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Il sacerdote mozambicano e l'inculturazione PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francisco Lerma   

PREMESSE
Il tema che gli organizzatori di questo Incontro mi hanno confermato, presenta tre grandi blocchi: 1, "identità culturale", tema che bisogna incorniciare nei parametri dell’Antropologia Culturale, tenendo in conto la propria cultura, la storia antica e recente, il momento attuale, la modernità ed i processi di globalizzazione. 2, il Processo di inculturación personale, che interessa individualmente ad ognuno, alla sua cultura e la sua esperienza personale di Cristo. 3, il processo di inculturación nel pastorale della Chiesa in Mozambico oggi che implica riferimenti obbligatori al magistero della Chiesa, alla riflessione teologica contemporanea ed alla prassi pastorale dei nostri giorni.
All’inizio della nostra riflessione dobbiamo tenere in conto alcuni condizionamenti metodologici. L’autore di questo studio è un missionario, originario di un’altra area culturale. In questo senso, vi dico che ho coscienza di quello che questa limitazione antropologica implica, perché non può conoscersi assolutamente la cultura altrui. Inoltre, l’Antropologia Culturale ci dice che l’esperienza religiosa che è un tratto culturale di prima importanza, è il più difficile da trasmettere e di conoscere, tra gli altri tratti culturali (1).
L’Antropologia Culturale lascia spazio sufficiente agli investigatori originari di altri contesti culturali, per studiare le culture differenti alle proprie, a patto che lo facciano rispettando i metodi antropologici e coscienti dei limiti che ciò implica. Credo che possa trattarsi il tema proposto con sufficienza fondamento, tentando un abbordaggio adeguato. Non è la mia intenzione trattare esaustiva e dettagliatamente la materia né giungere ad una conclusione definitiva. Cercherò di indicare piste, aprire orizzonti, riflettendo con voi su realtà che vi toccano tanto da vicino e che sono anche universali, 2.
I. - IDENTITÀ CULTURALE
1. - identità sdegnata e negata.
Per un lungo periodo di colonialismo, Secoli XV - XX, la personalità mozambiqueña fu fortemente scossa, per il disprezzo e la negazione. Colonialismo e schiavitú hanno condotto all’anemia totale della società tradizionale ed alla crisi dell’identità personale e comunitaria. Entrambi i fenomeni hanno la sua origine nella rottura della catena di trasmissione dei valori di una società, come afferma BOKA diedi MPASI il cui pensiero c’aiuta molto in questo lavoro (3).
Vol.1999.
Durante vari secoli, gli anelli della catena culturale si sono rotti; ma l’anima del paese non è morta, si è mantenuto evviva attraverso una storia strapiena di deportazioni, umiliazioni e vessazioni di ogni tipo. Dovunque siano andati quelli schiavizzati della nostra terra, dentro o fosse delle sue frontiere, lì si sono creati forme socioculturali impreviste, come nuovi germogli di una stessa radice. che nessuno è riuscito ad ammazzare. Così sono riusciti a sopravvivere le nostre lingue, le nostre istituzioni tradizionali, i nostri riti e la nostra saggezza popolare (4).
2. - dicotomia
Il colonialismo causò una grave dicotomia nel patrimonio culturale. La scolarizzazione strappò i giovani dall’influenza degli anziano, possessori della saggezza tradizionale, vere "’biblioteche viventi". Alcuni proverbi di altri paesi, citati per BOKA diedi MPASI, sono significativi anche nel caso del Mozambico -. "Un anziano seduto, vedi più lontano che un giovane in piedi", "I giovani, con piedi agili, e gli anziano, con la testa ben sistemata sulle spalle, formano una società equilibrata "(5).
D’altra parte, il fenomeno dell’urbanizzazione, proprio del nostro tempo, spopola i villaggi, causando l’esodo delle energie per le città; i giovani e la forza viva di lavoro fuggono alla città. Possiamo immaginare le gravi conseguenze che tutto questo trasporta per lo sviluppo economico e per la stabilità culturale. La saggezza popolare c’illustra anche il nostro pensiero: "Giovani senza radici; anziano senza eredi"; "A chi ha denti, gli manca il mais;
ed a chi ha mais, gli mancano i denti (6).
*.
3 - la degradazione rivoluzionaria e la distruzione della guerra.
Durante le tre ultime decadi, l’identità culturale del Mozambico fu messa crudelmente a prova per la rivoluzione marxista-leninista e per la susseguente controrivoluzione. La cultura fu di nuova fortemente scossa nei suoi fondamenti: l’apertura all’Assoluto, il ciclo vitale, la trasmissione del patrimonio culturale, la cosmovisión, le espressioni simboliche, i riti e le strutture comunitarie.
4. l’impatto della modernità
La riduzione della cultura a tecnologia dà adito alla divisione, già superata per l’Antropologia attuale, tra culture superiori e culture inferiori, tra civiltà e culture selvatiche. La modernità, malgrado abbia ottenuto grandi conquiste nel ramo della tecnica, comunicazione, medicina, etc., rappresenta contemporaneamente una grave sfida all’identità culturale di molti paesi, e, nel nostro caso, all’esistenza multiculturale dei paesi del Mozambico. L’umanità si trova in due in tensione permanente processi: uno, quello della globalizzazione, interessato nella costruzione del villaggio universale; l’altro, preoccupato per mantenere la diversità di ognuno dei paesi che compongono il mondo.
5. l’armonizzazione
Bisogna fare tutto un lavoro per ritrovare la propria identità culturale, persa, coscientemente ignorata e negata per gli altri, o perfino disprezzata per il proprio individuo. In questo sforzo bisogna tenere in conto e distinguere bene il concetto dinamico di cultura (7), i valori presenti nei tratti culturali, i significati dei riti che si realizzano, gli impatti
Positivi o negativi della modernità e le espressioni culturali. Bisogna lasciarsi condurre per i principi metodologici dell’Antropologia per superare l’etnocentrismo, il relativismo assoluto, ogni riduzionismo e qualunque tipo di complesso di superiorità o di inferiorità culturale. Contemporaneamente bisogna assumere atteggiamenti di tolleranza e di accoglienza davanti alle culture altrui ed i suoi valori (8).
