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I Vescovi della Chiesa in Latino-America, riuniti a Puebla de Los Ángeles (Messico), in 1979, nella sua III Conferenza Generale, 1), sono arrivati alla clonclusione della necessità di pianificare le attività pastorali della Chiesa. Il documento finale di questa magna assemblea, che chiameremo semplicemente “Puebla”, si caratterizza fondamentalmente per il fatto di stabilire una metodologia per la pianificazione pastorale nella Chiesa dell’America latina.
La necessità della pianificazione pastorale la fece già sentire il Papa Pablo VI nella X Assemblea Annuale del CELAM (2), ed anteriormente il Papa Juan XXIII dirigendosi a tutto il continente (3). Come una risposta a queste indicazioni, Puebla sviluppò la grande opzione di Medellin, concretizzandola in una pianificazione pastorale. Puebla ama un pastorale pianificata in ordine ad assumere pienamente di una maniera umana, cosciente e scientifica, la storia, l’oggi e il grido dei paesi americani, con le sue gioie e tristezze, avendo in vista la sua trasformazione, Cfr Gaudium et Spes 1; Puebla 1306.
La strada seguita da Puebla (quella della pianificazione pastorale, a partire dalla realtà), scoprirla, assimilarla, lasciarsi interrogare e dare una risposta, impegnandosi in lei, e allo stesso tempo, trovare, in realtà, un’analogia e punti di contatto fondamentali, benché non unisca completa identificazione, nel "metodo trascendentale" di BARNARD LONERGAN (4), e nello schema della conoscenza della realtà dello Strutturalismo. Ma si trovano anche divergenze. Cercheremo di vedere un ed altre.
1. PRIMA INTENZIONALITÀ __________________________
a. La Conferenza Latino Americana di Puebla.
I documenti di Puebla, prima di tutto, fanno un passo preliminare, considerato come "prima intenzionalità", necessaria per l’azione. È, potremmo chiamarla così,” l’utopia iniziale”. Questa "prima intenzionalità" si compone di tre elementi: a) rappresentazioni: - lo Spírito creatore; Gesù respeitato;- la Chiesa (5); b) decisioni: "vogliamo... "; "per questo motivo desideriamo” (6); - utopie: "per fare dell’uomo latinoamericano un uomo nuovo" (7). Questa "prima intenzionalità" è presente nel Documento di Lavoro: "Risposta intencionada"(8. Come abbiamo appena visto nei testi citati, Puebla parte della realtà. È il suo punto di partenza indiscutibile. Una realtà che si presenta "caotica", e che deve "essere ordinata"; una realtà di oppressione che chiede libertà; una realtà di peccato, che aspetta salvezza. Questa realtà non appartiene solo al passato, è anche di oggi e si proietta nel futuro. Per questo il capitolo II di Puebla presenta la "visione socioculturale della realtà dell’America Latina"; ed il capitolo III, la realtà ecclesiale oggi". Ricordando la Conferenza di Medellin (Colombia), dice: "Un sordo clamore germoglia da milioni di uomini, chiedendo ai suoi pastori una liberazione che non arriva loro da nessuna parte", (9). Puebla si domanda: "Qual’ è la risposta che i cristiani sono chiamati a dare a quella realtà"? (10). “L’oggi"di cui parte Puebla è angustiante. Puebla, partendo della realtà concreta, lo fa perché sarebbe falso cominciare dai principi o enunciati teologici; o di un dommatismo che c’occulterebbe la vita concreta delle donne e degli uomini del continente, e porterebbe ad una prassi desincarnata, tentando condurre la realtà ai principi. Avremmo come conseguenza logica una "realtà sistemata." In secondo luogo, Puebla parte della realtà, perché è il cammino indicato dalla Bibbia, quello dell’Esodo: innanzitutto, Yahvé si manifesta al popolo ed agisce, liberandolo dello schiavitú. Più tardi, verrà la riflessione teologica su questa esperienza di liberazione e su "questo" Yahvé che ha liberato il suo popolo. Posteriormente, arriverà il momento in cui il popolo conoscerà la realtà completa,cioè la manifestazione del