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INTRODUZIONE
Il termine Giovani indica un periodo di vita pieno d’energia e di vitalità tra la fanciullezza e la maturità. Per lo scopo del nostro incontro includeremo, nella categoria “giovani”, persone tra i 12 e i 25 anni. Questo è un gruppo molto importante in ogni società. In tutte le comunità, gli adulti dipendono da questa sezione della popolazione per la continuazione della generazione successiva. Gli adulti sono quindi preoccupati di trasmettere a questo gruppo valori e stili di vitaP. Tarcisius Mainadella società che stanno a cuore. Come conseguenza si fa molta pressione sui giovani per portarli a conformarsi agli usi e alle esigenze della comunità, soprattutto quando una notevole porzione di loro diventa minacciosamente anticonformista. La preoccupazione degli adulti è comprensibile, perché essi vogliono assicurarsi che la generazione successiva sia felice, sana e che abbia ottima riuscita. L’apprensione degli adulti per il futuro dei giovani non ha significato. Per i giovani non ha senso lo speculare degli adulti riguardo al futuro. È tuttavia importante notare che è inutile trattare qualsiasi argomento riferendosi ai giovani senza riferimento alle esperienze che essi devono affrontare durante questo periodo di crescita; argomenti quali: crisi d’identità, sindrome del successo, cultura della violenza, ecc.
Crisi d’identità
La gioventù, che è uno stadio di sviluppo, racchiude il periodo tra la fanciullezza e l’età adulta. Dall’inizio della pubertà, si estende in un periodo che si può identificare come: preadolescenza (9-13 anni), adolescenza (14-19 anni), inizio età adulta (19-25) e culmina con l’età adulta. Durante l’adolescenza ci sono cambiamenti molto significativi a livello fisico, intellettuale e sociale. Il più delle volte i loro problemi portano confusione ed agitazione. I giovani sono spesso fraintesi e si sentono insicuri di fronte alle nuove esperienze ed ai cambiamenti che sperimentano in se stessi. Se i loro bisogni non sono notati, i giovani si sentono frustrati e spesso manifestano la frustrazione con atteggiamenti giudicati come cattivi comportamenti. I problemi dei giovani sono la maggiore preoccupazione. Oltre ai loro normali problemi di sviluppo, essi hanno bisogno di coraggio per l’influsso dell’ambiente, i conflitti della guerra, il tribalismo, la povertà e l’incertezza economica. I loro problemi disturbano i genitori, gli educatori, i leader della gioventù e il governo. Da parte della Chiesa, “la pastorale giovanile è la missione della Chiesa per raggiungere i giovani, e le dinamiche della pastorale giovanile sono la storia dei discepoli sulla via di Emmaus” (Lc 24,13-35). Jane Kiura nel suo libro, Youth in transition, guide for youth animators, ha elencato i problemi dei giovani in generale, e dice che la presente decadenza di comportamento nei giovani deriva dai seguenti fattori: a) Gli ambienti familiari ed educativi sono insufficienti e incapaci di provvedere i necessari valori morali, religiosi, spirituali, culturali e umani, ed hanno prodotto una gioventù incompleta, fuorviata, scandalizzata e senza principi. b) La scuola ed il sistema amministrativo hanno fallito nel compito di educare i giovani dando importanza alla totalità della persona. L’educazione non ha anche saputo includere l’insegnamento di valori umani quali giustizia, lavoro sodo e solidarietà. c) La disoccupazione ed il nepotismo che portano all’inefficienza nella prestazione dei servizi alla gente. d) Crisi e conflitti, nello scegliere tra credenze tradizionali e modernità. I mass media e la pubblicità influiscono sui valori e ideali dei giovani. Ci sono poi conflitti con gli altri. e) La mancanza d’interesse della comunità per le attività dei giovani. f) Il massiccio flusso migratorio dalla campagna ai centri urbani. g) La crisi di fede causata dalla mancanza di continuità nell’educazione religiosa. Il periodo di transizione, tra i giovani, avviene drasticamente nelle loro esperienze e ed essi ricevono un’immagine del mondo che non corrisponde alle loro intuizioni, perciò essi continuano a cercare un’identità. La ricerca della propria identità è cruciale nella vita d’ogni giovane. La crisi d’identità si può considerare, in concreto, la causa di tutti i problemi della gioventù. La loro ribellione e disobbedienza all’autorità, specialmente ai genitori, non sono tanto una provocazione ma una ricerca della propria identità ed autonomia. Per capire l’agonia che i giovani subiscono durante questo difficile periodo della loro vita, è necessario che parlino loro stessi. Un ragazzo di 16 anni: io sono sempre deluso. Sono innamorato ma non trovo una ragazza. Sono iperteso e non c’è uno sfogo. Cerco un’occasione per fare qualcosa, per distendere i muscoli, per provare la mia forza. Non ne posso parlare con i genitori. Voglio sentire la differenza tra l’amaro e il dolce assaporando, non parlandone. Ho fame di un’esperienza e non di spiegazioni. Una ragazza di 17 anni la cui vita, a suo giudizio, è un incubo, dice: Ogni giorno mi chiedo perché non sono la persona che vorrei essere. La relazione con me stessa è molto infelice. Sono capricciosa, una persona di molti umori. Fingo, in modo che la gente non mi conosca. Questo è quanto odio maggiormente riguardo alla mia vita. Io agisco sempre non come una vera me stessa. Fondamentalmente io sono una persona amabile, ma i miei insegnanti pensano che sono apatica. Io li odio tutti a tal punto che vorrei soltanto dire: “Al diavolo, voi egoisti. Io non sono