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Il debito estero del Terzo Mondo e la nostra sollecitudine missionaria Stampa E-mail
Scritto da IMC Consolata   

Il X Capitolo Generale (XCG) del nostro Istituto asserisce che il rispetto per la dignità della persona e i diritti umani sono valori essenziali dell'evangelizzazione ad gentes e del nostro ministero di consolazione. Di conseguenza il Capitolo esorta le circoscrizioni a fare, possibilmente ogni anno, un incontro per studiare la realtà socio-economica e politica dei Paesi dove noi lavoriamo, partendo dalla realtà dei più poveri e socialmente emarginati. Lo scopo principale di questi raduni è di creare nei missionari consapevolezza e conoscenza dei problemi, affinché possano partecipare attivamente alle iniziative diocesane, nazionali ed internazionali per la solidarietà e la difesa dei paesi più poveri (cfr. Atti del X Capitolo Generale pp. 46-47).

Queste raccomandazioni del XCG sono poi state confermate con forza in un raduno della Direzione Generale IMC con quella delle Missionarie della Consolata (MC), in cui si dice: "Conferenze episcopali ed organizzazioni di solidarietà si stanno dimostrando particolarmente attive nella raccolta di firme da inviare ai Capi di Governo delle nazioni più ricche per chiedere che venga annullato, o almeno ridotto, il debito che i paesi poveri hanno verso l'estero. Per ottenere un risultato significativo, tale campagna di sensibilizzazione deve continuare ancora con intensità. Rivolgiamo l'invito alle Missionarie e ai Missionari a farsi promotori di questa campagna, coordinati dai Superiori di circoscrizione o dagli Uffici. Le due Direzioni Generali metteranno a disposizione di quanti lo desiderano, materiale illustrativo sul significato di questa iniziativa a favore dei Paesi poveri (cfr. Lettera delle Direzioni Generali MC e IMC alle Missionarie e ai Missionari della Consolata - Nepi, 16/12/99).

Le raccomandazioni del XCG ai Missionari di incrementare l'interesse per i problemi appartenenti alla Giustizia e Pace, ed il concreto invito a partecipare alla campagna mondiale per la cancellazione del debito a favore dei Paesi poveri, sono segni della consapevolezza che stiamo sviluppando a riguardo della missione.
Per molto tempo abbiamo inteso le linee teologiche e missionarie, tipo l'opzione per i poveri e la promozione umana, come un nostro coinvolgimento nell'aiutare i poveri nei loro bisogni immediati, senza però guardare oltre per scoprire le radici della loro povertà. Gli ultimi dieci anni del secondo millennio ci hanno permesso invece di avere una visione globale di quella cultura della povertà che i nostri missionari hanno cercato di sradicare. In questi anni, più che mai prima, la povertà nel Terzo Mondo è stata intimamente collegata con il fenomeno del debito estero.

Per partecipare effettivamente alla campagna per la cancellazione del debito estero, noi dobbiamo avere delle informazioni basiche sull'origine, natura e struttura di questo debito. Inoltre è necessario capire come il debito tocca direttamente la vita del popolo nelle nostre missioni. Con questo servizio intendiamo spiegare come si è arrivati a questo debito, come esso aumenta la povertà e quali forzi si stanno facendo per trovare una soluzione per migliorare la situazione.


L'origine del debito estero

Il problema ebbe inizio negli anni '70 quando l'OPEC (Paesi produttori di petrolio) aumentò il prezzo del greggio del 400% in brevissimo tempo. Una grande quantità di denaro fu così immessa di colpo in circolazione e l'OPEC cercò di investire questo denaro in banche europee e americane. Tale afflusso di denaro in Europa e America avrebbe innescato una esagerata inflazione se le banche non lo avessero investito al più presto possibile. L'Africa e l'America Latina offrirono grandi ed attrattive possibilità per investire quel denaro. Quindi, miliardi di dollari furono riversati nei Paesi in via di sviluppo all'interesse del 6%.

Sfortunatamente, una grande porzione di questo denaro però finì nelle mani di governi dittatoriali e, invece di essere investito nel Paese, fu subito rimandato alle banche europee e americane, a produrre "frutti" per quei dittatori. Solo parte di quel denaro fu speso in progetti di sviluppo, tra cui alcuni anche grandiosi, ma di poca utilità ai Paesi riceventi.
Comunque, arrivò il momento di restituire i debiti. Ormai però gli interessi sul denaro erano saliti al 23% e oltre. Molti Paesi si resero conto che il loro Prodotto Nazionale Lordo (PIL) non poteva coprire neppure il pagamento degli interessi. Per cui le banche e le altre istituzioni di credito si appellarono al FMI (Fondo Monetario Internazionale) per regolare l'economia di questi Paesi inadempienti e far sì che questa fosse orientata soprattutto verso il pagamento dei debiti. Da ciò si capisce che il problema del debito estero si è trasformato in un cappio al collo dei Paesi in via di sviluppo .

A parte le motivazioni puramente economiche, quali quelle di evitare l'inflazione, vi erano anche altre forti motivazioni politiche per offrire prestiti al Terzo Mondo. Gran parte del debito dei Paesi poveri è collegato alla "Guerra Fredda", quando ambedue le parti contendenti elargivano denaro ai loro sostenitori. L'ex Zaire è l'esempio di un Paese povero, premiato da ricchi amici con forti prestiti, affinché garantisse stabilità all'influenza occidentale, nelle vicinanze di un'Angola che era sotto l'influenza comunista.. Il caso di vari Paesi Latino-Americani e dell'Asia sono citati come esempi di accumulazione di un debito più "politico" che economico.