messaggio, i comandamenti, la legge. In terzo luogo, Puebla parte della realtà, perché questa è anche la strada seguita dal Concilio Vaticano II, nella Costituzione Gaudium et Spes: Nell’esposizione introduttiva di questo documento conciliare si descrive la situazione contemporanea del mondo e dell’uomo. Questo "vedere", prima di passare ad un altro tipo di considerazione, l’usò anche Giovanni XXIII, nell’enciclica “Pacem in terris”, considerando di capitale importanza i "i segni dei tempi". Il Concilio parla di speranze ed angosce, di cambiamenti profondi, sociali, psicologici, morali e religiosi, di squilibri del mondo di oggi, delle aspirazioni più comuni dell’umanità e di suoi interrogativi più profondi (11). Infine, è la strada che troviamo nella struttura della conoscenza nella mente umana. La realtà della quale parte Puebla e umana, sociale e storica. È ambivalente, coi suoi punti positivi e negativi. - storica: non appena si tratta di una realtà cambiante; una storia che non vuole significare a ppenea passato, come abbiamo visto nei testi anteriormente citati; - sociale: si tratta di azioni, interazioni, relazioni, raggruppamenti; - ambivalente: ha fattori di diverso ordine e valore, positivi e negativi ____________________________________________
1: III Conferenza Generale Dell’Episcopato Latinoamericano, Puebla: l’evangelizzazione al presente e nel futuro dell’America Latina, Puebla dei Ángeles (Messico), 1979. 2: Paolo VI, Discorso nel X Anniversario del CELAM, 24.11.1965. 3:Giovanni XXIII, Discorso nell’III Reunione del CELAM,15.11.19558. 4: BARNARD LONERGAN, Il Método in Teologia Queriniana, Brescia, 1975. 5: Puebla, op. cit., n.. 1294. 6: Idem, n. 1295. 7.Idem, n. 1296. 8:Puebla, Documento di Lavoro, n. 1784.
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2. b. Il metodo trascendentatale di BERNARD LONERGAN
Il teologo gesuita BERNARD LONERGAN, nei suoi studi sul "metodo trascendentale”, anche lui parte della realtà. Ma vediamo in che senso. LONERGAN, nello schema generale del processo della conoscenza intellettiva della mente umana, mette come primo passo il livello empirico: "Il livello empirico nel quale sentiamo (12). Egli parte dai fatti e dai dati: "Della conoscenza dei fatti... "(13); "Innanzitutto l’investigazione, la ricerca, alla quale gli è seguito e fa disponibile i dati" (14). Parte dell’esperienza ed osservazione del dato reale ("l’attenzione delle osservazioni", e parla, in questa fase, di fatti reali ("fatti osservabili").
È il primo livello, il sensitivo. Ogni uomo agisce così; nel primo momento della sua attività intellettiva sente l’oggetto. È la prima fase del processo di conoscenza. È a questo primo livello, il livello dell’esperienza, che s’ investigano i dati ed i fatti (investigazione e raggruppamento).
Per B. LONERGAN, i dati, i fatti che investighiamo, la storia è ed appartiene al passato. Per lui, che parte anche della realtà, come stiamo vedendo, la realtà è "il passato dell’azione". Nel suo metodo, c´è, in fatti, una realtà , ma questa si riferisce al passato dell’azione. La sua concepzione della storia ha un valore di passato, allontanata già dal presente: "Nell’assimilazione del passato si dà la prima ricerca, la quale scopre e fa disponibili i dati (15). “C’è una teologia ’in oratione recta’ nella quale il teologo, illuminato dal passato, affronta i problemi del suo tempo" (16).
c. Lo strutturalismo
Per lo strutturalismo, il primo momento nella conoscenza della realtà è "il momento sensitivo", il momento percettivo, dove si accattiva il fenomeno, ciò che appare. Si incomincia, dunque, a conoscere la realtà a partire dalla cosa sensitiva. È il primo passo.
Anche in questo schema dello strutturalismo troviamo un punto comune con la dottrina del documento di Puebla: si parte della realtà. Ma, di che realtà si tratta? In che senso? Dobbiamo approfondire più in questo tema.
