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| Kenya: violenza dopo le elezioni, "caccia al kikuyu" |
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| Scritto da p. Joseph Otieno e p. Gigi Anataloni, imc | |
Si stanno estendendo a macchia d’olio in varie città del Kenya le violente manifestazioni dei sostenitori dell’opposizione, che contestano i risultati delle elezioni, e i conseguenti scontri con le forze di sicurezza e che finora (secondo un ultimo bilancio fornito dalla televisione nazionale e basato più su stime che su un vero conteggio) avrebbero provocato la morte di oltre 140 persone. Tensioni e violenze sono in corso a Kisumu, dove le autorità stamattina hanno imposto un coprifuoco, ma anche a Kitale, Nakuru, Eldoret, Likoni, Mikindani (tutti centri nell'ovest del paese) e Mombasa, principale città costiera del Kenia. “La situazione a Kisumu è preoccupante – ha detto padre Joseph Otieno, missionario della Consolata residente alla periferia della cittadina, feudo dell'etnia Luo, a cui appartiene il leader dell'opposizione Raila Odinga – la gente non può entrare né uscire se non a piedi o in bicicletta perché le strade sono sbarrate da assembramenti di uomini armati che danno la caccia ai Kikuyu, (etnia alla quale appartiene anche il presidente Mwai Kibaki, ndr)”. Testimoni oculari parlano inoltre di una quarantina di morti, corpi senza vita abbandonati nelle strade, con evidenti ferite da proiettile alla testa. “Una situazione molto tesa – aggiunge il missionario – accompagnata da saccheggi e atti di vandalismo che colpiscono soprattutto i chioschi, piccoli supermercati, perlopiù appartenenti a cittadini Kikuyu”. Scene analoghe di “caccia al kikuyu” - influente e potente gruppo etnico keniano, al quale appartiene il 22% della popolazione - si starebbero verificando anche in molte altre zone del paese ( Kuresoi, Molo, Kakamega, Busia, Kisumu, Ahero, Migori, Kericho, Kitale, Lugari and Homabay), inclusa Mombasa e alcuni centri abitati della sua provincia, dove secondo fonti della MISNA centinaia di kikuyu starebbero cercando rifugio nelle Chiese. “A Mombasa da ieri ci sono gruppi di manifestanti che bruciano copertoni e sfilano per le strade principali” dice una fonte della MISNA contatta in città, precisando tuttavia che “le violenze per ora sono confinate alle zone periferiche e agli ‘slums’”. La stessa fonte riferisce inoltre che le violenze avrebbero provocato “numerose vittime”, ma non è in grado di fornire un bilancio preciso. Ieri, subito dopo il giuramento per un nuovo mandato, il presidente Kibaki aveva invitato la popolazione alla calma e alla riconciliazione. L’opposizione tuttavia ha annunciato una grande dimostrazione alle 14 di oggi allo Huuru Park di Nairobi, per manifestare il dissenso ne confronti di presunti ‘brogli’ avvenuti durante lo scrutinio elettorale e rigettare la rielezione di Kibaki. Ecco una testimonianza diretta di padre Gigi Anataloni, da Nairobi: "La situazione non è buona per niente. In Kisumu c'è il caos e il coprifuoco (anche se pensiamo che le nostre missioni, essendo più periferiche non corrano pericolo, ma certamente la gente soffre e molto...). A Mombasa c'è la caccia al Kikuyu e al Meru proprio nella nostra zona di Likoni, case sono state bruciate e la gente cerca rifugio nella missione... A Maralal i samburu si stanno dedicando al saccheggio dei negozi di coloro che sostengono Kibaki, cominciando dai Kikuyu in avanti... la tensione è altissima, tutti son tappati in casa, si spara che è un piacere, manca la benzina, niente si muove, i negozi sono bruciati... Qui a Nairobi c'è tensione in tutte le periferie e zone slum. Case son state bruciate a Kibera, Kangemi e altri posti. La polizia è fuori in forze. Le strade sono semideserte, negozi chiusi, non arrivano i camion dei soliti rifornimenti, manca pane, latte e altri generi di prima necessità. La gente sta tappata in casa. Ci sono aree più tranquille, come la nostra... ma la paura è tanta. I mezzi di trasporto pubblico non girano e i pochi che vanno si fan pagare cifre da capogiro. Nella Regione Centrale, attorno al monte Kenya, la situazione è diversa, è tutto tranquillo, anzi, la gente è in festa. Ma chi è andato a casa per le vacanze e/o le votazioni ora si trova bloccato. Certamente non vedremo alcuni dei nostri lavoratori fin dopo l'Epifania. E' stata imposta la censura sulle radio e televisioni, e giornali escono ma la distribuzione è limitata. Stamattina c'erano alcuni supermercati aperti. Il numero dei morti cresce. La KTN parla di 124 morti in tutto il paese. Le chiese stanno chiamando alla pace. E' in atto un'iniziativa congiunta da parte di tutte le Chiese. Il Cardinale spinge per una presa di posizione comune. Intanto si invitano i preti ad aprire le chiese a chi ha bisogno, oltre che a pregare. Per domani si aspetta una presa di posizione comune di tutte le chiese. Stanno cercando di muoversi in fretta, per quanto è possibile nella situazione. La gente prega, e tanto... Noi con loro. Son solo flashes... cercherò di aggiornarvi appena possibile. Intanto vi chiediamo di pregare tanto e far pregare per la gente del Kenya. Sarebbe davvero un suicidio gettare via in poche ore quanto è stato conquistato con tanta fatica in molti anni." Padre Gigi |
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