Ogniqualvolta si trattava di un interesse economico nell'elargire un prestito, l'interesse era prima di tutto della nazione ricca e non del Paese povero che lo riceveva. Anziché nascere da un genuino bisogno da parte dei Paesi poveri, si dovrebbe parlare di un prestito "imposto" su quei Paesi.
Nel 1973, molto tempo prima che sorgesse la crisi del debito estero, il governatore del "Federal Reserve Fund" Americano, Andrew Brimmer, capì che il "vero motivo" del forte rialzo dei prestiti ai Paesi in via di sviluppo era "la poca richiesta di investimenti da parte dei Paesi sviluppati, che non teneva il passo con la costante espansione dei capitali disponibili". Persino il FMI ammette che una "irrazionale esuberanza" portò gli investitori e le banche a sottovalutare i rischi nei mercati dei Paesi emergenti. Brimmer spiegò che molte banche europee, trovandosi con un surplus di denaro contante, "piazzarono prestiti ai Paesi in via di sviluppo" usando come incentivo un tasso di interesse molto basso. Effettivamente, a metà degli anni '70, i tassi d'interesse erano negativi, a significare che i Paesi potevano restituire meno di quanto prendevano a prestito. Ma il tarlo nascosto era che questi prestiti avevano tassi d'interesse variabile e, una volta che i Paesi poveri furono agganciati ai prestiti, i tassi d'interesse vennero alzati a un incredibile 15%. Quei Paesi non poterono pagare e divennero inadempienti. In breve, i Paesi industrializzati sollecitarono i governi dei Paesi poveri a prendere in prestito denaro di cui non avevano bisogno, e non si interessarono di verificare come quei prestiti fossero realmente usati.
Oltre a creare intenzionalmente debitori per assicurarsi interessi, i Paesi sviluppati ebbero molti altri benefici dai loro prestiti al Terzo Mondo. Per esempio, il Tesoro americano calcolò che nel 1993 gli Stati Uniti misero a disposizione $1.5 miliardi a banche di sviluppo multilaterale, quali la Banca Mondiale (BM), ma le ditte americane ottennero $2.7 miliardi in contratti su progetti finanziati da quelle banche. Tutto questo creò 54.000 posti di lavoro negli Stati Uniti. Mentre il 10% del debito delle Filippine, che in totale ammonta a $29 miliardi, fu speso per un solo progetto - un reattore nucleare costruito dalla compagnia america Westinghouse.

Alcune Cause della Crisi del Debito Estero

· La recessione degli anni '70 e la caduta dei prezzi dei beni di consumo
In conseguenza della crisi petrolifera degli anni '70 le economie sviluppate subirono una recessione. I beni prodotti diminuirono e meno materie prime vennero importate dai Paesi in via di sviluppo, causando la caduta del prezzo di queste materie. Oltre a ciò, gli alti investimenti nel settore agricolo delle economie in via di sviluppo aveva aumentato la produzione e questa esuberanza di prodotti ne fece cadere i prezzi. L'introito dei Paesi in via di sviluppo negli anni '70 diminuì in modo drastico, tanto che non poterono onorare le obbligazioni del debito.

· La fine del sistema monetario di cambi fissi dollaro-oro (Gold exchange standard) Per stabilizzare il mercato internazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale, il dollaro americano fu accettato internazionalmente come convertibile in oro. Le riserve dei Paesi in via di sviluppo erano in gran parte in dollari, considerati "buoni come l'oro". Quando però negli anni '70 gli Stati Uniti unilateralmente abolirono la convertibilità del dollaro nel tentativo di sollevare il loro commercio dalla recessione, il valore del dollaro diminuì in modo significativo, riducendo le riserve (e la sicurezza per i prestiti) dei Paesi poveri.

· Fluttuanti tassi di scambio e tassi d'interesse variabili
A motivo della caduta nelle esportazioni dei Paesi poveri e la perdita di parte del valore delle loro riserve, le monete locali divennero sempre più sensibili alla fluttuazione del tasso di cambio, mentre la moneta forte per il pagamento del debito divenne più cara. Per salvaguardarsi dagli effetti della fluttuazione dei tassi di interesse, i Paesi creditori adottarono la clausola di legare i tassi di interesse sui loro prestiti alla fluttuazione dei tassi di scambio. I Paesi in via di sviluppo ne uscirono danneggiati in ambedue i campi.

· Modelli sbagliati di sviluppo e inappropriati modelli di industrializzazione
I Paesi in via di sviluppo, nel tentativo di raggiungere il livello di sviluppo del mondo industriale, cercarono di copiarne i modelli occidentali, mentre i governi occidentali, basandosi sulla loro propria esperienza, incoraggiarono questo processo. Spesso non ci fu un modello di sviluppo coerente e integrato, col risultato di scegliere priorità sbagliate, fare cattivo uso delle risorse umane e avere una cattiva amministrazione di fondi e benefici.

· Sistemi bancari disonesti e corruzione
La mancanza di una procedura internazionale di insolvenza rese possibile ai creditori di prestare soldi a governi corrotti, con la certezza che i debiti sarebbero passati ai susseguenti governi, nel caso quelli venissero rimpiazzati o rovesciati. Il risultato fu che vennero concessi prestiti per progetti privi del minimo grado di attuabilità socio-ecologica o economica. A volte, questi prestiti furono usati per arricchire un piccolo gruppo di persone, o furono trasferiti all'estero nei conti bancari di qualche ufficiale governativo.


Gli Effetti del Debito Estero
Milioni di persone nel Terzo Mondo vivono in povertà a causa del debito estero e delle sue conseguenze.
L'America Latina ha un debito di £365 miliardi verso altre nazioni e banche (36% del suo PIL), mentre i Paesi dell'Africa sub-Sahariana sono debitori di £140 miliardi (83 % del loro PIL). Questi enormi debiti implicano che alla loro restituzione ai Paesi creditori viene data la precedenza e il popolo ne paga le conseguenze, in termini di mancanza di servizi sanitari, difficoltà di accesso all'educazione, alta disoccupazione e poca possibilità di commercio per provvedere a se stessi.

Salute
Dagli anni '80 le spese per la salute in molti Paesi poveri sono diminuite. Questo spesso significa che la gente deve pagare per le medicine, ma i più poveri non ne hanno la possibilità e devono farne senza. Nello Zimbabwe la spesa pro capite per la salute è diminuita di un terzo dal 1990, quando un "Programma di Aggiustamento Strutturale" fu introdotto. In Uganda, si spendono £2 per persona per l'assistenza medica, mentre si spendono £11.50 per persona, per rifondere il debito.
I miglioramenti nell'assistenza medica che si erano registrati negli anni 1960-1970, sono cessati negli anni '80, quando scoppiò la crisi del debito. Il numero di bambini che muoiono prima di raggiungere i cinque anni è aumentato in molti Paesi debitori, tra cui Zimbabwe, Zambia, Nicaragua, Cile e Giamaica, mentre era diminuito per decenni. Malattie come la tubercolosi, la febbre gialla ecc., che si pensavano sradicate, sono riapparse in alcuni Paesi, a causa della mancanza di cure profilattiche e di vaccini.

Educazione
Dato che le scuole, prive di sussidi, sono costrette a far pagare la retta, meno persone si possono permettere di mandare i loro figli a scuola e l'educazione viene riservata ai più abbienti.
Nell'Africa sub-Sahariana il danno causato all'educazione è stato molto alto: la percentuale di bambini tra i 6-11 anni iscritti a scuola è calato da circa il 60% nel 1980 a meno del 50% nel 1990. In Tanzania, sono state introdotte le tasse scolastiche a motivo di un "Programma di Aggiustamento Strutturale" e questo ha portato a una diminuzione di iscrizioni nelle scuole elementari e secondarie.

