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| Kenya: Un nomade diventa sacerdote missionario |
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| Scritto da Daniele Giolitti, imc | |
Daniel Lorunguiya consacrato a Baragoi Una benedizione Un proverbio Samburu dice: “Meata lkibiroto le Nkai lkini,” cioè “Una sola goccia d’acqua è molto preziosa,” significando che quando i nomadi del Nord del Kenya migrano in una zona dove è piovuto, essi si incoraggiano a vicenda per sopravvivere nella lunga stagione secca. Qui a Baragoi, nei giorni precedenti il 15 settembre – l’attesissimo giorno dell’ordinazione sacerdotale di Daniel Lorunguiya – non c’è stata solo una goccia d’acqua, ma scrosci di pioggia, inusuali per questo periodo. La gente li ha interpretati come vere e proprie benedizioni dal cielo per il grande evento di Daniel. Ed è stato proprio così, visti tutti gli elementi di questa grande celebrazione, incluso il sole che è spuntato splendente durante l’intera cerimonia. Io giungo qualche giorno prima con la moto da Wamba. Dopo sette ore di viaggio su queste ‘strade’, di cui due sotto la pioggia, arrivo bagnato fradicio dalla testa ai piedi, mentre altre macchine rimangono impantanate sul percorso nelle pozzanghere, che sono ‘piscine’ profonde anche un metro! Anche questo dice bene la missione qui al nord, insieme al suo stupendo paesaggio di savana e semideserto. Come una grande famiglia Appena arrivato mi colpisce subito la grande collaborazione tra tutta la gente della comunità nel preparare la festa. Sotto la regia attenta e precisa del parroco p.Fiorenzo Canzian, con l’aiuto prezioso delle suore della Consolata, i catechisti, i maestri, i wazee (anziani), le mamme e i bambini sono coinvolti nel preparare la cerimonia, i canti e le immancabili danze tradizionali, con l’uccisione di una vacca. Mi è sembrato che la gente convenuta qui da tutto il nord formasse una grande famiglia allargata, dove tutti conoscevano tutti. E allora eccoci alla mattina del sabato 15. Presto arrivano i tre cori per le ultime prove dei canti insieme alle ultime decorazioni. La tensione è palpabile ma quando avvicino il protagonista Daniel chiedendogli come si sente, lui mi risponde: “In fondo sono sereno. Penso al lungo cammino fatto per arrivare fino a qui e ringrazio il buon Dio.” Nel frattempo piano piano arrivano molti Missionari della Consolata giunti da molte missioni del Kenya insieme a tanti amici, inclusi niente meno che – caso direi più che eccezionale, ma dovuto alla visita canonica – il padre superiore generale, p.Fiorentini Aquiléo, e la madre generale, sr.Gabriella Bono, dei missionari e suore della Consolata. La festa si accende: il piccolo pastore diventa prete Alle ore 10 in punto il clima si accende a festa con i primi trilli delle donne Samburu e Turkana, che nella processione d’ingresso inneggiano il nome di Daniel. Presiede la solenne cerimonia il nostro vescovo di Maralal, mons. Virgilio Pante, accompagnato da molti confratelli e preti locali diocesani. All’inizio il futuro prete è presentato alla comunità con una breve storia: da piccolo pastore è diventato prima maestro e poi grazie alla grande fede della mamma Veronica è entrato in seminario. L’esempio del martire p.Michele Stallone ucciso a Loiyangalani nel 1965, gli ha dato la forza di continuare, come mi diceva spesso durante i nostri anni di seminario assieme, attraverso le ‘montagne e valli’ della vita. Dopo gli anni di filosofia a Nairobi e noviziato, è stato mandato a Roma per la teologia e la specializzazione in missiologia all’università Gregoriana. Nell’omelia vivace e a tratti scherzosa, il vescovo ha sottolineato che prima di tutto non sono importanti i titoli di studio per salire in ‘carriera’, ma il sacerdozio è fondato