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I popoli indigeni sono considerati interlocutori nella Chiesa. Da qui l'urgenza e il bisogno di un dialogo interculturale "rispettoso, franco e fraterno" per "appoggiare i popoli indigeni nella difesa della loro identità e nel riconoscimento dei propri valori" (SD. 248; 249). Su questo tema si centrano la anticipazione di futuro e una delle affermazioni più radicali e importanti di Santo Domingo: i popoli indigeni hanno il diritto di essere riconosciuti come diversi anche a livello religioso. La Chiesa è chiamata ad "approfondire il dialogo con le religioni non cristiane (religioni tradizionali) presenti nel nostro continente, particolarmente le amerindie, per tanto tempo ignorate o emarginate" (SD. 137; 138). Questa è un superamento delle previsioni anteriori dove, in qualche maniera, si supponeva che gli indigeni dovessero integrarsi nella Chiesa e, in questo processo, accettare di perdere, se non tutta, per lo meno in parte, la propria identità culturale e religiosa. … Riflessioni, considerazioni e … Le conclusioni di Santo Domingo non sono casuali, non sono suggerite dalla moda del momento e neppure si possono intendere come apporti congiunturali; esse sono il risultato del cammino di riflessione e della prassi pastorale della chiesa latinoamericana degli ultimi trent'anni che ha sentito l'atavico silenzio delle popolazioni indigene trasformarsi, poco a poco, da un mormorio a voce che scuote le coscienze. In pochi anni gli amerindi sono passati ad essere da oggetti a soggetti protagonisti della propria storia e della Chiesa. L'Esortazione Apostolica "Ecclesia in America" sintetizza in brevi paragrafi le impellenti urgenze pastorali in questo campo. "La Chiesa riconosce che ha l'obbligo di avvicinarsi a questi americani partendo dalla propria cultura, considerando seriamente le ricchezze spirituali e umane di questa cultura che marca il modo di celebrare il culto, il suo senso di allegria e di solidarietà, la propria lingua e le proprie tradizioni … affinché i 'semi del Verbo' presenti nelle loro culture giungano alla pienezza in Cristo" (EA. 16). "Se la Chiesa in America, fedele al Vangelo di Cristo, desidera percorrere il cammino della solidarietà, deve dedicare una speciale attenzione a quelle etnie che ancor oggi sono oggetto d'ingiuste discriminazioni" (EA. 64); "…per raggiungere questi obiettivi è indispensabile formare operatori pastorali competenti" (EA. 64). Nella Chiesa si sono realizzati importanti cambiamenti teorici e d'attitudini riguardo alle sfide pastorali dei popoli indigeni dell'America Latina. Abbondanti riflessioni e numerosi documenti ufficiali invitano ad assumere una nuova mentalità e un nuovo stile pastorale. Gli orientamenti e le linee pastorali di Santo Domingo sono chiare. L'esperienza di oltre trent'anni, che mi ha visto coinvolto direttamente o indirettamente nel processo di riflessione sulla problematica pastorale indigena, sia attraverso il lavoro diretto con le comunità, sia attraverso la collaborazione con la Conferenza Episcopale colombiana e con il DEMIS-CELAM, mi induce ad ammettere che ben poco della ricchezza di tale sofferto cammino di riflessione è stato assunto dalle Chiese particolari e dalle congregazioni religiose missionarie. Le eccezioni, intese più come impegni di singole persone che istituzionali, confermano la regola. Mi sembra che nel fondo persista un problema cronico di carattere formativo. Il Papa Giovanni Paolo II esige la formazione di "operatori pastorali competenti" (EA. 64). Si deve invece riconoscere che i programmi di formazione per missionari e missionarie, nei seminari e nelle facoltà teologiche, non offrono spazio per una preparazione adeguata e specifica nel campo della pastorale indigena. Non si promuovono programmi adeguati di formazione per operatori di pastorale sugli aspetti del primo annuncio e dell'inculturazione del Vangelo. La formazione in quest'aspetto è piuttosto deficiente e superficiale, lasciata spesso alla buona volontà del missionario o della missionaria nella pratica pastorale. "Si fa ciò che si può…," è l'eterno ritornello. Nell'evangelizzazione delle popolazioni indigene persiste l'identificazione e la confusione tra "primo annuncio" e catechesi. Sono esigui gli sforzi per orientare la pastorale indigena nella prospettiva del primo annuncio. Sono esigui gli sforzi per conoscere il pensiero degli indigeni partendo da un vero e proprio dialogo interculturale e interreligioso. La riflessione teologica, com'è concepita ed impostata, non offre l'opportunità di un dialogo con le religioni indigene; di conseguenza i missionari e le missionarie ripetono gli stessi modelli equivoci della prima evangelizzazione dell'America Latina: catechizzazione e cristianizzazione. L'inculturazione è considerata, troppe volte e con frequenza, solamente dalla prospettiva liturgica, ignorando la simbologia indigena. Molti operatori di pastorale indigena si avventurano in adattamenti pensati