Questa è stata una settimana un po’ diversa da tutte le altre, nel senso che abbiamo finalmente, dal mio punto di vista, avuto un assessore che ci ha “sconvolto” un po’ le idee e ci ha sfidato ad andare un po’ al di là di tante idee prefabbricate che abbiamo sentito dire sulla missione e sull’essere missionari. Per esempio, siccome non c’è stato spazio per i lavori di gruppo, la sua esposizione è diventata un po’ pesante, anche se molto attrattiva; dall’altra parte, c’era molto spazio per domande e altri tipi d’intervento. Comunque, ringraziamo padre Stefano Raschietti, missionario italiano dei Saveriani che lavora qui da 18 anni, vice-superiore della sua congregazione qui in Brasile e, tra altre funzioni, assessore del COMINA (Congresso Missionario Nazionale) per il suo malioso contributo al nostro corso.
Il tema di questa settimana di lavori era la “Spiritualità Missionaria”. Certo, abbiamo parlato molto del vangelo e della vita spirituale, sempre in relazione alla nostra identità missionaria. Vi lascio alcune delle molte idee che lui ci ha trasmesso. Come unire santità e missione? Al contrario di ciò che diceva il nostro padre Allamano, dobbiamo essere santi missionari, non prima una cosa e poi l’altra. Poi, siccome fare e vivere la missione non è più come una volta, il concetto di missione sta cambiando: si passa da missione intesa come attività di espansione della religione alla missione come comunicazione di uno stile di vita; come compito della Chiesa alla missione come primariamente compito di Dio; dagli specialisti della missione ai cristiani missionari; dalla colonizzazione si passa alla globalizzazione; il missionario è ospite degli altri e non padrone della missione; l’ad gentes sta diventando sempre di più inter-gentes; ecc. Allora, se Dio è già là, perché dobbiamo andare? La nostra fede deve essere celebrata nell’altare della fraternità. Essa è lo scopo e il dinamismo della missione. Perciò, l’evangelizzazione è fondamentalmente una pratica di vita: il missionario deve diventare dono per l’altro, un fratello, un amico. E mentre si dona, propone un altro tipo di rapporto tra le persone. Per ultimo, ha anche accennato all’importanza del Progetto Comunitario Missionario, dell’Eucaristia come punto di partenza e di arrivo della missione e l’esempio di Maria, come la prima missionaria.
Credo che anche questi elementi sono un aiuto prezioso nel nostro rivedere, rivalutare e programmare la nostra missione.
Durante questa settimana la liturgia fu indirizzata verso il ricordo dei nostri missionari presenti nei quattro continenti: Africa, America, Europa e Asia. Abbiamo voluto cosi ricordare non soltanto le nazioni da dove proveniamo come missionari, ma anche ringraziare Dio per l’attività del nostro Istituto, cosi presentare nell’Eucaristia il presente ed il futuro della nostra famiglia missionaria. Con riguardo agli anniversari, il 21 settembre padre Francis Njoroge ha celebrato il suo 41mo compleanno. Il superiore del Brasile, padre Lirio, ha celebrato con noi l’eucaristia e, dopo la cena, ci ha presentato il lavoro dei nostri missionari qui nella regione del Brasile.
Arrivato il weekend, ci siamo fatti programmi vari: un gruppo è andato al mare, mentre gli altri hanno fatto un programma più personale. Ed è tra noi padre Antonio Bonanomi, il quale ci parlerà la prossima settimana sui nuovi paradigmi della missione. E cosi il nostro corso cammina a passi veloci verso la fine di ottobre. Abbiamo ancora, tra altri, una settimana di esperienze varie e anche gli esercizi spirituali. Perciò, il cammino si fa camminando… e questo lo stiamo facendo, anche grazie alla vostra presenza ed interesse con la preghiera.
Uniti nella missione |