meno buona di voi”. Con gente che mi da fiducia, lavoro bene, ma con chi mi tratta come un accessorio di una macchina, divento scema. Quello che realmente voglio dalla vita è di avere qualcuno che mi accetti come sono. Questi esempi riassumono le lotte che i giovani devono affrontare nella loro continua ricerca d’identità. A questo punto, più d’ogni altra cosa, essi desiderano l’accoglienza, l’appoggio, ed esempi autentici da emulare in questa ricerca d’identità personale. Le persone che dovrebbero guidarli sono i genitori, ma molto spesso essi hanno problemi con i loro figli. Essi li vedono come persone che li disturbano e li fanno arrabbiare. Che pena! Non si accorgono che anche loro infastidiscono, irritano, respingono e scoraggiano i loro figli. Ci sono molte ragioni per cui i giovani trovano i genitori antipatici. Tra queste ragioni ne menzioniamo due: 1. I giovani si lamentano che i genitori ignorano i gravi problemi dell’oggi, e mettono l’accento sul futuro. Fissano traguardi altissimi per i loro figli che, il più delle volte, sono solo sogni che i genitori stessi non sono stati capaci di realizzare. Ad esempio: “Voglio che tu diventi dottore, non uno spazzino come me. Pensi che io abbia accumulato le mie ricchezze stando seduto? Io ho lavorato sodo e così devi fare anche tu”. I giovani sono in cerca della loro identità, e si sentono feriti quando si accorgono che i genitori vorrebbero che seguissero una carriera differente da quella che essi vogliono intraprendere. 2. Alcuni genitori usano una doppia misura. Spingono i figli ad andare in chiesa mentre loro non ci vanno. Ci sono altri che asseriscono di essere evoluti e di aver adottato uno stile di vita occidentale, e poi insistono che i loro figli seguano i valori tradizionali. Alcuni di questi dicono ai figli: “I giovani di questa generazione sono terribili; alla vostra età noi rispettavamo i genitori e gli anziani, come richiesto dalle nostre tradizioni”. Nella maggioranza dei casi questi genitori non hanno mai insegnato ai loro figli i cosiddetti valori culturali. Peggio ancora, ci sono di quelli che i figli scoprono essere disonesti, infedeli e rissosi in casa.
La disintegrazione della famiglia
Certi tipi di problemi famigliari, durante il periodo cruciale dei giovani, diventano interrelati ed estesi. Genitori e parenti, impigliati in difficoltà finanziarie e talora in condizioni di pura sopravvivenza, non hanno molto tempo per curarsi dei membri della famiglia. I giovani spesso non hanno alcuna base morale, psicologica e razionale su cui costruire un’autodifesa; sono vittime di una povertà d’origine, di relazioni spezzate, di matrimoni disintegrati a causa dei conflitti tra genitori o per separazione o divorzio. Di solito i giovani subiscono abusi fisici, emotivi o sessuali a causa della mancata attenzione dei genitori. Mancanza di disciplina e di guida contribuisce anche alle loro condizioni disperate. La loro situazione diviene sorgente di gravi problemi e preoccupazioni sociali che provengono dall’intimo della loro vita. “Quando in una famiglia c’è una disfunzione di relazioni, quali il divorzio, che è diventata una spiacevole ed arrabbiata esperienza, i giovani possono sentirsi responsabili delle difficoltà incontrate dai genitori”. Alcuni affermeranno chiaramente che le loro ferite fisiche e psicologiche, dovute alle relazioni tra i genitori, rendono loro difficile relazionarsi coi loro compagni adolescenti. Ciò li rende ancora più confusi nell’accettare Dio come un Padre tenero ed affettuoso. La famiglia ha un grande influsso sulla società. Molti problemi che si vedono nella società oggi, riflettono la qualità della vita della famiglia. Il Papa nell’Esortazione apostolica Familiaris Consortio del 1981 dice: “In questo testo si affronta una vasta e complessa esperienza che riguarda la famiglia, la quale, tra popoli e Paesi diversi, rimane sempre dappertutto «la via della Chiesa». In certo senso lo diventa ancora di più proprio là dove la famiglia soffre crisi interne, o è sottoposta ad influenze culturali, sociali ed economiche dannose, che ne minano l’interiore compattezza, quando non ne ostacolano lo stesso formarsi”. I valori tradizionali, quali il rispetto per l’autorità, il livello di vita morale, l’insegnamento circa ciò che è giusto e sbagliato, sono valori che sono andati in disuso a causa della grande influenza dei mass media, che presentano atteggiamenti circa la sessualità, la violenza e i diritti umani, incompatibili con la fede cristiana. Molti dei nostri giovani che guardano per molto tempo i programmi televisivi, possono sviluppare maggiormente la loro percezione visuale ed emotiva, ma possono essere falsati da quelle informazioni, con la conseguenza di percepire situazioni e problemi in maniera diversa da come li percepiscono e vivono i loro genitori. Sovente i giovani non hanno mai confidato a nessuno i loro peccati segreti. Essi sono intrappolati per anni nella loro sofferenza con colpevolezze da aborti, tendenze omosessuali, molestie o incesti. Per sopravvivere essi si adattano ad una vita di bugie e di negazioni. Sovente, i membri della famiglia e amici sono completamente all’oscuro dei problemi dei giovani.
La sindrome del successo
Ogni giovane desidera il successo che, per molti di loro, significa ricchezze materiali o risultati intellettuali retribuiti con ben pagati impieghi e influenti posizioni. Per loro “successo” significa acquistare una base di potere da cui operare. Ciò li porta a sognare posizioni d’autorità tra la maggioranza dei giovani.