con una mentalità esterna alle culture, d'accordo con la moda pastorale del momento, e finiscono per produrre soltanto alcuni adattamenti folcloristici. L'inculturazione del Vangelo passa per il pensiero e la filosofia di un popolo ed è il risultato di una riflessione teologica propria. Un'appropriata inculturazione del Vangelo e della Chiesa tra i popoli amerindi richiede la promozione della sistematizzazione del loro pensiero, l'incoraggiamento della formazione di operatori indigeni di pastorale, ed esige di fomentare la riflessione teologica partendo dalla loro prospettiva perché possa così maturare in una liturgia autoctona. Dopo 500 anni di evangelizzazione in America Latina rimane attuale per la Chiesa la sfida di sorgere tra i popoli amerindi con un volto proprio. Per quanto riguarda l'aspetto formativo, si evidenzia anche una mancanza cronica di una qualificata preparazione antropologica e linguistica degli agenti di pastorale indigena. Gli errori del passato si ripetono. Non si analizza criticamente la cultura, non si penetra nel pensiero e la filosofia dei popoli indigeni, al massimo si giunge a delle povere traduzioni. La missione con e tra gli indigeni è intesa ancora frequentemente come un'autorealizzazione degli operatori di pastorale, più che un servizio alla crescita dei primi. Ne sono prova i frequenti e metodici spostamenti del personale destinato a questo lavoro, vero nomadismo religioso; i progetti di promozione umana e di evangelizzazione che variano e cambiano con il trasferimento dei missionari, una vera calamità sociale, che obbliga le comunità indigene a continui adattamenti ai gusti o alle tendenze dei nuovi arrivati. Le Chiese particolari poi, sia per la difficoltà che rappresenta la pastorale specifica con le popolazioni indigene, sia per la carenza di personale preparato o per presunte difficoltà economiche, non hanno un progetto diocesano di pastorale indigena e delegano questo lavoro alle congregazioni religiose missionarie le quali, generalmente, si considerano le uniche competenti in questo tipo di attività. Gli operatori della pastorale indigena appartengono, di regola, a congregazioni religiose missionarie le quali, per la propria struttura giuridica, s'inseriscono con difficoltà nelle Chiese particolari. A loro volta le Chiese particolari continuano ad ignorare le linee programmatiche di Santo Domingo circa la pastorale indigena. Gli operatori di pastorale fanno fatica a riconoscere che i popoli indigeni camminano verso un progetto proprio e comune di affermazione e ricupero della propria identità, della propria cultura, della terra e dell'autonomia, diritti che esplicitamente o almeno in stato embrionale sono stati acquisiti e riconosciuti nelle costituzioni di vari paesi latinoamericani. S'ignora il contesto giuridico e antropologico in cui opera la pastorale indigena. Numerosi operatori di pastorale che sono coinvolti nelle scuole per gli indigeni sono sprovvisti di una preparazione specifica al caso, non conoscono i comunemente accettati principi generali che reggono l'etnoeducazione o l'educazione bilingue interculturale. E' purtroppo ancora vigente tra molti missionari e missionarie una mentalità "da poveracci" generalizzata, che ritiene sia sufficiente insegnare a leggere e scrivere all'amerindio. Si utilizzano materiali didattici obsoleti, traduzioni di programmi d'infima qualità, privando così i bambini e scolari indigeni di beneficiare del meglio che offre oggi la psicopedagogia nella formazione delle abilità di pensiero. Il risultato di un'istruzione scadente sarà sempre un individuo dipendente, appena capace di copiare od imitare gli aspetti peggiori della società maggioritaria e dominante. La voce indigena, all'inizio isolata e dispersa, si è gradualmente imposta grazie non solamente all'appoggio ecclesiale che gli è stata offerta, ma soprattutto grazie alla disperata necessità di sopravvivere, alla tenacità e alla forza organizzativa degli indigeni stessi. "Hanno incominciato ad aprire gli occhi, hanno incominciato a vedere, hanno incominciato a sciogliere la propria lingua, hanno iniziato a ricuperare la parola, hanno incominciato a proferirla con coraggio, hanno incominciato a porsi in piedi, hanno incominciato a camminare, hanno incominciato ad organizzarsi, ad intraprendere azioni di trascendentale importanza per loro, per i paesi dell'America e del mondo" (Mons. Leonidas Proaño, 1989).
Rimane vigente un interrogativo: "Quale sarà nel futuro la risposta dei missionari e delle missionarie "ad gentes" a questa sfida?" P. Gaetano Mazzoleni La devozione alla Vergine Maria e alla Bodisatva Kwanum nella religiosità popolare della donna coreana. Uno studio comparativo della religiosità popolare nel Buddismo e nel Cattolicesimo.
