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Introduzione
Quella della motivazione é una delle nozioni centrali della psicologia della personalità, perché è di capitale importanza nel comportamento umano e nella scelta di vita delle persone. Nella società odierna si può constatare un aumento delle tensioni e dei conflitti di ordine psicologico e morale, e il conseguente pericolo di generare squilibri psichici e di disadattamento nelle persone. Le giovani generazioni, continuamente bombardate da mille e diversificate proposte, cercano di dare risposte agli innumerevoli stimoli che i mezzi di comunicazione insistentemente lanciano. Come missionari della Consolata, da parte nostra vogliamo formare uomini maturi, sereni, capaci di essere dei punti di riferimento per il mondo d’oggi. Per questo dal missionario, sacerdote o fratello, si esige una psiche ben equilibrata, sufficientemente integrata e sostenuta da motivazioni valide, in modo da poter offrire agli altri, con sicurezza e senza compromessi, quei valori religiosi e morali che spesso la società pone in discussione. La vocazione sacerdotale e religiosa, come tale, é un dono soprannaturale che non può essere oggetto di un esame psicologico, però, allo stesso tempo, si manifesta attraverso segnali, come la retta intenzione e le capacita del candidato che, pur essendo anch’essi doni di Dio, possono e debbono essere oggetto di ricerca umana. L’atto umano, di fatto, considerato nella sua dimensione soprannaturale, é una realtà che può essere osservata ed esaminata non nella sua totalità, ma nelle sue manifestazioni. Sono molti coloro che ai giorni nostri si allontanano dagli impegni vocazionali assunti. Alla radice di tali abbandoni possiamo scorgere una malattia di carattere motivazionale: lo sconforto é causato dall’indebolimento delle motivazioni che davano senso alla scelta fatta. La Chiesa, così come l’Istituto, si preoccupa per i candidati che si presentano alla sua porta e vuole che siano profondamente conosciuti, soprattutto riguardo le motivazioni. Oggi più che mai -nel tempo del “pensiero debole” causato dalle condizioni sociologiche e culturali e specialmente dalla fragilità psicologica delle ultime generazioni- é necessario che le motivazioni vocazionali dei candidati al sacerdozio ed alla vita religiosa siano studiate con attenzione e competenza. Il giudizio su una vocazione non può basarsi soltanto sul piacere o l’attrazione per il sacerdozio o la vita religiosa, ma sulle capacità reali del soggetto nell’accettare gli obblighi inerenti a tali stati di vita senza subire uno sconvolgimento nella propria vita. Già Plé, decine di anni fa, ma in maniera ancora attuale, richiamava l’attenzione su una dolorosa constatazione: un discernimento insufficiente delle vocazioni genera vittime, condannate non soltanto ad una vita difficile o drammatica, ma molte volte senza via di uscita per il soggetto che arriva al sacerdozio. Il soggetto che si rivela troppo tardi di essere psicologicamente incapace per il sacerdozio o la vita religiosa si trova davanti ad una vita intollerabile per sé e per il ministero; sarà anche un peso per la comunità che lo deve sopportare e molte volte una disperazione per i suoi superiori . Tali situazioni disastrose potrebbero essere evitate, per lo meno in parte, se si facesse un serio esame di tutte le componenti psicologiche della vocazione dei candidati, prima di entrare in seminario o nel noviziato. Pertanto, le motivazioni devono essere esaminate in modo serio e profondo. Che cosa sono le motivazioni? Quali sono quelle che procurano benessere, realizzazione e buoni frutti alle persone che hanno scelto la vocazione sacerdotale e religiosa? Quali motivazioni sono autentiche e quali invece non lo sono perché mascherano desideri e progetti elaborati in maniera incosciente? Vogliamo soffermarci su questo tema delle motivazioni, per offrire un chiarimento, per illuminare i candidati alla vita sacerdotale e religiosa e coloro che li devono accompagnare nel discernimento, cioè, i formatori o superiori che nella Chiesa e nell’Istituto esercitano tale funzione.
1. LE MOTIVAZIONI NEL FENOMENO UMANO E VOCAZIONALE
Dal punto di vista psicologico e comportamentale, le teorie sulle motivazioni sono molte e di natura diversa, al punto che lo studio di qualsiasi quadro conseguente ed evolutivo stanca. Ronco cerca di darci una sintesi dicendo che: “la specificità della motivazione si comprende bene se si considera la condotta come una relazione dell’organismo psico-fisico con il suo ambiente: tale organismo ha una propria struttura (fisiologica, psichica, sociale, esistenziale), che tende a conservare e sviluppare nel contatto con l’ambiente. Le esigenze di tale struttura, in quanto sentite e vissute dal soggetto, costituiscono la motivazione” . Pertanto, “per motivo, si intende ogni fattore interno che inizia, dirige e sostiene nel tempo la ricerca di soddisfazione di una esigenza dell’organismo e sensibilizza selettivamente verso gli oggetti collegati a tale soddisfazione” . Il termine motivazione “copre una serie di altre parole del linguaggio comune: intenzione, desiderio, fine, interesse, movente, scelta, preferenza… Tutti termini indicanti che il comportamento segue una direzione che gli è stata impressa prima che si manifestasse. La motivazione é ciò che é capace di «muovere» il soggetto. Indica l’insieme dei motivi e delle attese che spingono ad agire. (...) Motivazione é un termine cumulativo: ogni comportamento significativo é originato da una pluralità di motivi più o meno consci e centrali” . La motivazione considera anche i motivi emotivi e razionali che accompagnano la persona nell’atto di prendere una decisione e di conseguenza agire.