La cultura della violenza
I giovani vogliono essere notati ed ascoltati. Purtroppo la presente generazione di leader politici in Africa pare capisca solo un linguaggio, quello del fucile. Di conseguenza, nella maggior parte del continente, la violenza è diventata prassi dell’esistenza quotidiana. I giovani inevitabilmente hanno dovuto adottare il linguaggio della violenza, ed anche credere che essa fosse la via per risolvere i problemi e per far valere le proprie ragioni. Non meraviglia pertanto che essi sembrano di gioire degli scontri che talvolta avvengono tra loro e ben armati militari, tanto da venire uccisi o mutilati. I conflitti riflettono un camuffato concetto di democrazia che, d’altronde, è strombazzato da politici senza scrupoli.
Le sette e i movimenti religiosi
La Chiesa in Africa sembra più preoccupata di salvaguardare sistemi e modi fissi di fare le cose, che non di proteggere i gruppi emarginati, cui appartengono anche i giovani. Essi sono critici d’alcuni modi di operare, considerati rozzo colonialismo. Come protesta essi se ne vanno dalla Chiesa verso i nuovi movimenti religiosi e sette che sembrano capaci di soddisfare i loro bisogni, almeno per il momento. La vita è così problematica che anche persone profondamente cristiane sono tentate di entrare in questi movimenti. È peggio per i giovani che hanno molte domande senza risposte. Essi sfidano i leader della Chiesa come mai prima d’ora e contestano persino il perché della religione e di Dio stesso.
I movimenti della New Age
La New Age è la massima sfida verso la Chiesa in Africa, oggi. Questo movimento, radicato nella tradizione religiosa asiatica, è giunto in Africa attraverso l’Occidente. Il movimento New Age, considerato un fenomeno passeggero in Occidente (USA), ha continuato a crescere acquistando influenza e conquistando le menti di migliaia di giovani in Africa. In Kenya, ad esempio, questi movimenti sono rappresentati da Hari Krishna, Meditazione Trascendentale, fede Bahai e movimento dell’Unificazione. La maggioranza di questi movimenti ha la sede in Westlands (Nairobi), da dove tendono i loro tentacoli ad altre città e ad altre parti dell’Africa Orientale. Gli insegnamenti della New Age si concentrano su temi quali onestà di vita, pace interiore, eliminazione dei mali sociali, unione di tutti i popoli del mondo, uguaglianza e amore come soluzione dei problemi della società. Queste idee costituiscono un bagaglio molto attraente perché si rivolgono ai problemi dell’Africa, specialmente a quelli dei giovani. Secondo Randal N. Baer, i gruppi di persone più vulnerabili di fronte a questi movimenti, sono:
Persone disposte a seguire nuove mode e tendenze, specie se sono allettanti. Quelli ai quali piace lo sperimentare, l’avventura, il tuffarsi in cose nuove ed interessanti. Adolescenti e giovani adulti che si stanno conoscendo, che si ribellano all’autorità, esperimentano novità, ricercano forti esperienze, si lasciano trascinare dalla massa o cercano la verità in direzioni sbagliate. Persone annoiate e che hanno molto tempo libero, talora, finiscono per tuffarsi nello sperimentare varie possibilità nel menu della New Age. Persone che cercano il potere personale, il controllo di se stessi, degli altri e delle forze della natura.
Tra le precedenti categorie di persone, i giovani sono il più facile bersaglio. I movimenti New Age sono molto larghi nell’accettare i giovani, senza tener conto del loro credo religioso, della nazionalità, razza, colore e condizione sociale. Inoltre essi non impediscono di andare in chiesa, al contrario sembra che essi incoraggino l’appartenenza ad una Chiesa finché, dopo non molto tempo, uno si trova così pienamente coinvolto nel movimento da sentirsi totalmente alienato dalla sua Chiesa. Questi movimenti fanno presa anche sugli Africani, perché hanno valori simili a quelli delle religioni tradizionali africane come: il vivere insieme, pace ed armonia, rispetto per l’autorità e per la vita, identificazione con la natura, senso del sacro e delle proprie radici fisiche e spirituali, il creato come manifestazione del Creatore, la credenza in una vita dopo la morte e la comunione con gli spiriti degli antenati. Alcuni di questi movimenti credono apertamente in Gesù Cristo. Ad esempio il Dott. Sun Myung Moon, fondatore del movimento dell’Unificazione, sostiene di aver ricevuto una rivelazione divina ed una missione da Gesù, il 17 aprile 1939, e che la sua missione consiste nell’eseguire il suo comando, però il movimento non crede in Gesù come Figlio di Dio. Per il New Age, come dice il Prof. A.B.T. Byaruhanga Akiiki, Cristo non è Gesù, ma un maestro di sapienza o professore; e quando un cristiano porta avanti la sua missione, può giustamente chiamarsi messia. Non c’è dubbio che questi movimenti non hanno nulla a che fare col Cristianesimo, eccetto il servirsene come esca per attirare seguaci tra giovani sprovveduti. Dato che i giovani Africani sono già aggravati dalle crisi d’identità e d’occupazione, da frustrazioni, tensione e povertà, questi movimenti offrono un rifugio asserendo di procurare pace, guarigione e una più alta verità. L’uso di droghe, tra i seguaci, per raggiungere un grado più elevato di conoscenza illuminata, e le attività sessuali occulte, hanno lo scopo di offrire speranza e risposte temporanee ai problemi dei giovani. Questi movimenti, se non sono controllati, saranno una grande sfida per la Chiesa.