Impiego
IL FMI spinge i governi con difficoltà finanziarie a tagliare le loro spese e a ridurre i dipartimenti governativi, causando l'aumento della disoccupazione e tagli dei salari.
Dai primi anni '80, i salari reali in molti Paesi africani sono diminuiti del 50-60 per cento; il salario medio di Messico, Costa Rica e Bolivia è diminuito di un terzo. La disoccupazione in molti Paesi africani e in America Latina è aumentata. In Zambia e Ghana più del 20% della popolazione lavorativa è disoccupata. Tali alti livelli di disoccupazione sono controproducenti per il fatto che ci sono meno persone che pagano le tasse ed i contributi all'erario diminuiscono.

Commercio
I "Programmi di Aggiustamento Strutturale" (SAP) impongono ai Paesi debitori di aumentare i prodotti agricoli da esportazione. Dato però che molti Paesi poveri coltivano gli stessi prodotti, ne risulta una forte offerta degli stessi sul mercato, che ne causa la caduta di prezzo. E così i lavoratori delle piantagioni e delle fattorie vengono pagati meno.
Il Messico, da migliaia di anni coltivava granoturco come un genere di prima necessità. Ma oggi, grazie alle politiche economiche del FMI, deve importare 20% di questo genere di prima necessità dagli Stati Uniti. Il FMI incoraggiò il Messico a rimpiazzare il granoturco con raccolti commerciali, quali frutti esotici e fragole. Il Kenya è un altro esempio dove la pressione del commercio internazionale ha spinto i coltivatori di caffé a rimpiazzare questo prodotto con la coltivazione di rose che hanno un mercato competitivo! Inoltre il FMI fece sì che ogni protezione commerciale per i prodotti agricoli fosse tolta. In questa maniera i prodotti di esportazione dei Paesi poveri debbono competere con quelli dei Paesi sviluppati, che sono sussidiati e protetti. Molti Paesi africani trovano zucchero importato a un prezzo minore di quello prodotto in casa. I Paesi poveri così perdono sempre e la sofferenza della gente aumenta.

Tensione sociale
Dall'Argentina allo Zambia, la resistenza iniziale assunse la forma di scioperi e dimostrazioni quando i primi aumenti dei prezzi di generi di prima necessità fece seguito alla messa in atto dei vari programmi di aggiustamento del FMI e della Banca Mondiale. Uno dei più sanguinosi tumulti ebbe luogo nel 1984 nella Repubblica Domenicana, quando il prezzo dei cibi di prima necessità raddoppiò e quello delle medicine aumentò di quattro volte. Quattro giorni di sommosse lasciarono 112 morti e 500 feriti. A Caracas, Venezuela, i tumulti scoppiarono nel 1989, in seguito all'adozione di programmi di aggiustamento che causarono la caduta delle paghe a meno della metà del livello del 1980 ed il prezzo delle merci salì, dato che i sussidi furono aboliti. Centinaia di persone morirono (le stime variarono tra 300 e 1500). Dimostrazioni, scioperi, sommosse continuarono ad intermittenza in vari Paesi, mettendo in rilievo gli effetti socialmente destabilizzanti di queste politiche di aggiustamento strutturale.

Solidarietà con i Paesi Debitori

La continua crescita della povertà, della sofferenza e delle numerose rivolte popolari nel Terzo Mondo hanno attirato l'attenzione di molti sulla questione del debito estero. Con l'aumento del debito ed i continui aggiornamenti dei programmi di aggiustamento strutturale, una risposta popolare più coordinata cominciò ad emergere. Nei Paesi debitori si sono fatte delle campagne per far capire come il debito e gli aggiustamenti strutturali proposti sono la causa dei molti problemi economici e sociali che la gente incontra.
Questi gruppi si battono per la cancellazione del debito, per ottenere cambiamenti radicali nei programmi di aggiustamento strutturale, e per coinvolgere la società - in particolare le organizzazioni non governative - in un dialogo su questi problemi.

Alternative
Grazie a questi gruppi di pressione, i politici delle nazioni progredite hanno cominciato a proporre delle alternative ai Programmi di Aggiustamento Strutturale del FMI. Per esempio lo Schema Alternativo Africano ai Programmi di Aggiustamento Strutturale (AAF-SAP) fu proposto nel 1989 dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l'Africa, sotto la direzione del Prof. Adebayo Adedeji, che divenne più tardi un Sottosegretario Generale dell'ONU. Adottato anche dall'Organizzazione dell'Unità Africana (OAU) e con l'appoggio dell'Assemblea Generale dell'ONU, questo Schema prevedeva la cancellazione del debito come fattore-chiave delle sue politiche. Ma tale piano fu ignorato dal FMI, dalla BM e dai leaders occidentali.


Reazioni Internazionali alla Crisi del Debito Estero

Da quando scoppiò la crisi del debito estero, i creditori cercarono di recuperare i prestiti fatti, attraverso tre metodi fondamentali: Scambio dei Debiti, Ridefinizione delle scadenze del Debito, Programmi di Aggiustamento Strutturale delle economie.
Nello stesso tempo le ONG (Organizzazioni non governative) sono riuscite a smuovere la posizione della BM e del FMI dalla ricerca della restituzione totale del debito, alla ridefinizione dei prestiti, ad altre forme di pagamento sostenibile del debito ed anche alla cancellazione parziale del debito stesso!

Iniziative bilaterali per alleggerire il debito

· Scambi di debiti
Fin dalle prime battute della crisi del debito, i creditori incominciarono a vendere i cosiddetti "prestiti irrecuperabili" che avevano fatto ai Paesi in via di sviluppo, per recuperare almeno parte del denaro investito. Cioè vendettero a prezzi ridotti i loro titoli di credito a governi, imprese e ONG. Il mercato di vendita dei debiti a terzi divenne conosciuto come "mercato secondario". Il nuovo proprietario dei titoli di credito offre poi al Paese debitore di liberarlo dal debito in cambio di:
1. Investire l'ammontare del debito in progetti di sviluppo o di protezione ecologica
dell'ambiente ;
2. Acquisto di azioni in qualche compagnia del Paese debitore;
3. Emissione di Titoli a lunga scadenza, da parte del Paese debitore.