di p. Antonio Domenech del Rio, imc Fin dal mio arrivo in Corea 8 anni fa, una delle cose che più ha richiamato la mia attenzione quando visitavo una chiesa cattolica o un tempio buddista, fu che la maggioranza dei fedeli che partecipavano alle celebrazioni o pregavano erano donne, mentre il numero degli uomini era piuttosto ridotto. Questo fatto fece nascere in me degli interrogativi e mi fece riflettere. Un altro fatto che ha richiamato la mia attenzione fu la grande devozione dei cattolici coreani alla Madonna. I gruppi mariani nelle parrocchie, soprattutto la Legio Mariae, sono i più attivi e numerosi praticamente in tutte le parrocchie. Me ne resi conto facilmente fin dal mio arrivo in Corea, ma quello che mi sorprese di più fu che quando iniziai a conoscere e ad avere contatti con i buddisti, scoprii che fra i loro credenti le donne, soprattutto, professavano una grande devozione verso la Bodisatva Kwanum, e come anche nei templi i gruppi più attivi e numerosi erano dedicati ad "essa". Questa Bodisatva nell'est asiatico ha un aspetto molto simile a Maria, anche esternamente, ma specialmente nel modo in cui i fedeli la percepiscono. Per esempio, i cattolici Giapponesi durante il tempo delle persecuzioni continuarono ad esprimere la loro devozione Mariana dirigendola esteriormente alla figura di Kwanum, per non essere scoperti e poter continuare a praticare la loro fede. Dopo i miei primi 4 anni di apprendistato della lingua coreana e di lavoro pastorale tra i poveri alla periferia di Inchon, iniziai a studiare religioni orientali all'università. Alla conclusione degli studi dovevo presentare una tesi e ho pensato che poteva essere un buon tema di ricerca il comparare queste due devozioni. La mia specialità era la religiosità popolare e lo shamanesimo, ma intendevo approfondire soprattutto il modo in cui la gente comune in Corea esprime la sua fede e le sue credenze. Tenendo presente che la maggioranza dei credenti praticanti attivi nel Buddismo e nel Cattolicesimo erano donne, e che la devozione più radicata fra di esse era rispettivamente la devozione a Kwanum e a Maria, ho deciso che questo poteva essere il tema della mia ricerca. Come metodo di ricerca ho usato il metodo antropologico della ricerca sul campo combinata con l'uso di materiale scritto proveniente dalle due tradizioni religiose. Così, guardando in modo globale il lavoro, possiamo dividerlo fondamentalmente in due parti. La prima analizza le fonti scritte provenienti dalle scritture Buddiste e Cristiane e le fonti storiche delle due tradizioni. La seconda, invece, prende in considerazione i dati provenienti fondamentalmente dalla ricerca sul campo realizzata durante un anno e mezzo in diversi templi Buddisti e chiese Cattoliche. E' grazie soprattutto ai dati provenienti da tale ricerca che sono giunto a concretizzare i principali elementi culturali e religiosi che caratterizzano la religiosità popolare della donna Coreana. Durante il mio lavoro sul campo ho visitato diversi templi dedicati specialmente alla devozione a Kwanum e per due periodi di tre mesi ho partecipato alla riunione settimanale di un gruppo di donne in un tempio della città di Puchon. Questo gruppo si dedicava a studiare le scritture Buddiste. Credo che la partecipazione a questo gruppo sia stata una delle esperienze più importanti per il mio studio. Mi ha fatto prender coscienza del mio ruolo di ricercatore e della difficoltà di usare il metodo antropologico proposto da Clifford Geertz, "dal punto di vista locale" (from the native point of view). Il mio sforzo durante la ricerca sul campo è stato quello di guardare la devozione Mariana e di Kwanum proprio dalla prospettiva di coloro che erano l'oggetto della mia ricerca, o sia dal punto di vista della donna coreana. Questo, tuttavia, non fu un lavoro facile, tenendo in conto che sono uomo, straniero e anche prete cattolico. Cosicché c'erano molto pochi elementi comuni, quando feci la mia ricerca fra le donne buddiste nei templi. In ogni caso, il tentativo di lasciarmi trasformare nell'"oggetto" della mia ricerca, pur riconoscendo il mio ruolo di "invitato e forestiero", fu un'esperienza molto arricchente. Nelle mie visite e partecipando a gruppi sia cattolici che buddisti ho avuto l'opportunità di parlare ed intervistare un buon numero di credenti delle due religioni sulla loro devozione a Maria e a Kwanum rispettivamente. I risultati di queste interviste sono presentati nell'ultima parte del mio lavoro. Tornando di nuovo al contenuto della tesi, dopo una breve introduzione dove metto in evidenza i principali problemi e gli obiettivi della mia ricerca, presento il metodo di ricerca usato che, come ho già ricordato sopra, si è basato fondamentalmente sul metodo antropologico proposto da Clifford Geertz, anche se adattato con diversi elementi provenienti dall'ermeneutica femminista, che cerca di scoprire nuovi metodi di interpretazione più appropriati alla visione femminile della realtà. Una realtà vista più come processo che come dialettica. E che accentua soprattutto la continuità e la riconciliazione. Proseguo poi con un'analisi delle principali immagini di Kwanum nelle scritture buddiste. Queste immagini presentano Kwanum come la bodisatva che