Non conosciamo direttamente la realtà; se la conosce attraverso la cosa sensitiva. Quello che conosciamo sono le forme. Per cui dobbiamo incominciare sperimentando, stando dentro la realtà, dentro l’azione; e, da dentro, allora osservare ( seconda parte di questo primo momento), per arrivare, di questa maniera e per questo processo, alla conoscenza dei dati e dei fatti che sono le forme della realtà.
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9: Puebla, op. cit., n.88. 10: Idem, n.1298. 11: Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, n 4 - 10. 12: BARNARD LONERGAN, Il Método in..., op. cit., p.31. 13: B. LONERGAN, op. cit., p.34. 14: B. LONERGAN,idem,p.153. ...........................................................
Riassumendo, nello strutturalismo, abbiamo la prima realtà come percezione sensitiva. Così possiamo dire che, in questo punto, si dà un’analogia tra la dottrina di Puebla e lo strutturalismo, nella sua teoria della conoscenza della realtà.
1. C’è una grande coincidenza nella conoscenza della struttura della realtà tra il pensiero di Puebla e l’epistemologia strutturale: la realtà come percezione sensitiva, (conclusione alla quale arriviamo anteriormente). Ma, sulla realtà possiamo dire qual cosa di più, a seguire al concetto sensitivo: il concetto astratto. Ambedue sono chiari nei documenti di Puebla: - si fa l’analisi della realtà e si tiene in conto le necessità, i punti interrogativi ( Quale è la risposta? Quali è sono le linee…? Quali sono le opzioni?) Cfr. Puebla 1298. E le sfide ("le grandi sfide", Puebla 1297. "La situazione di ingiustizia…ci fa riflettere sulle grandi sfide della nostra pastorale…, le sfide all’evangelizzazione" (Puebla 1290);
- e dei fenomeni ("di" quello che appare, passa ai raggruppamenti, gruppi cristiani: "sperimentiamo, osserviamo, raggruppiamo";
- questi raggruppamenti sono uniti tra se, uni agli altri, per cui che si danno alcune azioni, relazioni ed interazioni (gruppi cristiani relazionati tra se);
- nei vari raggruppamenti troviamo alcune linee costanti (gruppi di preghiera, per esempio), ed alcune variabili (gruppi di preghiera carismatica);
- tra le varie costanti troviamo i temi, dei quali sorgono i temi generatori: liberazione, partecipazione, comunione.
Così abbiamo seguito parallelamente l’iter dello strutturalismo e Puebla.
Le opzioni che si proiettano nell’obiettivo generale contemporaneamente possono capirsi come utopia generale;
- queste opzioni illuminate per alcuni criteri molto concreti: opzione per i poveri, povertà, etc. - che sono principi dottrinali e principi di azione;
- concludendo con le linee necessarie per cambiare la situazione: l’azione transformatrice;
2. A questo punto facciamo riferimento a B Lonergan, nei livelli di:
- capire (trasformare i dati in concetti): la comprensione; - giudicare (accettare o respingere le ipotesi): la critica e l’interpretazione - l’ermeneutica, etc. E delle otto operazioni che parla nel suo studio, qui ricordiamo: - l’interpretazione - il diacronico e sincronico della stória - la dialettica - l’esplicitacione dei fondamenti - l’esplicitacione delle dottrine - la sistematizzazione.
2. LE OPZIONI _____________
a. Le opzioni di Puebla
Dall’analisi ponderata, Puebla arriva alle opzioni:
"Optiamo per: - una Chiesa sacramento di comunione che in una storia caratterizzata per conflitti le energie insostituibili, adatta a promuovere la riconciliazione e l’unità solidale dei nostri paesi" (Puebla 1302). - "Una Chiesa servitrice che prolunghi nel tempo Cristo-servo di Yaweh attraverso vari ministeri e carismi" ( Puebla1303). - "Una Chiesa missionaria che annuncia con gioia all’uomo di oggi che è figlio di Dio in Cristo; se compromette con la liberazione di tutto l’uomo e di tutti gli uomini (il servizio della pace e della giustizia è essenziale nella Chiesa), e s’ inserisce solidalmente nell’attività apostolica della Chiesa universale in comunione intima col successore di Pietro. Essere missionario ed apostolo è condizione del cristiano" (Puebla 134).
b. Il prendere decisioni
Nel metodo trascendentale di B. LONERGAN appare in questo punto un’altra analogia importante con Puebla: la responsabilità, il prendere decisioni. B. LONERGAN parla della dialettica, di trovare i punti critici, la cosa dinamica, la cosa contraddittoria, i conflitti in ordine a superarli ed avanzare in direzione alla meta (p. 149), ad un punto comprensivo, eliminando i contrasti dell’individuo ed il suo mondo. La conversione deve darsi in tre livelli:
- intellettuale: la verità - morale: i valori - teologico: fede.