D’altra parte, dobbiamo respingere una concezione negativa della cultura: la cultura considerata come idealistico, cioè, la cultura considerata come le grandi conquiste dell’umanità; la cultura considerata appena come valori universali, o come una metacultura, la cultura come antivalores, come, per esempio, la cultura della morte; la cultura come ideologia, o quello che è la stessa cosa, come una sovrastruttura (visione marxista, liberale) etc.,; la cultura come un settore di tutta la realtà sociale; la cultura come progresso materiale e tecnologico.
6. la cultura secondo la costituzione conciliare GAUDIUM ET SPES
Con la parola cultura si indica la maniera particolare come un determinato paese cura le sue relazioni con la natura, tra i suoi membri e con Dio. La cultura è lo stile di vita comune che caratterizza ai diversi paesi; per ciò, si parla di pluralità di culture. Questo concetto di cultura che il Concilio presenta, si assomiglia a quello dell’Antropologia Culturale contemporánea(9.
Il concetto di cultura designa la differenza specifica di ogni gruppo, l’identità: le costruzioni materiali e le trasformazioni della natura; le norme di convivenza (parentela) uso del potere, scambi di beni, leggi, norme ed abitudini,; la cosmovisión (religione) filosofia, insegnamenti, arte. La cultura, come posto specifico di tutto quello che essere umano, è la sede dell’identità e della differenza e l’ambito dove si danno determinate opzioni nella vita.
II. - VIVERE LA FEDE COME MOZAMBIQUEÑO
1. l’inculturación personale
L’opzione fondamentale per Cristo è una decisione basilar nella vita e si dà nel livello più profondo della persona. Questo c’aiuta a comprendere dove bisogna situare l’inculturación, secondo la nostra maniera di vedere il problema. L’inculturación incomincia, in primo luogo, nella coscienza dell’individuo. È lì dove la persona risponde alla chiamata di Cristo; e è lì dove ognuno realizza l’incontro tra la fede che gli è proposto ed i valori che l’identificano al livello più profondo della sua personalità. A tale livello la persona implicata nel processo può sapere experiencialmente se c’è spazio, se si danno le condizioni e se, in realtà, si realizza la sintesi armoniosa ed equilibrata tra la sua cultura e la fede. A questo livello Lei puoi superare le contraddizioni ed antagonismi che, a prima vista, possono esistere tra Vangelo e cultura. A questo livello, il Vangelo può essere, in realtà, fattore dinamico di una cultura, purificandola, sviluppandola, e perfezionandola, senza distruggerla: ’Vedi / si è salvato. Vedi, alzati, prende la tua branda e cammina", disse Gesù al paralitico.
2. esperienza di adulto
Nel processo dell’incontro fede e cultura, si spacca di qualcuno che è competente in suo propria cultura e che vive l’esperienza di apertura all’Assoluta, come uno dei componenti culturali, o come il componente che riferisce tutte le altre. Non si spacca di zero. Con più o meno intensità, ognuno ha sperimentato l’esistenza dell’Assoluta, dell’essere Supremo, di più in là il, come si vive questa dimensione nel suo proprio ambiente. Avendo come passo iniziale e fondamentale l’esperienza culturale del mistero, della cosa temibile, della cosa affascinante, si spacca all’esperienza di fede cristiana, senza sottovalutare i valori della propria tradizione e che la fede in Cristo purificherà, svilupperà fino alla sua pienezza. La propria cultura presenta una struttura religiosa di base, un certo modo di sentire e di aprirsi all’assoluto come Essere Supremo; un certo modo di riferirsi con Lui come sorgente e meta di tutto il ciclo vitale; un certo modo di dirigersi ad Egli, consistenza ed armonia della natura; ed un certo comportamento etico, come conseguenza di tale relacionamiento. In tale contesto culturale sperimentato è dove deve incontrare l’incontro Cristo.
3. la linea vitale
Il processo di inculturación deve basarsi nelle basi dell’esperienza religiosa del proprio paese: l’Essere Supremo, gli antenati, le espressioni rituali ed il comportamento etico.
Dio, Essere Supremo, è creativo e padre; in Lui ha consistenza ed armonia tutta la vita; a Lui si dirigono le suppliche ed il sacrificio rituale; e è invocato con nome esclusivo in ognuna delle lingue del paese. L’antenato, sono esseri invisibili, fanno parte del gruppo dei defunti, hanno una struttura gerarchica, sono i mediatori naturali tra Dio e gli uomini, sono intercessori e modello di vita, sono venerati ed invocati nel sacrificio. La sua memoria si conserva evviva nella comunità e si trasmette alle generazioni successive (10).
Ogni cucia ha il suo luogo e tutto è relazionato tra se. Tutto quello che succede ha il suo senso ed ognuna delle fasi della vita è legata alle altre, e tutte tra se, come per un filo conduttore di energia vitale che ha il suo principio in Dio ed in Il suo termine. Dio è chi dà unità e consistenza a tutte questi relazioni e tutto il ciclo vitale; nessuno né niente rimane nella dimenticanza. Tutti gli esseri, visibili ed invisibili, le cose e gli avvenimenti ha il suo proprio posto e tutto è relazionato intimamente.
4. espressione dell’esperienza
Il vissuto religioso, come qualunque altra dell’individuo, bisogna condividerla con gli altri membri della comunità alla quale si appartiene. Si tratta delle espressioni religiose che, come le culture, sono differenti tra se, esteriorizzando quello che accade interiormente. In primo luogo, la persona ella sola sperimenta la cosa ammirabile, il mistero, la cosa affascinante; dopo, volendo esteriorizzare l’esperienza abitata, comunicandola agli altri, necessariamente usa mezzi comunicazione comuni al gruppo al che appartiene. Entriamo così nel mondo dei riti e dei simboli, con un codice di interpretazione proprio per ogni gruppo culturale, e che, in realtà, cambia gruppo per gruppo. Bisogna conoscere tale codice affinché Lei della comunicazione. Per ciò, in secondo posto, l’esperienza si esprime di modi differenti, secondo ogni popolo. Concludendo, ognuno di noi ha la sua esperienza di Dio - non ci sono paesi senza religione" - e le espressioni di questa esperienza si diversificano secondo ogni individuo ed ogni cultura (11).
Nel nostro caso, ognuno parte della pluriforme esperienza religiosa delle culture mozambicani (makua) makonde, sena, ndau, matshwa, ronga, etc., per inserire in esse la propria esperienza di Cristo, e, in questo modo, partire per un’espressione ma ampia, cioè, il vissuto comunitario della fede nelle comunità del Mozambico, tenendo in conto i valori e ricchezze di tutti i paesi del paese.