Il Cammino della Pastorale Giovanile
La pastorale giovanile è un cammino, la cui meta è la formazione di giovani che saranno persone ben formate e piene di fede che partecipano attivamente alla vita e missione della Chiesa. Questo cammino è pastorale di natura sua e non inizia con dei programmi. Si possono offrire dei programmi, ma non sono il cuore della pastorale giovanile. Il cuore è il rapporto personale. È un creare relazioni tra i giovani, un arricchire e migliorare il rapporto dei giovani con se stessi, un aiutarli a scoprire il loro rapporto con Dio e con la Chiesa, un offrire occasioni per creare contatti con la comunità parrocchiale, il posto di lavoro e la comunità civile, il trovare buoni consiglieri per i giovani e aiutarli a scoprire il rapporto tra fede e vita. Sovente la pastorale giovanile è un seminare, alimentare dei sogni, gioire nelle relazioni, aiutare nei passaggi, “reggere la candela” nella galleria dell’incerto, soffrire per la fine dei rapporti, chiarificare i valori, incoraggiare la crescita, amare il peccatore, scoprire le potenzialità ed incoraggiare la generosità. È un essere al giusto posto al giusto tempo, un essere se stesso ed essere aperto, è un ministero di presenza a contatto con la loro vita, un ministero d’ascolto delle loro storie, un ministero di guarigione portando compassione e attenzione a chi soffre, un ministero di liberazione dalle angosce personali e comunitarie, un ministero d’integrazione, scoprendo le radici e dando continuità. Le fasi seguenti danno un’idea del cammino della pastorale giovanile.
1) Ministero del raggiungere e creare rapporti
Questo ministero significa spendere tempo con i giovani nel loro ambiente anziché aspettare che partecipino ai programmi della Chiesa. Significa andare nelle scuole, nei campi da gioco, essere con loro. Il pastore conosce il suo gregge, e l’incaricato deve conoscere i giovani della parrocchia. Vuol dire dedicare tempo a tutti i giovani della parrocchia, anche a quelli che non praticano. Ovviamente questo richiede molto tempo. L’accostare i giovani e creare legami non può essere fatto solo dall’incaricato dei giovani, deve essere uno sforzo della comunità. È il metodo usato da Gesù. Egli camminava con la gente e sviluppava relazioni con loro. Come risultato di questi rapporti la gente cambiava. L’evangelista Luca racconta che, quando Gesù entrò nella città di Gerico, una folla si radunò per vederlo e Gesù, vedendo Zaccheo su una pianta di sicomoro, gli disse di scendere perché lui voleva fermarsi in casa sua (Lc 19,5). La folla era turbata che Gesù avesse scelto questo pubblicano perché era un peccatore. Un cambiamento drammatico avvenne nella vita di Zaccheo perché Gesù scelse di dedicare del tempo particolare per lui (Lc 19,8). Questo ministero significa spendere tempo con i giovani nella speranza che si avverino grandi cambiamenti nelle loro vite; andare dove essi sono anziché aspettare che essi vengano, significa anche che la buona novella comincia con l’amicizia.
2) Accoglienza dei giovani nelle attività parrocchiali
Dopo aver raggiunto i giovani con l’amicizia, è naturale per l’incaricato dei giovani invitarli a partecipare alle attività comunitarie o parrocchiali che vanno dalle azioni puramente sociali come danze, viaggi, sport, per muovere verso attività serie e spirituali quali gruppi giovanili, ritiri, incontri biblici, Messe per i giovani. Ciò che è importante è che ci sia una varietà d’attività che attrae molti giovani. I giovani cominciano a sentirsi a loro agio quando si uniscono ai colleghi e alle guide adulte nelle varie attività. Essi entrano in piccole comunità d’amicizia e di fede, conosciute come gruppi giovanili. Questo senso d’appartenenza è importante e a volte si cambia, per i giovani, in un senso d’auto stima. Come Chiesa noi spesso cominciamo la pastorale giovanile pianificando attività alle quali speriamo che i giovani partecipino. L’invitare i giovani a partecipare alla comunità funziona bene dopo aver stabilito un buon rapporto. Ogni invito ha una risposta affermativa quando viene da un amico.
3) Annuncio della Buona Novella o missione evangelizzatrice
Ci sono molti modi di proclamare il Vangelo. Ogni fase nel cammino della pastorale giovanile contiene elementi d’annuncio del Vangelo. Papa Paolo VI disse che “soprattutto il Vangelo va proclamato con la testimonianza”. L’incaricato dei giovani deve essere un testimone della Buona Novella. La testimonianza del Vangelo ispira certamente i giovani a domandarsi “come mai il loro incaricato è così pieno d’attenzione; che cos’è che gli fa trovare il tempo per stare con noi?”. Essere testimone del Vangelo è essenziale, ma la vera evangelizzazione include anche la proclamazione della Buona Novella che Gesù, con la sua vita, morte e risurrezione, ci dà la salvezza. Gesù ci ama talmente che ha sacrificato la sua vita sulla croce per noi. Gesù bussa alla porta dei nostri cuori e vuole entrare nelle nostre vite come guaritore, amico e salvatore. Questo è il messaggio che la pastorale giovanile annuncia ai giovani. La fase dell’avvicinamento per creare rapporti d’amicizia, che quella dell’accoglienza o invito dei giovani a far parte della comunità, è indirizzata alla meta della proclamazione del Vangelo. L’incaricato dei giovani sovente annuncia il Vangelo negli incontri del gruppo giovanile, nelle sessioni bibliche, e soprattutto nei ritiri spirituali. I movimenti giovanili, quando sono efficienti e pieni di vitalità, hanno, nelle loro strutture e organizzazione, una missione evangelizzatrice. Alcuni di questi movimenti, come la YCS (Giovani Studenti Cristiani), YCW (Giovani Lavoratori Cristiani), Azione Cattolica, Scout, Legio Mariae, sono venuti dalla Chiesa d’Europa, altri sono d’ispirazione africana e sono adatti per la particolare situazione delle nazioni e della Chiesa da cui i giovani provengono. In Congo, ad esempio, dopo la soppressione di tutti i movimenti e la loro sostituzione con un unico movimento giovanile, i Giovani del Movimento Popolare, altri gruppi sono sorti, spesso informali e anonimi: gruppi di ragazze, club di lettori e di cantori, ecc., che provvedono una vera formazione per i giovani. È così che fu fondato il “Bilenge ya Mwinda” (Giovani della Luce). Tra questi gruppi la YCS è probabilmente uno dei meglio organizzati e più popolari in Africa. In Kenya, ad esempio, conta circa 20.000 membri in 800 Scuole Superiori. Ci sono poi altri movimenti giovanili come Saveriani, Cori, ecc. In Costa d’Avorio, recentemente, è sorto il “Catecumenato dei Giovani”: suo scopo è di affidare ai giovani il compito di evangelizzare altri giovani. I membri attivi sono cristiani impegnati, ma ci sono anche zelanti giovani catecumeni, che cercano di comunicare agli altri quello che loro già conoscono della loro fede e come vivono la fede in Gesù Cristo. Nel movimento carismatico e in gruppi di preghiera e di studio della Bibbia, i giovani possono pregare ed esprimersi pubblicamente nella loro lingua. La pastorale giovanile, dunque, deve essere impegnata nell’evangelizzazione, perché l’annuncio del Vangelo è indizio di una fede matura.
