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La vocazione è un dono di Dio; è Lui che prende l’iniziativa e il giovane risponde all’invito a stare con il Signore, e ad essere mandato a costruire il Regno di Dio.
Il giovane che riceve l’invito deve essere aiutato al fine di vedere chiaramente per se stesso se Dio sta realmente chiamandolo. Quest’aiuto è ciò che noi chiamiamo accompagnamento nel discernimento vocazionale. È un camminare insieme del candidato con l’animatore per chiarire la sua chiamata alla vita religiosa e scoprire se le sue aspirazioni sono in consonanza con la missione dell’istituto o della congregazione cui vuole appartenere.
L’accompagnamento non è specificamente direzione spirituale, perché questa implicherebbe il concentrarsi sulla relazione del candidato con Dio, trattando solo dei valori religiosi e le attitudini derivanti da questi valori. L’accompagnamento in particolare tratta la relazione del candidato con se stesso, cercando di comprendere i propri bisogni, sentimenti e attitudini derivanti da questi bisogni, la sua relazione con gli altri e con la natura. L’accompagnamento deve coinvolgere ambedue gli aspetti: spirituale e psicologico (valori soprannaturali e naturali).
Nell’accompagnamento, l’animatore vocazionale deve guidare il candidato ad una profonda comprensione e scoperta della propria relazione con Dio che lo chiama; a capire se stesso davanti a questa chiamata, e a capire quelli che attendono il suo servizio. Si cammina insieme per vedere se è possibile integrare questi tre aspetti in modo pacifico. Lo scopo dell’accompagnamento è aiutare il candidato a scoprire le proprie motivazioni nello scegliere la vita religiosa e vedere se esse sono autentiche.
L’animatore vocazionale e accompagnamento
L’animatore deve essere una persona crede nel valore dell’accompagnamento vocazionale, e vi si prepara con la volontà di farlo per il bene dei candidati e dell’Istituto. Egli è il primo strumento che Dio usa per facilitare il processo di discernimento, e deve avere: una profonda conoscenza di sé sia a livello spirituale che psicologico; spirito di preghiera, e una buona dose d’umiltà, perseveranza e pazienza; amore alla sua missione, al fine di riuscire e sopravvivere nel suo compito; la consapevolezza che il discernimento di una vocazione è lavoro dello Spirito santo; per questo l’animatore deve essere in sintonia con lo Spirito.
Nel lavoro d’accompagnamento l’animatore, intervistando il candidato, non è un osservatore ma un partecipante; nel senso che deve percepire i movimenti del candidato e cercare di dirigerlo secondo questi. Deve perciò essere a conoscenza dello svolgimento del discernimento oltre che ad avere una preparazione spirituale e psicologica.
Un altro aspetto importante è la conoscenza dei requisiti che l’Istituto richiede nell’accettazione dei candidati. Bisogna avere una buona conoscenza delle nostre costituzioni e del programma formativo. Non è giusto incominciare e continuare un discernimento con un giovane che non ha i requisiti dalla Congregazione. Allo stesso tempo è anche importante vedere se gli ideali del candidato corrispondono a quelli della Congregazione.
Accompagnamento
Chi deve ricevere l’accompagnamento? Tutti quelli che chiedono di entrare in un istituto, hanno il diritto di ricevere dei consigli nel discernere la loro vocazione. Questo si può dare tramite seminari o ritiri, visite nelle scuole dove si trovano, oppure per corrispondenza. Qui ci concentreremo, soprattutto, su quelli che hanno dimostrato un interesse serio di entrare nel nostro Istituto, e che dovranno essere raccomandati dall’animatore vocazionale per la formazione.
Nell’accompagnamento dobbiamo stabilire una buona relazione con il candidato subito dall’inizio, non al fine di creare amicizia tra i due, ma per aiutare il candidato a identificarsi con Gesù Cristo ed acquisire i suoi valori. La persona deve sentirsi accettata per essere aperta e sentirsi a suo agio nel processo di rivelazione di se stessa.