Normalmente è un processo lungo e non si tratta appena di un sviluppo lineare. È fondamentalmente, come afferma LONERGAN, un cambiamento di direzione.
La conversione, in quanto visuta, interessa a tutte le operazioni coscienti ed intenzionali dell’uomo. Ma, in quanto comunitaria e storica, la conversione esige una riflessione che fa tematico il movimento, esplora esplicitamente le origini, lo sviluppo, le finalità, le conquiste ed i fallimenti.
Perciò, possiamo concludere dicendo che in questo punto troviamo una vera analogia con Puebla, la conversione evangelica ed il metodo trascendentale di LONERGAN.
4. - IL FUTURO DEL L’AZIONE
Il futuro dell’azione nell’epistemologia strutturale si trova nel così chiamato "momento astratto."
In LONERGAN si danno due momenti per la decisione:
a. sistematizzazione delle dottrine: si cerca di elaborare sistemi appropriati, eliminare incoerenze manifeste ed arrivare ad una comprensione dei casi spirituali; b. comunicazione: corrisponde all’azione nel futuro.
A Puebla non si distinguono questi due momenti, ma sono presenti logicamente.
Nello Strutturalismo non c’è utopia perché in se stesso è già un’utopia:
a. è utopico volere arrivare alla conoscenza totale della realtà; b. è utopico ancora più: la realtà non la conosciamo direttamente, ma attraverso la cosa sensitiva; quello che conosciamo sono le forme.
B. - CONSEGUENZE -----------------------------------------------------------
Non è facile, o magari lo sia, tirare fuori le conseguenze da tutta la riflessione anteriore che cì occupò tutto questo tempo. In questo momento possiamo domandarci: Che cosa è per me la cosa più importante nella pianificazione pastorale?
1. Necessità della riflessione ______________________
Considero come prima conseguenza logica ed importante la necessità di riflessione seria nella pianificazione pastorale. Non può avere azione pastorale senza riflessione, cioè, senza mettersi a lavorare con la mente, perché altrimenti non si può assumere umanamente la realtà.
a. La realtà
La riflessione è necessaria, in primo luogo, per conoscere la realtà da dentro, per scoprire le sue cause, ascoltare le sue grida più profonde, i suoi desideri più profondi di libertà e salvezza, e tracciare alcune piste di lavoro in sintonia con ciò. In breve, "nominare creatore" e "azione creativa" (transformatrice). È quello che c’insegna Paulo Frei nella sua Pedagogia dell’oppresso: "La liberazione alla quale non accederanno per caso, bensì per la prassi della sua ricerca; per la conoscenza e riconoscimento della necessità di lottare per essa", p. 40. Ed in un altro passo: "L’aspetto soggettivo se corporifica in un’unità dialettica con la dimensione obiettiva della propria idea, vale a dire, coi contenuti concreti della realtà sulla che esercita l’atto cognoscente. Soggettività ed obiettività si trovano in quell’unità dialettica della quale risulta una conoscenza solidale con l’agire e viceversa" ( Idem, p. 31).
b. I destinatari
È necessaria la riflessione, una riflessione sincera e seria, per evitare un’azione pastorale che potremmo chiamare di "pappagallo", (ripetitiva, un’azione pastorale che superi il continuo ripetere di ricette fatte, di risposte già preparate, uguali per situazioni differenti. Così si eviterà la massificazione dei destinatari, semplici oggetti di qualcosa anteriormente già conosciuta e fabbricata.