III. - IL PROCESSO DI INCULTURAZIONE

La fede mette radici nel paese. Come fare affinché il paese la comprenda?
La miseria in cui vive la maggior parte della gente e la complessità multiculturale del paese sono due delle maggiori sfide che ha oggi la Chiesa in Mozambico.
C’è una rottura tra il Vangelo trasmesso in veste monoculturale e straniera e la molteplicità culturale del Mozambico. Attualmente l’evangelizzazione deve stabilire un ponte di comunicazione tra fede e cultura e cercare di curare le ferite causate per la prima fase della cristianizzazione, realizzata durante l’epoca coloniale. Si tratta di una sfida molto importante che implica: 1, vincere l’abisso tra africanidad e cristianesimo, tra la fede cristiana e le culture del Mozambico; 2, curare la schizofrenia religiosa ed il sincretismo culturale; armonizzare i tesori del patrimonio culturale col Vangelo.
1. linee di una strada

La Chiesa nascente che ci trasmette il Nuovo Testamento, sperimentò al vivo ed in certi momenti perfino con drammaticità, tutta la problematica dell’incontro con le culture e religioni non battezzi. È questo un processo che è intimamente unito all’annuncio del Vangelo ed a tutta l’attività della Chiesa. Può considerarsi come uno dei fattori essenziali della vita della Chiesa (12).
Ci furono epoche in cui la comunità ecclesiale fu più ricettiva nella valorizzazione delle culture; ed altre in che, per influenze esogene o per interpretazione sbagliata della dottrina, la sua ricettività venne a bassa o perfino si arenò nella passività e nella ripetizione, prendendo forme di etnocentrismo, negativo in tutti i sensi.
Teoricamente, i modelli seguiti per la Chiesa durante la storia dell’evangelizzazione possono riassumersi a tre: modello di incarnazione, modello di adattamento e modello etnocentrista (13).

