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Il giovane seminarista Giuseppe Allamano PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicholas Muthoka, imc   
Introduzione

La santità è la cultura degli uomini e donne di Dio, delle persone che vivono e si esprimono spontaneamente attraverso il vangelo con il criterio dell’amore; è una cultura che si forma nell’uomo di Dio con l’assiduo ascolto e il discernimento di tutto quello che riguarda Dio, l’uomo e la vita. I santi dunque vengono formati nella grande scuola della santità che è la Chiesa. La santità non si acquisisce automaticamente ma attraverso il processo di tutta la vita, imparando, lavorando, sbagliando, vincendo ecc. Si può dire che essi acquistano questa ‘cultura’ sotto quella nube che stava sopra il padiglione durante il giorno nel viaggio degli israeliti nel deserto e quel fuoco che splendeva nell’accampamento durante la notte(Es. 40: 36-38). Nel Beato Giuseppe Allamano fondatore dei missionari e missionarie della consolata, vediamo una ‘cultura divina’ che viene acquisita e sviluppata con il tempo, attraverso tutta l’esperienza vissuta. Possiamo dunque leggere il suo pensiero a partire dalla sua vita. Vogliamo far vedere che le cose che lui insegnava ai propri figli e figlie, specialmente nella formazione non erano astratte, e che egli stesso, durante gli anni della sua formazione le ha assorbite e fatto sue, potendo così autorevolmente trasmetterle.

Il sistema di formazione

Certo, il tempo di Giuseppe Allamano non è il nostro tempo, la società e la mentalità non sono le stesse, ma c’è un filo che non si rompe, una continuità propria del cristianesimo che non muta con i tempi. Sfogliando le pagine che descrivono i suoi anni in formazione come vengono descritti nelle diverse biografie e opere su di lui, colpisce l’ambiente e il metodo in cui venivano formati i candidati al sacerdozio, che, se vogliamo dirlo, è fondamentalmente diverso dai nostri. Igino Tubaldo (nel libro: Giuseppe Allamano, il suo tempo, la sua vita la sua opera, Vol II, 44-50) li descrive così “il clima della controriforma, la particolare concezione di società sacrale…il terrore della laicità del mondo determinarono nel sistema educativo dei seminari una spiritualità basata eminentemente sulla fuga del mondo… insomma, è un fatto che, era il seminario, come struttura, con regole ben determinate, con una rigida disciplina uguale per tutti…a costruire un forte condizionamento… Nell’insieme, si recava l’impressione di grande serietà; (applicate, il seminario doveva veramente funzionare come un orologio, con un ordine perfetto, ma allo stesso tempo, l’impressione è anche di freddezza o per lo meno di rigidità.” Ma alla base di questo regolamento, che non è certamente tra i peggiori, dice Tubaldo, c’è il principio che ci si santifica adempiendo il proprio dovere, le regole indicano e sono la volontà di Dio; esse sono sacre e segno di predestinazione. Sullo sfondo c’e sempre presente l’immagine ideale del sacerdote, (cui il seminarista deve tendere) con le sue funzioni e il suo posto nella società; uomo di preghiera, di vita ritirata e sacrificata.

Il giovane seminarista Allamano si trova in un ambiente del genere quando, nel novembre 1866 a meno di sedici anni, entra nel seminario metropolitano di Torino e si immerge nel ritmo di vita e studi. È interessante scoprire che egli viene dal Valdocco (oratorio) di Don Bosco che sul piano metodologico, (afferma Giovanni Tebaldi, la mia vita per la Missione, Giuseppe Allamano pg 28) “si presenta come un tentativo di snellimento delle forme spirituali, educative, pedagogiche e pastorali divenute ormai obsolete per una società avviata sulla strada di modernizzazione in chiave agnostica, liberale, laicista e anticlericale, invece, il seminario metropolitano esprime, con la federata ai valori della pietà, dello studio e della disciplina il suo attaccamento all’ortodossia cattolica, minacciata da correnti di pensiero progressiste.” In parole semplici, non c’è nel seminario quel rumore, quei balli, quel movimento che era proprio dell’oratorio; invece, qui c’è ordine, disciplina e regolamento fino all’ultimo minuto. Le due istituzioni sono evidentemente diversi, ma il giovane chierico non fa paragoni, non si lamenta. Egli conosce bene le ragioni per cui è in seminario e ci mette tutta la buona volontà per raggiungere la meta. Infatti, poco a poco scoprirà che quella precisione del seminario ha assonanza con la formazione ricevuta a casa propria sotto gli occhi della mamma Maria Anna. Insomma, gli andranno bene anche quelle pignolissime disposizioni che tutto intendono prevedere e codificare e per quali a molti suoi compagni non piace. Infine, si deve osservare che “la formazione a cui sono stati assoggettati i seminaristi determinerà spesso delle forme di squilibrio, di incapacità a reagire in modo normale di fronte a certe situazioni” (Tubaldo, 55.) Ma non fu così per l’Allamano. I santi hanno saputo trarre il meglio anche da situazioni non ottime. Certo che come dice San Paolo, ogni cosa giova al bene di coloro che amano Dio .