· Il "Club di Parigi" e la Strategia degli Accordi Speciali
Il Club di Parigi è l'incontro informale di 20-30 nazioni creditrici membri della OECD (Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo). Formato nel 1956, si incontra regolarmente con rappresentanti dei Paesi debitori, per rinegoziare la scadenza dei debiti bilaterali. Secondo la situazione e i mezzi delle nazioni in questione, il Club di Parigi ha deciso certi criteri e condizioni per la rinegoziare la riduzione del debito, criteri conosciuti come "Clausole Speciali". Tali programmi includono una serie di accordi per rinegoziare e ridurre i debiti bilaterali, dei quali però il controllo da parte del FMI e i Programmi di Aggiustamento Strutturale sono parte.

Iniziative Multilaterali per Alleggerire il Debito

· 1982 - Misure di afflusso di capitali:
Colpito particolarmente duro dalla recessione degli Stati Uniti degli anni '70, il Messico dichiarò nel 1982 che non avrebbe potuto ripagare il suo debito e minacciò di creare una Unione dei Paesi Debitori. Il governo degli Stati Uniti, il FMI e la BM allora diagnosticarono che quella del Messico e di altri paesi non fosse incapacità di ripagare il debito, ma una "crisi di flusso di capitale". Offrirono quindi nuovo denaro, sotto forma di nuovi prestiti per aiutare il pagamento del debito estero e rafforzare il commercio internazionale di quelle nazioni.

· 1985 - Ridefinizione delle scadenze del debito senza riduzione del debito stesso:
Le politiche del FMI e della BM si concentrarono su una ridefinizione del debito senza intenzioni di ridurre lo stesso. Analizzarono le nazioni debitrici, una per una, rifiutando di ammettere la natura strutturale del problema.

· 1986 - I Programmi di Aggiustamento Strutturale (SAP)
Rendendosi conto che molte delle giovani economie erano instabili, e che semplici nuovi prestiti non sarebbero stati la soluzione, il FMI lanciò il SAP. E' un programma che offre nuovi prestiti alle nazioni incapaci di ripagare il loro debito, a condizione che la nazione in questione segua un programma di riforma economica dettato dal FMI. Tali Programmi di Aggiustamento Strutturale sono diretti a stabilizzare e ristrutturare l' economia dei Paesi poveri per assicurare la piena restituzione del debito estero. Secondo il FMI,
a) rendere stabili le economie deboli significa:
- svalutare la moneta locale per facilitare le esportazioni e rallentare le importazioni;
- incoraggiare il risparmio e gli investimenti locali, aumentando i tassi di interesse;
- pareggiare il bilancio nazionale limitando la spesa del governo.
b) Ristrutturare l'economia nazionale significa:
- Aderire al sistema del libero mercato e porre fine a ogni controllo da parte del governo,
- Togliere i sussidi ai beni di prima necessità,
- Permettere libere importazioni ed esportazioni
- Creare un ambiente finanziario liberale per attirare investimenti.

In pratica, queste politiche hanno significato misure di austerità che hanno avuto un impatto devastante sul livello di vita delle popolazioni Africane.

· 1987 - Agevolazione per un rafforzato aggiustamento strutturale (ESAF)
Rendendosi conto che molti Paesi poveri non potevano, con il solo SAP, raggiungere un livello in cui sarebbe stato loro possibile ripagare il debito, il FMI lanciò ESAF, un prestito a mezzo termine, tra 5 e 10 anni, ai Paesi poveri. La condizione per ottenere un ESAF è che il Paese che lo richiede sottometta un programma di austerità e riforma economica alla BM e al FMI. Tale programma viene rivisto annualmente, prima di concedere la rata annuale del nuovo prestito.

· 1989 - Il consenso di Washington
Per la prima volta la natura reale del problema, l'incapacità di ripagare il debito, viene accettata. E si considera la possibilità reale che i creditori non possano recuperare i loro crediti. In uno sforzo di controllare il danno e muovere il commercio internazionale, il FMI e la BM accettano il principio di condonare una parte del debito, rinegoziandone il pagamento della parte restante, come programma da offrire ai Paesi di Ingresso Medio (Middle Income Countries). Rinegoziare il debito significa che i Debiti Bilaterali possano essere assunti dalle Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI), se i paesi debitori accettano uno stretto controllo sul loro pagamento del debito e sulle loro importazioni. Per un certo tempo il coinvolgimento delle IFI ridette confidenza ai mercati finanziari.

· 1996 - L'iniziativa dei Paesi Poveri Fortemente Indebitati (HIPCI)
Sia la BM che il FMI riconoscono l'impossibilità di ripagare il debito e le sue disastrose conseguenze sociali. In un ulteriore sforzo di coinvolgere i Paesi debitori nel commercio internazionale e così recuperare, almeno in parte, il debito "irrecuperabile", fu lanciata l'Iniziativa per i Paesi Poveri Fortemente Indebitati. Tale Iniziativa tende a stabilire "livelli sostenibili di pagamento del debito" in quei paesi che si sono rivelati incapaci di ottenerli anche dopo aver esaurito tutti gli altri programmi bilaterali e multilaterali di aiuto per ripagare il debito. Il processo consiste di 2 trienni di rigorosi programmi SAP/ESAF per ristrutturare l'economia nazionale.

· 1999 - L'Iniziativa di Colonia per il Debito (CDI)
All'incontro dei G7, tenuto a Colonia nel giugno 1999, il governo tedesco propose un programma per il Condono del Debito estero dei Paesi più poveri. Tale programma prevede:
- cambiare i criteri che definiscono il "pagamento sostenibile del debito", in modo che il rapporto tra pagamento del debito e guadagni dalle esportazioni venga ridotto dal 25% al 15%,
- permettere al Club di Parigi per la ridefinizione bilaterale del debito di concedere, in casi specifici, il condono fino al 90% dei debiti bilaterali ,
- ridurre a un anno il secondo triennio dei severi programmi SAP, per i Paesi Poveri Fortemente Indebitati,
- aumentare le possibilità del già funzionante Scambio dei Debiti e cancellare l'Assistenza Ufficiale per lo Sviluppo, per i Paesi Poveri Fortemente Indebitati,
- raccomandare alla BM e al FMI di prestare più attenzione allo sviluppo di sane politiche sociali nel disegnare i loro programmi economici, dando priorità alle spese nazionali per l'assistenza sanitaria, l'educazione e la formazione professionale.

· 1999 - Riduzione della Povertà e Incentivo alla Crescita (PRGF o HIPC2)
Nel Vertice Annuale della BM e del FMI del settembre 1999, i governi proposero cambi fondamentali nel modo di operare di questi organismi nei Paesi in via di sviluppo. Tale proposta è chiamata lotta alla povertà e incentivo alla crescita, e intende assicurare la consistenza tra le politiche economiche, sociali e strutturali di una nazione e i suoi obiettivi di riduzione della povertà e sviluppo sociale.