Quali sono le cose che il candidato deve condividere? Il passato: abbiamo bisogno di conoscere il suo retroterra; le relazioni con la famiglia, con gli altri, con se stesso, gli studi, la sua esperienza della chiamata di Dio (quando è cominciata e com’è continuata fino al presente). Il passato come condiziona il presente? Il presente: che cosa dice il candidato circa la sua vita a proposito della vocazione e tutto quello che ha relazione con questa, e come si orienta verso il futuro. Il futuro: quali sono le aspirazioni per il futuro e quanto il presente influirà sul futuro? Quale posto ha Dio in tutto ciò che è condiviso? Si aiuti il candidato a scoprire l’azione di Dio nella sua storia.
Un altro aspetto che richiede attenzione è quella del celibato e della sessualità. Sarebbe sbagliato raccomandare un candidato per incominciare la formazione senza alcuna conoscenza della sua vita sessuale. Questo è un argomento delicato e si deve trattare solo dopo avere raggiunto una certa confidenza. Può essere fatto attraverso un semplice questionario o una domanda diretta su ciò che la persona pensa circa il celibato a proposito della sessualità. La persona che sta davvero sperimentando la chiamata di Dio, non avrà difficoltà nel rivelare se stessa con semplicità, anche in questo campo. L’approccio deve essere di gran rispetto, discrezione e delicatezza. Non s’insista sull’argomento quando il candidato non risponde, ma si tenga presente il fatto.
Credenza negli spiriti e l’influenza di questa credenza sulla persona Qual è la sua esperienza e quella della famiglia circa quest’aspetto? Ciò non deve essere preso per scontato, soprattutto nelle ragazze che vogliono entrare da noi (è un aspetto che dipende da nazione a nazione e anche da tribù a tribù).
Incontri per l’accompagnamento
È importante accordarsi circa il tempo e il luogo dove avverranno gli incontri e possibilmente la frequenza di questi. La struttura dell’incontro non deve essere necessariamente formale, ma l’animatore la può suggerire. S’incomincia con una preghiera e poi s’introduce la conversazione con alcune domande circa gli studi o interessi particolari del candidato; poi lo s’invita a condividere ciò che ha a cuore. A poco a poco, questa può diventare la regola del gioco, e il candidato si adatterà più facilmente e coscientemente alla routine e sarà aiutato a pianificare l’incontro. Si sentirà sempre più a suo agio e acquisterà il controllo della situazione. Sessioni senza struttura possono creare ansietà perché il candidato non sa come comportarsi. Momenti non strutturati, però, sono anche necessari al fine di portare alla superficie alcuni elementi importanti della vocazione.
Nella condivisione la domanda che l’animatore deve tenere presente è: Qual è il motivo di ciò che è condiviso? Il candidato che cosa vuole comunicare di se stesso? Ci si ricordi che la persona, che condivide, ha pensato bene che cosa condividere e, quindi, ha un messaggio da dare a noi circa se stessa. Ascoltiamo con empatia ciò che ci dice per entrare nella vera vita della persona.
È necessario essere presenti attivamente per percepire il significato delle parole o eventi che si condividono in modo generale. Si eviti di giudicare, in modo da poter capire il significato delle parole e dei gesti. Si presti attenzione a ciò che è detto ed a ciò che non è espresso. La comunicazione non verbale è molto importante. Si osservi l’apparenza fisica generale, il modo di vestire, la puntualità, l’entusiasmo, l’impegno, l’apertura o la reticenza. È necessario prestare attenzione ai comportamenti emotivi, quali: tensione, freddezza, timidezza, l’evitare il contatto degli occhi, rigidezza o modo rilassato. Queste cose sono indicative soprattutto nel discernere il carattere di una persona.
Non si abbia paura del silenzio, soprattutto se prolungato dopo aver fatto una domanda provocativa. Si dia tempo per la riflessione se la persona ne ha bisogno e si faccia attenzione alla risposta che si riceve dopo una lunga riflessione. A volte queste sono risposte che dicono molto. Si noti anche quello che la persona non riesce a dire, vedere o sapere circa se stessa.
Uno degli scopi principali dell’accompagnamento è aiutare il candidato ad armonizzare meglio il suo sé reale con quello ideale. Si notino le incoerenze tra il modo di vita del candidato e il modo in cui vuole vivere, tra i valori proclamati e quelli vissuti. Si cerchi di chiedere esempi concreti di come vive le sue virtù. Si aiuti il candidato ad essere concreto e non astratto.