Si conforma o si ribella?

Allamano trascorre intensamente 7 anni in seminario come studente e altri 7 anni come prefetto e poi come direttore spirituale: amava il seminario. Alla fine, egli dice, “io, certo dopo 14 anni di seminario ho pianto…” (Tubaldo, 58). Ma il suo amore per il seminario non significa che si lasci condizionare dal sistema, o meglio, non si lascia trascinare, perché sa come trasformare tutto al suo bene. Anche se in qualche modo, c’è una sintonia tra quel sistema del seminario e il suo carattere, egli non si conforme, ma si forma, ha saputo stare al di sopra delle conseguenze di un tale sistema. Quando a volta sua sarà il direttore spirituale del seminario e poi rettore del convitto ecclesiastico, e superiore dei missionari e missionarie della consolata, sprigionerà la sua dolcezza. Il suo sistema non è quello dell’imposizione, non è rigidità affatto ma quello della persuasione. Questo è il frutto di una integrazione matura, il frutto del suo immergersi nel sistema del seminario senza essere sommerso dallo stesso.

L’ambiente accademico in cui si trova è pieno di contestazioni. Nel convitto ecclesiastico, c’è un certo Bertagna che viene accusato di lassismo, e in seminario c’è la figura del direttore spirituale di nome Soldati (che poi diventerà rettore) e il vescovo stesso, Lorenzo Gastaldi che “rappresentavano la maniera forte, la disciplina rigida, il metodo assoluto”. Allamano si stacca intellettualmente da ambedue le tendenze. Si sa che egli non “approvava…del tutto la linea di azioni del Soldati. Era secondo lui troppo esigente.’ (Tubaldo, 168-169) Ma in definitiva, erano amici, e sarà l’Allamano a consolare Soldati quando sarà brutalmente tolto dalla guida del seminario. Dunque, staccandosi da ambedue si avvia un equilibrio dottrinale, quello del suo zio san Giuseppe Cafasso. Nelle sue impostazioni, e nei suoi rapporti, con la sua caratteristica dolcezza, non si fa odiare, ma amare, il suo luogo era nelle conversazioni, lì sa muoversi, convincere e formare.

Ma il nostro seminarista non è un ribelle che rifiuta questo pensiero e quell’altro e si stacca ad uno…, no, egli assorbe tutto, anzi, ‘rumina’. Si meraviglia davanti ai suoi appunti presi durante le omelie, negli esercizi spirituali, nelle conferenze ecc. Prende tutto ciò che è buono e la fa sua. Cita i suoi grandi maestri spirituali, egli è uomo del suo tempo, la spiritualità è quella del suo tempo, ma in qualche modo la supera. P. Pera, citato da Tubaldo dice, “si nota che egli poneva una cura speciale a raccogliere ciò che aveva udito e giudicava utile alla sua vita spirituale…” (69). I personaggi che vengono citati dall’Allamano sono quelli che hanno un contato diretto con lui. Egli sa imparare da chi è messo a sua disposizione dalla Providenza: Mons Gastaldi, il canonico Soldati, il suo Zio Giovanni Allamano, ecc. I pensieri che l’Allamano raccoglie sono da 37 persone, da questi pensieri, insieme ai testi di disciplina e del regolamento della vita del seminario, che l’Allamano aveva pure imparato qualcosa a memoria, compose il suo regolamento di Vita, le sue convinzioni, le risoluzioni, insomma, da tutto quello che udiva, leggeva e dalla propria esperienza, lui si è formato, ha saputo utilizzare tutti questi strumenti alla sua disposizione a farsi un sacerdote santo, non ha preso niente per scontato. Questi anni sono anni di ascolto, della ruminazione e dell’integrazione. La sua è una vita serena; uno dei suoi compagni, Monsignor Ressia dice che lui era il più allegro di tutti, che per lui non era un sistema pesante o superiori cattivi ed esigenti, no! infatti, lui dirà che “ sarò sempre riconoscente ai miei superiori anche se mi hanno mutilato…(Tebaidi, 31).