Debito Odioso

Nel 1982, quando i prestiti al Sud Africa dell'apartheid erano al loro culmine, due avvocati della First National Bank di Chicago scrissero un articolo nella University of Illinois Law Review nel quale avvertivano i loro datori di lavoro ed altre banche delle "conseguenze che il cambio di governo poteva avere sugli accordi di prestito". Essi notarono che "se il debito contratto dal predecessore è considerato 'odioso', cioè i suoi proventi sono stati usati contro l'interesse della popolazione locale, allora quel debito può non essere rilevato dal nuovo potere".

L'Arcivescovo di Cape Town, Njongonkulu Ndungane, espose i motivi per non ripagare il debito 'odioso' del Sud Africa dell'apartheid, parlando alla Cattedrale di Southwark nell'aprile del 1997. Egli disse: "Il Sud Africa è il perfetto esempio di una nazione i cui governi hanno sistematicamente oppresso la maggioranza della loro popolazione. Nel 1973 le Nazioni Unite cominciarono a considerare l'apartheid come un crimine contro l'umanità. Eppure la comunità finanziaria internazionale, aiutata dal governo del Partito Nazionalista, continuò a fare prestiti a Pretoria, anche nei critici anni '80, prestiti dei quali il nuovo governo è tenuto responsabile. Chiaramente quei prestiti non erano nell'interesse della maggioranza della gente del Sud Africa". Ndungane concluse: "mentre ci avviciniamo al nuovo millennio, è arrivato il momento di invocare una Dottrina del Debito Odioso. Nel caso del Sud Africa, il suo debito, interno ed estero, fu fatto in gran parte sotto il regime dell'apartheid, e quindi dovrebbe… essere dichiarato 'odioso' e cancellato".

Il consigliere dell'Arcivescovo su questi temi è indiscutibilmente il più grande studioso mondiale sulla trasmissione del debito pubblico, Alexander Sack, defunto ma più che mai vivo nel suo trattato del 1927 su questo tema. Sack, ex-ministro della Russia Zarista divenuto Professore di legge a Parigi dopo la rivoluzione Russa, non era un radicale. Egli credeva che la responsabilità per i debiti pubblici dovesse restare un obbligo dello stato - intendendo lo stato più come territorio che come specifica struttura di governo - basandosi non su qualche dettato di giustizia naturale, ma sulle esigenze del commercio internazionale. Senza regole chiare, il caos potrebbe regnare nelle relazioni finanziarie tra le nazioni.

Ma Sack credeva che i debiti non creati nell'interesse dello stato - quelli che egli chiamò debiti odiosi - non dovevano sottostare a questa regola generale. "Se un potere dispotico fa un debito non per i bisogni o gli interessi dello Stato, ma per rinforzare il proprio regime dispotico, per reprimere la popolazione che lotta contro di esso, ecc., tale debito è odioso per la popolazione di quello Stato". Quindi "tale debito non è un obbligo per la nazione; è il debito di un regime, un debito 'personale' del potere che lo ha contratto, e perciò cade con la caduta di quel regime". Sack incluse nella sua definizione di 'debito odioso' anche il debito che "serve ad interessi palesemente personali".

Rischio morale come conseguenza del debito odioso

Esiste un rischio morale quando i mezzi presi per assicurarsi contro un rischio incoraggiano un comportamento che rende ancora più probabile l'avverarsi di quel rischio. Nel caso dei prestiti del FMI, il rischio morale nasce dalla percezione che la disponibilità di assistenza finanziaria può indebolire la disciplina politica, e incoraggiare gli investitori internazionali ad assumersi rischi più grandi, con la convinzione che essi ne porteranno solo parzialmente le conseguenze, o ambedue i casi.

I creditori internazionali, incluso il FMI stesso, hanno prestato a nazioni come il Sud Africa, o a regimi corrotti come quelli di Mobutu e di Suharto, sapendo bene che i loro soldi non sarebbero stati investiti produttivamente. Essi confidavano che la comunità internazionale avrebbe costretto i debitori a ripagare comunque il debito. Questo è un classico caso di rischio morale: banche, governi e istituzioni multilaterali possono impunemente fare prestiti ai dittatori più crudeli, ed essere sicuri che il debito sarà ripagato, anche nel caso che quei dittatori fossero rimossi dal potere.

Il "rischio morale" è che coloro che prestano ai dittatori vengono ricompensati. Le banche hanno fatto prestiti al Sud Africa dell'apartheid, nonostante le campagne che invocavano le più massicce sanzioni della storia. Se quei prestiti vengono ripagati, in futuro altri creditori dedurranno che è ragionevole e comunque porta profitto ignorare ed evadere le sanzioni. 'Cattivi' prestiti saranno scoraggiati solo se saranno penalizzati. Quindi, il solo modo di evitare il "rischio morale" e prevenire i cattivi prestiti in futuro è assicurare che i prestiti immorali del passato non siano ripagati. Insegnare questa lezione ai creditori è di critica importanza, per evitare future crisi del debito estero. Ciò dovrebbe essere considerato di primaria importanza, ed avere la precedenza sulla questione di chi sarebbe beneficato nel caso che i debiti non vengano ripagati.

Creditori e comunità finanziaria internazionale troppo facilmente guardano alla questione del rischio morale dalla parte sbagliata del binocolo. Invece di accettare la loro parte di responsabilità per la creazione del debito odioso, essi sottolineano che la cancellazione del debito porta con sé il rischio morale di lasciare scappare i debitori senza pagare, e che questi faranno presto altri debiti, assumendo che in futuro anche questi nuovi debiti non saranno da ripagare. Eppure perfino il FMI critica tale posizione: "Dal punto di vista del debitore, sembra incredibile per una nazione rischiare deliberatamente una crisi finanziaria, semplicemente perché può contare sull'assistenza del FMI".

Ad ogni modo, il rischio morale vero è che, se la restituzione di un debito 'odioso' a regimi totalitari, come il Sud Africa dell'apartheid o a un governo genocida del Rwanda, viene imposta alle vittime di quei regimi, questo "premierà" coloro che fanno prestiti odiosi e li incoraggerà a fare altrettanto in futuro. Ci sono forti prove che il FMI e la BM hanno fatto prestiti a Mobutu in Zaire su basi politiche - affinché egli appoggiasse gli Stati Uniti nella Guerra Fredda - e contro il loro fondato giudizio finanziario. Quei creditori possono cercare di riavere i loro investimenti dagli Stati Uniti, o dal conto svizzero di Mobutu, ma non dovrebbero chiedere al popolo della nuova Repubblica Democratica del Congo, già vittima del regime di Mobutu, di pagare ancora per il periodo più buio della loro storia recente.