Motivazioni omeostatiche e antiomeostatiche
Gli psicologi che studiano il comportamento umano proposero molte e differenti teorie circa la motivazione, originate dalla propria concezione antropologica. Due sono quelle che risaltano di più: motivazioni omeostatiche e motivazioni anti-omeostatiche. Nelle teorie omeostatiche l’uomo é considerato come un sistema chiuso, interessato soltanto a conservare e stabilire il suo equilibrio interiore; é fondamentalmente passivo e pertanto reagisce agli stimoli che riceve dall’ambiente o da forze psicologiche impersonali. I motivi considerati primari sono quelli fisiologici, impulsivi, di difesa, che favoriscono la conservazione psicofisiologica dell’organismo. Tutti gli altri motivi che possono portare l’uomo alla ricerca d’informazioni, di contatto con gli altri, in cerca di valori, ecc., sono considerati motivi derivati, usati come mezzo per soddisfare le necessità primarie. In questo senso esiste la convinzione che l’unico meccanismo efficace che motiva realmente é costituito dall’eliminazione di uno stato organico deficitario . Secondo questa teoria gli uomini posseggono dalla nascita alcuni impulsi o istinti biologici basici che motivano gli individui a comportarsi in un certo modo. Secondo questa concezione il ruolo dell’educatore-formatore sarebbe di aiutare l’alunno in formazione a controllare e orientare tali impulsi. L’individuo é spinto ad apprendere comportamenti gratificanti e a ripeterli ogni qualvolta si trovi dinanzi alla stessa situazione di tensione. La legge del rinforzo garantisce l’apprendimento. In ultima analisi il comportamento é sempre, in qualunque modo si manifesti, legato ad una soddisfazione primaria che può essere controllata e orientata per mezzo di ricompense o gratifiche esterne, come premi, regali, promesse e giudizi positivi. La causa fondamentale del comportamento si trova al di fuori della persona e non dentro o come sostiene Freud, nell’inconscio dell’uomo che costituisce il tema forte della teoria della psicoanalisi. Le rappresentazioni restano inconsce, ma operanti nella persona. A partire da qui dobbiamo prendere coscienza che “un pensiero latente o inconscio non é necessariamente debole, e che la presenza di un siffatto pensiero nella psiche lascia adito a prove indirette delle più convincenti, la cui forza persuasiva é quasi pari a quella della prova diretta fornita dalla coscienza” . L’inconscio, secondo questa teoria, costituisce la base delle motivazioni, potendosi affermare che é la sede delle forze dinamiche che dirigono direttamente o indirettamente il comportamento e tentano di esprimersi e manifestarsi a livello cosciente. Per mezzo di queste teorie si percepisce uno sforzo per tornare al passato e trovare in esso le ragioni del comportamento presente. Nelle teorie ainti-omeostatiche l’uomo é considerato come “essere-nel-mondo”, radicalmente aperto, che si protende all’esterno ed effettivamente oltrepassa se stesso e raggiunge il mondo, un mondo cioè denso di altri esseri da incontrare e di significati da realizzare , un mondo che comprende anche l’area dei significati e dei valori che, in ultima analisi, costituiscono gli autentici motivi che muovono l’uomo nel suo agire . Le dinamiche fondamentali dell’uomo non sono soltanto quelle di natura istintiva, ma anche quelle prodotte dall’integrazione delle operazioni motorie, motivazionali, cognitive ed affettive. Nell’ambito della psicologia umanista si accentua il divenire della persona e si afferma che é sostenuto da forze interiori direzionate verso un obiettivo, definito come ideale di integrazione e unificazione della condotta in una struttura organica coerente. Secondo Allport , lo stato normale di un individuo non é la passività, ma l’attività che é automaticamente e funzionalmente indipendente dagli antecedenti fisiologici e impulsivi; gli atti delle persone sono portatori di motivazione propria, autonomi (Teoria dei “motivi mutabili”). Con queste teorie si cammina verso motivazioni superiori e trascendenti. Maslow introdusse il concetto di “crescita motivazionale” . Il comportamento motivato può avere come punto di riferimento una necessità. Ma esiste una gerarchia di necessità che va da quelle fisiologiche a quelle necessità dell’auto-affermazione; l’individuo sviluppa le proprie motivazioni seguendo una scala ascendente. Tutta la vita dell’individuo é un processo dinamico di crescita continua. La vocazione di ognuno all’autorealizzazione si fortifica con la fiducia nella potenzialità della natura umana e con una grande carica di ottimismo. La motivazione é determinante per la realizzazione del processo. Gli aspetti conoscitivi ed emozionali, inestricabilmente uniti tra sé, hanno un compito importante nel campo delle motivazioni (modo di strutturare e organizzare un’esperienza). Da questo punto di vista la motivazione é direttamente influenzata dalle convinzioni del soggetto per quanto riguarda il suo valore, le sue capacità ed attitudini, i suoi obiettivi, le aspettative di successo o insuccesso ed i sentimenti positivi e negativi (es. curiosità, ansietà) che derivano dal processo dell’autovalutazione. L’emozione sembra essere, secondo Perls, la forza fondamentale che dà energia a tutta la nostra azione . Viktor Frankl va più lontano e dice che la tensione non può essere evitata e, più ancora, che l’uomo ha bisogno di essa. L’uomo “può benissimo limitarsi a realizzare se stesso e le sue possibilità e non invece protendersi verso il compimento di significati e di valori: tutto è già in ordine, tutto è già a posto, per lo meno nella forma della propria possibilità di realizzare” . Ciononostante, continua Frankl, “noi sappiamo bene che la tensione tra l’essere e il significato é radicata in modo ineliminabile nell’essenza dell’uomo” . Questa tensione é chiamata da Frankl “volontà del significato”, che é la stessa volontà che egli sperimentò nei lager e quella che incarna sostanzialmente le condizioni esistenziali dell’uomo e la sua necessità spirituale elettiva. Tale volontà di significato spinge l ’individuo a cercare non l’equilibrio omeostatico, bensì il compimento del significato. Egli dà molta attenzione all’internazionalità del comportamento umano, secondo la quale l’individuo si orienta, avendo come riferimento la meta da raggiungere, privilegiando l’autotrascendenza come caratteristica peculiare. Secondo lui, la totalità dell’uomo non é soltanto psico-fisica ma anche spirituale e l’incosciente é una parte fondamentale di tale totalità. Comprendiamo che l’uomo é concepito come un essere libero e responsabile nella sua individualità, irripetibilità e multiformità: un compito aperto. L’uomo, come sistema aperto, si sente interiormente chiamato a cercare e vivere forme “superiori” di motivazione umana . Nell’uomo esiste sempre un confronto dialettico tra motivi “superiori” ed i cosiddetti motivi “inferiori”. Le motivazioni “superiori”, proprie del adulto, secondo le varie contingenze del tempo e del luogo, sono perturbate ed anche soggiogate dalle motivazioni del tipo “inferiore”, la cui dinamica sembra essere alimentata dagli stessi principi arcaici che regolano le motivazioni della infanzia. Tutto questo costituisce una solida base per comprendere come la psiche umana é naturalmente orientata secondo principi superiori che la invitano a trovare la sua piena realizzazione nel superamento di se stessa.
Motivazioni intrinseche ed estrinseche
L’essere umano é naturalmente inclinato a impegnarsi in comportamenti coscienti, motivati ed orientati da un fine. La motivazione sarà intrinseca quando tende soprattutto a favorire la crescita, lo sviluppo e il superamento dei livelli già raggiunti. Sarà estrinseca la motivazione che spinge la persona ad una azione sperando di ricevere dei premi, delle lodi, del denaro, vale a dire titoli di riconoscimento che hanno poco a che vedere con la natura della propria attività. Le motivazioni estrinseche del comportamento implicano, come appoggio funzionale, forme di controllo che altre persone esercitano sull’individuo. Questa caratteristica delle motivazioni estrinseche implica potenziali pericoli, dei quali dobbiamo essere coscienti perché possono reprimere tutti gli impulsi provenienti dalle motivazioni intrinseche, con la conseguenza che l’impegno venga ad essere considerato un mezzo per raggiungere altri fini. Le interpretazioni in termini motivazionali devono considerare le esperienze interiori fatte dagli individui sia di tipo conoscitivo che emozionale. Ogni comportamento parte da una motivazione: positiva se porta il soggetto alla piena affermazione di se stesso; negativa se si lascia trasportare passivamente da motivi incoscienti verso la sua disorganizzazione e distruzione.
Le motivazioni in azione
Certamente prenderemo coscienza della presenza attiva di una motivazione quando c’é un obiettivo da raggiungere. É importante sottolineare che la motivazione é un fenomeno dinamico che agisce come un impulso del comportamento umano. É uno stimolo, una forza che proviene tanto dall’ambiente esterno come dal mondo interiore, che spinge l’individuo in direzione di un obiettivo da raggiungere e che corrisponde alla soddisfazione di una necessità. Il fattore fondamentale della psicologia motivazionale non é l’organismo attivo in qualsiasi modo, ma il fatto che la sua attività é orientata verso un fine preciso. Orientazione di difesa: poche persone hanno la possibilità di integrare armoniosamente tutte le componenti biologiche, psichiche e spirituali della personalità per utilizzarle stabilmente in un autentico ed gioioso dono di sé e nella conquista di valori. Rimangono così i problemi non affrontati che si manifestano in modo mascherato, non permettendo l’armonioso sviluppo; di fatto, quello che non é integrato é fonte di divisioni interiori e provoca reazioni difensive. Nelle situazioni problematiche, di conflitto o frustranti, la persona risponde con una condotta reattiva, che lascia l’iniziativa alla situazione e si riduce all’applicazione automatica e ceca del comportamento precedentemente acquistato. Orientazione di crescita: nella teoria che gli umanisti chiamano pro-attiva, la persona é diretta, nei casi normali, da forze interiori che nascono dalla conoscenza, o per lo meno dall’intuizione di un bene futuro verso il quale si cammina. La persona, in questo caso, é governata da un “progetto” che generalmente dà inizio ad un’attività che é essa stessa la fonte degli atti. In ogni momento lo spirito umano é attivo e nello stesso tempo impegnato continuamente a giudicare, confrontare, comprendere, amare, desiderare, ed evitare. L’uomo é attivo per iniziativa interiore, con principi interiori che gli permettono di auto-determinarsi e auto-costruirsi. Possiamo così dire che la motivazione viene dalla sintesi dei fattori dinamici della personalità che guidano un’azione in direzione di una meta, percepita come un valore, che aiuta la persona a crescere in tutte le sue dimensioni, particolarmente in direzione di quelle che danno alla vita un significato “superiore”. L’uomo sente la necessità di dare un senso a tutta la sua esistenza e di unificare in una unica meta i vari fini ai quali tendono le condotte particolari.