realizza pienamente la sapienza e mette in pratica il "niente". L'immagine più significativa e più ripetuta nelle scritture buddiste è, probabilmente, quella di Kwanum nel suo ruolo di salvatrice degli esseri umani che gridano chiedendo aiuto e liberazione dal dolore. Inoltre essa è presentata come colei che aiuta tutti gli esseri che chiedono aiuto per giungere al "nirvana". Nella tradizione del Buddismo della Terra Pura (Pure Land Buddhism), Kwanum è la bodisatva che accompagna e guida coloro che muoiono nel loro viaggio verso il paradiso. Invece, nei testi della tradizione del Buddismo Esoterico, soprattutto nel sutra del "Budda dalle mille mani" (Chon Su kyong), che è il sutra più popolare e più pregato dalle donne coreane, Kwanum è presentata come la madre della misericordia e della compassione. Queste immagini di Kwanum danno senza dubbio un carattere profondamente religioso e di fede ai credenti buddisti, almeno a livello di religiosità popolare. Dopo aver analizzato queste immagini di Kwanum nelle scritture, cerco di esaminare come la devozione a Kwanum si sia evoluta lungo la storia, dai suoi inizi in India fino al suo arrivo in Corea. In questa evoluzione storica, attribuisco una particolare importanza al processo di trasformazione subito da Kwanum che, da una bodisatva asessuata o neutra, o addirittura rappresentata con caratteri maschili in India, dove è conosciuta come Avalokitesvara, diventa una bodisatva con forti caratteristiche femminili e materne al suo arrivo in Cina. Analizzo pure il processo di divinizzazione che ha subito Kwanum lungo la storia e che è approdato a un concetto della figura di Kwanum come una divinità con enormi poteri di salvezza, che vanno molto al di là del suo carattere di modello e di mediatore o aiutante, proprio di tutti i bodisatvas. Nella mia tesi faccio, quindi, un'analisi più dettagliata dell'evoluzione storica di Kwanum nelle diverse epoche storiche della Corea. Concludo questa sezione facendo notare quali sono i caratteri femminili più evidenti con i quali Kwanum si manifesta nelle diverse leggende e racconti di miracoli che possiamo trovare su di lei in alcuni documenti storici conservati, risalenti specialmente al periodo dei Tre Regni e all'epoca di Koryo. In quest'epoca fu popolare soprattutto la "Pekui Kwanum" (Kwanum dal vestito bianco). In molte leggende raccontate nel Samkukyusa (Storia dei Tre Regni) su Kwanum, essa appare come una donna che offre il suo amore misericordioso e comprensivo a quanti si trovano in necessità. Il suo carattere materno è molto evidenziato in tutti i periodi storici. Dopo aver analizzato le immagini di Kwanum, passo a studiare le principali immagini di Maria nelle scritture cattoliche. Nel nuovo testamento la Madonna è presentata soprattutto come madre di Gesù e madre di tutti i cristiani. Nei testi apocrifi, tuttavia, il carattere 'divino' di Maria viene fatto risaltare con maggior evidenza. Altre importanti immagini che sono state attribuite a Maria lungo la storia della Chiesa sono quella di "Vergine" e, soprattutto nella religiosità popolare, quella di mediatrice e soccorso dei peccatori e delle anime del purgatorio. Altri titoli attribuiti a Maria in questo suo carattere di corredentrice e mediatrice sono stati quelli di "Seconda Eva" e "Sposa di Cristo". Con frequenza le si attribuisce anche il ruolo di protettrice e patrona. Quest'ultimo ruolo poi, è fortemente segnato da elementi regionali, come nel caso, per esempio, della Madonna di Guadalupe. Pure in relazione con questo carattere regionale di protettrice e patrona sono anche i suoi ruoli di guaritrice, di consolatrice e di accompagnatrice dei moribondi. Concludo questa parte della tesi analizzando più in profondità come è stato inteso il carattere materno di Maria lungo la storia della Chiesa. Questo carattere materno non può essere separato dalla sua relazione con Gesù, come madre protettrice e madre che soffre con suo figlio, "Madre Dolorosa". Il modo di concepire la figura di Maria si è evoluto lungo la storia della Chiesa non solo a livello ufficiale ma anche a livello di religiosità popolare. Guardando allo sviluppo storico della devozione mariana si può osservare un processo di divinizzazione della figura di Maria soprattutto a livello di religiosità popolare. Dedico anche una sezione della tesi all'evoluzione della devozione mariana in Corea nei duecento anni di presenza della Chiesa Cattolica nel Paese. Qui mi riferisco in modo particolare ai gruppi specificamente dedicati alla sua devozione. Concludo questo capitolo con l'analisi dei caratteri femminili che sono stati attribuiti e particolarmente sottolineati in Maria lungo la storia e che hanno avuto influenza nel modo di concepire il ruolo della donna nella Chiesa e nella società. Questo si deve al fatto che Maria con frequenza è stata presentata alla donna cristiana come modello di fede e "usata" per offrire un'immagine della donna dove risaltano le qualità del servizio, dell'umiltà, dell'obbedienza