c. Gli agenti
La riflessione è necessaria in ordine a noi stessi, gli agenti del pastorale, affinché agiamo come persone umane e coscienti; esseri, che, anche nella pastorale, sentono, pensano, comprendono e prendono decisioni, compromettendosi con la realtà. E tutto questo per mescolarci col nostro mondo, con la realtà concreta e pagare di persona. Così c’eviteremo un pastorale di anonimato, inefficace e sterile, in beneficio di un’altra più positiva e creativa (transformatrice).
d. La decisione
È necessario la riflessione in pastorale per testimoniare, per essere testimoni di una liberazione visuta; testimoni dell’esperienza di Dio che salva della schiavitú; che salva all’oppresso. Credere è compromettersi, come qualcuno ha scritto (GONZALEZ Ruiz, nel suo libro “Credere è compromettersi”). E se manca una riflessione seria, allora è impossibile trovare strade di testimonianza autenticha. E senza testimonianza, non ci sarà azione pastorale transformatrice della realtà, azione evangelica, annuncio del Regno.
2. Necessità della pianificazione __________________________
La seconda conseguenza logica ed importante è la necessità di una pianificazione. Non si può portare a termine l’anteriormente esposto, se manca una coesione tra i vari elementi. Se manca un schema umano di operazioni coscienti messo in atto. La pianificazione è "la strada pratica per realizzare concretamente le mete pastorali", come c’insegna Puebla (n.1306).
La pianificazione che è un processo e non atti individuali, ed anche una metodologia di analisi della realtà. Ha una struttura fondamentale che ingloba e tiene in conto tutti gli elementi di un pastorale incarnata nella realtà. Ha inoltre una coesione interna in un quadro completo e dinamico di azioni, in ordine alla trasformazione della realtà: opzione fondamentale, obiettivo generale, criteri, obiettivi concreti, mette.
3. Non ci sono ricette fatte _____________________
La terza conseguenza è la convinzione che mi rimane, dopo questo lavoro di esposizione e riflessione, che non ci sono già ricette pastorali fatte per nessuna situazione concreta.
In una parola, la necessità di non stabilire niente, prima di trovarci con la realtà, coi destinatari, e con gli agenti. Questo deve portarci ad assumere un atteggiamento di ascolto costante (osservazione), contemplazione, dialogo, tanto per conoscere la realtà come per ascoltare le grida, comprendere le sue angosce e cercare comunitariamente risposte e strade, che ci portino a superare la situazione di oppressione e di morte che vogliamo trasformare.
4. Nessun piano pastorale è eterno _____________________________
La quarta conseguenza è la seguente: nessun piano pastorale è eterno né risolverà totalmente i problemi.
Il piano deve essere come una ruota. Credo che questo è uno dei punti più profondi ed importanti che si trovano nella riflessione su una pianificazione pastorale. In conseguenza, non bisogna rimanere mai soddisfatti con ciò che si è ottenuto in nessun momento o fase della realizzazione del piano; nemmeno quando si pensi che si arrivò al suo compimento o realizzazione completa. Bisogna ritornare alla realtà di nuovo per non falsificare le percezioni, come c’insegna anche lo strutturalismo. O, ricordando l’assioma tradizionale, "Ecclesia semper reformanda."
Arrivati a questo punto dovrebbe stare una riflessione teologica sulla cosa provvisoria. Credo che l’imagine/símbolo dell’Esodo coincide pienamente con questa necessità, l’arricchisce e gli dà, per così dirlo, un peso biblico.
5. Il pluralismo nel pastorale _______________________
La quinta conseguenza è la realtà del pluralismo. Il pluralismo deve esistere, o, meglio, bisogna riconoscere la sua esistenza, in tutta la sua complessità umana. Accettarlo, perché in realtà esiste, significa arricchirsi di valori umani ed aprirsi costantemente agli altri e possibilità e vie di azione differente. Bisogna tenere in conto il pluralismo tanto nel momento della pianificazione, come nella concretizzazione e realizzazione di tutte le sue tappe e nell’accettazione delle sue risposte. Riconoscere di facto la realtà cambiante, la presenza rinnovatrice dello Spirito nella Chiesa e nella società e la libertà negli altri agenti di pastorale e nei propri destinatari, sono, tutti questi, elementi essenziali del pluralismo.