Dimensione spirituale…

Da quello che si constata principalmente dai suoi regolamenti di vita, di seminario e pure quelli delle vacanze, e dai suoi appunti, risoluzioni ecc, si vede che il giovane Allamano aveva una spiritualità intensa e convinta. Era un ragazzo di fede che si mette a relazionarsi con Dio. Certo, il seminario aveva il suo ritmo di vita, con le pratiche quotidiane di pietà, ma l’Allamano non si è lasciato cadere nella tentazione di automatismo. È convinto che “non è lo stare in seminario che faccia santi, ma il fare tutte le opere del seminario come si deve” (Tubaldo, 74). Non c’e spazio per la mediocrità spirituale nella sua vita, tutto è chiaro nei suoi regolamenti di vita ed ecco un esempio che ha fatto nel 1871:

…seguirò le solite pratiche e massime del crocifisso signore, mio libro…

…Dividerò il giorno tra ringraziamento fatta alla comunione sino alla visita al SS. E tra la preparazione della ventura da questo punto…

…Ogni settimana leggerò un pò delle prediche degli esercizi...

…Ogni sera nell’esame di coscienza osserverò in che caddi specialmente sui fatti proponimenti… (Tubaldo, 76)

Il regolamento di vita che egli fa per le vacanze conferma che lui è convinto di quello che fa in seminario, si vede ad l’esempio: “la prima domenica d’ogni mese, ritiro mensile, ogni sabato il sacramento della penitenza, quattro volte almeno di comunione ogni settimana.”

E significativo anche vedere che ogni giorno della settimana è dedicato a qualche intenzione: “lunedì- anime purganti; materdì- spirito santo, angelo custode, S. Luigi; mercoledì-san Giuseppe, S. Cuore; Venerdì; passione; Sabato- Maria, Domenica- Gesù sacramentato.

…Un ora abbondante di studio, indi un po’ di sacra scrittura prima di pranzo...

…Ricordati al mattino di tutto offrire al cuore di Gesù, a mezzo giorno l’ora di guardia…”

Il materiale che fa parte della sua meditazione è soprattutto la sacra scrittura e poi il suo amato libro dell’imitazione di Cristo. Lui, come già accennato legge, mastica e rumina.

Ma la sua non è una meditazione disordinata ma segue l’anno liturgico come vediamo dal suo pensiero: “…farò uno studio di uniformarmi allo spirito della chiesa nei tempi vari dell’anno, massimamente nell’avvento e nella quaresima colla mortificazione. Per quanto sarà da me, la meditazione verserà nell’avvento sino all’epifania sul mistero del SS, Natale, in quaresima sulla passione di N.S. Gesù Cristo, nel Messe di Maggio sulle virtù di Maria …” (Tubaldo, 77)

Dimensione umana…

Affettività

È un ragazzo a cui piace il raccoglimento, il silenzio e la serietà ma non un malinconico. Il suo compagno monsignor Ressia dice che egli era il più allegro di tutti, gentile e amico. Siccome non era un uomo di grandi discorsi o un oratore, il suo vero campo è la conversazione. In questi anni, porta avanti un caloroso amicizia con un suo compagno di Valdocco Pietro Cantarella anche egli nel cammino verso il sacerdozio. Nella corrispondenza, si vede che è un’amicizia intima e sincera: Ecco alcuni tratti dalle sue lettere all’amico: “tu sarai, come fosti pel passato sempre parte del mio cuore, i cui palpiti si sfogheranno nella tua memoria... Coraggio caro Pietro, il mio cuore sente una forza a staccarsi da te…Credimi che sempre conservi per te un’affezione fraterna; accresciuta ogni più dalla tua lontananza e bramo che in questo stesso momento essa s’accenda di nuovo ardore” (Tubaldo, 114)