e la sottomissione alla volontà di Dio. Tuttavia vengono prese in considerazione anche le più recenti interpretazioni teologiche della figura di Maria, dovute soprattutto all'influenza della teologia femminista, che stanno facendo una re-interpretazione di Maria come modello per la donna più vicina alla realtà umana e alla situazione di sofferenza ed oppressione in cui molte donne si trovano. Nella seconda parte della tesi faccio una breve analisi sulla posizione e ruolo della donna credente coreana sia nel Buddismo come nel Cristianesimo. Prima di analizzare concretamente la situazione attuale e il ruolo della donna coreana nella vita delle chiese o dei templi, presento lo sviluppo storico della posizione della donna nella tradizione buddista e cristiana. Cerco di mostrare come storicamente si è prodotto un cambiamento da una posizione di uguaglianza tra l'uomo e la donna, propria degli inizi carismatici di entrambe le tradizioni religiose, verso una posizione di discriminazione nei riguardi della donna, con l'esclusione della donna dalla maggioranza dei compiti di responsabilità in tutte e due le religioni. Sia Budda sia Gesù Cristo hanno predicato l'uguaglianza fra tutti gli esseri umani, tuttavia nella misura in cui le due tradizioni religiose hanno preso una loro forma istituzionale e si sono andate strutturando sotto l'influenza della realtà socio-culturale, la separazione dei ruoli fra l'uomo e la donna si è accentuata e la classe dominante, quella maschile, ha re-interpretato le dottrine di entrambe le tradizioni per giustificare la propria posizione dominante e di monopolio del potere. Questa tradizione è giunta fino ai nostri giorni e continua ad influenzare la posizione ed il ruolo della donna nelle due tradizioni religiose. La donna continua ad avere un ruolo di aiutante e di appoggio nella vita della chiesa e del tempio. Inoltre questa tradizione ha fatto sì che le donne credenti esprimano la loro esperienza di fede soprattutto sotto forma di pratiche devozionali. La maggioranza dei gruppi femminili nelle chiese e nei templi ha come fine soprattutto la devozione (principalmente a Maria e a Kwanum) e il servizio nell'ambito del tempio o della chiesa. Raramente le donne vengono prese in considerazione per quanto riguarda i compiti di governo o al momento di prendere decisioni importanti, anche se esse rappresentano la gran maggioranza dei fedeli attivi nelle due religioni. A partire dagli anni novanta, con la presa di coscienza favorita dal movimento femminista nella società, è iniziato un cambiamento dentro le due religioni in Corea. Le donne esigono il riconoscimento del loro ruolo e della loro posizione di grande maggioranza. Oltre naturalmente la richiesta di un ritorno alle dottrine di uguaglianza fra tutti gli esseri umani, predicate da Cristo e Budda. Nell'ultima parte della tesi analizzo i risultati della mia ricerca sul campo. Prendo in considerazione soprattutto le caratteristiche culturali e religiose delle pratiche devozionali della credente coreana. In particolare sottolineo l'influenza che queste pratiche hanno sulla vita famigliare e sociale della donna coreana. L'analisi delle pratiche devozionali si concentra su quelle rivolte a Maria e Kwanum e sul modo in cui le donne credenti esprimono queste devozioni. In Corea tradizionalmente è la donna, in quanto madre di famiglia, che ha la responsabilità di presentarsi di fronte alle divinità o a Dio per intercedere a favore dei membri della sua famiglia chiedendo protezione e aiuto. Specialmente nei momenti di instabilità, di malattia o quando ci sono altri problemi, è la donna, la madre, colei che ha il compito di avvicinarsi alla divinità per chiedere intercessione e protezione. Per questa ragione si può dire che la donna è considerata la responsabile della vita religiosa della famiglia, della sua pace e felicità. Nel primo capitolo di questa terza parte della tesi, evidenzio come la cultura coreana e le devozioni di tipo maternale sono strettamente connesse tra loro, e si influenzano reciprocamente. Inizio analizzando il ruolo di Kwanum e Maria come "madri". Sia le credenti buddiste sia quelle cattoliche, con molta frequenza descrivono Kwanum o Maria usando il termine "madre". Nel caso di Maria, la tradizione cattolica ha una lunga storia di identificazione di Maria come madre di Gesù e come madre di tutti i credenti, ma nella tradizione buddista questa caratteristica non emerge così chiaramente. Eppure anche la credente buddista identifica facilmente il ruolo di Kwanum con il ruolo di una madre misericordiosa e amorosa, sempre disposta ad aiutare e a rispondere alle necessità dei suoi figli. Così si può dire che le donne coreane ha preso Kwanum e Maria come modelli perfetti della loro maternità. Maria e Kwanum sono state rivestite di molte caratteristiche proprie dell'idea di "madre" proveniente dalla culturale tradizionale coreana. L'immagine tradizionale della donna coreana è quella di una madre forte, perseverante, paziente, servizievole