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LE SFIDE CHE I GIOVANI INCONTRANO OGGIGIORNO NELLA SCELTA DELLA VOCAZIONE Stampa E-mail
Scritto da Mons. Deogratias H. Mbiku   

1. INTRODUZIONE

I giovani oggigiorno affrontano molte sfide, non solo quando hanno da discernere la vocazione, ma anche quando, con impegno, si accingono a seguirla. Le sfide vocazionali, oggi confermano le parole pronunciate da N. S. Gesù Cristo più di 2000 anni fa sul numero d’operai nella vigna del Signore. Oltre la vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa, tale situazione non è migliore nel campo del matrimonio. Non è raro trovare gente che, incontrando una coppia appena sposata, magari nel loro giorno di nozze, scommette che dopo poco tempo si separerà. Questi “profeti di mal augurio”, gente che augura il male o gente gelosa, tuttavia in qualche modo fanno emergere la situazione prevalente nei matrimoni d’oggi. Questo tuttavia non deve portarci alla disperazione; anzi, per noi che crediamo, deve incoraggiarci a mai smettere di pregare per tutte le vocazioni.

2. LE SFIDE

1) La prima sfida ai giovani d’oggi nel campo della vocazione è capirne il significato. Il termine “vocazione” è usato in vari modi. I giovani non possono discernere la loro vera vocazione se non conoscono il significato che la Chiesa dà a questo termine. Forse il filosofo che scrisse: “Una delle cose difficili in vita è scoprire il significato di ciò che è ovvio”, aveva ragione.

2) Molti giovani non vedono alcuna differenza di significato tra i termini “vocazione” e “carriera” e quindi li usano come sinonimi. Non fa quindi meraviglia che si trovano impreparati ad una vocazione a vita. Ad esempio, molti giovani considerano la vocazione come un successo personale e non esitano a spiegarne il significato che loro danno, che prescinde dalla Parola di Dio nel libro del profeta Geremia: “Prima di formarti nel seno materno, ti conoscevo, prima che uscissi alla luce, ti avevo consacrato” (Ger 1,5). Queste parole fanno eco a quelle di Gesù: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16). Da ciò si capisce che, all’opposto della carriera, noi non scegliamo la vocazione; anzi, come il Papa Giovanni Paolo II scrive nel libro Dono e mistero: “La vocazione è il mistero della scelta divina”. Nostro dovere è ascoltare umilmente la voce divina per capire dove Lui ci guida.

3) Mancanza di comprensione ed interesse nell’apprendere le esigenze e le responsabilità di una vocazione specifica, è un’altra sfida. I giovani d’oggi non dedicano molto tempo a riflettere sugli impegni di una vocazione specifica cui possono essere chiamati. Ad esempio, fino a che punto i giovani, che si sentono chiamati al matrimonio, capiscono la profondità del sacrificio che avranno da compiere? Capiscono la necessità dell’autodisciplina, la reciproca generosità e l’astinenza occasionale? Hanno un minimo d’interesse di accrescere la loro conoscenza sull’insegnamento della Chiesa circa la santità del matrimonio? Normalmente attendono fino all’ultimo momento, poi frequentano la preparazione ufficiale che, pur considerandola obbligatoria, per loro diventa una semplice formalità. Come possono, quindi, imparare le posizioni dottrinali della Chiesa su divorzio, aborto, contraccezione e contraccettivi, e gli altri insegnamenti sul matrimonio? L’insuccesso nel comprendere e nel vivere questi insegnamenti prima del matrimonio conduce molti giovani ad accettare il sacramento del matrimonio, mentre continuano ad usare ogni specie di contraccettivi; questo poi li porta a ritenere che il loro matrimonio non è completo fino alla nascita di un figlio, e che quindi molti casi di divorzio sono giustificabili e raccomandabili. Sembra che abbiano dimenticato la saggezza delle parole di Gesù: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro” (Lc 14,28-30).
La stessa cosa si applica alla vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa. Il tempo della preparazione al sacerdozio è lungo. Un buon numero di chiamati dimostra interesse agli obblighi del sacerdozio quando cominciano l’anno di formazione o quando entrano nel corso filosofico. Ma i giovani dovrebbero formarsi l’abito di studiare i requisiti e le responsabilità della vocazione ancora prima. Non si capisce come mai tanti sono così desiderosi di accrescere la loro conoscenza in tanti campi dello scibile e non in quello della vocazione che è il più importante, anzi l’indispensabile? Questo è come interpretare l’aspetto del cielo e non sapere distinguere i segni dei tempi (cfr. Mt 16,2-3).