Essi condividono tutte le vicende della vita, l’Allamano lo scrive e descrive il suo dolore per la morte della madre, per l’incidente del suo fratello Ottavio a cui viene amputato una mano, e per la sua salute precaria: come soffra di mal di testa ogni tanto, gli studi, la vita del seminario, notizie importanti… i sentimenti che si prova prima dell’ordinazione sacerdotale… Cantarella a sua volta farà sapere all’Allamano quando muore suo papà e l’Allamano lo scrive per consolare.

Salute:

La salute del seminarista Allamano è molto precaria, e dovrà soffrire tanto lungo il cammino di formazione. Già nel primo anno di seminario deve stare a letto per oltre un mese. C’è una testimonianza propria di questa malattia in una lettera al soprannominato Cantarella: “oltre il mio frequente, piccolo sì, mal di capo, non mi fu ancora dato, due anni che mi trovo in seminario di terminare l’anno. L’anno primo mi recai a casa per mia salute…” (Tubaldo, 117). Di questo male di testa, lui dirà dopo ai missionari che: “io da giovane ero molto più debole di salute che non ora; ogni quindici giorni un emicrania che non mi lasciava più far nulla.” Ma è nel terzo anno di teologia che deve fare conto con la sua salute: è ancora al suo amico Cantarella a svolgere lo sguardo per raccontare: “offro a Dio l’amaro calice (per la morte della Mamma) e lo pregai a darmi forza per tutto il trangugiarlo. Ma che vuoi? E da tanti spiaceri avuti, andava a poco a poco scemando la mia salute, cosicché dopo aver meschinamente passato le scorse vacanze, dovette portarmi a casa dal seminario dopo natale per un totale sfinimento di forze e di stomaco perciò reso inetto ai suoi uffizi…” (Tubaldo, 118)

Dopo l’ordinazione sacerdotale, l’Allamano prosegue studi di teologia morale e a causa degli sforzi, si ammala di nuovo e questa volta anche gravemente. In tutta questa vicenda di mal ferma salute, il suo atteggiamento è molto serena: “ caro mio, le prove succedono prove… che senza speciale aiuto di Dio, non potrei sopportare…” (Tubaldo, 118)


Dimensione intellettuale…

l’Allamano studente è straordinariamente preciso. Riesce sempre bene negli esami non perché sia intelligentissimo ma per il suo sforzo nello studio e i suoi appunti. Il suo compagno Monsignore Ressia afferma che “se l’Allamano non è sempre stato il primo della classe, fu il primo per impegno” (G. Mina- L. Zamuner, quando la missione invade la vita, Giuseppe Allamano, pg 19.) Si preparava alla scuola leggendo prima la materia che sarebbe stata spiegata e seguiva la lezione prendendo degli appunti. Quello che colpisce di più sono i suoi appunti e con quanta precisione gli preparava e teneva. Tubaldo afferma che l’Allamano non ha distrutto nulla e che aiutava altri con i suoi appunti per motivi varie; per gli esami, per il catechismo, ecc.

Nel suo regolamento di vita si impegna ad avere un orario di studio: “riguardo agli studi mi fisserò la materia ed il tempo secondo le circostanze… e poi prosegue: prima del pranzo, lettura dell’imitazione di cristo…, verso sera, mezz’ora di studio di scrittura e concili e cose diverse. Al mattino lettura dell’imitazione di Cristo e dopo le pratiche di pietà studio sino alle 7,45, un quarto d’ora di studio di scrittura e concilli.