Per tornare all'attuale Sud Africa, il governo post-apartheid di Nelson Mandela, subito dopo essere subentrato in ufficio, cancellò il debito della Namibia: "[Noi] non abbiamo chiesto se il debito era ripagabile o no. E neppure abbiamo imposto alcuna condizione ai nostri vicini. Semplicemente abbiamo dichiarato quei debiti immorali e odiosi, fatti mentre la Namibia era occupata dal regime dell'apartheid" dichiara l'Arcivescovo Ndungane, mentre chiede alle nazioni ricche di seguire quell'esempio.

Comunque, il richiamo dell'Arcivescovo ha toccato una corda nella cittadinanza del Sud Africa, e si riverbera nel mondo. Nei primi mesi dell'anno in corso, la Coalizione di Jubilee 2000 dell'America Latina e dei Carabi ha definito il debito estero dei suoi paesi membri come "illegittimo perché, in grande misura, contratto da dittature e governi non eletti dal popolo, oppure da governi che, benché fossero democraticamente eletti, erano corrotti. La maggior parte dei fondi non è stata usata in beneficio del popolo, a cui adesso si richiede la restituzione". Per capire come il debito si sia creato, questi attivisti invitano i tribunali a condurre inchieste che svelino con chiarezza dove sia andato a finire quel denaro. I debiti legittimi, essi pensano, devono essere ripagati; quelli illegittimi devono semplicemente essere cancellati.

Anche se gli attivisti di Jubilee 2000 a volte allargano un po' la definizione stretta e legale di 'debito odioso' - con l'argomento, per esempio, che i debilitanti effetti sociali del pagamento del debito estero ne fanno un 'debito odioso' - chiedono riforme di quella responsabilità finanziaria che i loro governi hanno evitato per 50 anni, che - ironia della sorte - vanno d'accordo con le richieste fatte dai finanzieri conservatori dell'Occidente, i quali cercano appunto di limitare gli eccessi dei governi. Per assicurare che l'opinione pubblica conosca e approvi il debito pubblico, essi richiedono precisi riferimenti e limiti al prestito pubblico. Per fermare i massicci finanziamenti dall'estero per la costruzione di dighe e altri mega-progetti, come immensi aeroporti Africani costruiti in mezzo al deserto, essi chiedono di legare la restituzione di quei fondi alle entrate dei progetti stessi, piuttosto che permettere ai creditori di esigere fondi dallo stato. Gli attivisti citano il "rischio morale" - la tendenza dei creditori a fare prestiti insicuri, quando sono convinti che i governi li proteggeranno comunque - come supporto per la loro richiesta che siano i finanziatori 'odiosi' stessi, e non i cittadini che pagano le tasse, a sopportarne le conseguenze.

Solo quando coloro che provvedono i finanziamenti saranno forzati ad assumersene le conseguenze, i prestiti 'odiosi' diventeranno anti-economici, oltre che immorali. Lo stesso discorso si può applicare al forzare crediti e all'esportazione di crediti. Possiamo scoraggiare i governi dal forzare esportazione di crediti insicuri, per mega-progetti e per l'acquisto di armi, per esempio, solo se i governi vedono che c'è una possibilità reale che quei fondi potrebbero non essere mai ripagati.

I Paesi debitori, e le loro società civili, guardano al futuro e vogliono assicurarsi di non essere presto appesantiti con nuovi debiti, non ripagabili. Vogliono assicurarsi che banche, governi e istituzioni finanziarie internazionali non facciano nuovi prestiti per progetti che risultano essere 'elefanti bianchi', o che servano solo a rimpinguare il conto bancario estero di compiacenti dittatori.

Perciò esiste la preoccupazione che i meccanismi per il 'condono' del debito estero vadano accompagnati dai principi per un sistema migliore. In particolare, ciò richiede un nuovo livello di trasparenza economica, ma richiede anche un tipo diverso di relazione tra creditore-debitore.

Il "rischio morale" più serio è il fatto che coloro che concedono prestiti possano pensare di poterne concedere di nuovi senza considerarne i rischi politici, morali o fiscali; e che la comunità internazionale possa farsi garante che i debiti contratti con i più brutali e corrotti dittatori siano ripagati dai governi successivi. Futuri crediti possono essere controllati solo se i finanziatori agiscono con prudenza.

Varie proposte sono state fatte di istituire regole internazionali, per esempio, per forme assicurative, o appropriati corpi arbitrali, ai quali creditori e debitori (inclusa la società civile) possano fare appello, e anche per un sistema internazionale di insolvenza, che accordi ai governi nazionali la stessa protezione dai creditori che i governi locali di molte nazioni prevedono.

In ogni caso, ciò comporta un giudizio indipendente, sia sulla possibilità di ripagare il debito, che sulla legittimità di prestiti del passato. Per esempio, ci dovrebbe essere una sentenza che dichiari il debito odioso non più ripagabile. Sopra ogni altra cosa, ciò porrebbe fine al dominio totale di finanziatori immorali e corrotti.

L'etica e il senso comune richiedono un cambio nella relazione del potere. Nord e Sud, lavorando insieme, possono cambiare quella relazione, per prevenire il pericolo che il Nord possa fare prestiti impunemente, e per assicurare che il condono del debito e i prestiti futuri vadano realmente a beneficio dei più poveri.


Risultati della Campagna Jubilee 2000

La differenza tra i gruppi della campagna che sono nel Nord del mondo, e quelli che invece si trovano nel Sud, è che questi ultimi sono testimoni della sofferenza che viene dal debito estero e dall'imposizione delle misure per la sua restituzione, mentre i gruppi del Nord si interessano di più a tutto il processo e allo sviluppo della Campagna. Dal punto di vista del Nord, quali sono stati i risultati? Senza dubbio il più grande successo di Jubilee 2000 è stata la mobilitazione mondiale di persone contro l'ingiustizia fondamentale del debito estero. D'altra parte, il solo fatto dell'emergere del Movimento Jubilee del Sud non può che essere motivo di gioia, per il fatto che la gente dei paesi debitori adesso assume la guida della lotta ancora in corso. Essi rendono vero ciò che, anni fa, dichiarava Kenneth Kaunda, ex- presidente dello Zambia:
"Sarà solo l'opinione pubblica e lo sdegno pubblico ciò che porterà alla cancellazione del debito".