Classificazione ed effetti della soddisfazione o non dei bisogni
I bisogni, secondo Goya , si dividono, a grandi linee, in fondamentali o basici, e superiori o di crescita: - bisogni fisiologici (la conservazione dell’io e della specie); - bisogni psicologici (di conoscenza, di una giusta stima di sé, di sicurezza...); - bisogni sociali (di soddisfacenti rapporti interpersonali, di appartenenza, di amicizia, di dominio...); - motivi superiori o di crescita (bisogno di auto-realizzazione, bisogno di un alto livello di aspirazione, bisogno di dare senso alla vita...).
Riguardo agli effetti positivi della soddisfazione dei bisogni, Maslow ne enumera diversi. Noi ne indichiamo sinteticamente alcuni: - sentimenti di sazietà fisica e come sottoprodotti: benessere, salute, energia, euforia; sentimenti di sicurezza, serenità, pace, protezione, autostima, fiducia in se stessi e nelle propria abilità; - sentimenti di amore e di appartenenza al gruppo, di essere accettati, di stare a proprio agio; - miglioramento della visione dei problemi e del mondo, diventando più aperto al vero, meno demolitore di sé e degli altri; - tolleranza delle differenze individuali fino al punto di interessarsi e approvare le stesse con maggiore sentimento di fratellanza, di rispetto e di amore per gli altri; moto verso una vita spirituale più alta, con speranza e interesse nel futuro; maggiore frequenza di estasi, di esperienze culminanti, di emozioni intense di esaltazione e di esperienze mistiche .
Circa gli effetti negativi dell’insoddisfazione dei bisogni possiamo osservare che l’essere umano é capace di resistere a lungo in situazioni più o meno avverse, nelle quali l’appagamento di una o parecchie necessità é negata o rinviata all’infinito. Ma quando questa situazione si prolunga egli non può abitualmente mantenere la sua normalità e si rifugia facilmente negli atteggiamenti nevrotici e compensatori, nei quali é provvisoriamente incapace di affrontare le proprie ansie e conflitti. Gli effetti si manifestano nei sintomi simili ai seguenti: inquietudine, malessere, tensione, irritabilità, uno stato di aggressività diffusa, specialmente quando non si avverte un oggetto preciso che ostacoli la gratificazione; diminuzione della qualità e regolarità nel rendimento e, come conseguenza, difficoltà di concentrazione. La reazione del soggetto, secondo il suo temperamento, potrà essere o di attivismo, come prodotto della tensione interiore nei soggetti più dinamici, o di depressione, di mancanza di volontà e di un certo desiderio di sfuggire da ogni cosa; e sensazione di fatica in entrambi i casi; aumento artificiale, ma urgente, di altre necessità; il soggetto potrà reagire abbassando il livello di aspirazione e cercando compensazioni negative e soddisfazioni immediate negli abusi alimentari, sessuali o affettivi, come fanno normalmente le persone incapaci di autocontrollo; le persone mature, invece, ricorrono a comportamenti costruttivi come hobbies, passeggiate, letture, rilassamento, incontro con se stesse nel silenzio. La risposta autentica, naturalmente, consiste soltanto nel prendere coscienza della propria situazione e nel ritornare alla gratificazione delle autentiche necessità umane e cristiane.
La motivazione nel cristiano e nel chiamato alla vocazione
La motivazione penetra tutte le dimensioni della vita dell‘uomo, incluso la trascendente o religiosa propriamente detta. Nell’ambito religioso l‘uomo ricerca il cammino della salvezza, un cammino per realizzare quello a cui é chiamato; fa un pellegrinaggio esistenziale nel quale si impegna con la convinzione che tale impresa lo aiuterà a raggiungere la meta finale della propria vita. La psiche umana é naturalmente orientata ai valori superiori che la invitano a cercare la sua realizzazione piena nel superamento di se stessa. Partendo da questo principio, il discorso sui valori spirituali e soprannaturali, sul fine ultimo dell‘uomo, sul significato della religiosità concepita come incontro con Dio, si sviluppa senza sosta. É così che lo studio della motivazione per la vocazione consacrata e sacerdotale affonda le sue radici nell’humus della psiche umana, nella quale Dio ha collocato il desiderio veemente di lanciarsi verso l’Eterno. Quando pensiamo alla personalità religiosa di un essere umano, pensiamo ad una vita “virtuosa” che, nel senso pieno della parola, può concretizzarsi soltanto su di un terreno psicologicamente sano e integro. Le «attitudini di base» positive (fiducia, autonomia, iniziativa, ecc.) costituiscono la base dello sviluppo delle «virtù naturali», della possibilità di relazioni interpersonali creative, della capacità farsi dono agli altri e pertanto a Dio. Queste disposizioni umane sono il terreno più propizio per la integrazione della religione da parte del soggetto . Possedere una personalità religiosa significa assumere sempre più un’attitudine cosciente in relazione a Dio, partecipare sempre più alla Sua vita, essere presenti in Lui per mezzo di tutte le cose ed oltre tutte le cose .
Dalle motivazioni psichiche alle motivazioni religiose. Fino a che punto un giovane, mettendo in pratica la decisione di abbracciare la vita religiosa, é veramente cosciente, libero e mosso da una virtù religiosa? Questo capita quando la persona passa dalla conversione di vita alla decisione vocazionale. Questo processo comincia con la conversione intellettuale, passa per la conversione morale e religiosa, riconoscendo in questa ultima il fondamento di una decisione di vita, nella motivazione trascendente . Condizione fondamentale é il passaggio dallo stato “psichico” allo stato veramente “spirituale”, poiché la vita religiosa e sacerdotale, nella quale ci impegniamo con la conversione religiosa o sacerdotale, non si limita al livello psicologico ma va a quello trascendente. Concludendo questa parte, possiamo dire che la motivazione occupa un posto di importanza inestimabile nella vita del giovane, poiché dà inizio alla decisione di seguire l’invito divino fino alla meta e canalizza e sostiene l’impegno in ogni momento.
