Era previsto dall’inizio dell’anno formativo-accademico che il 27 novembre ci sarebbe stato il rinnovo dei voti, ma un piccolo cambiamento lo ha anticipato al 26. Perciò, dopo una giornata di scuola e di studio, ci siamo riuniti in cappella alle 6 e 30 per cominciare la celebrazione eucaristica, presieduta dal superiore regionale d’Italia, P. Franco Gioda. Abbiamo risposto in 19 secondo la formula della professione: “ …alla chiamata dello Spirito Santo di dedicare … la vita all’apostolato missionario nella Chiesa” e secondo p. Gioda, ognuno di noi ha fatto un dono di sé per Dio.
Prendendo spunto dalla lettura del giorno, tratta dal libro di Daniele, il padre ci ha trasportato dal palazzo reale di Nabucodonosor, nel quale si trovavano Daniele e i suoi 3 amici che si sono “cibati dei frutti di Israele e non di quelli di Babilonia, rifiutando cosi ogni cibo e bevanda che li potevano contaminare”, a Roma, più di duemila anni dopo, dove siamo noi oggi.
Padre Gioda ci ha esortato a “continuare a cibarci dei frutti di Israele: la sacra scrittura, la teologia, la preghiera, ecc.” per essere più belli, anche esternamente. Ha detto, “studiate e venite in chiesa per masticare e ruminare, come faceva il beato fondatore.
Il vangelo parlava della povera donna che ha gettato pochi spiccioli come offerta, lodata dal Signore per aver dato tutto quello che aveva. Ecco il tema del giorno: donare la vita, tutto il nostro essere. Per padre Gioda, la povertà dovrebbe venire per prima, “perché è il voto che ci svuota e ci rende capaci di obbedire e di condividere la nostra vita, non con qualche individuo in particolare, ma con tutti. La povertà ci distacca da tutto, da noi stessi, dal desiderio di possesso, dal potere, dagli applausi”. “Donare la vita… - ha continuato - significa la croce. Il nostro re, regna dalla croce e ogni suo discepolo, a sua volta, regna dalla croce”.
Dopo la santa messa abbiamo avuto un agape fraterna durante la quale ci siamo scambiati gli auguri di buone feste, con una buona cena preparata dalle nostre suore della Consolata che stanno sempre con noi. |