Il 19 novembre 1999, in un incontro con Jubilee 2000 degli USA, dopo che il Congresso americano aveva promulgato una legge per il Condono del Debito dovuto agli Stati Uniti da 36 Nazioni, il Segretario del Tesoro Larry Summers, ne diede il merito ai gruppi di pressione, che avevano salvato la legge che stava per essere abbandonata dal Congresso. Egli disse che i gruppi erano una "forza formidabile" e che la "loro pressione è risultata decisiva".

E' chiaro che gli obiettivi della Carta di Jubilee 2000 non saranno realtà per la data prevista, il 31 dicembre 2000. Eppure, guardando a quegli obiettivi, si può affermare che, negli ultimi anni, molti (seppur piccoli) passi sono stati fatti, e nella direzione giusta.

Alcuni successi:
· Il condono della parte di debito estero non-ripagabile, contratto dai Paesi Poveri Fortemente Indebitati è accettato, almeno in principio, anche se sono ancora troppo pochi i Paesi che possono beneficiarsi del condono promesso.
· L'opinione pubblica del Nord, in generale, pur se non ancora i creditori stessi, accetta la propria responsabilità per l'alto tasso di indebitamento dei Paesi poveri.
· La Riduzione della Povertà costituisce ora l'obiettivo delle politiche sia del FMI che della BM, come pure l'idea che i fondi del debito cancellato debbano essere immessi in politiche di sviluppo sociale è ormai accettata e applicata nelle negoziazioni.
· La Campagna contro il Debito di Jubilee, in molti Paesi del Sud, è diventata il catalizzatore per le società civili, che forzano i rispettivi governi ad essere più trasparenti nella loro condotta economica, e nel loro comportamento circa i diritti umani e le politiche sociali. Gli stessi programmi del FMI sono ora sviluppati in consultazione con il governo e la società civile.
· L'accettazione della distinzione fra Paesi a Medio Introito, Paesi a Basso Introito e Paesi Poveri Fortemente Indebitati nelle politiche del FMI infonde la speranza di un trattamento giusto e rispettoso dei Paesi di ciascuna di queste categorie.

Se è vero che ci sono stati certi modesti successi, è anche vero che alcuni punti della Carta non sono stati implementati.

· Non c'è stato un grande atto unico di condono del debito, legato alla celebrazione del millennio.
· Non c'è uno strumento di arbitrio, composto da un numero uguale di membri di Paesi creditori e Paesi debitori.
· Le politiche del Condono del Debito rimangono fondamentalmente un mezzo di controllo quasi coloniale sulle economie deboli.

La posizione di Jubilee Sud

Al Vertice di Jubilee Sud, tenuto a Johannesburg nel novembre 1999, 130 delegati dai Paesi del Sud costruirono una prospettiva per la campagna contro il Debito estero dell'anno 2000. Jubilee Sud ci ricorda che l'idea biblica del Giubileo comporta, oltre alla cancellazione del debito, anche quella di riparazione e restituzione.

I gruppi del Sud non si centrano solo sul debito estero, ma giudicano ingiusta la struttura stessa dell'economia mondiale. La loro esperienza degli anni del post-colonialismo fino ai primi anni '80 è che le economie del Nord hanno mantenuto il controllo, tenendo in piedi dittature come quelle di Mobutu, Suharto, Marcos, ecc. Negli anni '80 il debito emerse come un nuovo mezzo di controllo, specialmente attraverso i SAP e le altre condizioni di restituzione del debito stesso. Alla fine degli anni '90 essi temono che programmi quali l'Accordo Multilaterale sugli Investimenti (MAI) o i Diritti di Proprietà Intellettuale relativi al Commercio (TRIPS), che permetterebbe una patente di proprietà su tutti gli organismi viventi, possano diventare la futura forma di controllo. Per i gruppi del Sud, è in discussione la perdita del diritto di sovranità.

Se questo sistema di dominio non cambia, il condono del debito come tale non farà molta differenza per le loro nazioni. Come essi dicono: "Cancellare i debiti dei Paesi Poveri Fortemente Indebitati non cambia, né può cambiare, la bilancia del potere dei creditori nell'architettura finanziaria globale".

Che cosa suggerisce la prospettiva del Sud?

· Un impegno prioritario per la cancellazione del debito da parte di tutti i creditori, per riparare alle ingiustizie perpetrate con il debito odioso, illegittimo e oneroso.
· Piena riparazione da parte dei creditori ai danni umani, sociali ed ambientali causati dalle politiche del debito, dai programmi di aggiustamento strutturale e da altre politiche economiche.
· Mettere fine alle politiche di aggiustamento strutturale e il ritiro del FMI.
· Indirizzare i fondi pubblici distolti dalla restituzione del debito all'assistenza sociale, ai servizi di base e a piani di sviluppo giusti e sostenibili.
· Trasformare il sistema economico globale, per basarlo su principi equi piuttosto che sul dominio.
· Dare pubblica informazione e rendere trasparenti i processi e le politiche riguardanti i prestiti richiesti dai governi, gli interessi da pagare per il debito e l'assegnazione e la spesa dei fondi pubblici.
· Mettere limiti ai prestiti.
· Richiedere una revisione a partecipazione nazionale sull'impatto degli aggiustamenti strutturali e delle politiche neo-liberali.
· Chiedere alle Nazioni Unite di costituire uno strumento internazionale per regolare e seguire i capitali speculativi e per investigare i casi di prestiti odiosi, fraudolenti e criminali, e il furto di ricchezza.


Rete Fede e Giustizia Europa/Africa
"L'organismo che offre un nuovo modo di fare missione per l'Europa/Africa oggi"

Nel gennaio 1987, 38 Congregazioni Religiose Missionarie si incontrarono per mettere assieme le loro risorse e per trovare una nuova strategia missionaria davanti ai cambi della Missione in Europa ed Africa. Mentre la Chiesa locale in Africa cresceva e diventava più autonoma, la scena missionaria dell'Europa vedeva l'invecchiamento del personale missionario e il ritorno dei missionari. La sfida stava nel vedere come queste due nuove realtà potessero essere armonizzate per lavorare insieme, al fine di ottenere una maggior solidarietà e giustizia per la nuova scena emergente in Africa. Da quell'incontro inaugurale nacque AEFJN, e questa organizzazione ha continuato a consolidare la sua rete di Congregazioni Missionarie in Europa e Africa.