2. LA QUALITÀ DELLE MOTIVAZIONI
Sebbene lo psicologo non possa né pretenda diagnosticare con le sue tecniche la presenza o assenza della chiamata divina, può, per lo meno, provare con gli strumenti a sua disposizione, la maggiore o minore libertà, la qualità e l’autenticità delle motivazioni sacerdotali (validità, insufficienza, mancanza di attitudine) e gli interessi del candidato, la conoscenza della sua idoneità, la sua maturità psicologica-affettiva-sociale, la presenza o meno di una gerarchia di valori, con predominio ben evidenziato dei valori religiosi e sociali e la possibile presenza di elementi patologici. Una diagnosi della personalità del soggetto può, in modo particolare, offrire agli stessi giovani gli elementi per capire se stessi e per scoprire in modo attivo quello che può costituire un ostacolo per la realizzazione della propria chiamata. I principali fattori che sono direttamente interessati al dinamismo delle motivazioni sono i bisogni ed i valori. I bisogni equivalgono a tendenze innate che costituiscono le radici della motivazione e sono comuni a tutti gli uomini. I valori sono rappresentati dagli ideali verso cui l’individuo intende camminare, sono realtà oggettive, indipendenti dal pensiero umano e si riferiscono tanto al comportamento attuale come alla meta finale dell’esistenza. Se accettati in modo attivo diventano valori soggettivi ed allora dirigono tanto il pensare quanto l’agire, dando all’individuo un poderoso dinamismo ed un’attrazione interiore capace di liberare, canalizzare ed integrare al suo servizio le potenti energie impulsive e passionali. Per essere fonte efficace di motivazione non é sufficiente che il valore sia vissuto nel piano conoscitivo o razionale, ma deve coinvolgere anche la parte affettiva. Soltanto così gli “oggetti-valore” (piano cognitivo) si trasformano in “beni-valore” che invadono la totalità della persona e la attraggono nella direzione della conquista dell’ideale, sentito come un bene personale (piano affettivo). I valori vocazionali (che sono trascendenti), accettati e fatti propri dall’individuo, danno una dimensione particolare alla visione di tutta la realtà, costituiscono una spinta a superare le tendenze egocentriche, mettono l’uomo a confronto con l’al-di-là e si traducono in una disposizione sempre più matura per compiere la scelta definitiva. In questa scelta definitiva, il candidato trova nella realizzazione dei valori propri della vocazione religiosa il suo completamento e la sua realizzazione. In questo senso possiamo concludere che l’autorealizzazione in Cristo non viene ricercata né per culto della personalità (che potrebbe implicare un egoismo), né per la autosoddisfazione dei propri bisogni. L’autorealizzazione é un effetto, una conseguenza dell’autotrascendenza, del compimento di un significato,della realizzazione dei valori che oltrepassano l’Io egocentrico e seguono gli inviti dell’Io egotrascendente . Il Dio che chiama per amore rende l ’uomo libero per rispondere e trascendersi. L’uomo che accoglie l’invito e risponde, esercita la sua libertà di esprimere il suo amore per Dio, autorealizzandosi nella autotrascendenza. Punto massimo della realizzazione di questa libertà umana é innamorarsi di Dio, quando é capace di autotrascendenza, ricevuta come un dono del proprio Dio e come rinuncia a tutto quanto si pone al di sotto di quel livello (elementi che possono attrarre e distrarre). Come abbiamo visto sopra, esistono fondamentalmente tre gruppi di motivazioni: biologiche, sociali e di valore. La scelta religiosa si poggia su motivazioni di valore perché esiste in tutti gli esseri una profonda necessità di trascendenza. Il dono di Dio presuppone, anzitutto, che sia accolto nella fede che é la prima motivazione e che crea le fondamenta dell’adesione dell’uomo all’iniziativa di Dio, capace di trasformare tutta la vita. Esaminare le motivazioni é il primo criterio per vagliare una vocazione. Negli ultimi decenni si è passati da una fase psicodiagnostica che cercava di trovare le indicazioni positive e contro-indicazioni relative alla personalità dei candidati (attitudini, interessi, equilibrio psichico, ecc.), ad una fase psico-dinamica e sociale, nella quale gli psicologi si interrogano in modo più profondo sui motivi e sulle condizioni che permettono di affrontare meglio le dimensioni e le esigenze di una vocazione.
3. IL DISCERNIMENTO DELLE MOTIVAZIONI
Sappiamo che le motivazioni raramente sono semplici. Ogni comportamento significativo é originato da una pluralità di motivi più o meno coscienti e centrali. Le motivazioni coscienti possono coprire tendenze nascoste, recondite e sconosciute. Le motivazioni naturali si mescolano inevitabilmente nelle motivazioni di fede. Nonostante ciò, quello che importa é che le motivazioni dominanti siano soprannaturali. Quanto più predominante è il ruolo delle motivazioni soprannaturali, più la persona si sentirà sicura della chiamata di Dio . L’obiettivo del discernimento é chiarire e scoprire se sussiste la motivazione fondamentale o il valore dominante di una vocazione, che é la persona di Cristo. Quando dominano le motivazioni incoscienti, la persona può andare all’incontro a delle difficoltà molto serie. In questo senso dobbiamo considerare con attenzione quanto dice Rulla: “non si possono accettare i valori quali proclamati dagli individui al momento dell’entrata nella vita religiosa; bisogna anche considerare la motivazione subconscia” , perché una vita spesa per gli altri può essere sostenuta da uno spirito di donazione di sé, ma anche dal bisogno di ritrovare se stessi; il dono di sé può scaturire da un amore maturo e oblativo, oppure dall’incapacità di vivere un amore veramente umano; la disposizione di sacrificarsi per gli altri può essere espressione del più grande amore, ma può anche scaturire da un atteggiamento masochistico. Nel discernimento, dobbiamo considerare seriamente certi segnali o criteri che possono mettere a fuoco l’autenticità di una risposta vocazionale e che confermano la sua presenza: l’esistenza di una vera libertà da parte del giovane, in modo che non vada avanti spinto da una pressione esterna (primo passo da fare). Soltanto in un secondo tempo passeremo all’esame della libertà interiore (cioè, l’autenticità psicologica delle sue motivazioni), e delle motivazioni reali della sua vocazione, la retta intenzione e l’idoneità. Bisogna vedere se la motivazione si presenta come un’energia interna che spinge la persona avanti o se é semplicemente una forza che proviene dall’ambiente. Essenziale è verificare se è avvenuto o se sta accadendo un incontro personale della persona con Cristo, esperienza fondamentale di ogni vocazione, e se esiste un’attrazione interiore, il desiderio di seguire Cristo in modo assoluto. Diversi altri segnali possono manifestare l’autenticità delle motivazioni che sono le fondamenta dell’esperienza fatta dal candidato di essere stato raggiunto da Cristo: l’amore a Gesù, la sua relazione con il Padre, la sua vicinanza con i poveri, la prontezza nel camminare per le sue vie: povertà, distacco, gioia, amore, sacrificio e disponibilità; l’identificazione con la sua opera evangelizzatrice, ecc. Si deve pure verificare l’esperienza ecclesiale dei candidati per accertarsi della dimensione comunitaria della loro vocazione e se hanno un’apertura al mistero e alla mediazione della Chiesa come continuatrice della vita e missione di Gesù. É anche importante verificare nei candidati ciò che pensano rispetto all’uomo, al mondo e ai suoi problemi e in che misura si sentono solidali nella costruzione di una nuova umanità. É necessario trascendere gli atti ed i risultati immediati e saper cogliere l’atteggiamento di fondo, l’essenziale nella struttura della personalità, la capacità di superare il livello sensibile della soddisfazione immediata per convergere le potenzialità dell’essere sui valori spirituali e religiosi e la direzione predominante delle aspirazioni del soggetto che possono oscillare tra i due poli: dall’egocentrismo alla tensione e disponibilità totale a Dio, nella donazione disinteressata agli altri; dall’ansietà, ostinazione, attivismo, all’abbandono in Dio ed alla sua volontà nell’attività creativa e feconda; dall’attaccamento a ciò che è materiale, sensibile, strettamente legale, immediato successo, alla spiritualità, al distacco affettivo, all’amore oblativo; dall’evasione del reale e dal vago spiritismo, all’impegno effettivo, realistico e sereno nelle responsabilità di ogni giorno, radicato in una vita di intensa orazione .