e sacrificata. Tradizionalmente la donna è vista come la madre perseverante che costruisce la storia attraverso i suoi figli, mentre protegge, mantiene unita e custodisce la famiglia. L'idea della donna come madre fu ancor più accentuata dall'ideologia confucianista che identificò la donna con il suo ruolo di madre e la circoscrisse al mondo interno della casa, mentre fece l'uomo responsabile delle attività del mondo esterno. In questo modo di concepire la società, la donna, da sola, perde la sua importanza e la ricupera solo quando entra a formar parte di una famiglia ed è capace di assicurarne la sopravvivenza mettendo al mondo dei discendenti. La donna, in quanto "sposa" o "nuora", incontra pace e stabilità familiare solo quando diventa "madre". Anche le credenti, buddiste o cattoliche che siano, esprimono questa visione tradizionale della donna nel loro modo di vedere Maria e Kwanum. Interrogate su come vedevano Maria come donna, la grande maggioranza delle donne cattoliche definivano immediatamente Maria come madre di Gesù, sposa di Giuseppe, custode della famiglia di Nazareth. Ma soprattutto mettevano in evidenza l' "obbedienza" di Maria, a cui guardano come modello di obbedienza a Dio, e di conseguenza, ai propri mariti e figli. Le credenti buddiste mettono in risalto il carattere materno della pazienza, della misericordia, della capacità di accettare tutto e tutti proprio di Kwanum, che prendono anche a modello per le loro relazioni all'interno della famiglia come madre che ha cura del marito e dei figli con "un cuore come quello di Kwanum". La donna deve essere capace di assumere su di sé le sofferenze e i dolori della famiglia perché la famiglia viva felice. Un altro aspetto che emerge dalle interviste riguarda il carattere femminile di Maria e Kwanum. In ambedue i casi, la forte accentuazione del loro carattere materno è andata a scapito della loro femminilità, quasi completamente dimenticata. Praticamente sono viste come asessuate. Nel caso di Kwanum, è molto importante il suo ruolo di provveditrice di figli. Molte credenti nelle loro preghiere presentano come principale richiesta il poter dare alla luce un figlio maschio. Interrogate sul carattere femminile di Maria, le credenti cattoliche parlano di lei come una donna molto speciale, più soprannaturale che umana. E praticamente il suo carattere di donna è sempre messo in relazione con il suo ruolo di madre. Anche le credenti cattoliche, comunque, con frequenza pregano Maria affinché conceda loro un figlio maschio per assicurare, in questo modo la loro posizione nella famiglia del marito. Questo ci permette di concludere che la devozione a Maria e a Kwanum è fortemente influenzata dalla tradizionale visione confuciana della donna, e dalla sua concezione patriarcale della famiglia. Un altro aspetto da evidenziare in queste due devozioni è l'insistenza con cui si richiede l'intercessione di Maria e Kwanum a favore della propria famiglia; insistenza che ha un forte carattere egocentrico. Questo riflette anche una nuova tendenza nella società coreana. Il passaggio da una società prevalentemente agricola a una società industriale e urbana ha prodotto un cambiamento anche nel modo di concepire la famiglia stessa. L'interesse si concentra ora soprattutto sulla famiglia nucleare a scapito della famiglia estesa e del gruppo. Da qui che le preghiere e le pratiche devozionali, nella maggioranza dei casi, hanno come obiettivo l'ottenere benefici per la propria famiglia senza interesse per le altre famiglie o altre situazioni di sofferenza. Questo anche se a livello teorico le fedeli di ambedue le religioni nel definire Maria e Kwanum parlano di esse sempre come madri che accolgono tutti senza distinzione e rispondono alle preghiere di tutti coloro che soffrono. Esiste dunque una dicotomia fra la pratica e la concezione teorica. Un altro elemento caratteristico della devozione a Kwanum e Maria è la sua stretta relazione con una condotta (morale) di "servizio e cura". Questa condotta si vede soprattutto all'interno della famiglia, pur abbracciando anche l'ambito della chiesa o del tempio. Questa morale del servizio e della cura, nell'ambito culturale coreano, si allaccia facilmente con l'idea di "pietà filiale" (Hyodo). Nel Buddismo coreano la "pietà filiale" viene rafforzata in alcuni dei più popolari testi dedicati a Kwanum (Kwanseum Bosal, Wuangseng, Pumkyong). Nel cattolicesimo questa pietà filiale ed etica del servizio si coniuga molto bene con la spiritualità della "Sacra Famiglia", che serve a rafforzare il ruolo di servizio e cura della famiglia proprio della donna. Tuttavia molte donne coreane mettono in pratica quest'etica del servizio al di là dei limiti della propria famiglia e lo offrono nelle parrocchie e templi. I gruppi di servizio più attivi in questi ultimi ambiti sono infatti costituiti normalmente da gruppi dedicati a Kwanum o Maria (es. Gruppo Kwanum, Legio Marie...). Eppure anche in questi gruppi in maggioranza