Gli obiettivi di AEFJN sono:
· Raccogliere e diffondere informazioni su problemi di giustizia in Africa e sulle politiche Europee che toccano l'Africa;
· Fare raccomandazioni per la difesa e l'azione, in modo da influenzare positivamente le decisioni della UE che toccano la vita degli africani;
· Informare l'opinione pubblica e coordinare azioni urgenti di solidarietà su richiesta dei propri membri coinvolti in situazioni di crisi in Africa

Per raggiungere tali obiettivi, fu stabilito un Segretariato a Bruxelles, per essere a contatto diretto con gli organismi legislativi dell'UE. Questo Segretariato al momento è composto da una piccola équipe di religiosi e laici. Come membri dell'organizzazione, anche noi, Missionari della Consolata, prendiamo parte alle iniziative della Rete.

AEFJN richiede ai suoi membri di fare pressione sui Parlamentari Europei ed Africani, sui Partiti Politici e sui Governi, affinché accettino:

il condono di ogni debito illegittimo

Si richiede ai Membri della Rete di controllare da vicino gli sforzi dei governi, sia in Africa che in Europa, per cancellare ogni debito illegittimo, sia qual sia la maniera in cui è stato contratto: sotto forma di debiti impagabili, debiti che già sono stati ripagati in termini reali di interesse, debiti contratti per progetti e programmi mal disegnati, o debiti odiosi contratti da leaders politici a loro proprio beneficio o usati nella repressione del popolo.

Si incoraggiano i Membri, specialmente in Africa, a lavorare per un "Cartello dei Debitori", chiedendo ai governi africani di mettere insieme le loro forze e, assieme alle società civili, stabilire una base comune di lotta al debito illegittimo.

La priorità della riduzione della povertà e dello sviluppo umano

Si richiede ai Membri di seguire da vicino i Programmi PRGF/HIPC2 della BM e del FMI. Il fatto che il FMI e la BM stiano cambiando il loro modo di operare, introducendo la riduzione della povertà come interesse speciale nei loro programmi, significa riconoscere che il sistema corrente non ha prodotto i risultati desiderati ed è quindi ingiusto. Sia il FMI che la BM devono migliorare il loro operato sul tema della riduzione della povertà. Altri donatori e il sistema delle Nazioni Unite devono essere convinti a partecipare al sistema per assicurare che i temi della povertà siano discussi in maniera aperta e genuina.

In Africa un compito particolare sarà seguire da vicino l'implementazione delle politiche che regolano i proventi del condono dei debiti. Il nostro scopo è assicurarci che questi fondi vadano a rispondere ai bisogni umani basici e alla difesa dell'ambiente.

Tenere sotto costante pressione le IFI (Iniziative Finanziarie Internazionali)

Si richiede ai Membri di assicurarsi che sia data voce, nell'elaborazione delle politiche a seguire, ai parlamenti e alla società civile, e a non lasciare tutto questo alla sola Washington o a un ristretto gruppo di Ministri delle Finanze. Adesso siamo più che mai coscienti del potere di pressione che hanno le organizzazioni della società civile, sia al Nord che al Sud, su queste istituzioni. La sfida consiste nel provare sbagliate le IFI quando esse affermano che un Paese va bene quando il tasso di crescita è alto, ma la povertà rimane la stessa, peggiora o viene ridotta troppo lentamente. Dovremo misurare l'esito dei loro programmi sulla riduzione della povertà e il loro impatto sui gruppi vulnerabili della popolazione.

Aumentare le provvisioni per la riduzione del Debito

Il Primo Ministro inglese, il Presidente USA, il Ministro delle Finanze canadese hanno riconosciuto (e promesso) di fare di più per promuovere CDI. Hanno promesso di favorire il condono del 100% del debito estero bilaterale dei Paesi Poveri Fortemente Indebitati, e aumentare di molto la riduzione del debito multilaterale. Rimane la sfida di vedere che queste promesse siano compiute e messe in atto. Chiediamo ai Membri di esigere che la proporzione tra il guadagno delle esportazioni e il denaro usato per ripagare il debito, stabilito al 15%, sia abbassato, e che tutti i paesi del G7 concedano una riduzione del 100% nei debiti bilaterali.

Si richiede ai Membri, in Africa specialmente, di mettere in luce il problema del Debito Domestico contratto dagli stati nei confronti dei loro cittadini, che costituisce in se stesso una grave ingiustizia fatta al popolo e allo sviluppo della nazione in questione.

Principi Internazionali di Insolvenza

Si richiede ai Membri di far pressione perché siano stabiliti alcuni principi internazionali di insolvenza, che assicurino un limite alla crescita del debito estero e dei meccanismi per la ristrutturazione del debito. Ciò renderebbe più facile la ridefinizione dei prestiti, per prevenire crisi finanziarie, e l'eliminazione di cattivi debiti nei casi in cui essi richiedano livelli di pagamento insostenibili, tali da bloccare gli sforzi per la riduzione della povertà.

Appello a processi legali

I Membri in Africa sono richiesti di contribuire positivamente alla tendenza emergente di fare appello a processi legali, piuttosto che politici, per risolvere la crisi del debito. In un certo numero di Paesi questo si è dimostrato effettivo, nel caso, per esempio, del diritto di proprietà delle terre indigene. Il processo da seguire è quello di formare tribunali pubblici, dove gli esperti possano mettere insieme le loro conoscenze e stabilire la vera responsabilità del debito, come i fondi vennero usati, ecc., e per trovare protezione legale per i paesi poveri richiesti di ripagare debiti per i quali essi non hanno legittima responsabilità.

In conclusione, speriamo che questo articolo permetterà ai Missionari di avere un quadro migliore di cosa è in gioco quando si parla della crisi del debito estero. Noi come Missionari abbiamo un ruolo grande ed indispensabile da svolgere, sia a livello di chiesa locale che a livello internazionale. Abbiamo la responsabilità di attirare l'attenzione della gente con cui lavoriamo sui temi centrali che possono aiutare a cambiare la situazione di povertà del terzo mondo.
La cosa più immediata e chiara da farsi è attirare l'attenzione di tutti sui governi, attraverso appelli di massa. Finora siamo stati invitati a raccogliere firme da coloro che hanno a cuore il problema del debito, e inviarle agli organismi che le possono presentare con credibilità alla comunità internazionale.
E' previsto un vertice del G7 in Giappone il prossimo autunno, e si teme che i capi di stato siano stanchi del tema del debito estero e non pensino trattarne nel loro incontro. Tutti i Religiosi del mondo sono incoraggiati a firmare personalmente una lettera già preparata, indirizzata al Primo Ministro Giapponese, in cui si chiede che il tema del debito sia incluso nell'agenda dell'incontro. Si tratta di una di quelle piccole iniziative che, quando sono sostenute in massa, si trasforma in una pressione decisiva per cambiare la situazione di molti.

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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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