Motivazioni autentiche
Abbiamo motivazioni autentiche quando i valori motivazionali sono visti, percepiti e riconosciuti dal soggetto che li accetta ed agisce in conseguenza, dimostrando la maturità delle sue strutture psichiche. In termini psicologici, chiamiamo tali motivazioni autentiche poiché appaiono per quello che sono. Non tutte le motivazioni autentiche sono valide per una vocazione sacerdotale e religiosa. I motivi che devono stare alla base di una vera vocazione sono i motivi psicologicamente autentici di contenuto soprannaturale, fondati sulla coscienza di una chiamata divina e sul desiderio di dedicarsi all’amore e al servizio esclusivo di Dio e del prossimo. Si vede che, generalmente, esiste una relazione positiva tra le motivazioni coscienti, autentiche, proattive e la crescita nella opzione e nell’efficacia della vita consacrata e sacerdotale. Queste sono le motivazioni adeguate alla vita religiosa e sacerdotale. La persona mossa dalle motivazioni adeguate é cosciente della propria donazione ed é capace di amare l’altro realisticamente, così come é. Esistono motivazioni autentiche, ma insufficienti per la vita sacerdotale e religiosa. Sono quelle che mettono in prima linea i vantaggi personali del candidato. Non sono motivi cattivi in se stessi. Ma non si può fare del sacerdozio o della vita religiosa un mezzo di promozione personale: chi agisce così inverte l’ordine giusto, collocando il Signore a suo servizio. Queste motivazioni si incontrano particolarmente nei soggetti che si lamentano della vita religiosa o del seminario, accusandoli di povertà di idee, di formazione poco efficiente, di poca unione fraterna; cercano appoggio sentimentale, desiderano coltivare le proprie abitudini ed un certo “standing” intellettuale, ecc. Si percepisce facilmente la presenza dominante di motivazioni insufficienti di tipo egocentrico nei soggetti che abbandonano la vita religiosa. Tra questi emerge la necessità di affetto, di sicurezza, di sentirsi valorizzati, di affermazione personale. Predomina l’“Io bambino”, dove si manifesta la supremazia dell’emozionale e dell’egocentrismo. Esistono motivazioni vocazionali non suscettibili di adeguata maturazione, che si trovano in soggetti caratteriali, bisognosi di compensare deficienze di varia natura e che possono essere segnalate come controindicazioni per la vita sacerdotale e religiosa. Infine esistono motivazioni inadeguate, che sono invalide perché mascherano altre ragioni delle quali, probabilmente, non si è coscienti. Si tratta di motivi religiosi e, in quanto tali, validi. Essi hanno un solo difetto: sono invocati per motivi sbagliati perché non corrispondono al fine per il quale sono menzionati, come nel caso di chi si consacra al Signore o si fa sacerdote come sacrificio espiatorio per ottenere la conversione di un genitore. Alcuni segnali che aiutano ad individuare la presenza attiva di motivazioni autentiche sono: personalità sana, coscienza vocazionale, idoneità, carità, alterità, orientazione verso i valori, capacità di accettarsi e di realizzare se stessi, coscienza di potere auto-determinarsi, presenza di una buona consistenza tra l’Io Ideale ed i valori della vita religiosa e sacerdotale, virtù dell’umiltà, attitudine proattiva di fronte alla vita, possibilità di vivere con serenità e pienezza umana la propria scelta con forme e ritmi diversi, capacità di stabilire relazioni stabili e serene, gratitudine. Gli effetti che risaltano dalla presenza di tali motivazioni nella persona del chiamato sono: equilibrio ed integrazione di interessi; convenienze e valori; autenticità e veracità dei motivi; trasparenza ed auto-conoscenza del soggetto; area di libertà nella decisione del soggetto.
Motivazioni non autentiche
Abbiamo delle motivazioni non autentiche quando i valori percepiti dal soggetto non sono quelli che dovrebbero veramente spingere all’azione, ma sono semplicemente dei sostitutivi (pertanto non autentici); sono maschere di altri veri motivi che l’individuo, per un processo di rimozione inconscia, non riconosce. Sembra essere animato da altri motivi, ma in realtà sono solo frutto di meccanismi di difesa messi in pratica. Il soggetto non ha coscienza che la sua inclinazione e la sua scelta non sono frutto del valore che egli coglie a livello cosciente, ma scaturiscono dal bisogno di risolvere un conflitto o di superare una frustrazione da lui previamente rimossi nell’inconscio. Normalmente si vede un ristagno della crescita, quando alla base della scelta esistono motivazioni incoscienti, non autentiche e reattive. Quando esiste questo tipo di struttura di motivazioni, basate sulla propria difesa, sorgono incongruenze e pertanto una mancanza di autenticità. L’incongruenza esiste quando c’è dissonanza tra i valori, le attitudini vocazionali e le necessità personali. Le motivazioni immature molte volte intercettano la risposta autentica nel cammino vocazionale, facendole diventare non autentiche a ragione del ristagno dello sviluppo affettivo che riconduce il soggetto al comportamento infantile. Sono generalmente delle motivazioni egocentriche, legate a rivendicazioni di affetto o alla necessità incosciente di possedere o dominare l’altro. La realtà non é vista nel suo valore intrinseco, ma come fonte di compensazione delle proprie frustrazioni e dei problemi affettivi incoscienti, non risolti. Le persone che ricercano l’ideale della vita religiosa e sacerdotale, mosse da motivazioni incoscienti, generalmente cercano: affetto e potere; rivendicazioni, gratificazioni, identificazione che danno sicurezza; opzioni inconsciamente camuffate per ragioni socialmente accettabili per soddisfare gli istinti; ricerca di sicurezza, necessità di essere sostenuto e valorizzato; necessità di dipendenza, aggressività; paura della sessualità; ricerca di compensazioni e di vantaggi materiali; ricerca di salvezza; idealizzazione e dipendenza della madre, ecc... Le persone mosse da motivazioni non autentiche presentano generalmente queste caratteristiche: rimandano continuamente la soluzione dei problemi, non trovando un modo stabile di risolvere i conflitti che si presentano nella vita normale di ogni persona; la difficoltà di prendere decisioni in modo sereno, manifestando perplessità davanti ad una opzione di vita che da molto tempo si preparava per farla; interessi e pretensioni di gratificazione emotiva; paura della solitudine, della diversità e dei propri e altrui limiti; basso livello di autostima che sarebbe attribuito agli impulsi incoscienti o a pressioni dell’ambiente educativo; ricerca dell’auto-realizzazione come un elemento prioritario per il soggetto; esaltazione del polo soggettivo trascurando il polo oggettivo. Altre caratteristiche sono: la divisione interna, il senso di colpa, la paura, la rigidità e la critica.
Autenticità psicologica di una motivazione per la vita sacerdotale e religiosa
C’è autenticità quando c’è congruenza fra la motivazione coscientemente professata, vissuta, e i compiti, i fini obiettivi della vita consacrata e/o sacerdotale (tra tanti altri: la dedizione, l’amore, l’adorazione, il servizio…). In questo senso, vocazionalmente autentica é la motivazione che tende al fine proprio della vita consacrata e sacerdotale e non ai fini di “tamponamento psicologico”. Detta autenticità suppone che il fondamento della vocazione sia l’amore totale ed il servizio esclusivo a Dio, e di conseguenza, l’amore al prossimo in Dio. Questa é l’essenza di una motivazione vocazionale autentica: la volontà profonda, anche se in modo sempre imperfetto, di appartenere totalmente a Dio. Il criterio di fondo per verificare l’autenticità vocazionale é il grado di libertà di scelta del candidato, l’equilibrio psicologico e quindi la qualità delle sue motivazioni. Cerchiamo di individuare i criteri generali che dimostrano e aiutano a discernere, nel modo più obiettivo possibile, l’autenticità delle motivazioni alla vita sacerdotale e religiosa. Sono i seguenti: la motivazione essenziale é la persona di Cristo come motivo primordiale; possedere retta intenzione; essere idoneo; avere una struttura della personalità religiosa; essere capace di fare esperienze religiose autentiche; possedere le condizioni psicologiche di base ottimali per la religiosità autentica; avere una personalità sana e integrata e che funzioni bene; godere di libertà psicologica, avendo coscienza delle proprie motivazioni, approvandole, e integrandole nel proprio sistema di valori; arrivare ad una piena maturità umana nella quale la fede e la consacrazione devono procedere all’unisono; possedere le attitudini di base positive: fiducia, autonomia, iniziativa, relazioni interpersonali creative, capacità di donarsi agli altri e pertanto a Dio; saper passare dalla conversione di vita alla decisione vocazionale, cioè da motivazioni psichiche a quelle motivazionali; avere la capacità di fare una scelta per un impegno definitivo della propria vita tramite la maturazione personale e gli influssi dell’ambiente socio-culturale; avere un giudizio riflessivo che fa agire in modo auto-determinato, essere capace di dimostrare affettività, vivere in comunità; avere motivazioni adeguate, ecc.