a. Al principio
Fu un’esperienza drammatica l’esperienza abitata per la Chiesa a proposito dell’incontro del Vangelo con le culture e le religioni non battezzi. Come fu già detto, è un processo costante nella vita della Chiesa: il giorno di Pentecoste (Ac 2,9-11); l’istituzione dei sette diaconi (Act 6,1-7); il battesimo del funzionario etiope (Act 8,26-27); il centurione Cornelio (Act 10,1.10); il battesimo dei primi pagani (Act 10,44-48); Pablo e Bernabé si dirigono ai pagani (Act 13,44-51): l’evangelizzazione di Iconio, Act 14 - 1-6,; il Concilio di Gerusalemme (Act 15,1-19); Pablo ad Atene (Act 17,22-34). Tutti questi avvenimenti segnarono definitivamente l’apertura della Chiesa nascente a tutti i paesi e culture, ultrapasando le barriere dell’Israele storico.
b. Periodo post-apostolico
Lo spirito cosmopolita e la tolleranza religiosa dell’Impero Romano, uniti alla persecuzione religiosa in Israele favorì l’espansione del Vangelo al di là le frontiere del mondo ebreo. La cultura greca fu il ponte per il che il messaggio Lei estendesse a tutto il mondo (14)..
Il cristianesimo si consolidò progressivamente fuori della cornice geografico originale, estendendosi all’area culturale greco-romana. Bisogna tenere in conto le due posizioni dottrinali più importanti, difese per gli scrittori cristiani in questa epoca: 1. i Genitori irénicos, furono tollerante e consideravano la cultura e religioni come "naturalmente buone". Appartengono a questi gruppi Justino a chi si deve le espressione "sementi" del Verbo, usati 20 secoli più tardi, per il Concilio Vaticano II (15) e Clemente Alessandrino che tenta scoprire una certa relazione di conciliabilidad tra fede e cultura; 2. i Genitori Apologisti polemici che condannarono le culture e religioni non battezzi come contrarie al Vangelo. Tra altri, indichiamo a TACIANO, di origine siriana, e TEOFILO, ambedue furono fortemente polemici, disprezzando la filosofia e le religioni non battezzi.
c. I Genitori dei secoli IV - Vidi
I Sacri Genitori, in generale, hanno un’opinione negativa delle religioni non battezzi che possiamo riassumere con la frase di J. LOPEZ Gay, "opposizione e lucha"(16. secondo questo autore dobbiamo distinguere due livelli: 1.la visione antropologica che considera l’essere umano non appena tale religioso; a questo livello la visione è positiva; 2. la visione religiosa che nega qualunque valore alle religioni non battezzi non appena tali. Nonostante, i Sacri Genitori riconoscono certi indizi positivi, perché affermano che nelle religioni non battezzi ci sono elementi filosofici ed altri di tipo liturgico, adatti alla purificazione e l’assimilazione per il cristianesimo
Appartengono a questa epoca TERTULIANO che formulò un linguaggio nuovo, adattato alla teologia ed a chi dobbiamo l’espressione "Testimonium animae naturaliter christianae";(17,; EUSEBIO Di Cesarea chi si riferisce ai valori presenti nelle religioni non battezzi come "Prepatio Evangelii", espressione raccolta per il Concilio Vaticano (18); FILION, della Scuola di Alessandria che mise le basi per lo sviluppo di una teologia scientifica, cercando nella filosofia delle religioni conciliare gli insegnamenti dell’Antico Testamento con la speculazione greca, Clemente Di Alessandria che considera che tutto quello che c’è di buono tra gli uomini è prodotto dell’azione educativa dei Logos nella Storia; e Basilio Di Cesarea che collezionava estratti di letteratura greca, particolarmente poetici, adatti per dimostrare che anche i pagani cercano il bene.
A questo periodo storico appartiene quello che potrebbe chiamarsi la "prima fase del cristianesimo in Africa", 19. mi riferisco alla penetrazione del Vangelo nell’area geografica del nord del continente fino all’Etiopia. Ebbe i suoi inizi nell’era apostolica. Questa fase iniziale si caratterizza per un forte dinamismo nelle più diverse aree della vita ecclesiale: riflessione teologica, della quale danno fede i vari scrittori ecclesiastici; l’adattamento liturgico, della quale nacquero nuovi riti; l’uso delle lingue locali;. la nascita della vita monastica, S. Antonio e S. Pacomio,; la traduzione nelle lingue autoctone del Bibbia e dei testi liturgici; l’insegnamento catequética e, infine, l’attestazione del martirio. L’Islam, le pressioni politiche ed i problemi culturali ridussero la presenza cristiana tanto fiorente in questa parte del continente(20.
d. Periodo di transizione, ss. Vidi - VIII.
I secoli Vidi, VII e VIII, formano un periodo di transizione in direzione alla teologia Medievale, un tempo di codificazione didattica. Boezio mette al servizio della teologia i grandi temi della filosofia aristotelica e presenta a Dio come l’ultima fine dell’uomo, ottenendo una sintesi originale, partendo di elementi tradizionali delle culture.
In questo periodo, nel che si cristianizzò l’Europa, sorgono vari modelli di evangelizzazione, molte volte opposti tra essi, da un certo adattamento all’imposizione ed intolleranza. In questo contesto, bisogna sottolineare l’atteggiamento del Papa S. Gregorio Magno che raccomandò agli evangelizzatore delle Isole della Gran Bretagna, la tolleranza ed il massimo adattamento possibile: "non distruggere niente, e trasformarlo tutto."
e. In pieno Medioevo