Così l’azione pastorale sarà più ricca, ecumenica, aperta al dialogo, tollerante, ricettiva dei valori altrui e plena…Più Regno di Dio.
C. - CHE È UN PIANO PASTORALE ? ________________________________
1. Cos´`e? _________
Che è un piano pastorale diocesano? Non è una formula magica. Non è un’inflessione o un cambiamento qualitativo: Cf. NMI 20.
Ogni tempo e posto bisogna auscultare i segni dei tempi. Facendo discernimento a partire dalla legge naturale e della Parola , e affronti le sfide di questo tempo e della nostra società, con le mediazioni reclamate.
Il programma deve formulare orientazioni ordinate adeguate alle condizioni di ogni comunità. Dentro le coordinate universali, l’unico programma del Vangelo si introduce nella storia di ogni Chiesa locale e stabilisce indicazioni programmatiche concrete, obiettivi, metodi di lavoro, e la ricerca dei mezzi necessari affinché l’annuncio arrivi alle persone, NMI 29.
È dunque una programmazione concreta dell’azione pastorale, che ha in conto la realtà (segni dei tempi) e le sue esigenze, e introduce cambiamenti, non qualitativi, nella pastorale ordinaria, col fine di incarnare con maggiore impegno la fede nello spirito del tempo. Centra lo sguardo in alcune sfide considerate prioritarie, per superarle, mediante il fissazione di obiettivi a raggiungere e le sue corrispondenti linee di azione.
Quali sono i segni del nostro tempo?
Bisogna individualizzare i segni ed analizzarli. Senza volere essere esaustivi indichiamo alcuni che ci sembrano di ambito generale, lasciando che localmente si individualizzino altri.
- Nel campo civile, socioculturale, politico, artistico, locale, nazionale ed internazionale:
Cadendo i chiamati "dei" dalla modernità, l’uomo è rimasto libero di pregiudizi ideologici e di chiusure intellettuali che lo fanno più aperto ai valori perenni del Regno, più assetato in realtà e di bene; sorge contemporaneamente, una coscienza più matura della dignità della persona umana e dei diritti culturali dei paesi ed allo scambio culturale; sete di giustizia e di pace e di rispetto per l’integrità del creato; la solidariedad tra paesi e nazioni dell’universo; il cambiamento radicale nella comunicazione (internet).
In senso negativo, la globalizzazione come un processo essenzialmente economico, ignorando i suoi componenti culturali, sociali e religiose; il pernicioso reducionismo economico e tecnologico nei processi di sviluppo, ignorando la dimensione sociale degli stessa; la costante risorsa alla violenza per risolvere conflitti tra gruppi sociali, nazioni ed a livello mondiale.
- Nel campo religioso: dialogo tra le religioni, con le altre chiese sorelle, e dentro la propria chiesa e diocesi: Il risorgere di nuove opportunità per l’evangelizzazione, il dialogo interreligioso incipiente, i passi significativi nell’ecumenismo, le nuove prospettive teologiche nelle giovani chiese, la rinnovazione ecclesiale permanente, l’autonomia delle chiese locali, i nuovi ministeri, la maturità dei laici e la testimoniaza del martirio.
In senso negativo possiamo indicare il processo crescente di secolarizzazione col concetto postmoderno di "la seconda morte di Dio” che colpisce specialmente alle società di ovest (negazione della verità obiettiva), la libertà morale assoluta, l’affermazione del consenso come unica fonte di moralità e del diritto; la perdita dei valori socio-religiosi nelle società tradizionali davanti alla valanga della globalizzazione in corso; il crescente numero di nuovi movimenti religiosi; il crescente sincretismo religioso; e la reazione dei nuovi fondamentalismi.
2. L’obiettivo principale ____________________
I segni dei tempi devono essere evidenti a livello generale e livello locale per potere stabilire l’obiettivo principale del piano pastorale. Attraverso l’esperienza giornaliera ogni gruppo (comunità) parrocchia, diocesi, deve constare essi, con l’aiuto delle scienze sociali, della Sacra Scrittura, dell’insegnamento della Chiesa e della riflessione teologica. Li troviamo in realtà, nella comunicazione sociale e nelle nostre proprie attività. Davanti ad essi dobbiamo evitare di accettarli passivamente e con atteggiamenti non critici. La nuova evangelizzazione, che ci chiede insistentemente la Chiesa, esige nuovo ardore, nuovi metodi e nuove espressioni. In quell’orizzonte dobbiamo ubicare il piano pastorale, dal quale si potrà comprendere l’obiettivo generale che si va concretizzando negli obiettivi particolari.