4) Esperienza di conversione
Molti giovani cercano di approfondire la loro vita spirituale, ma i centri per ritiri, che potrebbero accoglierli, sono pochi e spesso l’aspetto finanziario è un grosso ostacolo. Lo scopo dei movimenti a “carattere spirituale è di andare di là da un certo “pietismo” o “quietismo”; e inoltre, di accompagnare i giovani verso un impegno concreto. Conoscendo la Buona Novella dell’amore di Gesù che realmente ci ama, ci perdona e ci salva, sperimentiamo una conversione. Esperienze di conversione avvengono per tutta la vita, non solo una volta in vita. Qualcuno chiama questo un momento di presa di coscienza. Ciò significa che le persone si rendono conto del grande amore di Gesù per loro. Quando le persone si amano, cambiano, sono liete e vogliono passare del tempo tra loro. Lo stesso avviene nelle esperienze di conversione e Gesù diventa il divino amante e amico. La conversione dà motivo di lavorare alla propria crescita spirituale.
5) Educazione ad una fede matura
Dopo che i giovani abbiano avuto un’esperienza di conversione, spesso desiderano di crescere nella loro fede. Essi vogliono conoscere di più su chi è Gesù, e vogliono unirsi ad altri che cercano di fare di Gesù il loro Signore. La pastorale giovanile a questo punto dà l’opportunità ai giovani di crescere nella loro fede. Alla fine dell’adolescenza e all’inizio dell’età adulta diventa necessario tradurre i propri ideali in una forma personale di vita. Si devono fare scelte e prendere decisioni a lunga durata circa la vocazione, la carriera ed anche l’affiliazione religiosa. Queste scelte condizionano lo sviluppo futuro. Una prolungata ritrosia a fare scelte di questo genere impedisce di continuare nella crescita ed è, di solito, segno che, nonostante l’età, l’individuo è ancora ad un livello inferiore di maturità. Scuole di religione, incontri biblici, gruppi di preghiera, Messe per i giovani e ritiri sono spesso usati per aiutare i giovani a continuare la loro crescita nella fede. Aiutano i giovani a prendere decisioni in linea con la volontà di Dio. Li invitano ad impegnarsi a vivere in pienezza la loro vita cristiana ed a prestare un servizio nella e per la comunità ecclesiale. L’esperienza e le relazioni personali rimangono utili per imparare, ma lo studio è ancora più importante di prima. Gesù ha narrato la parabola del seminatore per illustrare le varie fasi della crescita. La fede di alcuni fu soffocata dalle preoccupazioni del mondo, ma quella di altri è stata alimentata ed ha prodotto cento volte tanto. Il compito dell’educazione religiosa è quello di favorire una fede matura nei giovani. La pastorale giovanile è convinta che l’educazione religiosa è capace di produrre una fede forte se viene dopo l’esperienza di conversione. L’educazione religiosa non deve solo insegnare i misteri della fede, ma deve anche fornire occasioni per una condivisione di fede con un gruppo d’amici che stanno crescendo nella fede. Questa piccola comunità di giovani credenti sarà probabilmente il cuore del gruppo giovanile. Una delle soddisfazioni della pastorale giovanile è la gioia d’insegnare a dei giovani che sono desiderosi di conoscere la loro fede. Non c’è bisogno di spendere tempo a convincerli ad imparare. Essi vogliono imparare. La maggior parte del tempo è spesa nel rispondere alle loro domande. Questa diventa un’esperienza emozionante.
6) I giovani cominciano a servire altri
Un ministero efficace ripete se stesso. A questo punto i giovani cominciano a servire altri. La comunità di fede e d’amore e la grazia di Gesù sono un incentivo per i giovani a comunicare il loro amore per gli altri per mezzo del servizio. Questo servizio può essere qualsiasi cosa dal consigliare i coetanei, al visitare persone anziane, handicappati. Può anche comprendere servizi liturgici, insegnamento ai catecumeni, distribuzione della Comunione, servizio come assistenti. Il ministero operato dai giovani significa, infine, che essi vogliono condividere i loro talenti nel servizio. È compito dell’incaricato dei giovani, incoraggiare questo tipo di servizio e darne l’occasione. Le sei fasi annunciate sono la strada che la pastorale giovanile segue per raggiungere il suo scopo.