In tempi di intolleranza culturale, emerge il lavoro per l’incarnazione del Vangelo nella cultura slava di CIRILO e METODIO. Al suo sforzo e tenacia per l’adattamento e valorizzazione delle culture slave si deve per iscritto il fissaggio della lingua morava, alfabeto cirillica, la traduzione del Bibbia e di testi catequéticos e liturgici e la formazione del clero locale.
Lo Scisma di Oriente, a. 1054, si deve alla rigidità intellettuale, all’inflessibilità, alla mutua ignoranza tra Oriente ed Occidente, al disprezzo delle rispettive differenze culturali ed alle influenze politiche, unite tutte questi cause alla crescente romanizzazione della Chiesa.
Tutto questo produsse il frutto amaro della divisione.
f. Il nuovo incontro culturali, ss. XII - XVIII.
Durante questa epoca, si mantiene un atteggiamento intransigente con l’Islam. In questo tempo la Chiesa usò il maggiore delle intolleranze, la violenza, per difendere ed estendere la sua dottrina. A questo periodo appartengono le Crociate. Ma, anche in questo tempo, troviamo atteggiamenti positivi e di dialogo con le religioni non battezzi, degne di tenere in conto, come brilli in mezzo alla notte. Per esempio, S. Francisco Di Assisi ed i suoi discepoli che "escono per predicare il Vangelo e non ferma combattere"; Raimundo LULL, francescano, che usa come metodologia missionaria la tecnica comparativa dei valori e del dialogo; MATEO RICCI e Roberto NOBILE, con le sue posizioni positive sui riti cinesi; perfino la stessa Propaganda FIDE che nelle sue Orientazioni ai Vicari Apostolici dell’Estremo Orienti, esorta: Che è di più assurdo di portare alla Cina: Francia, Spagna, Italia o qualunque altra parte dell’Europa? È importante la fede e non queste cose, fede che non sopprime né pregiudica i riti ed abitudini di nessun paese"... (21).
Dal s. XV d’ora in poi, incomincia la seconda fase del cristianesimo in Africa (22) l’espansione missionaria accompagnando le spedizioni coloniali. È il tempo delle grandi epopee missionarie e della fioritura di molte chiese appena motivate, delle quali sorsero le attuali Chiese locali, ma con un forte etnocentrismo europeo ed una visione teologica molto negativa del mondo non battezzo. Si imporsi la priorità di "la conversione delle anime" che portò facilmente ad una pastorale sacramentalista ed assistenziale.
A questo tempo appartengono il primo contatto del cristianesimo col Mozambico. In realtà, il primo tentativo di evangelizzazione si deve alla spedizione del P. GONZALO Di SILVEIRA, gesuita verso l’ano 1560. Ma non fu un’evangelizzazione sistematica. Si diminuì a contatti sporadici. più tardi sarebbe il tempo dell’evangelizzazione sistematica.
2. il Concilio Vaticano II ed il Sinodo speciale per l’Africa.
Il Concilio Vaticano II fece un gran sforzo per aprire il dialogo con le nuove realtà del mondo moderno. Questo mondo che riconosce la legittimità delle differenti culture, non accetta l’egemonia di nessun gruppo o cultura sull’altro. Il Concilio riconosce come legittima l’autonomia che la cultura reclama per sé e recupera le tradizioni del cristianesimo primitivo che permettono guardare verso il mondo non battezzo in una maniera positiva.
L’evangelizzazione non è un processo di distruzione, destino di riconoscimento e di consolidamento dei valori presenti in ogni popolo, cioè, una contribuzione alla crescita dei "semi" del Verbo, presenti in ogni cultura (23). Tra i testi più significativi indico i seguenti: il riconoscimento dei valori culturali dei paesi che sono evangelizzati, AG, 26,; la verità e la bontà nelle culture e religioni non battezzi (OT 16); il riconoscimento della santità nelle altre religioni (NAE 2); le culture come "preparazione evangelica" (LG 16); l’importanza della saggezza dei paesi (AG 22); i semi del verbo (AG 15); la provvidenza di Dio presente in tutti i paesi (NAE 1); il concetto di cultura, GS 53 ss. sono Anche degni di tenere in conto AG 12, 16,34; UR 11; GS 54.
Come frutto preciso del Sinodo Speciale per l’Africa, Juan Pablo II scrisse l’Exhortación Postsinodal Iglesia in Africa. Sostituisco gli insegnamenti principali contenuti nei numeri 59 - 61 di
questo documento:
a, L’urgenza e necessità dell’inculturación: priorità ed urgenza nella vita delle Chiese particolari, un’esigenza dell’evangelizzazione, una strada verso la sua pienezza, una delle sfide maggiori che oggi ha la Chiesa.
b, i fondamenti teologici dell’inculturación: il mistero dell’Incarnazione che ci ricorda che Lei dió in una volta ben definito, in un posto concreto ed in una determinata cultura; il mistero della Croce che c’indica il metodo dell’umiliazione, avanzo ed anonadamiento; il mistero della Pasqua che c’indica la trasfigurazione delle culture per mezze dei valori del Vangelo, il discernimento dei valori e controvalori; ed il mistero di Pentecoste che evoca l’unità nella diversità sotto l’impulso dello spirito sacro..
c, Criteri ed ambiti: la compatibilità col messaggio cristiano, la comunione con la Chiesa universale, il rifiuto del sincretismo, l’accoglienza di Cristo nella pienezza del proprio essere personale, culturale, economico, politico, raggiungendo tutte le sfere della vita della Chiesa (pensiero) vita, strutture, culto e morale, e la necessità dell’investigazione antropologica.


