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XXXIII Domenica T.O. - C Stampa E-mail
Scritto da p. Ottone Cantore, imc   
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Cosa ci porta il futuro?

Introduzione


Noi siamo persone che vivono sì nel momento presente, che è situato tra il passato e il futuro.

Il passato non lo possiamo cambiare. Esso tocca la nostra vita, sia nel ricordo di ciò che siamo stati che nelle conseguenze di ciò che abbiamo compiuto o subìto.

Il futuro sta davanti a noi, nascosto e sconosciuto. Fino a un certo punto possiamo valutare che cosa esso porterà, ma non possiamo andare oltre un’ipotesi insicura, e guardiamo al futuro con speranza e trepidazione. Speriamo che esso ci porti del bene e che cambi in meglio il presente. Temiamo che ci porti del male, malattie, incidenti, morte di persone care, la perdita del lavoro e della proprietà, catastrofi ecologiche, ecc. e che ci danneggi. Ma, nella speranza e nella trepidazione, non sappiamo affatto che cosa realmente il futuro ci porterà.
Gesù ci insegna, nel vangelo odierno, un atteggiamento valido verso il futuro.

Vangelo

Gesù e i discepoli si trovavano nel magnifico Tempio di Gerusalemme che il Re Erode il Grande aveva fatto ricostruire non molti anni prima. (Anche adesso siamo in grado di apprezzare la magnificenza e grandiosità del Tempio di Erode, se guardiamo da vicino il Muro Occidentale [il cosiddetto “Muro del Pianto”] che, pur essendo solo il muro esterno di sostegno della piattaforma del Tempio antico, è così alto, imponente e maestoso!) I discepoli guardavano ammirati questo tempio, con tutte le decorazioni e offerte che vi si trovavano.

Gesù dà loro una doccia fredda, affermando: «Verranno giorni in cui di tutte queste cose che voi ammirate non sarà lasciata pietra su pietra che non sia diroccata».

I discepoli domandano allora: «Maestro, quando avverranno dunque queste cose? E quale sarà il segno che tutte queste cose stanno per compiersi?» In altre parole, essi vogliono conoscere i segni di questo futuro terribile, per poter tutelarsi, scappare, evitare il peggio.

Gesù allora inizia il discorso che vale sia per la caduta di Gerusalemme (che avvenne ca. 40 anni dopo la sua morte), sia per affrontare il futuro del mondo. Gesù, in questo discorso, mette l’accento sulle difficoltà, sul male. Ciò non significa affatto che il futuro sia solo male, sia solo difficile. A mio parere, focalizzare le possibili difficoltà aiuta a vivere positivamente tutte le situazioni che dovremmo affrontare, per male che vada.

Gesù anzitutto afferma: – Non lasciarti ingannare da quelli che si gloriano di conoscere il futuro, dicendo: “Il tempo è vicino!” Quanti “indovini” abbiamo, che si vantano di conoscere il futuro, o attraverso l’oroscopo o in altri modi! – Gesù insiste: Non dare loro credito. Non sanno nulla! –

Gesù continua: – Non ti fidare neanche di coloro che sostengono di essere in grado di portare un futuro felice con il loro programma o sistema (“Sono io!”). Sono solo dei poveri esaltati, o forse degli imbroglioni. Non ti fidare. –

Gesù incalza: – Sappi che seguirmi non è uno scherzo. Ci saranno guerre e catastrofi. Potete subire anche persecuzioni. Potrete essere traditi anche dalle persone che vi sono intime. Questo comporta sofferenze enormi. Usate quelle occasioni penose per essere miei testimoni. Perseverate in tutte le prove. Potete anche essere uccisi, ma godrete di pienezza di vita, perché seguite il mio esempio. Alla fine di tutto avrete una vita veramente piena, soddisfacente, felice. –

Missionario

Anche noi missionari affrontiamo il futuro, come tutte le altre persone, con speranza e trepidazione. Le parole di Gesù sono attuali per noi.

Il futuro è incerto. Cosa mi riserva il futuro? Forse una vecchiaia di dolore e di amarezza? L’Istituto Missioni Consolata avrà un futuro d’impegno e di servizio serio, oppure diventerà solo una multi-nazionale piena di persone che sono principalmente interessate a trarne dei vantaggi da essa, senza entrare nel suo spirito? In questo mondo egoista e edonista c’è ancora posto per persone dedicate esclusivo di Dio? Ci possiamo porre queste e molte altre domande, e non riusciamo ad avere una risposta.

La parola di Gesù nel vangelo di oggi è valida per noi.

Il futuro non lo possiamo conoscere e tanto meno manipolarlo e dominarlo. (Un mio collega Benedettino, P. Klinger, insegnante di filosofia, non sospettava certo di morire pochi giorni fa. Giovedì insegnò regolarmente; venerdì non si presentò alle lezioni. Cercato in camera, fu trovato morto.) Possiamo certo pianificare il futuro (e io pianifico molto), però dobbiamo sempre essere disposti a modificarlo, secondo quello che vuole Dio. Leggiamo ciò che afferma l’Epistola di Giacomo. Giacomo 4:13 E ora a voi che dite: «Oggi o domani andremo nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo»; 14 mentre non sapete quel che succederà domani! Che cos’è, infatti, la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce. 15 Dovreste dire invece: «Se Dio vuole, saremo in vita e faremo questo o questo altro».

Quando ci colpisce il male (es. morte di una persona cara, infermità, contrarietà, contrasti, etc.), facciamone uso per dare testimonianza a Cristo. Mio ricordo il mio amico, P. Alberto Placucci. A causa di un incidente stradale in cui era stato coinvolto, fu portato alla stazione di polizia. Dato che non offriva la “bustarella” ai poliziotti, fu minacciato di prigione. Lui disse: – Se mi portate in prigione, predicherò Cristo anche lì! – Non lasciamoci sopraffare dal male che può capitarci.

Perseveriamo nel compiere il nostro dovere: lavoro, preghiera, attenzione agli altri. In questo modo, qualunque cosa possa accadere nel futuro, noi abbiamo la sicurezza di avere una vita magnifica con Cristo e con tutte le persone (e sono innumerevoli!) che, come noi, si sforzano quotidianamente di seguirlo. Il meglio deve ancora venire!


Ml 3, 19-20;
Sal 97;
2 Ts 3, 7-12;
Lc 21, 5-19
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Domenica Missionaria

I dom Avvento - B
I Domenica Avvento B

Nell’attesa della sua venuta

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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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