Il suo piano di studio è più chiaro nel regolamento fatto quando proseguiva gli studi di laurea nella teologia, in esso, stabilisce: “Ogni giorno un ora di morale; venerdì, martedì, sabato- un ora di filosofia e teologia scolastica, domenica, liturgia, cerimonia, canto. Mercoledì- un ora di predicazione, ogni sera, mezz’ora per la scrittura e noterelle…, al mattino pochi minuti sull’imitazione…” (Tubaldo,107)

Ma non mancano difficoltà ed egli dopo osserverà: “so che cosa vuol dire [gli studi], so i difetti che c’èrano e con molte lacune facevamo sforzi impossibili. Avevamo tre spiegazioni, il trattato, il professore ed il ripetitore, tre idee diverse” (Tubaldo, 108). Nonostante che non ha quella buona salute per reggere a tutto quello che lo studio esige e la vita stessa del seminario, egli riesce bene nei suoi studi. Certamente, egli tiene conto dei consigli dei suoi superiori e professori. Dunque, ecco il suo metodo di studio: sforzo, precisione e ordine.

Dimensione missionaria…

La vocazione missionaria dell’Allamano nasce negli anni trascorsi nell’oratorio di Don Bosco e questo sogno di diventare missionario non lo lascerà mai! Negli anni della sua formazione, egli cerca di concretizzare questo suo sogno. Si pensa che egli abbia chiesto di entrare nel collegio missionario di Brignole Sale, ma i superiori lo consigliarono che era meglio di no considerando la sua malferma salute. Egli stesso, nelle conferenze attesta: “Oh sì, io ero chierico e pensavo già alle missioni, ed il Signore nei suoi imperscrutabili segreti ha aspettato il giorno e l’ora”. Dovrà nel futuro realizzare questo suo sogno non nel modo in cui pensava lui, cioè, recarsi alle missioni, ma nel modo in cui Dio voleva.

Conclusione

Negli anni della sua formazione, Allamano non ha preso niente per scontato, non ha messo in discussione niente, ha saputo integrare, leggere la volontà di Dio in tutto e far sì che tutto si orientasse al suo bene secondo il volere di Dio. Così, è riuscito, pur nelle diverse e presto difficili situazioni ad uscire equilibrato. Gli anni successivi della sua vita saranno anni in cui raccoglierà, (e non solo lui), i frutti del seme seminato negli anni della formazione. Guardandolo da seminarista, si accorge che la sua santità, la sua personalità non era finta ma autentica. Il frutto di un processo di una maturazione graduale. La sua santità non si colloca tra quelli di una conversione drammatica che sono rari, il suo è un cammino che fanno la maggioranza degli uomini e che conducono poco a poco alla piena maturazione in Cristo. Lui alla fine degli anni di seminario afferma: “io, quando uscii dal seminario ero molto tranquillo, ero preparato, sapevo quello che dovevo fare…” (Tubaldo,123)


Fonti

Igino Tubaldo, Giuseppe Allamano, il suo tempo, la sua vita la sua opera, Vol I, Edizioni Missioni Consolata, 1982.
Giovanni Tebaldi, la mia vita per la Missione, Giuseppe Allamano Editrice Missionaria Italiana, 2001.
G. Mina- L. Zamuner, quando la missione invade la vita, Giuseppe Allamano, Edizioni Missioni Consolata, 1986.
Gottardo Pasqualetti, Giuseppe Allamano, Frammenti di un ritratto, Edizioni Missioni Consolata, 1986.
Giovanni Barra, Padre di Apostoli, Can. Giuseppe Allamano, Edizioni Missioni Consolata, 1955.
Domenico Agasso, Giuseppe Allamano, Edizioni Paoline, 1990.
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“Perdere la vita per trovarla
nella via della croce”

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Missione Oggi

"Missio Ad Gentes" en el CAM - COMLA
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Pentecostés y el Nacimiento de una Iglesia Misionera
Me han pedido hablar, bajo el tema del Foro "Misión Ad Gentes", sobre la "Comunidad, discípula de Jesús". Quisiera comenzar con el Pentecostés que señala el nacimiento de la iglesia, la comunidad discípula de Jesús. Y hay que notar desde el comienzo che la Iglesia que nació en Pentecostés es una iglesia misionera. Esto queda de manifiesto en la descripción del evento de Pentecostés plasmada en los Hechos de los Apóstoles. Hay tres elementos que sobresalen en la misma: un viento impetuoso, las naciones de la tierra y las lenguas de fuego.
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