IV. - COORDINATE DEL PROCESSO

Per comprendere adeguatamente la realtà socioculturale e storica del continente africano e trovare una pastorale liberadora, profondo e realistico, bisogna partire necessariamente dell’inculturación, senza la quale, in realtà, non ci sarà vera evangelizzazione (24).
1. incontro verticale: Parola - Cultura
a. Fondamenti africani
Il processo deve essere attecchito nel patrimonio culturale, dove nasce l’africanizzazione più autentica che non si diminuisce al passato, ma si proietta al futuro e ha la capacità di rinnovarsi e di dotarsi con modalità appropriate alla modernità. In questo senso, Giovanni Paolo II ricorda che: "L’incarnazione umano dl Figlio di Dio è anche un’incarnazione culturale" (25).
b, Adesione a Cristo
La fede in Cristo bisogna intenderla nel suo significato più genuino: accogliere la Parola di Dio ed aderire a Cristo, testimoniandolo. Questo è impossibile senza la cultura.
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. La Parola di Dio non si identifica con la cultura (26), ma ella e la fede non possono manifestarsi clinicamente in un stato puro; si diedero sempre mediazioni culturali determinate per lo spazio ed il tempo. Gesù, l’uomo universale, nacque in una determinata area culturale, fu autentico ebraico, parlò la lingua del suo paese e seguì ed i suoi valori e le sue espressioni; ma non per ciò i suoi atteggiamenti, il suo messaggio ed i valori che proclamò rimasero rinchiusi nella cultura ebraica.
c, La riflessione teologica dell’inculturazione è la teologia africana propriamente detta.
È arrivato il momento della formazione di un pensiero globale che interpreti la parola di Dio ed explicite la fede con categorie africane, basate nella molteplicità culturale. Pablo Vidi parlò di un "cristianesimo africano nella cornice di un pluralismo legittimo, e delle espressioni teologiche dell’unica fede (Kampala) 1969.
d, la cosa essenziale del Vangelo e della fede come elemento catalizzatore
La struttura è bipolare: da una parte, la cultura è in se propria questione, variabile e propensa alla trasformazione; per un altro, il dono della fede è universale nella sua identità. Due poli legati strettamente.
Il carattere trascendente, il significato originale della parola di Dio è trascendente, significa che entrando in contatto con la cultura, il nucleo di Don della fede non si scioglie né si disfa, ma rimane inalterato in se stesso, mentre la cultura contraria cambia e si trasforma. In questa prospettiva, il valore trascendente e transformante è intimamente inerente al dono della fede ed agisce come catalizzatore.
e, La "kénosis", come criterio dinamizador
Il principio che dà il carattere dinamico proprio alla riflessione teologica dell’inculturación è la "kénosis" (Fil 2,7). L’anientamiento si basa nel modello del proprio Cristo che si spoglia di se stesso per aprirsi agli altri ed arricchirsi mutuamente nell’incontro con l’altro. Esige rottura con l’uomo vecchio, da un lato; per un’altra, accogliere alcuno dei nuovi valori. Di questa dinamica deriva come da una sorgente la vitalità del cristianesimo africano nel processo dell’inculturación.
2. Incontro orizzontale
a, Negazione ed esclusione.

La negazione e l’esclusione sono gli effetti perniciosi che possono apparire nel processo.
Nell’incontro del Vangelo, l’africanizzazione non può prescindere totalmente dalle culture che lo trasmettono. Effettivamente, la parola di Dio non si comunica mai in un stato chimicamente puro, come si è detto più su; ma si rivela rivestita per una cultura particolare nella che si è incarnato anteriormente.
La negazione della cultura africana (asse), è rappresentata per il pensiero del filosofo HEGEL che ebbe come conseguenza più perniciosa ogni tipo di razzismo. Alle elucubrazioni gratuite, ideologiche ed aprioristice di HEGEL, reagirono coi suoi studi Leo FROBENIUS, antropologo tedesco e CHEIKH Anta DIOP, storico ed egittologo senegalese, tra gli studiosi più rappresentativi (27).

b, Incontro ricettivo
Il processo deve essere accogliente, dare e ricevere, nello spirito di apertura, rispetto ed accoglienza della cosa nuova. In questo senso possiamo indicare a titolo di esempio, alcuni fatti significativi di li ultimi decadi:
- Tra gli anni 1934 - 1939, nasce il movimento dalla "negritudine" che tentò abilitare l’identità africana in una maniera autentica e profonda.
- Il lavoro degli intellettuali africani in affermare insistentemente la cultura africana ed essere presenti nel concerto mondiale, contro un’assenza multisecolare. In questo senso bisogna ricordare la formazione della Società Africana Di Cultura e la nascita del movimento di riflessione basso l’influenza di PRESENCE AFRICANE, di Paride, con multiple iniziative nel campo del pensiero, dell’arte, delle pubblicazioni e di incontri internazionali e continentali. In questo contesto, bisogna indicare alcuni libri che hanno significato e continuano essendo, punti di obbligato riferimento: La Philosophie Bantu, di P.TEMPELS, 1946; e di AA.VV, Essi Prétres noirs s’interrogent (1956), e Personalité africane et catholicisme, (1963.