4) La vita libera trattiene anche i giovani dal discernimento della vocazione. I giovani che mancano d’autocontrollo e si abbandonano ad una vita immorale, difficilmente possono ascoltare la chiamata divina. Conseguentemente abbiamo giovani che vivono una doppia vita: da una parte vivono una vita pagana tutta la settimana, dall’altra parte non omettono mai la Messa domenicale. Per questi giovani il Cristianesimo consiste solo nella Messa domenicale: è quindi difficile per loro affrontare seriamente il problema della vocazione. Ma cosa si nasconde dietro questa facciata? Si nasconde soprattutto una concezione errata ed un uso distorto della tecnologia avanzata d’informazione del mondo globalizzato. I giovani sprecano un mucchio di tempo in cose stupide e triviali che impediscono loro di coltivare i valori cristiani. Tutto ciò che vedono in televisione è imitato. I giovani mancano di un’appropriata formazione familiare e procedono sbandati come pecore senza pastore. I giovani chiamati a seguire la vocazione, però, non sono solo quelli che hanno una buona vita morale; ci sono casi, dai tempi del Signore fino ad oggi, di chi è stato chiamato quando era in condizione di peccato, ad esempio, S. Matteo (cfr. Mt 9,9-13), e S. Paolo (cfr. Atti 9, 1-20). Ma questi si convertirono prima di seguire la loro vocazione. Noi dobbiamo aiutare i nostri giovani a convertirsi prima di rispondere alla vocazione!

5) Un’altra sfida è l’intromissione dei genitori; questo non dovrebbe essere ignorato, ma neppure assumere troppa importanza. Alcuni genitori scoraggiano i loro figli dal seguire una qualche vocazione, specialmente quella al sacerdozio. Il loro profondo desiderio d’avere nipoti, li costringe a chiedere ai loro figli di pensarci una seconda volta, prima di rispondere ad una vocazione. Nell’ambiente africano in cui i genitori hanno molta influenza e l’ultima parola sulla decisione dei loro figli, questo rimane una sfida difficile da superare.

6) Un’altra sfida nasce dalla delusione causata da quelli che non sono fedeli alla loro vocazione. I matrimoni spezzati ed i preti che abbandonano hanno un doppio impatto negativo sui giovani nella scelta della vocazione. In primo luogo, li rende insicuri nel seguire la vocazione, e in secondo luogo, i giovani maturano l’idea che ciò che vedono nei loro predecessori è l’unica via nella vita; cercare di fare il contrario è inutile. Quest’attitudine, tuttavia, è una debolezza dei giovani, infatti, essi possono sempre decidere di fare meglio anche se seguono la stessa vocazione. Possono sempre testimoniare in parole e opere che possono vivere una vita esemplare.

7) Quelli chiamati al matrimonio trovano una grande sfida nel flagello dell’AIDS. I giovani sono restii all’esame del sangue prima del matrimonio, per paura d’essere colpiti dal virus HIV.

8) Il pullulare di sette cristiane nel nostro tempo fa sorgere un’altra sfida che influisce negativamente sulla scelta della vocazione. Le molte novità che presentano contrastano ed anche contraddicono la fede cattolica nel campo delle vocazioni, specialmente quella al sacerdozio. Molti giovani cattolici con poca formazione ne rimangono confusi e disorientati perché l’insegnamento cattolico enfatizza punti diversi da quelli delle sette.
Prendiamo l’esempio di una giovane donna cattolica che convive con un uomo sposato, che aderisce ad una di queste nuove sette. Considerano essi allo stesso modo il loro comportamento peccaminoso? Molte sette condannano l’adulterio e la fornicazione, ma la Chiesa cattolica ha maggiori restrizioni e impone penalità per chi coabita. Quella giovane donna cattolica troverà difficoltà a seguire la sua vocazione al matrimonio.