Controindicazioni a livello motivazionale alla vita religiosa e sacerdotale
Come vedemmo sopra, sono le motivazioni insufficienti che implicano motivi di ricerca di vantaggi personali -sia di ordine materiale che di ordine più elevata, di sviluppo della personalità e delle proprie qualità, o di rifugio e fuga dinnanzi alle difficoltà della vita, ecc.- e le motivazioni inadeguate che derivano da motivi religiosi e, come tali, validi, ma distorti perché non rispondono al fine per il quale furono assunti.
4. MODIFICABILITÀ DELLE MOTIVAZIONI VOCAZIONALI
Le motivazioni di una vocazione hanno la capacità di modificarsi ed evolversi: il giovane adulto si impegna con obiettività facendo una sintesi tra le sue attrazioni e i suoi desideri, la sua riflessione e la sua volontà.
Crescita delle motivazioni
La visione psico-analista crede poco nelle capacità di prendere in mano la propria vita e di darle un nuovo orientamento, poiché nella pratica pensa che l’inconscio prende le redini di comando sulla persona. La linea umanista risponde al problema della crescita di modo diverso: per mezzo della teoria dell’autonomia funzionale dei motivi, le motivazioni possono svilupparsi e crescere, e portare la persona a godere dei beni superiori, a sentire nuovi gusti di vivere, a rispondere positivamente ad un invito a trascendersi e ad autotrascendersi.
Crescita nelle persone motivate in modo proattivo
Concentriamo la nostra attenzione sulla personalità normale che si costruisce e che sviluppa la propria vocazione, realizzando valori, con la finalità di aiutare i giovani a maturare il dono divino in armonia con le esigenze umane personali. La vita religiosa e sacerdotale, per la sua intrinseca esigenza di radicalità, richiede persone sufficientemente mature o per lo meno non eccessivamente perturbate nel loro equilibrio psico-fisico. Il giovane che entra in una congregazione religiosa, sebbene possegga già una certa maturità umana ed un certo sviluppo religioso deve realmente “cambiare” vita, ciò che in termini psicologici significa acquisire una nuova identità, cioè, quella del religioso francescano, carmelitano, della Consolata, ecc., senza, d’altra parte, perdere le proprie qualità personali . Deve essere capace, cioè, di amare autenticamente, con gioia. Stickler, dopo aver affermato che nel caso di motivazioni incoscienti inaccessibili non si può arrivare ad una “rettifica”, disse che dove le disposizioni di fondo sono positive, il soggetto potrà facilmente raggiungere una riorganizzazione delle proprie potenzialità psichiche e dare loro, nella graduale integrazione dei valori, una direzione specificamente religiosa . La motivazione deve essere considerata come una attitudine interiore che accompagna le vicissitudini del processo dinamico di maturazione della personalità: l’attitudine egocentrica (prima adolescenza), la scelta di un modello (seconda adolescenza), e la disposizione oblativa (tipica della giovinezza). La persona matura é caratterizzata dai criteri che possiamo definire come criteri di maturità: conoscenza ed accettazione di sé, predominio del principio della realtà e dei valori; capacità di analisi della realtà, realismo e flessibilità; capacità di amore come dono e partecipazione; capacità di tollerare i conflitti, le frustrazioni e le ambiguità delle situazioni; capacità di adattamento a situazioni nuove; capacità di auto-controllo; capacità di accettazione del passato; capacità di dare e ricevere; capacità di accettazione del senso di colpevolezza; capacità di aspettare; potere di sublimazione; presa di coscienza e capacità di avere una visione di insieme della vita. Il cristiano maturo evidenzia il senso della gradualità, della capacità di misericordia, il senso della cattolicità. La maturità é graduale, ma non sempre segue un ritmo ascendente e possono insorgere momenti di lentezza, fermate brusche e regressioni. Che cammino seguire per raggiungere la maturità? Ecco alcune piste: prima di tutto, tenere presente il primato della sintesi sull’analisi, dell’oggettivo sul soggettivo; poi, l’importanza dell’evoluzione creativa, come: crescere e rinnovarsi continuamente, e ricordarsi del primato delle motivazioni sullo sforzo. Oltre questo, é necessario imparare a scegliere tra due diversi valori quello superiore, cioè, il migliore; mai avere paura dei conflitti, ma cercare di far espandere le forze positive; rinforzare, con il successo, ascendenze buone; indurre volontariamente sentimenti buoni. É necessario sentirsi bene con se stessi, stare bene con gli altri e dar significato e valore ai propri affetti ed amare in modo veritiero e autentico. Nella dinamica della crescita vocazionale devono predominare le motivazioni coscienti e proattive. Accanto alla motivazione centrale, autentica, esistono altre motivazioni più o meno incoscienti. L’importante è che le motivazioni incoscienti accompagnino in tutto le coscienti nell’intenzionalità profonda; nella consistenza della decisione, nel livello della libertà, nella rettitudine dei desideri, nella capacità della speranza, nei segnali della autenticità, nella capacità di speranza, nei segnali di autenticità, nella capacità di superare crisi e conflitti, nella libera disponibilità di abbandono al Signore nel servizio agli altri.
Crescita nelle persone motivate in modo reattivo
Le persone motivate in modo reattivo sono per lo più immature nel campo affettivo ed esagerano nell’uso di meccanismi di difesa per mantenere il proprio equilibrio psichico.Tali forme di immaturità non rappresentano in se stesse un ostacolo per la vita religiosa, però potrebbero diventare tali. Nei casi più gravi, come la insaziabilità degli istinti, la depressione neurotica, la psicosi maniaco-depressiva, la schizofrenia, la mania di persecuzione, il complesso di inferiorità e di colpa, la mania di collezionare, l’ansia neurotica, l’isterismo, la psicopatia, potrebbero costituire per se stesse delle contro-indicazioni per l’accettazione allo stato ecclesiastico e religioso. Sotto l’azione reattiva della persona, la motivazione, anche se nascosta, in quanto inaccessibile all’introspezione, non é inattiva e può essere rilevata soltanto per deduzione. Questo esige generalmente apprezzabili applicazioni e tecniche appropriate perché possa venire a galla, con piena accettazione nella sfera della coscienza; e allora la motivazione può essere controllata dalla libertà. Nelle persone neurotiche non esiste la possibilità della presenza di motivazioni valide per la vita religiosa e sacerdotale. Si attribuiscono qualità che soltanto posseggono in potenza e non in atto; usano la religione per soddisfare e placare le necessità incoscienti e non quelle religiose.