femminili i posti di maggior autorità sono coperti dagli uomini. Una caratteristica piuttosto accentuata in questi gruppi, soprattutto in quelli cattolici, è il carattere militante: sono infatti molto attivi nell'attrarre nuovi adepti per le loro chiese. Nel modello confuciano che dà forma alla società coreana, l'etica del servizio è stata utilizzata dalle donne per raggiungere la loro realizzazione ed ottenere la giusta considerazione nella famiglia e nella società. Come dice il proverbio: "dietro una persona di successo, c'è sempre una buona madre", la madre coreana cerca la propria realizzazione e prestigio per mezzo del successo dei membri della propria famiglia, specialmente dei figli. La devozione a Maria e a Kwanum è servita, in modo inconscio, a rafforzare quest'idea nelle donne. Nella tesi passo, quindi, ad analizzare l'esperienza religiosa della donna coreana e la sua fede nei poteri salvifici di Kwanum e Maria. Ambedue le figure sono rivestite di grande potere salvifico. La credente si avvicina ad esse fiduciosa di essere liberata dalle sue situazioni di sofferenza e di bisogno. Quest'esperienza salvifica è vissuta non solo nei momenti particolari della preghiera o delle cerimonie religiose ma continua nella vita quotidiana della credente. La ricerca di aiuto e assistenza di Maria e Kwanum è una costante nel lavoro quotidiano in famiglia. La donna all'interno della famiglia si converte in una "sacerdotessa" che sente molto vicina la presenza di Maria e Kwanum. Questi fattori hanno determinato che la gran maggioranza delle credenti di entrambe le religioni investano di un carattere divino sia Kwanum, considerata come colei che può liberarle dalla sofferenza, sia Maria, considerata come colei che salva dal peccato e dal male. Il carattere salvifico di Maria e Kwanum appare ancora più chiaramente nei diversi tipi di preghiere che rivolgono loro le credenti cattoliche e buddiste. Possiamo dividere queste preghiere in cinque tipi: preghiere emotive, che esprimono i sentimenti di affetto delle fedeli verso queste due figure divine; preghiere per il mantenimento dell'ordine, la protezione della comunità e della nazione, affinché non accadano disgrazie inattese; preghiere di richiesta di perdono; preghiere di richiesta di salvezza, specialmente per i famigliari defunti; preghiere strumentali, per chiedere la soluzione dei problemi della vita quotidiana, specialmente della famiglia. Un'altra esperienza religiosa vissuta dalla grande maggioranza delle fedeli di entrambe le religioni è quella delle "rivelazioni" che ricevono da Maria e Kwanum per mezzo dei sogni. Un buon numero delle fedeli che ho intervistato hanno manifestato di sentire la presenza di Maria o Kwanum al loro lato lungo tutto il giorno, nelle diverse attività quotidiane che realizzano. Inoltre quando sopraggiunge qualche brutta notizia nella famiglia o qualche pericolo minaccia la medesima, Maria o Kwanum appaiono nei loro sogni, dando consigli o avvertendo del pericolo. I sogni diventano un'esperienza religiosa che aiuta le donne a ritrovare forza nei momenti di crisi. Attraverso i sogni si crea una connessione fra la sfera naturale e quella soprannaturale. I sogni inoltre sono fortemente caratterizzati da elementi culturali che si combinano con gli elementi religiosi propri della tradizione religiosa di appartenenza. Queste esperienze di carattere "mistico" con frequenza vengono associate al processo di purificazione e conversione da parte delle credenti. Maria e Kwanum aiutano, intercedono e servono da modello in questo processo di purificazione. Nel caso delle credenti cattoliche questo aspetto di purificazione e conversione con frequenza fa riferimento alla verginità di Maria. Un fatto, questo, che in alcuni casi porta a una visione negativa della propria sessualità e condizione di donna. Secondo la cultura tradizionale coreana, la sessualità della donna è vista come una "contaminazione" bisognosa di purificazione. Questo modo di pensare ha fatto sì che molte donne cerchino di superare questa visione negativa della sessualità per mezzo di un'intensa devozione a Maria o Kwanum che sono considerate pure, trascendenti la condizione umana, in un certo senso neutre, quanto alla sessualità. Un altro aspetto che riflette il carattere salvifico di Maria e Kwanum, è l'importante ruolo da esse ricoperto nell'esperienza del dolore e della morte. La devozione a Kwanum e a Maria ha infatti un importante effetto nell'alleviare e superare il dolore (Han) delle donne. Svolge inoltre un ruolo importante nell'aiutare i morti ad entrare in paradiso. In questo modo il carattere salvifico di Maria e Kwanum si estende fino ad inglobare insieme i vivi e gli antenati. Questo è un fatto culturale di grande rilievo in Corea. Non è possibile separare il mondo dei vivi da quello dei morti. Gli antenati sono considerati parte attiva nella vita delle famiglie ed esercitano una forte influenza sui loro membri. La devozione a Maria e Kwanum aiuta a creare una relazione