9) L’ultima sfida, ma non la più piccola, sorge dai coetanei e dalla società in cui viviamo. Molti giovani non rispondono alla loro vocazione, specialmente a quella al sacerdozio, per timore dell’opinione altrui. Nei giorni nostri, capita che i giovani, che esprimono il desiderio di seguire la vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa, sono derisi e disprezzati. I concetti di secolarizzazione e materialismo sono entrati nella mente di molti giovani e la vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa è considerata antiquata, fuori moda. In tale situazione i giovani che aspirano al sacerdozio o alla vita religiosa, devono poter ricevere una formazione su ciò che è oggettivamente giusto.
I giovani devono porsi con umiltà in ascolto della chiamata di Dio. Prima di tutto devono decidere di vivere una vita spirituale, perché non c’è vocazione che non richieda santità. Devono pregare incessantemente, perché solo Dio è l’alfa e l’omega e la sorgente d’ogni vocazione, come detto nella lettera agli Ebrei: “Nessuno può attribuire a se stesso questo onore , se non chi è chiamato da Dio, come Aronne” (Eb 5,4).

CONCLUSIONE

1) Ho il presentimento, a dire il vero, che il tempo presente di confusione religiosa e d’oscurità intellettuale, sia necessario. Noi non riusciremo a dare alcun aiuto ai nostri giovani così tribolati, se non quando cominceremo a chiamare le cose con i loro propri nomi e a prendere i concetti nel significato basilare. La Chiesa, se vuole in qualche modo essere visibile da influenzare la nostra società giovane, certamente non deve accontentarsi di dire ciò che gli altri hanno detto prima. Simile cristianità o cattolicità pappagallesca non fa presa sui nostri giovani d’oggi. Tale azione continua ad essere insignificante e superficiale.

2) Il Cristo dei Cristiani è concreto, umano, è una persona storica: è il Gesù di Nazaret (cfr. At 22,7-8). In questo senso il cristianesimo è basato sulla storia. La fede cristiana è una fede storica. Sembra che i giovani lascino la Chiesa, perché a loro sembra di non trovarvi questo Gesù; essi Lo cercano dappertutto e di conseguenza, qualsiasi setta religiosa che parla di più di Lui, li attira. La lista di quelli che ignorano la loro Chiesa e amano il “Cristo” è discretamente lunga. Questi giovani sovente protestano contro il comune Cristo di scagliola che si trova nelle Chiese, che non sente né soffre.

3) Ciò che la Chiesa dovrebbe cercare di raggiungere non è il disprezzo delle tendenze di queste sette religiose, ma piuttosto di formare un ministero cristiano indipendente e aperto a tutti gli uomini che cercano Dio. Noi dobbiamo fare questo con uno spirito d’apertura mentale che supera ogni paternalismo di compromesso; uno spirito che cambia la critica diretta agli altri in critica a noi stessi, accettando nello stesso tempo tutto ciò che è corretto. In breve, noi dobbiamo ricordarci che trattiamo con credenti non con pagani. Non ci deve essere nessun futile e sterile contrasto che appare come superiorità del cattolicesimo. Al contrario ci dovrebbe essere un incontro genuino e produttivo, dove queste ricerche danno il migliore e il più profondo risultato. Non ci deve essere né assolutismo arrogante, che non accetta nessun altro diritto, né debole eclettismo, che accetta un po’ di tutto, ma un universalismo innato cattolico, che proclama la cattolicità, non com’esclusivismo, ma come unicità.

4) In fine, si sente molto la mancanza di una spiritualità cristiana per i giovani, profondamente radicata nella tradizione della Chiesa, che presenti una visione cristiana della vita che formi i giovani d’oggi che crescono verso la maturità.


Mons. Deogratias H. Mbiku
Cappellano dell’Università di Dar-es-Salaam



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