Non bisogna lodare o disapprovare con facilità. Si può approvare ma non continuamente. Continua approvazione può portare ad un conformismo, rendendo il candidato schiavo della stima dell’animatore. Si facciano domande dove è necessaria una chiarificazione, ma non si mostri disapprovazione circa le risposte, anche se si possono avere informazioni da una fonte diversa riguardo a ciò che si sta condividendo.
È necessario prendere nota di ciò che si condivide per poter poi farne riferimento nel prossimo incontro. È importante mostrare al candidato che è seguito da vicino con interesse, e questo si può fare, richiamando alcuni punti che erano stati condivisi nell’ultimo incontro. Per esempio, nel caso che il candidato abbia parlato della mamma ammalata, si cominci chiedendo sue notizie, e poi si passi a chiedere ad altri argomenti iniziati nel precedente incontro. Per fare questo si ha bisogno delle proprie note cui riferirsi e vederne lo sviluppo.
Dopo che il candidato si è spiegato, l’animatore deve essere in grado d’intervenire, attraverso una semplice riformulazione dell’argomento per fargli capire che è ascoltato e capito. Questo può essere un aiuto per una futura apertura perché aiuta a chiarire le idee e ad arrivare al punto centrale della questione. Apre anche la strada per il prossimo incontro. L’incontro si conchiude suggerendo qualche lettura biblica per la riflessione in linea con quello che è stato condiviso. Dobbiamo tenere in mente che vogliamo aiutare il giovane a sviluppare la sua dimensione trascendentale, la capacità d’essere sensibile all’azione di Dio nella sua vita senza spiritualizzarlo.
Conclusione
In questa breve presentazione sull’accompagnamento, abbiamo semplicemente cercato di dare uno schema circa il modo di aiutare un giovane a discernere la propria vocazione. A questo punto possiamo trarre alcune conclusioni, che saranno utili per noi come animatori. Dopo aver camminato insieme per un certo tempo, il candidato e l’animatore possono arrivare ad una conclusione comune oppure no. Da quanto è emerso nella condivisione l’animatore deve tenere presenti i seguenti criteri per prendere la decisione: Le motivazioni date per la vocazione – sono autentiche o no? Sincerità e apertura – ci sono delle contraddizioni? - Fiducia nell’amore di Dio e fede nel fatto che è Dio che lo chiama – Dimensione trascendentale della vocazione. Coerenza tra i valori proclamati e quelli vissuti – Equilibrio psicologico (la percezione attuale di sé e quella ideale sono troppo distanti?) Entusiasmo nel consacrare la propria vita a Dio – Desiderio di vivere il carisma dell’Istituto. A questa lista aggiungi altri requisiti dell’Istituto come: capacità intellettuale, salute, background famigliare.
Nel discernimento vocazionale, ci sono tre possibili risultati che si possono raggiungere alla fine dell’accompagnamento: Nel primo caso si è reso chiaro che il candidato ha buona materia prima, sulla quale può iniziare la formazione e ha le motivazioni giuste per volere consacrare la sua vita a Dio. Nel secondo caso il candidato, attraverso l’aiuto ricevuto, si è reso conto che non è adatto per la vita religiosa ed assieme all’animatore può serenamente terminare l’accompagnamento. Nel terzo caso, che è più difficile, l’animatore ha notato alcune incoerenze tra la vita del candidato e la scelta che egli vuole fare, eppure il candidato insiste nel volere essere raccomandato per iniziare la formazione. In questo caso l’animatore dovrà cercare l’aiuto di una terza persona per chiarire le proprie percezioni riguardanti il cammino del candidato. Dopo di che l’animatore può decidere di raccomandare il candidato, con una clausola riguardante gli aspetti poco chiari, oppure può consigliare il candidato a cercare un altro tipo di vita.
Discernere una vocazione non è facile e non possiamo mai essere sicuri, anche dopo avere indagato tutti i vari aspetti che possono rivelare la verità circa la persona. La persona umana è un essere molto complesso, che rimane un mistero anche a se stesso. La rivelazione sul nostro essere si dischiude poco per volta davanti alle varie sfide della nostra vita quotidiana. Per cui, animazione e accompagnamento vocazionale richiedono da noi molta umiltà e pazienza.
Suor Jane Nugi
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