È, dunque, che indicare chiaramente il piano pastorale, situandosi nell’orizzonte di tutta l’opera evangelizzatore della Chiesa, il quale deve avere un obiettivo generale ben definito e concretizzato simultaneamente con diversi obiettivi particolari.
3. Obiettivi particolari _________________
L’obiettivo principale andrà accompagnato da obiettivi particolari implicati ed esatti per quello. Sono obiettivi che costituiscono come mediazioni per il conseguimento dell’obiettivo generale. Si tenta di concretizzare sempre di più quello che si vuole ottenere, analizzando ognuno dei passi e fasi di tutto il processo.
a. Obiettivi lineari _______ _______
Perseguono raggiungere alcune mete senza le quali risulterebbe impossibile intraprendere l’evangelizzazione. Il nostro compito evangelizzatore attraverso ognuna delle sue attività, avanzerà con passo fermo e deciso, accompagnata contemporaneamente delle sue magrezze, resistenze e sentenze, dovuto allo spirito anti-evangelico ed al nostro proprio condizione human, perché portiamo un tesoro in bicchieri di fango ed anche noi siamo sommessi al peccato. Per quel motivo, i momenti di evoluzione e revisione ci porteranno alla conversione del cuore ed ad una rinnovata fedeltà al piano ed obiettivi proposti. Lo Spirito del seños ci dà la sicurezza della fedeltà e del trionfo ("Io starò con voi fino al fine dei tempi".
Come sarebbe possibile la nostra azione missionaria se non avessimo chiaro i contenuti del messaggio e le forze interne che ci mantengono fedeli al suo annuncio? Potremmo farlo senza la convinzione che l’opera non è nostra, e senza usare i mezzi che Egli c’indicò e senza una permanente conversione?
Dello stesso modo, sarebbe impossibile evangelizzare se non avessimo chiaro che è lo Spirito l’anima e la forza della comunità evangelizzatore, Egli è che riunisce e congrega, Egli è che fa che la Chiesa sia strumenti efficace di liberazione e salvazione degli uomini, ed Egli è che comanda e dirige missione. Pentecoste non è un fatto storico per ricordare, bensì un’azione costante di Dio nella storia.
Anche dobbiamo essere convinti che la missione evangelizzatore significa vivere uniti in Cristo e che attraverso la nostra azione vogliamo che gli altri la condivida, e che questo assolo è possibile nella Chiesa e per mezzo di lei.
Non possiamo dimenticare nei nostri obiettivi lineari l’azione misteriosa della Chiesa come sacramento universale di salvazione, attraverso la quale si vanno integrando i valori e la santità che possiamo trovare nelle altre culture e religioni, Nostra Aetate 2. L’obbligo di evangelizzarci accompagna e c’urge sempre, come discepoli di Gesù che ci ha chiamati per stare con Lui e noi inviare in missione ed essere le sue testimoni a Gerusalemme, nella Galilea ed in tutto il mondo. Questa urgenza ha ancora tutta la sua attualità.
b. Obiettivi trasversali _________________
Gli obiettivi traversali devono essere collocatili nell’ambito delle condizioni di possibilità di ogni evangelizzazione. Ma sono trasversali, perché vengono suposti e sono presenti in tutti ed in ognuno degli obiettivi lineari. La chiamata, l’invio di tutti, il compromesso di ognuno e di tutti i membri della comunità ecclesiale come comunità ministeriale, sono altrettante categorie che devono comprendere tutto il piano pastorale ed emergere significativamente nelle sue attività.
La formazione specifica di ognuno degli agenti di pastorale, secondo i ministeri che esercitino e la formazione permanente, non possono mancare mai nella concrezione del piano di pastorale. Devono stabilire programmi concreti in questi settori.
