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In un posto ben povero del serto di questo paese, dove le vocazioni hanno cominciato a crescere in numero, il popolo commenta: "Mi spiace non essere andato in seminario. Lì tutti hanno da mangiare e da vestire, un posto dove stare senza pagare, e possono perfino amoreggiare". Nella periferia di una grande metropoli, si è cominciato a concedere un "pocket money" mensile, date le reali condizioni di miseria di molti seminaristi. Dai veramente poveri, si passò poi a concederla ai meno poveri. Oggi, tutti i seminaristi lo ricevono e già considerano questo aiuto come un diritto proprio, non più da mettersi in questione. Povero il formatore che si azzardi a proporre una revisione dell'usanza! Ci sono benefattori che aiutano i seminaristi, a volte all'insaputa dei superiori, rovinandoli ben presto per mezzo di vestiti e apparati elettronici superflui, e addirittura con viaggi puramente turistici, senza alcun senso pedagogico-pastorale. Ci sono seminaristi che, a casa loro, lavorano come vere bestie da soma. Quando trovano qualche lavoretto che renda loro dei buoni soldi, si alzano presto al mattino e non perdono tempo. In seminario invece ricevono tutto gratis e i lavori manuali si fanno di mala voglia. Non voglio passare per critico del liberalismo, però sembra che anche dentro le nostre istituzioni ci sia la tentazione di interessarsi più del "lucrativo settore privato" che del "pesante settore pubblico". Il fenomeno di coloro che perseverano in seminario come unico mezzo di accesso agli studi, e senza vocazione, non può essere quantificato statisticamente. Forse i casi saranno diminuiti, ma certamente il fenomeno non è scomparso. Nelle parrocchie, i sacerdoti appena ordinati esigono, e subito, una bella casa, la macchina nuova e un buon apparato musicale. Ce n'è stato uno che si è comprato il cellulare, anche se la sua parrocchia era in un'area non coperta da questo servizio. Passiamo a noi, formatori: Un formatore con molta esperienza osservò che, nel suo seminario, 8 anni fa non c'era che una Kombi e la macchina del rettore. Oggi, ci sono 8 macchine! E non appartengono ai seminaristi! Perdonatemi, cari seminaristi e colleghi formatori. Gli esempi esposti sopra non vogliono essere generalizzazioni o accuse moralistiche. Vogliono solo essere un'introduzione che provochi una riflessione, sempre utile, circa l'uso dei beni nei seminari e nelle case di formazione. Si sta dando, di fatto, un imborghesimento? Sarà questo il riflesso dell'accomodamento di chi non presta più attenzione alla questione sociale? O di chi, per lo meno, non fa più un discorso sulla povertà? O sarà forse l'esagerazione di chi critica inutilmente il progresso legittimato dalle necessità ed evoluzione quasi generali della società? Per esempio, qualcuno potrebbe criticare l'ammissione dei computers nelle nostre case. Però, oggigiorno, dove non ci sono i computers? Essi sono, in questi anni '90, ciò che erano le macchine da scrivere negli anni '50. Lo stesso discorso vale per certe critiche che si possono fare ai seminari e alle case di formazione, circa l'ampliazione degli spazi minimi per studiare, dormire, pregare, fare riunioni e così via. Però non possiamo accumulare 15 seminaristi in una piccola stanza ed esigere da essi che studino! Inoltre, ai sacerdoti che facilmente tacciano i seminaristi di imborghesimento, si potrebbe facilmente replicare chiedendo come va l'austerità nei presbiteri. Se esiste, questa austerità, va tutto bene. Altrimenti, bisognerebbe ricordare che non si può richiedere ai seminaristi di vivere in grandi parsimonie, se ciò che li aspetta è una casa parrocchiale confortevole, fornita di ogni comfort. Sarebbe come dire: sopporta la durezza di adesso, ché poi potrai essere un consumatore tranquillo e protetto. La questione, perciò, è più ampia. Non è semplicemente l'imborghesimento dei seminaristi. Non è nemmeno solo l'imborghesimento dei seminari. E' la questione di come noi, cristiani, stiamo reagendo di fronte al consumismo proposto dalla società in cui viviamo. Non possiamo perciò sfuggire alla parte che ci tocca da vicino. Abbiamo bisogno di affrontare questa tematica con libertà e in tutta sincerità. Io non voglio esprimere giudizi generalizzanti, su tutto il paese. Sarebbe pura imprudenza. Tanto più che conosco, personalmente, seminari nei quali tanto i formatori come i seminaristi, vivono austeramente. Ma anche così, vi invito a una valutazione della situazione, con spirito evangelico. Pedagogicamente, cosa fare? Innanzitutto, la nostra preoccupazione deve situarsi sulla linea degli atteggiamenti. E' la vecchia accoppiata Spirito - Legge. E' ancora uno di quei casi in cui regole e norme servono per evitare guai peggiori, ma non garantiscono un progetto pedagogico. Prima di tutto, dobbiamo fare in modo che si assumano quegli atteggiamenti che nascono dall'incontro con il Cristo povero, gioioso, servo. Possiamo, quindi, fare un elenco di mezzi pedagogici più concreti: I formatori, con qualche gesto concreto, esprimano la loro comunione economica: la cassa comune, un aiuto per le difficoltà, corsi, ritiri, situazioni difficili, ecc. Se l'esempio non viene dall'alto… I seminaristi siano invitati a partecipare con responsabilità, nelle previsioni del bilancio, negli acquisti e nella contabilità. Così si eviterà di vedere l'economo come qualcosa di lontano, o addirittura ostile. Si promuovano esperienze di condivisione tra i seminaristi, per piccole che possano essere: finanziare un Corso speciale di qualcuno dei loro compagni, un Ritiro, un incontro, la rappresentanza della comunità a qualche manifestazione, l'acquisto di qualche strumento utile a tutti. Bisogna stimolare la ricerca e la promozione dei mezzi di sostentamento, senza dipendere totalmente dalle elemosine della gente e dei benefattori. Sarebbe bene che i seminaristi lavorassero, durante le vacanze: camerieri, pittori, contadini, … come aiuto alle spese di sostentamento del seminario. Anche là dove non si può pagare, sarebbe bene mantenere un contributo economico minimo, ricordando che il giovane stà ricevendo e quindi deve collaborare con qualcosa. Il tema di un lavoro professionale è polemico. Si è sperimentato in alcuni luoghi e presso alcune congregazioni, però solo durante la filosofia. Può dare più maturità e alleggerire i costi del seminario; ma può anche stimolare il giovane a farsi un suo mondo particolare, debilitando la dimensione comunitaria. Se qualcuno ha un'esperienza sistematica di questo tipo, potrebbe inviarci le sue riflessioni in proposito. Questi suggerimenti vogliono semplicemente essere di stimolo per la riflessione degli agenti del processo formativo. Certamente gli interessati troveranno mezzi per approfondire il discorso. Scusatemi la provocazione. Credo che non ci mancheranno le risorse giuste e degne, per formare adeguatamente i presbiteri del nuovo millennio, in consonanza con lo spirito di Colui con il quale abbiamo bisogno di configurare i nostri atteggiamenti, prima che il sacramento ci configuri come suoi ministri: Gesù Cristo.
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