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Kenya: “Vision 2030”, il progetto per il futuro del paese - I Stampa E-mail
Scritto da P. Anthony Bellagamba, imc   
ImageSi era parlato tanto negli ultimi due anni di questa Visione 2030 completamente nuova che avrebbe rivoluzionato in modo positivo il Kenya. Il Presidente Kibaki, da buon economista, ed anche un po’ visionario circa il futuro, aveva dato origine a questa novità nell’Ottobre del 2006, e la stava seguendo con passione e determinazione nel suo svolgimento. I ministeri del suo governo più direttamente interessati stavano lavorando silenziosamente ma anche alacremente, per poter presentare almeno un canovaccio al pubblico poco prima delle elezioni del 2007. Di tanto in tanto si sentiva parlare di questa visione della società Kenyana nel 2030, qualche elemento trapelava nei mass media, e la curiosità dei cittadini si acuiva sempre di più. Finalmente il 27 Settembre del 2007 la visione è stata svelata nei suoi grandi lineamenti.

Ma la vicinanza delle elezioni unitamente agli avvenimenti che le precedono, hanno fatto passare la notizia in seconda o terza pagina nei quotidiani, con una menzione minima in televisione e quello che avrebbe dovuto essere un avvenimento di capitale importanza, ha perso la sua forza e importanza nei confronti con le attuali realtà del paese.


Alla produzione di questa schematica Visione del 2030 hanno partecipato uomini e donne del Governo e delle agenzie economico-sociali private, delle Università statali e private, locali e forestieri, appassionati futuristi e sognatori del nuovo e del diverso, del giusto e del libero. A me non risulta che uomini e donne di chiesa e religione si siano presentati volontariamente per portare un afflato etico a tutto il processo. Se così fosse, sarebbe una mancanza seria che potrebbe privare le religioni del loro contributo nel processo e della loro voce nell’esecuzione del nuovo futuro del paese.

Lo scopo di questa Visione 2030 è descritto bene dalla Dott.ssa Wanjiru Kabira, una professoressa dell’Università di Nairobi. “Visione 2030 ha lo scopo di lanciare il Kenya nelle più alte sfere della vita economica, sociale e politica, e di migliorare la qualità di vita degli uomini e delle donne”. I pilastri portanti di questa Visione sono tre: l’economico, il sociale e il politico. Su questi pilastri si baseranno tutte le aree che la Visione considererà e migliorerà: il turismo, l’agricoltura, le grandi e piccole aziende economiche, ecc. Le riforme più specifiche del campo sociale saranno l’educazione, la salute, la preservazione e distribuzione dell’acqua, la salvaguardia dell’ambiente e la purezza del clima; e quelle sul campo politico si aggireranno su cambiamenti drastici nelle strutture statali e private, sul miglioramento delle infrastrutture ad ogni livello, su uno sviluppo che è centrato sul benessere del popolo più che sul vantaggio dei grandi donatori, la riforma della legge sulla proprietà terriera e la sicurezza della gente, specie dei più poveri e abbandonati.

Alcune caratteristiche speciali che distinguono questa Visione da tutti gli altri piani governativi, privati, locali o internazionali, sono state presentate dal Dott. Wahome Gakuru, Direttore del National Economic and Social Council of Kenya (Consiglio Nazionale Economico e Sociale del Kenya). Questa Visione non è legata a nessun partito, a nessuna piattaforma elettorale, a nessun tempo, a nessuna figura politica o economica. Essa è fuori e sopra a tutto ciò; ha i suoi tempi fissati, le sue dinamiche inserite, il suo percorso determinato. Tutti possono inserirsi in essa, nei suoi tempi, nella sue attività, ma nessuno può piegarla al suo volere, ai suoi criteri, ai suoi desideri.

Il tempo per la sua realizzazione è di 22 anni, dal 2008 al 2030. Questo tempo è diviso in cinque blocchi di quattro o cinque anni cadauno. In ognuno di questi blocchi il Consiglio Nazionale indicherà chiaramente gli obiettivi, le attività da svilupparsi per raggiungere gli obiettivi, i fondi di cui disporre, le modalità da seguirsi ecc. Questa non sarà un’imposizione dall’alto, ma il risultato di dialoghi fra le diverse parti, il frutto di studi e di ricerche condotti sulle aree su cui si vuol lavorare, l’esperienza di altre nazioni ecc.

Il piano generale di questa visione ha identificato sei settori di base da prioritarsi, e venti progetti chiave come inizio. Alcuni dei settori base menzionati sono: turismo, agricoltura, revisione di tutte le attività economiche e ricerca di nuovi mercati per commercializzare i prodotti, servizi resi a chi intende migliorare i propri affari, e investire meglio i propri capitali. Alcuni dei progetti chiave di inizio sono: la creazione ex novo di tre città soggiorno per turisti, due sulla costa e una in Isiolo; trovare 7,500 nuovi mercati per i vari prodotti del Kenya; trasformare il sistema bancario in modo da sviluppare un numero minore di banche, ma molto più potenti e globali; rendere più facile l’entrata nel Kenya e il permesso di sviluppare il paese, ad agenzie internazionali di sviluppo e di commercio; costruire dieci centri per vendite all’ingrosso, e molti piccoli centri da almeno dieci vendite al minuto nelle varie località più abbandonate.

Il finanziamento per i primi cinque anni sarà di 500 miliardi di sellini: parte della spesa iniziale sarà pagata dal governo e dalle agenzie di sviluppo, e parte da prelevarsi da un calo nelle spese governative del 30% nel 2012, dal presente 17%.

Nella seconda parte di questa presentazione troveranno spazio le reazioni private e pubbliche alla Visione 2030, ciò che a livello locale si può pensare di fare per allinearsi con questa mega visione del futuro del Kenya, e il possibile ruolo dei missionari per non arrivare troppo tardi ed ancora una volta perdere il treno del progresso.
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Nell’attesa della sua venuta

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Missione Oggi

La opción por el pobre después de Aparecida: Confirmación, desafío, y búsqueda
INTRODUCCIÓN
 
El objetivo de la ponencia que les voy a compartir es triple:
 
Primero: mostrar cómo Aparecida tiene el inmenso valor no solo de confirmar ( G. Gutiérrez emplea el término de reafirmar) el valor y el sentido de la Opción por el Pobre, expresión que empezó a utilizarse en la Teología desde la Conferencia de Medellín y que popularizó y divulgó la Teología de la Liberación, sino sobre todo, de poner un punto final a las discusiones, ambigüedades, diversidad de interpretaciones que suscitó esa expresión y sobre todo de mostrar el valor fundamentalmente evangélico de la manera de pensar y de actuar que conllevaba la práctica de esta Opción por el pobre.
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