Spunti per un Programma di Pastorale Giovanile
Secondo alcuni filosofi esistenzialisti un essere umano è un progetto spinto dalla speranza verso l’autoaffermarsi. Essi sostengono che senza speranza non ci sarebbe motivo di esistere. La Chiesa non avrebbe nessun motivo di esistere oggi se non concentrasse la sua attenzione sui giovani che sono gli attori del futuro. Ecco alcuni suggerimenti per un programma di pastorale giovanile:
1. Tradurre in pratica il concetto di Chiesa come popolo di Dio
Una sana ecclesiologia che intende integrare i giovani nella vita parrocchiale, deve tenere presente il concetto che la Chiesa è formata dal popolo di Dio. Si deve tener conto dei giovani quando si prendono decisioni che li riguardano. Si deve ascoltarli e rispettare le loro opinioni, si devono correggere quando sbagliano e guidarli quando necessario. Gli incaricati dei giovani devono essere più vicini a loro per guadagnarne la fiducia. Ciò renderà possibile ai giovani aprirsi e confidare le loro paure, le loro lotte e le loro attese, in modo da essere assistiti nella loro crescita verso persone, mature e responsabili.
2. Formare gruppi giovanili
I giovani amano identificarsi con i loro coetanei. Deve essere pertanto impegno degli incaricati dei giovani, incoraggiare la formazione di gruppi giovanili che danno loro la possibilità di incontrarsi tra loro in modo fruttuoso; altrimenti i giovani stessi formeranno gruppi che possono non essere utili per la loro crescita. Ogni gruppo dovrebbe avere una propria spiritualità, instillata da chi forma il gruppo. Questa è la fase in cui i giovani hanno bisogno di una guida spirituale, morale e organizzativa da parte di: animatori laici maturi, sacerdoti o religiosi. Queste persone dovrebbero essere a tempo pieno, fedeli e fidate.
3. Priorità alla pastorale giovanile nei piani pastorali diocesani
La pastorale giovanile dovrebbe stare a cuore a tutti i vescovi, sacerdoti e laici in ogni Chiesa locale e non essere soltanto un’occasione di passatempo e di iniziative personali, come capita in molte diocesi. La pastorale giovanile richiede uno o due incaricati a tempo pieno, infrastrutture sufficienti e l’appoggio morale e materiale di tutta la diocesi. Nessuna diocesi dovrebbe considerare eccessive le spese per la formazione dei giovani.
4. Temi per un possibile programma di formazione giovanile
Questi possono essere diversi da posto a posto. Ma, date le circostanze attuali in Africa, un programma di formazione giovanile dovrebbe includere gli elementi seguenti: - Progetti per migliorare la vita dei giovani, tramite organizzazioni non governative e piccole attività economicamente produttive. - Corsi per approfondire le conoscenze spirituali e morali dei giovani. - Corsi di leadership e autoconoscenza. - Riunioni e gruppi di lavoro per l’autosufficienza nello sviluppo. - Corsi per creare un senso di responsabilità nei giovani. - Corsi per far capire l’importanza della Chiesa nel mondo d’oggi. - Corsi per aiutare i giovani ad affrontare i problemi dell’urbanizzazione ed emigrazione (problema dei rifugiati).
Conclusione
Il futuro non è una realtà data per scontata, dobbiamo pianificare e lavorare per esso. Ricordiamo un detto che ho imparato da un mio insegnante: “Quando pianifichi, fallo come se non dovessi mai morire, ma quando preghi, prega come se dovessi morire il momento successivo”. Il futuro della Chiesa dipende moltissimo dal come formiamo il giovane oggi.
Piani per un’efficace pastorale giovanile
La maggioranza delle parrocchie è molto preoccupata per i loro giovani. Si preoccupano quando i giovani smettono di andare in chiesa e di praticare la loro fede. I consigli parrocchiali e gli incaricati dei giovani si sentono spesso delusi nella loro pastorale giovanile. Questa delusione può essere profonda, che alcune parrocchie sospendono ogni attività giovanile. È venuto il tempo per i consigli parrocchiali e per tutti gli incaricati dei giovani di coinvolgersi direttamente nella pastorale giovanile della parrocchia. È loro responsabilità e missione, come “leader” parrocchiali, di decidere una direttiva per un’efficace pastorale giovanile. Il consiglio parrocchiale dovrebbe fissare le mete per la pastorale giovanile. Per fare questo in maniera saggia bisogna conoscere la situazione, e questo richiede tempo, lavoro e coinvolgimento. Troppo spesso i leader parrocchiali laici si aspettano che il sacerdote e l’incaricato dei giovani si addossino questa responsabilità da soli. Io credo fermamente che per un’efficace pastorale giovanile i leader laici devono essere coinvolti nel capire i principi del ministero laicale e poi metterli in pratica in parrocchia. Uno dei problemi degli animatori giovanili è stata l’incapacità di educare e coinvolgere i leader laici della parrocchia nella pastorale giovanile. Sacerdoti, insegnanti di religione, incaricati dei giovani devono cominciare a lavorare insieme se vogliono essere efficaci nel ministero giovanile. La frustrazione nel lavoro con i giovani può essere ridotta se i leader parrocchiali lavorano insieme nel fissare le mete con una chiara pianificazione. Ciò che è necessario è un piano che le parrocchie dovrebbero seguire e che le renda capaci di un efficace servizio ai giovani.