armoniosa tra vivi e morti, come pure ad alleviare il dolore nel cuore dei credenti e dei loro antenati. Concludo questa terza parte della tesi dedicata ad analizzare i risultati della ricerca sul campo, segnalando comparativamente le caratteristiche più importanti di entrambe le devozioni. La prima caratteristica comune è che sia Maria che Kwanum sono considerate madri perfette in quanto rappresentano in ambedue le religioni l'ideale di "madre". Una madre che riscatta e libera i credenti dalle loro sofferenze e risponde sempre alle preghiere dei suoi devoti. Tuttavia mentre il carattere materno è costante nel caso di Maria, nel caso di Kwanum non sempre è apparente, in quanto a volte essa assume aspetti diversi a seconda delle necessità di coloro che chiedono il suo aiuto. La credente coreana attende da Kwanum, come da Maria, che rispondano alla sua sofferenza, specialmente alla sofferenza di madre di famiglia, offrendo consolazione e liberazione. È da questa speranza che nasce il forte carattere salvifico rivestito da entrambe le devozioni. Tuttavia, leggendo le scritture e i risultati della ricerca sul campo, il potere salvifico e di liberazione è più accentuato nella devozione a Kwanum. Invece nel caso di Maria, è più accentuato il ruolo di mediatrice davanti a Dio. Ella intercede presso Dio affinché la credente sia perdonata dai peccati e liberata dalla sofferenza. Un'altra differenza consiste nel fatto che Kwanum è considerata una madre più ideale, soprannaturale, mentre Maria è una madre più vicina alla realtà della donna. Maria, come madre di un uomo concreto, Gesù, si presenta con un'esperienza di madre più incarnata nella realtà. Un altro elemento comune ad entrambe le devozioni è il fatto che la donna coreana le vive nella sua vita quotidiana come un'esperienza "mistica", fortemente caratterizzata da elementi misteriosi che si esprimono attraverso i sogni e mediante sentimenti di unione reale con loro. Un'unione che aiuta la donna a liberarsi dalla sofferenza o dal risentimento accumulato nel suo cuore. Questa unione è vista in modo diverso dalle credenti buddiste e cattoliche. Le prime cercano di diventare una sola cosa con Kwanum e di seguire la strada delle Bodisatvas. Le seconde, più che diventare una sola cosa con Maria, cercano di vivere come visse Maria e di obbedire a Dio come fece lei. Maria si presenta come il modello ideale di madre, specialmente nella relazione madre-figlio, di fondamentale importanza nella cultura coreana. Maria è il modello di madre che dà tutto, anche la vita, per il figlio. Qui la devozione a Maria serve a rafforzare l'immagine confuciana della madre che offre le sue sofferenze per i suoi figli. Kwanum non fu una madre storica e nelle leggende a lei attribuite, l'elemento più accentuato è la pietà filiale. Entrambe le devozioni accentuano molto l'idea del dolore. Sia Kwanum che Maria si sono convertite in modelli di sopportazione del dolore, però nello stesso tempo sono anche fonte di salvezza e liberazione da questa situazione. Le credenti di entrambe le tradizioni religiose, interrogate su come vedevano Kwanum e Maria, in maggioranza rispondevano che le vedevano come una madre tenera e amorosa, anche se bisogna aggiungere che Maria è vista da una prospettiva più occidentale e Kwanum più orientale. Nonostante il fatto che, a livello dottrinale, queste due figure non abbiano il potere di perdonare o di liberare dai peccati commessi, nella prassi della religiosità popolare delle credenti, le due sono viste come con il potere di farlo. Questo si potrebbe spiegare per il fatto che la credente stessa, in quanto madre di famiglia, si sente responsabile di sanare gli errori commessi dagli altri membri della famiglia. Ancora, entrambe le devozioni rafforzano la visione negativa della sessualità femminile trasmessa dal confucianesimo. Tuttavia a partire dagli anni '80 una nuova corrente di giovani teologhe di ambedue gli ambiti religiosi ha iniziato un processo di reinterpretazione delle figure di Kwanum e Maria. Esse sono viste come modello di liberazione della donna. Nella conclusione della tesi, faccio riferimento ad alcuni punti sulla devozione a Maria e Kwanum che sono appunto oggetto di attuale reinterpretazione, nella prospettiva che esse diventino realmente fonte di liberazione e consolazione per le loro rispettive fedeli. Dapprima presento una nuova lettura dell'etica del servizio attraverso la quale la donna incontra la propria realizzazione ed identità. Sottolineo pure alcuni degli elementi di differenziazione tra la religiosità popolare e la religione ufficiale e come quest'ultima è stata dominata soprattutto dall' uomo, mentre la religiosità popolare tradizionalmente è stata considerata inferiore e "cosa da donne". Presento anche alcuni interrogativi e possibili piste di ricerca, sulla devozione a Kwanum e Maria, che non sono state toccate in questo lavoro e che potrebbero essere sviluppate in futuro.
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