Momenti di crisi e periodi di prove
La presenza contemporanea di motivazioni soprannaturali e naturali (coscienti e incoscienti) segnano l’intero cammino vocazionale facendolo diventare inevitabilmente complesso e ambivalente. La teoria umanista-esistenziale della persona umana ci presenta l’uomo come un essere vulnerabile, ma anche perfettibile per mezzo di esperienze e dell’apprendistato. Ci sia quindi un’adesione libera e responsabile ed una purificazione progressiva delle motivazioni vocazionali ed una attenzione speciale per la dinamica della decisione. Qualunque siano state le motivazioni all’inizio del cammino vocazionale, occorre raggiungere la motivazione essenziale della chiamata di Gesù Cristo a una vita di intimità con Lui, per condividere le sue preoccupazioni e la sua opera di salvezza. In questo modo la persona diventa matura psicologicamente, possedendo una motivazione valida. Per chi porta con sé conflitti incoscienti, l’esperienza provoca normalmente reazioni difensive di tipo differente, aggravando la situazione e bloccando ogni tipo di processo di soluzione. Dinanzi ad un individuo psicologicamente fragile con un livello vocazionale inconsistente, é necessario, anzitutto, chiarire la situazione e curare gli eventuali malesseri psichici, in modo che si possa evitare che le componenti in conflitto diventino dominanti nella dinamica della personalità. I periodi di prova proposti alle persone in difficoltà vocazionale, specialmente nel campo delle motivazioni, hanno come obiettivo quello di far entrare la persona in contatto con se stessa, affinché si ascolti nel profondo e dia risposte alle sue aspettative più intime e profonde. Per questi periodi si può provvedere ad un adeguato trattamento terapeutico integrato ad una chiara presa di coscienza a livello vocazionale. Se non si prendono misure prima e durante il periodo di prova, l’esperienza corre il rischio di produrre effetti negativi e distruttivi. Le esperienze nelle persone aperte ai valori e proattive verso il futuro ed il bene, aiutano a progredire e a realizzare il fine della vita religiosa e sacerdotale. Se la persona ha raggiunto un buon livello di maturità ed é animata da motivazioni consistenti, l’esperienza le consolida ancora di più e favorisce un ulteriore processo di maturazione umana e vocazionale. Un segnale che potrebbe indicare qualcosa di ambiguo nella decisione fondamentale é l’apparire improvviso di una resistenza, quasi insuperabile, quando la persona deve affrontare il suo dovere specifico. In questi casi non aiuta il ricorso alla forza, poiché l’avversione sarebbe maggiore. La migliore cosa é cercare quello che realmente si vuole nel profondo della propria esistenza: essere capace, forse per la prima volta nella vita, di arrivare all’autenticità, di distruggere ciò che è bugia nella propria vita, di diventare un uomo sincero non soltanto a livello di coscienza, ma anche nell’ambito inconscio della vita .
Terapia
La vocazione alla vita religiosa e sacerdotale é una chiamata alla pienezza, cioè, alla perfezione. Essere come Cristo vuol dire essere perfettamente umani. Di fatto, nell’incarnazione egli assunse l’umanità in tutta la sua integrità, mostrandoci ciò che significa essere uomo. Nell’esperienza quotidiana é frequente incontrare in chi si impegna nella ricerca della perfezione, segnali di debolezza nella motivazione, sfiducia, qualche pentimento per la vocazione scelta; pertanto é fondamentale aiutare i giovani a scoprire il vero motivo delle loro inclinazioni. La religione non risolve tutti i problemi che appaiono. La religione e la psicologia si aiutano a vicenda in alcune attitudini di base: non esiste terapia che prescinda dell’amore. In questo modo i concetti di terapia e di redenzione si fondono tra loro realmente. La cura segue il binario dell’amore che redime, sia quello umano che divino. Chi sceglie la vita ecclesiastica sulla base di motivazioni poco chiare o incoscienti vive in continuo conflitto anche senza averne piena coscienza. Egli presenta la seguente sintomatologia: vive in un abituale stato di confusione e di insoddisfazione, interrotto da sporadici momenti di euforia; quando entra in contatto con i valori, ai quali dovrebbe aver rinunciato, rimane facilmente turbato; é sempre indeciso dinanzi agli impegni assunti e non prende una cosciente e libera posizione personale davanti alle sfide morali che si presentano nei vari momenti della sua formazione; coltiva internamente un’attitudine di forte aggressività, che è il risultato della tensione interna, nata dallo stato di continua frustrazione delle tendenze naturali; ripiegato su se stesso, diventa insensibile ai problemi degli altri; insicuro di sé, vive preoccupato e con paura rispetto al suo futuro; rigido nella sua struttura psichica, non riesce ad adattarsi alle nuove situazioni. Per diagnosticare la presenza di dinamiche incoscienti, in certi casi, é necessario ricorrere ai tests di personalità, specialmente i proiettivi che, applicati nei differenti momenti della formazione, mettono in evidenza il suo sviluppo e la sua direzione. Fatta la diagnosi, é necessario ricorrere alla terapia. In questo campo, l’educatore, se preparato e sensibile ai problemi umani, può aiutare il giovane a prendere coscienza della dinamica interiore, chiarire e risolvere il conflitto. In casi particolari, sarà invece necessario ricorrere allo specialista. Dal punto di vista diagnostico, quando si vuole analizzare l’autenticità psicologica di una vocazione, si valuta anzitutto il grado di realismo, di integrazione e di apertura verso gli altri. Lo scopo della psicologia é di aiutare l’individuo a sentire la vita con maggiore intensità e a diventare più consapevole del mondo con cui egli è unito, agli altri e al mondo che lo circonda, rendendo più fattibile una maggiore varietà di scelte e una cresciuta comprensione dei vantaggi che ogni scelta comporta. Così, se l’individuo lo vuole, potrà permettersi di vivere con un maggior senso della realtà, con una maggiore creatività e libertà. La persona scelta per la terapia dovrà essere uno psicologo che abbia un concetto della persona umana come soggetto capace di libertà, di proattività, aperta ai valori spirituali, con inclinazione al trascendente, che creda nei valori superiori, che concepisce l’uomo come una totalità nella quale esistono dimensioni coscienti ed incoscienti e che le prime possono penetrare nelle seconde e modificarle, eccetto il caso di una malattia mentale. Il rispetto per i valori spirituali é richiesto come esigenza non solo per una preoccupazione religiosa, ma anche per le esigenze intrinseche della propria terapia: i motivi religiosi possono essere le energie più potenti per un credente. Un buon terapeuta aiuterà il paziente ad acquisire una maggior comprensione di se stesso ed un miglior discernimento delle persone e degli avvenimenti che entrano a fare parte della sua vita. Egli aiuterà a rilevare alcune scelte di fondo e possibili linee di comportamento. Aiuterà anche il paziente a discernere alcune conseguenze delle varie alternative, ma lascerà, alla fine, che il paziente prenda la sua decisione personale con responsabilità. Così la terapia potrà essere un valido aiuto per i membri delle comunità religiose e/o sacerdotali per riaffermare la loro vocazione, se e quando è autentica. Un serio discernimento, ed una maggiore elasticità di azione, fortifica nella persona l’impegno verso la sua reale vocazione, e diventa così più piena la risposta a Dio. L’aiuto psicologico non libera il soggetto dalle difficoltà e dai conflitti, ma lo porta ad affrontarli più coraggiosamente e ad assumersi la fatica della lotta e della responsabilità personale nel superamento del rifiuto dei conflitti e della evasione dalla realtà, nella scoperta di un significato positivo di crescita, rinunciando a se stesso.