4. Linee di azione ______________
Le linee di azione hanno come finalità facilitare che tutto il piano si diriga e raggiunga la meta proposta in ognuno degli obiettivi particolari. Per ciò, i membri della comunità, della parrocchia, della diocesi, devono riflettere seriamente individualmente, in piccoli gruppi, in assemblee, soprattutto il piano pastorale per trovare e presentare proposte di linee di azione in ordine al compimento degli obiettivi di piano, tenendo in conto il suo adattamento alle diverse situazioni locali.
Tutto il paese di Dio, laici, religiosi, presbíteros e vescovo, devono partecipare all’elaborazione del piano pastorale. Nascerebbe male, se nascesse senza la partecipazione diretta da alcuni di questi settori Le azioni pastorali devono germogliare di un senso profondo della fede, di una reale auscultazione dei segni dei tempi e di una responsabile partecipazione di tutti e di ognuno dei membri della comunità ecclesiale. Così si arriverà a sottolineare le linee di azione che siano prioritarie per il compimento dell’obiettivo generale e degli obiettivi particolari del piano pastorale.
5. Gli errori che bisogna evitare _________________________
Faccio solo una chiamata di attenzione, affinché, nel momento di pianificare ed eseguire, siamo attenti e mettiamo cura nella qualità della nostra azione.
Appena arrivati ad una determinata nazione, diocesi, parrocchia o comunità il primo passo in falso che normalmente si dà è quello dell’ignoranza della realtà sociopolitico - economico-culture e religiosa delle persone alle quali siamo inviati, i destinatari della nostra azione evangelizzatore. Ignoranza dell’ambiente vitale e dei destinatari concreti, dell’uomo, della donna, dei bambini, della sua lingua, della sua cultura, della sua storia, delle sue allegrie e tristezze, delle sue necessità vitali e dei suoi desideri più profondi.
Il secondo passo in falso che dobbiamo evitare è quello di volere e fare tante volte tutto in poco tempo. Indubbiamente l’ottiene! Allora sorge lo scoraggiamento. Volere entrare nell’azione senza riflettere, imponendo ritmi e schemi di lavoro, programmi e dinamico prefabricadas…en volta di camminare insieme, allo stesso passo, al ritmo della gente e così trovare strade comuni, è un passo molto grave, del che sempre noi che pentiremo. Ricordiamo a Pablo Friggerò che ci ricorda "il fatto di usare una pedagogia che dovrebbe essere elaborata con lui, ed egli" non fermi.
Il terzo errore può essere la rottura della comunione tra gli agenti del pastorale. Rompere la comunione, significa distruggere qualunque progetto evangelico per la radice. Il confronto di idee e proposte differenti per la programmazione sono buone e perfino necessarie, ma mai fino al punto creare la divisione e finire con la comunione ecclesiale. È un errore grave ed un fallimento pastorale dei suoi protagonisti. Bisogna cercare sempre una risposta adeguata per qualunque situazione che si presenti. Bisogna tentare risposte al punto critico che abbiamo davanti ed affrontare perfino le situazioni conflittuali che possono rompere facilmente l’unità e la comunione.
Bisogna evitare l’errore dell’esagerato attivismo, con diminuzione del contatto umano più profondo coi destinatari dell’azione pastorale presa diretto, con la gente delle nostre comunità, coi laici, coi quali condividiamo compiti apostolici, con la quale partecipano ai corsi di formazione. Deve evitare di mettere in primo luogo la cosa tecnica e pratico per in cima della cosa umana.
Infine segnalo nella capacità e nella consegna di quello che potremmo dare e non diamo, nei talenti che riceviamo e non sviluppiamo tutta la sua potenzialità, la capacità di lavoro e quello che facciamo realmente. Possiamo dare sempre qualcosa più di quello che diamo, in quantità, ma, soprabito in qualità. Ricordiamo qui quello di "il bene bisogna farlo bene", del nostro Fondatore. In questo punto dobbiamo continuare a superare i falsi complessi di incapacità e di falsa umiltà, per non fermare e dare meno di quello che avremmo potuto dare in realtà, perché la messe è grande.
BIBLIOGRAFIA
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- Pablo IV, Evangelii Nuntiandi, L.Ed.Vaticana, 1975.
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