione, anche noi, Missionari della Consolata, prendiamo parte alle iniziative della Rete. AEFJN richiede ai suoi membri di fare pressione sui Parlamentari Europei ed Africani, sui Partiti Politici e sui Governi, affinché accettino: il condono di ogni debito illegittimo Si richiede ai Membri della Rete di controllare da vicino gli sforzi dei governi, sia in Africa che in Europa, per cancellare ogni debito illegittimo, sia qual sia la maniera in cui è stato contratto: sotto forma di debiti impagabili, debiti che già sono stati ripagati in termini reali di interesse, debiti contratti per progetti e programmi mal disegnati, o debiti odiosi contratti da leaders politici a loro proprio beneficio o usati nella repressione del popolo. Si incoraggiano i Membri, specialmente in Africa, a lavorare per un "Cartello dei Debitori", chiedendo ai governi africani di mettere insieme le loro forze e, assieme alle società civili, stabilire una base comune di lotta al debito illegittimo. La priorità della riduzione della povertà e dello sviluppo umano Si richiede ai Membri di seguire da vicino i Programmi PRGF/HIPC2 della BM e del FMI. Il fatto che il FMI e la BM stiano cambiando il loro modo di operare, introducendo la riduzione della povertà come interesse speciale nei loro programmi, significa riconoscere che il sistema corrente non ha prodotto i risultati desiderati ed è quindi ingiusto. Sia il FMI che la BM devono migliorare il loro operato sul tema della riduzione della povertà. Altri donatori e il sistema delle Nazioni Unite devono essere convinti a partecipare al sistema per assicurare che i temi della povertà siano discussi in maniera aperta e genuina. In Africa un compito particolare sarà seguire da vicino l'implementazione delle politiche che regolano i proventi del condono dei debiti. Il nostro scopo è assicurarci che questi fondi vadano a rispondere ai bisogni umani basici e alla difesa dell'ambiente. Tenere sotto costante pressione le IFI (Iniziative Finanziarie Internazionali) Si richiede ai Membri di assicurarsi che sia data voce, nell'elaborazione delle politiche a seguire, ai parlamenti e alla società civile, e a non lasciare tutto questo alla sola Washington o a un ristretto gruppo di Ministri delle Finanze. Adesso siamo più che mai coscienti del potere di pressione che hanno le organizzazioni della società civile, sia al Nord che al Sud, su queste istituzioni. La sfida consiste nel provare sbagliate le IFI quando esse affermano che un Paese va bene quando il tasso di crescita è alto, ma la povertà rimane la stessa, peggiora o viene ridotta troppo lentamente. Dovremo misurare l'esito dei loro programmi sulla riduzione della povertà e il loro impatto sui gruppi vulnerabili della popolazione. Aumentare le provvisioni per la riduzione del Debito Il Primo Ministro inglese, il Presidente USA, il Ministro delle Finanze canadese hanno riconosciuto (e promesso) di fare di più per promuovere CDI. Hanno promesso di favorire il condono del 100% del debito estero bilaterale dei Paesi Poveri Fortemente Indebitati, e aumentare di molto la riduzione del debito multilaterale. Rimane la sfida di vedere che queste promesse siano compiute e messe in atto. Chiediamo ai Membri di esigere che la proporzione tra il guadagno delle esportazioni e il denaro usato per ripagare il debito, stabilito al 15%, sia abbassato, e che tutti i paesi del G7 concedano una riduzione del 100% nei debiti bilaterali. Si richiede ai Membri, in Africa specialmente, di mettere in luce il problema del Debito Domestico contratto dagli stati nei confronti dei loro cittadini, che costituisce in se stesso una grave ingiustizia fatta al popolo e allo sviluppo della nazione in questione. Principi Internazionali di Insolvenza Si richiede ai Membri di far pressione perché siano stabiliti alcuni principi internazionali di insolvenza, che assicurino un limite alla crescita del debito estero e dei meccanismi per la ristrutturazione del debito. Ciò renderebbe più facile la ridefinizione dei prestiti, per prevenire crisi finanziarie, e l'eliminazione di cattivi debiti nei casi in cui essi richiedano livelli di pagamento insostenibili, tali da bloccare gli sforzi per la riduzione della povertà. Appello a processi legali I Membri in Africa sono richiesti di contribuire positivamente alla tendenza emergente di fare appello a processi legali, piuttosto che politici, per risolvere la crisi del debito. In un certo numero di Paesi questo si è dimostrato effettivo, nel caso, per esempio, del diritto di proprietà delle terre indigene. Il processo da seguire è quello di formare tribunali pubblici, dove gli esperti possano mettere insieme le loro conoscenze e stabilire la vera responsabilità del debito, come i fondi vennero usati, ecc., e per trovare protezione legale per i paesi poveri richiesti di ripagare debiti per i quali essi non hanno legittima responsabilità. In conclusione, speriamo che questo articolo permetterà ai Missionari di avere un quadro migliore di cosa è in gioco quando si parla della crisi del debito estero. Noi come Missionari abbiamo un ruolo grande ed indispensabile da svolgere, sia a livello di chiesa locale che a livello internazionale. Abbiamo la responsabilità di attirare l'attenzione della gente con cui lavoriamo sui temi centrali che possono aiutare a cambiare la situazione di povertà del terzo mondo. SITI IN INTERNET |
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