5. ALCUNI APPUNTI FINALI
Terapia preventiva
La terapia preventiva nel campo motivazionale ha come scopo soprattutto quello di iniziare il processo di percezione e di organizzazione delle motivazioni con l’obiettivo di crescere nel benessere e nell’efficacia vocazionale. La sua funzione preventiva é di scoprire, dal momento dell’ingresso in una casa di formazione, le fonti delle difficoltà che ogni individuo incontrerà più tardi nel suo impegno vocazionale. É bene intervenire dall’inizio per ridurre il numero e l’importanza delle frustrazioni perché, con il passare degli anni, diventerebbe estremamente difficile e insopportabile controllarle. Lo psicologo potrà dire se nella struttura psichica di una persona esistono controindicazioni ad un certo tipo di vita, ed eventualmente, quali settori della personalità dovranno svilupparsi ed armonizzarsi meglio perché sia in grado di affrontare un determinato impegno e di realizzarsi con piena libertà. Potrà inoltre verificare l’efficacia dei valori presenti nella persona e pertanto anche l’efficacia dei valori vocazionali che si realizzano nei vari comportamenti. Vedrà anche se la motivazione dominante é soprannaturale. La psicologia cerca di integrare e non di sostituire l’attuale tipo di formazione e desidera essere soltanto un appoggio. Con le sue tecniche cerca: con la funzione terapeutica di porre rimedio agli errori educativi, di togliere il peso delle frustrazioni, di curare le nevrosi; con la funzione selettiva dei candidati osserva la qualità delle loro predisposizioni, cercando di aiutarli nella valutazione delle loro forze dinanzi alla chiamata di Dio; nella funzione preventiva mette a fuoco, sin dall’inizio del cammino, le radici delle difficoltà che ognuno incontrerà più tardi nell’impegno vocazionale; nella funzione formativa aiuta la persona a conoscersi profondamente ed a canalizzare tutte le sue energie nella realizzazione costruttiva degli impegni vocazionali; nella funzione integrativa favorisce nella persona una crescita armoniosa nella maturità psicologica e vocazionale .
Dimensioni da non trascurare
Oltre che sull’aspetto razionale, la dimensione affettiva ha un grande peso sull’agire umano. Essa esercita un influsso rilevante e in certi casi determinante sull’attività mentale, e pertanto sul processo in base al quale si strutturano le motivazioni razionali. É importante conoscere le motivazioni affettive per conoscere l’origine di certi atti e di certe scelte della vita. Sarebbe sbagliato pensare che una persona, fortemente condizionata da conflitti incoscienti, abbia la capacità di acquisire altre motivazioni in grado di combattere quelle incoscienti, soltanto a livello razionale. Se un fatto emotivo spinge un individuo a prendere decisioni, che con il passar del tempo non considera più idonee perché nocive al suo benessere, deve ritornare all’emozione iniziale, riviverla in modo esistenziale, perché, soltanto così può arrivare a comprendere la sua situazione e dare un nuovo orientamento alla sua scelta. Così prendiamo atto della necessità che la persona ha di prendere contatto con se stessa, con i propri sentimenti ed emozioni e di educarsi nella propria maturità affettiva. Siamo chiamati ad educare i circoli delle emozioni. La volontà -che aiuta a decidere tra varie tendenze possibili o eventuali che noi seguiremo, contro altre che pure ci stuzzicano- aiuta anche ad abbracciare il progetto che dà pieno significato alla propria esistenza. É dovere dei formatori educare a seguire la vocazione con una volontà pronta, cordiale e decisa. Le verità di fede, dal punto di vista psicodinamico, sono delle particolari motivazioni esistenziali che provengono dal di dentro della persona, che aiutano a percepire un bene per sé e che rispondono ad una profonda necessità di dare un senso di totalità alla propria vita. Si tratta di un processo di trasformazione graduale e lento nel quale, tra altri elementi, sono elaborate e riorganizzate le motivazioni orientate verso il trascendente, cioè, in relazione a Dio ed ai valori religiosi, che sono visti come possibilità di accesso all’intimità con Dio e di mettere la propria vita a disposizione della sua volontà e per il bene del prossimo. É necessario che tutti i processi -affettivo, conoscitivo e volitivo- si organizzino in forma unitaria attorno a Dio ed ai valori religiosi con gradualità. L’identità non si crea in un momento. É necessario che Dio sia intravisto come il valore massimo, diventando per la persona l’obiettivo delle sue aspirazioni e dei suoi affetti, preferendolo a tutti gli altri valori. Il progetto formativo deve contribuire alla crescita della motivazione secondo il suo ritmo evolutivo, favorendo le dinamiche del suo divenire nelle varie dimensioni intellettuali, affettive, morali, volitive e di fede. Quando si desidera proporre periodi di prova come momenti forti per verificare la genuinità delle motivazioni vocazionali, si deve considerare il diverso livello di maturità raggiunto dagli individui, cercando sempre di articolare i diversi livelli della motivazione, poiché ogni livello, sebbene qualitativamente diverso ed autonomo, é fortemente legato con quello che lo precede e lo segue. É importante che la persona possa vivere l’esperienza emotiva che caratterizza ogni livello di età per passare senza violenza e in modo stabile al livello superiore. É bene notare che le motivazioni del comportamento umano relative ai primi livelli sono nella loro grande maggioranza incoscienti e per questo difficilmente riconoscibili; di più, in un adulto non pienamente integrato, possono coesistere motivazioni incoscienti immature con motivazioni coscienti valide. Un programma di formazione veramente efficace deve mettere a disposizione degli individui tre strumenti legati tra di loro: quello didattico-spirituale, quello esperienzale e quello psicologico. Devono essere attivati contemporaneamente. Senza questa integrazione tra l’umano e lo spirituale, gli ideali proposti, invece di favorire la crescita, possono trasformarsi in fonti di alienazione e di frustrazione .
Educatori capaci di aiutare la maturazione delle motivazioni
L’identificazione permette alla persona di assimilare valori conosciuti ed ammirati negli altri e di organizzare il proprio modo di essere in conformità a quei valori. Per mezzo dell’identificazione la persona diventa un’altra, pur restando la stessa. Anche il gruppo religioso come tale -la comunità, l’Istituto- ha una funzione importantissima nella presentazione dei modelli di vita e nella trasmissione dei valori e quindi nella strutturazione della personalità religiosa e nella scelta vocazionale, trasmettendo ai giovani valide motivazioni. Il modello non può cancellare le motivazioni di fede e l’originalità del soggetto, tuttavia l’incontro con modelli educativi validi é necessario nel cammino di maturazione. L’educatore deve essere: autenticamente e validamente motivato; capace di comunicare, di far percepire il proprio dinamismo motivazionale; capace di far percepire il dinamismo della propria ricerca e della propria gioia. Per questo é importante la presenza di educatori-formatori preparati e maturi. Non si richiede che abbiano una formazione psicologia approfondita, ma é necessario che abbiano chiarito e superato i loro problemi personali e che quindi siano liberi da conflitti. Devono possedere una buona capacità di percepire i problemi dei giovani. Da loro si attende che abbiano integrato in se stessi la maturità psichica con la dimensione soprannaturale della vocazione. Si desidera che i formatori portino avanti le seguenti funzioni: aiutare i giovani a prendere coscienza e ad affrontare i problemi spirituali e le difficoltà inerenti allo sviluppo psichico; percepire la presenza di tratti patologici della personalità e leggere i sintomi di eventuali inconsistenze vocazionali inconsce; orientare presso una persona qualificata in psicologia chi presenta tratti patologici o inconsistenze vocazionali ed eventualmente collaborare con lo psicologo per favorire un processo costruttivo. Sarebbe imprudente e rischioso se l’educatore si sostituisse allo psicologo in questi casi. È necessario essere chiari al momento di presentare le esigenze della vita religiosa ai candidati, per incoraggiare in loro un impegno serio ed attivo e per aiutarli a canalizzare l’energia della loro personalità.
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