nella persona di Gesù di Nazaret. Daniel, primo missionario della Consolata ordinato a Baragoi (missione fondata nel 1952), è come un seme – ha proseguito mons.Pante – per altre vocazioni tra i nomadi del Nord del Kenya. Citando l’Allamano, e commentando il vangelo scelto (Luca 22:14-27) sull’istituzione dell’Eucaristia, ha detto che il sacerdote missionario più di tutti deve essere un ‘sacramentino’, un innamorato di Gesù per portarlo agli altri. Infine, annunciando la sua nuova destinazione in Congo, ha detto che dovrà stare con la gente, lavorando con loro e … mangiando con loro anche le scimmie! Il rito dell’ordinazione è proseguito in modo solenne con il canto delle litanie, l’imposizione delle mani con invocazione dello Spirito e il canto in latino Veni Creator. E’ così che poi con un grande applauso di gioia, Daniel è stato accolto dalla sua gente come nuovo sacerdote missionario. In conclusione, p.Franco Cellana, superiore regionale, - preceduto dai superiori generali – ha espresso i più sentiti ringraziamenti dicendo che siamo tutti orgogliosi di avere p.Daniel sacerdote tra i Samburi e i Turkana, come segno della presenza di Dio e di pace tra tribù spesso in conflitto tra di loro. La festa è proseguita con un grande karamu (banchetto), con tanto di nyama choma (la famosa carne arrostita) fino alla torta finale, con le immancabili e colorate danze tradizionali. Pieni di gioia, Daniel mi confessa che tutto questo non gli sembra vero, tanto forte e unico è l’evento. Prima Messa solenne e mandato missionario Siamo così al giorno dopo, domenica 16 settembre, dove il neo sacerdote celebra la sua prima messa nella bellissima chiesa di Baragoi. Nell’omelia p.Daniel esprime la sua gratitudine ringraziando tutte la persone che lo hanno aiutato nella vita. E dice che solo confidando in un Dio che va alla ricerca della pecora perduta (cf. Lc 15;1-7) noi possiamo veramente trovare il senso della nostra esistenza e seguire la sua volontà fino alla fine. Segue subito dopo il mandato missionario per il Congo con la consegna della croce e della bibbia, compagni di viaggio per la nuova destinazione. Indescrivibile di nuovo la gioia di tutta la comunità, cominciando dai suoi famigliari e amici che lo abbracciano, circondandolo di regali e di parole d’ammirazione. Infine, p.Daniel mi ha invitato a continuare la celebrazione della festa con la sola cerchia della sua famiglia più ristretta. Veramente mi accolgono come uno di loro, come un loro fratello. E’ lì che incontro di nuovo faccia a faccia il papà di Daniel, Pietro Lorunguiya, mentre la sua mamma Veronica sta gioendo dal cielo per suo figlio. Il suo papà, 80 anni ben portati, mi dicono che è uno dei quattro wazee più rispettati di Baragoi. Solo adesso capisco molte cose del mio amico sacerdote. Infatti uno dei momenti emozionati dell’ordinazione è stato quando lui, pensate un po’ un anziano Turkana, ha abbracciato affettuosamente suo figlio commuovendosi perché, come dice lui, “si è vestito di bianco.” Ha dimostrato cioè la saggezza, la forza e allo stesso tempo la sensibilità proprie del nomade p.Daniel! E’ allora che mi viene in mente la benedizione tradizione che qualche giorno prima abbiamo inaspettatamente ricevuto da mzee Pietro. Incontrandolo a casa sua, ci chiamò entrambi “figli” e mettendoci del tabacco sul piede e sulla testa, con spruzzi di acqua prega: “In momenti difficili, quando lo spirito maligno prevale, siate forti come un grande albero: i rami superiori si rompono, ma la base del tronco è salda e ferma.” Grazie amico p.Daniel, mai dimenticherò queste parole e, a nome di tutti, mai dimenticheremo questi giorni di benedizione: tu sei sacerdote missionario per sempre e per il mondo. |
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