Sei momenti per un efficace piano di pastorale giovanile
Ci sono sei momenti o fasi per un’efficace pastorale giovanile che gli agenti parrocchiali potrebbero seguire: 1. Educare i leader parrocchiali sulla teoria e pratica della pastorale giovanile. 2. Fare un’indagine per stabilire quali sono i bisogni della gioventù della parrocchia. 3. Fissare le mete per la pastorale giovanile in parrocchia. 4. Fissare obiettivi precisi per la pastorale giovanile. 5. Sviluppare strategie per raggiungere le mete e gli obiettivi. 6. Valutare i risultati.
Educare i leader parrocchiali sulla teoria e pratica della pastorale giovanile
L’educazione dei leader parrocchiali è il fondamento di un’efficace pastorale giovanile. I leader parrocchiali devono conoscere la teologia fondamentale e la teoria della pastorale giovanile. Essi devono capire il processo del ministero dell’avvicinare e creare relazioni, della proclamazione del Vangelo, della conversione, dell’invito ad inserirsi nella comunità, della catechesi e del servizio. I leader parrocchiali dovrebbero avere una chiara comprensione della missione della Chiesa, della missione complessiva della parrocchia e della missione e mete della pastorale giovanile. L’educazione richiede lavoro. Spesso i leader parrocchiali sono restii ad assumersi seriamente questa responsabilità, e non offrono opportunità d’educazione alla maggioranza dei laici. Negli incontri dei leader parrocchiali si spende molto tempo a discutere circa la manutenzione degli edifici, e quando poi si viene a discutere di un ministero, essi di solito chiedono l’opinione del sacerdote. La sua opinione è presa come l’ultima parola e tutto finisce lì. L’ideale sarebbe che il sacerdote che ed i membri del consiglio parrocchiale studiassero i temi fondamentali che riguardano i giovani. Ad esempio: come cominciare un rapporto con i giovani? Sono una priorità per la parrocchia, i giovani che hanno abbandonato la pratica religiosa? Può Gesù toccare i giovani d’oggi attraverso il nostro ministero? Perché tanti giovani hanno lasciato la Chiesa? Dalla riflessione e discussione su questo tipo di domande si potrebbe raggiungere un consenso circa la pastorale giovanile, la sua visione e le sue mete.
Indagine sui bisogni della gioventù
La seconda fase per sviluppare un’efficace pastorale giovanile parrocchiale è un’indagine circa i bisogni dei giovani. Ciò significa raccogliere informazioni statistiche circa la pratica religiosa dei giovani, i loro comportamenti sociali e i loro atteggiamenti verso la parrocchia. La ragione principale per raccogliere queste informazioni, è che mete e programmi futuri devono essere basati su una valutazione realistica di dove i giovani si trovano realmente. Troppo spesso le parrocchie danno per scontato che conoscono i bisogni dei loro giovani ed hanno basato i loro programmi su queste presunzioni. Come ottenere informazioni accurate circa i giovani della parrocchia? La via più facile è quella di un questionario che chiede loro quello che è necessario sapere. Questo approccio è molto facile, non richiede tanto tempo e permette ai giovani di rispondere anonimamente. Si possono usare altri metodi, ma lo scopo è quello di ottenere informazioni accurate circa i bisogni dei giovani. Il vantaggio di analizzare i bisogni dei giovani sta nel fatto che ne può cominciare ad emergere una visione chiara dei giovani della parrocchia. Si possono fare programmi che si concentrano sui bisogni dei giovani, e si possono fissare mete ed obiettivi concernenti le loro reali necessità.
Fissare mete parrocchiali per i giovani
Mete sono necessarie per il successo. Ciò vale per le aziende, per gli individui e per le parrocchie. Talora gli atleti fissano come loro mete l’entrare nella squadra olimpica o il vincere una medaglia d’oro. Altri fissano come meta, il diventare dottori, affettuosi papà e mamme, o milionari. Avere una meta, significa lavorare per una destinazione chiaramente definita. Le parrocchie devono orientarsi verso una meta e lavorare per raggiungere la destinazione chiaramente definita. Un compito principale del consiglio parrocchiale è quello di fissare delle mete per la parrocchia. Le mete di una parrocchia possono essere molto diverse, andando dall’accoglienza in parrocchia dei nuovi arrivati, all’edificare la comunità di fede attraverso rinnovamento parrocchiale, raccolta di fondi, ecc. Ma tutte le loro mete devono scaturire dalla missione universale e dalle mete della Chiesa. Ciò significa che le mete parrocchiali devono, in certo modo, riguardare la proclamazione di Gesù, l’essere una comunità di fede con e per ciascuno, e il prestare un servizio per aumentare la comprensione del Regno di Dio. Parrocchie con delle mete sono parrocchie vive e con una direzione. Una parrocchia la cui meta è quella di edificare una comunità, farà dei passi verso tutto quello che è ottimo. Non si limita a ripetere esattamente ciò che si è fatto l’anno precedente. Le nuove mete generano vita e ricordano continuamente ai parrocchiani per che cosa lavorano. Una volta che il consiglio parrocchiale ha fissato le mete della parrocchia, si può cominciare a preparare le mete per la pastorale giovanile. Le mete efficaci per la pastorale giovanile devono scaturire dalla teoria e dalla teologia della pastorale giovanile e dall’insieme delle mete della parrocchia. Le mete per la pastorale giovanile non si dovrebbero creare nel vuoto. Una volta ho chiesto al mio consiglio parrocchiale di sognare delle mete per i nostri giovani che passavano dalle scuole elementari a quelle superiori. Quale dovrebbe essere il risultato delle nostre fatiche? In vista di che cosa lavoriamo? Ecco alcune delle risposte che ho ricevuto: -- Conoscere gli insegnamenti fondamentali della Chiesa, accettarli e aggiornarli lungo tutta la loro vita. -- Conoscere come Dio è coinvolto nella loro vita d’ogni giorno. -- Essere vicini al Signore attraverso una buona vita di preghiera. -- Conoscere ciò che è moralmente corretto è conformarvisi. -- Assumere responsabilità personali e rispettare la vita degli altri. -- Essere fedeli alla Chiesa ed ai suoi insegnamenti. Tutte queste sono ottime risposte ma non vi si perverrà mai se non si fissano mete precise per ogni anno.