V. - FASI DEL PROCESSO IN MOZAMBICO

1. il risveglio
In Mozambico ci fu un primo momento, immediatamente dopo il Concilio che svegliò la gente, dopo un lungo sonno di secoli. In questa fase si realizzarono le Settimane di Pastorale, nelle diocesi e le Settimane di Misionología di Quelimane che furono il motore che creó le basi per la rinnovazione posteriore della Chiesa in Mozambico. Di esse, come frutto, abbiamo la restaurazione del Catecumenado col suo Rituale Nazionale, il Catechismo Nazionale ed i tre Centros Catequéticos Interdiocesanos di Anchilo, Nazaré e Guiùa. Posteriormente, in 1977, si realizzò l’I Assemblea Nazionale di Pastorale, con la quale si diede un salto storico e qualitativo nell’evangelizzazione. Fu il tempo di gettare le basi e del risveglio alla novità che appariva nell’orizzonte. Finalmente possiamo usare la nostra lingua, i nostri cantici, le nostre danze, finalmente tutti sacerdoti e laici abbiamo il nostro proprio posto e responsabilità in una chiesa ministeriale, finalmente scopriamo che si può fare molto. Fu il tempo della rinnovazione profonda delle nostre piccole comunità.
2. gran sforzo ed entusiasmo
In questa fase che possiamo situare attorno agli anni 80, tutti parlano di inculturación e tutti vogliono fare qualcosa, tutti vogliono inculturar. Una fase di moltissimi iniziative, spontanee, senza nessuna orientazione né coordinazione, senza criteri concordati e, nella maggioranza dei casi, senza basi antropologiche, culturali, teologiche e metodologiche sufficienze.
Nonostante tutto, possiamo sottolineare alcuni iniziative serie in questo campo. Si continuarono con gran sforzo i lavori di traduzione e pubblicazione di nuovi testi biblici, liturgici e catequéticos. Apparvero il Bibbia Macua, i Nuovi Testamenti Chope e Gitonga, i Messali, Leccionarios, libri da messa, Libri di Cantici e Catechismi nella maggioranza delle lingue del Mozambico. Si dedicò anche molto sforzo alla formazione di leader cristiani e stimolanti dei vari ministeri laicali, si fondò la rivista Rotta NOVO e continuò il lavoro silenzioso di molti studiosi che si dedicano alla raccolta di materiale etnológico e la riflessione con le comunità. Bisogna notare il vissuto della fede nelle nostre piccole comunità e la ricchezza delle sue celebrazioni in tutto il paese.
Ma, per mancanza di una coordinazione nazionale di tutto quello lavoro, ci troviamo davanti ad un forte sincretismo, con effetti altamente negativi nelle comunità.
3. investigazione
In questa fase, già quella dei nostri giorni che può avere come punto di riferimento la preparazione dell’III Assemblea Nazionale di Pastorale, prevista per 2004, si imporsi lo studio, la pianificazione, l’orientazione comune, la coordinazione nazionale e la partecipazione di tutti. Devono continuare ed impegnarsi in questo lavoro le Assemblee Diocesane, le Settimane teologiche di Beira i cui tema già studiati confinano direttamente col lavoro inculturativo ("L’Inciaciòn", "Gli antenati", "La Morte", "Gli Spiriti", "Il sacrificio", "Il Matrimonio", (28,; la rivista RUMO NOVO, 29);os Centri Catequísticos, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose (30), l’Università Cattolica del Mozambico (31), i Seminari e le Case di formazione dei Religiosi.
4. coordinate
In questo lavoro è necessario tenere in conto le seguenti coordinate: i valori culturali dei diversi paesi che formano il Mozambico; le espressioni culturali proprie; le sue istituzioni; il Vangelo ("la fede che mette radici nel paese",; la riflessione teologica; la liturgia; la modernità e processi di globalizzazione, è il nostro tempo e la sua cultura,; la raccolta di dati e la metodologia antropologica.


VI - SFIDE PASTORALI DI TUTTO IL PROCESSO

Quando in 1969, in Kampala, il Papa Paolo VI dichiarò che: "... Voi, africani, dovete essere, a partire da ora, missionari di voi stessi", si aprì per la Chiesa in Africa una porta nuova ed un lavoro enorme, provocatorio (32)..
Attraverso gli avvenimenti degli ultimi trenta anni, nacquero strade nuove che configurano in primo luogo, la carta del sacerdote: realizzare un’evangelizzazione inculturada che ottenga essere profondamente africana; in secondo posto, incoraggiare le piccole comunità; ed in terzo posto, la formazione degli stimolanti.
Oggi, un’altra volta, diventa necessario la revisione della gerarchia di priorità pastorali. È necessaria la conversione di mentalità e delle prospettive. È necessario passare di un pastorale di introduzione di istituzioni e strutture, ad un pastorale più dinamico, che ci faccia essere più presenti nel mondo, avendo come oggettivo attecchire la fede nelle culture, nel patrimonio tradizionale e nella mentalità, valori, significati ed espressioni, trasformandoli da dentro, mediante il fermento dell’angelio.
Questo bisognerà farlo con iniziative coraggiose e creatività audace, con spirito di comunione e di comproprietà ministeriale, dove ognuno abbia il suo posto e la sua carta.
Tanto negli ambienti rurali come negli urbani, la preoccupazione principale sarà quella di incoraggiare le piccole comunità, vive e ministeriali e la formazione di laici compromessi. Il sacerdote, contemporaneamente che riunisce la comunità, parrocchia = comunione di comunità, forma ed incoraggia i suoi leader.
Ogni iniziativa, ogni azione evangelizzatore e cristiana della Chiesa locale, deve inserirsi nelle piccole comunità, che sono la base della fedeltà al Vangelo, all’africanidad profonda e la comunione con la Chiesa universale.
L’Evangelii Nuntiandi di Pablo Vidi, raccomandare la penetrazione del Vangelo nella cosa più profonda della persona umana, fino alle sue radici culturali (n.20), nota contemporaneamente che si tenga presenti la promozione integrale dell’uomo, nn. 31-39, e sottolinea l’importanza delle piccole comunità cristiane (n.58).
Dobbiamo studiare strategie che ci permettano di stabilire il contatto diretto l’africanidad profonda col dinamismo del Vangelo. Tale incontro si potrà solo realizzare valevolmente attraverso l’asse di trasmissione della vita e dei valori. Questo asse è la famiglia. La cellula ecclesiale che la struttura e l’ispira è precisamente la piccola comunità (Chiesa in Africa) n.63.
Davanti l’opzione che c’è messo è la seguente: la promozione umana integrale, individuale e comunitaria, in tutte le sue dimensioni sociopolitiche, economiche e culturali.
La nostra prospettiva presenta di fronte una strada chiara al problema della dicotomia fede e vissuto nei più diversi ambienti. Tale fenomeno che è mondiale, in Africa acquisisce caratteristiche singolari:
a, innanzitutto, si impiega tra le espressioni della fede ed i valori culturali non integrati che stanno presenti in ogni comportamento umano, sia a livello individuale come nel sociale; tale rottura si dà anche nel sacerdote se ignora la sua cultura;
b, em secondo posto, il contrasto tra africanidad profondo e modernità: negativamente, implica la dipendenza sistematica dell’esterno e può caratterizzarsi col complesso di inferiorità davanti alle responsabilità esigenti di consolidare la chiesa locale e la sua autonomia economica.
Con parole del teologo congolés, L. BOKA diedi MPASI che ci ha accompagnati da vicino nella nostra riflessione, finisco dicendo che: "Il sacerdote deve essere servitore del paese. Un uomo di relazioni e di discernimento, perito in organizzazione e dialogo tonificante, egli potrà compiere la sua missione di comunione. Per la sua formazione prolungata e polivalente, egli è chiamato ad essere formador, educatore itinerante del paese di Dio in comunità vive (33).