Fissare obiettivi precisi per la pastorale giovanile
La parrocchia, quando ha capito che pastorale giovanile significa rendersi amici i giovani, incoraggiarli a diventare persone mature, spiritualmente vive, invitarli a partecipare alla missione della comunità di trasformare il mondo, e quando la parrocchia ha scoperto quali sono i bisogni dei suoi giovani ed ha fissato mete chiare per venire incontro a questi bisogni, allora la parrocchia può determinare precisi obiettivi che il programma della pastorale giovanile cercherà di mandare ad effetto. Gli obiettivi sono diversi dalle mete; un obiettivo è preciso e si può valutare, mentre una meta è più ampia e meno facile da valutare. Prendiamo come esempio la “qualità”, quale meta di un’azienda. Possiamo notare che “qualità” è un concetto ampio che significa un prodotto eccellente. Questa è una meta efficace perché comunica chiaramente a tutti gli impiegati e al pubblico per che cosa l’azienda lavora. La qualità è un concetto così ampio che non è facile da valutare. Gli obiettivi, invece, sono segnali indicatori che la meta è stata raggiunta. Uno degli obiettivi dell’azienda potrebbe essere un aumento del 50% delle vendite in due anni. Ovviamente questo si può verificare. L’azienda può confrontare le cifre delle vendite per stabilire se ha raggiunto l’obiettivo; se le vendite aumentano del 50% in due anni, l’azienda ha un segnale rivelatore che sta raggiungendo la meta fissata. In pratica gli obiettivi sono criteri misurabili che indicano se la meta è stata raggiunta.
Sviluppare strategie per raggiungere mete e obiettivi.
Un altro passo, per un’efficace pastorale giovanile parrocchiale, è quello di stabilire un piano per raggiungere mete e obiettivi fissati, evidenziando in dettaglio come e quando mete e obiettivi dovranno essere raggiunti. È necessario sviluppare strategie per ogni obiettivo. Un piano per raggiungere l’obiettivo di visitare le case dei giovani non praticanti, potrebbe essere del seguente tipo: - Compilare una lista accurata dei giovani non praticanti della parrocchia - Fissare una linea generale o un’agenda per le visite - Una chiacchierata generica circa interessi e attività del giovane visitato - Un invito per le prossime attività.
Questi punti spiegano come raggiungere l’obiettivo di una visita ai giovani non praticanti. Strategie chiare aiutano a conoscere esattamente che cosa succede e quanto tempo richiederà. Troppo spesso agenti pastorali professionali si “bruciano” in breve perché non hanno usato bene il tempo, e gli obiettivi parrocchiali prendevano molto tempo. Strategie precise aiutano sia il consiglio parrocchiale che l’incaricato dei giovani a sapere esattamente quanto tempo e lavoro si richiede per raggiungere un obiettivo. Sarebbe saggio, per parrocchie con incaricati giovanili di professione, avere strategie concordate. Una buona divisione di compiti aiuterà il consiglio parrocchiale a fissare mete e obiettivi mentre l’incaricato dei giovani sviluppa il piano per raggiungerli. L’incaricato dei giovani e altri leader pertanto aiutano a tradurre in pratica un’efficace pastorale giovanile. Per parrocchie senza incaricati giovanili di professione, sarebbe saggio creare una comunità d’adulti interessati ai giovani e disposti a dedicare tempo ed energie alla pastorale giovanile. Questa comunità dovrebbe essere coinvolta in tutti i sei momenti dello sviluppo di un’efficace pastorale giovanile parrocchiale. Potrebbe poi sviluppare le strategie necessarie per raggiungere mete ed obiettivi.
Valutazione
L’ultima fase di un’efficace pastorale giovanile è la valutazione. La parola valutazione spaventa la gente perché spesso la valutazione mette a fuoco soltanto le debolezze e gli insuccessi. La valutazione dovrebbe essere una buon’esperienza. Il segreto per una serena valutazione è sapere che cosa valutare. Valutazioni riuscite guardano agli obiettivi e misurano successo e insuccesso d’ogni obiettivo. I dati della valutazione di tutti gli obiettivi indicano se le mete sono state raggiunte o no. Il gran problema per molte valutazioni è che gli obiettivi non sono mai stati scritti o che gli obiettivi sono così vaghi che non hanno valore. Senza mete e obiettivi chiari la parrocchia non ha una direzione da seguire, “galleggia” semplicemente, e ciò è difficile da valutare. La parrocchia con una meta ben chiara, può valutare se sia stato raggiunto il traguardo; nel caso contrario, sarà necessario cambiare rotta. Infine le valutazioni possono essere motivo di celebrazione, per le parrocchie e gli incaricati dei giovani, quando i risultati dimostrano che il programma della pastorale giovanile ha ottenuto ciò che si era proposto di fare.
Conclusione
I sei momenti per un’efficace pastorale giovanile richiedono alla parrocchia molto sforzo e coinvolgimento. Il seguire pienamente questo procedimento richiede al consiglio parrocchiale più del previsto, ma fornisce un metodo d’avvicinamento ad un’efficace pastorale giovanile. Il vantaggio comune del seguire questo piano è che i leader della parrocchia restano coinvolti nella missione e ministero della Chiesa.
P. Tarcisius Maina
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