P. Francisco Lerma Martínez



NOTE

1: F.LERMA MARTÍNEZ, Antropologia Culturale. Seminario St.Agostinho, Matóla, 2001, 3° ed., p. 62.
2: F.LERMA MARTÍNEZ, op. cit.p. 23
3: LONDI BOKA diedi MPASI, Verso un cattolicitá arcobaleno. PUG, Roma, I Vol., 1998, p. 10. Cfr l’II
4: BOKA diedi MPASI. Verso un.... op. cit.. 12
5: BOKA diedi MPASl.ldem 13
6: BOKA diedi MPASI. Ibidem.
7: LERMA. Antrop.... op. cit.. p.42 e 49.
8: F. LERMA. Int.á Antr.. op.cit.. pp. 16-17.
9: Concilio VATICACANO II, Gaudium et Spes. Ed. Paoline, Roma 1968,Cfr. nn 53 - 62, pp. 372 - 387
10: F. LERMA MARTINEZ,Religioes Africani Hoje, Seminàrio S.Agostinho, Matola, 1997,2 Ed, pp. 102-103.
11: F. LERMA MARTINEZ, Religioes..., op. cit...., pp.26-27.
12: F. LERMA MARTINEZ, op. cit., p. 46.
13: L.J.LUZBETAK, The Church and Cultures, Orbis Books, Maryknol, N.Y, 1988, trad.italiana, Chiesa e Cuture, EMI, Bologna, 1991, pp. 85 - 91.
15: Cfr F. FIGUEIREDO, Corso di Teologia Patristica, Vozes, Petròpolis, 1990, 3 ed., p.121 e J. LOPEZ Gay, op. cit., p. 27.
16: J. LOPEZ-GAY, idem, 30.
17: TERTULIANO, Apologeticus, cap. XVII,P.L.,Migne, Paride, 1879,col.433,p. 377.
18:CONCILIO Vaticano II,Lumen Gentium, n. 16,Ed.Ap.da Oraçao, Mutandina, 1987,10 ed., p.72; EUSEBIO Di CESAREIA, Preparatio Evangelico, 1I,1,P.G., 21, 28 AB.
19: Giovanni Paolo II, Chiesa in Africa, n. 31, Reis dos Livros, Lisbona, 1995, pp.35 - 37.
20: Assemblea Speciale del Sínodo dei Vescovi per l’Africa, Lineamenta, Ed. Paulinas, Maputo, 1991, nn. 2-5, pp. 8-12.
21: Collectanea S.C.de Propaganda Fide, Roma 1907, vol. I, n. 135, p. 42.
22: Juan PABLOM II, Chiesa in Africa, n. 32, p. 37.
23: CELAM, Documenti di Puebla. Conclusioni, n. 401.
24: In questo capitolo seguo da vicino, riassumendolo nei suoi termini essenziali, il pensiero di L. BOKA DI MPASI, nella sua opera, Verso una cattolicità arcobaleno,vol. I, op.cit., pp - 11 -15.
25:Giovanni Paolo II, "Discorso nell’università di Coimbra ", (15.05.1982, in Visita al Portogallo. Discorsi, Ed.Vaticana,Roma 1982.
26: Cfr Giovanni XXIII, "Discorso agli scrittori ed artisti neri", Roma 1959; e Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 20.
27: H. MEMEL FOTE, in Colloquio sulle religioni, Presenze Africane, Paris, 1962, p. 31.



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12. DOCUMENTOS
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Act 10,1-48:Cornélio
Act 15,1-35: A circuncisão.
Act 17,13-34: Paulo em Atenas.
Filp 4,8. Valores positivos.
2. Magistério
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destruir nada, (ansformar tudo.
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