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NUOVE PROPOSTE DI FRONTE ALLE SFIDE DELLA VITA CONSACRATA OGGI E VISIONE DEI DOCUMENTI DELLA CHIESA Stampa E-mail
Scritto da P. Ricardo Castro   

Possiamo dividere questa riflessione in tre grandi domande:

1. Quali sono le sfide che emergono dalla realtà attuale per la Vita Consacrata?
2. Quali sono le proposte che nascono dai documenti della Chiesa e della Conferenza Latino Americana dei Religiosi (CLAR) a confronto con la realtà?
3. Alla luce di questi elementi, cosa è necessario ricreare per vivere le sfide della missione con una fedeltà creativa?

                                                                                                          REALTÀ

VITA CONSACRATA IN AMERICA LATINA:                                IDENTITÀ

                                                                                                          MISSIONE

1. Una lettura della realtà alla luce della comunità di Marco: la relazione tra economia e Vita Consacrata

Il fattore economia é una delle prime sfide per riflettere sulla Vita Consacrata (VC) nel mondo di oggi, principalmente dal punto di vista della Giustizia e Pace.
Per la comunità di Marco questa relazione è chiara. Nell’episodio della moltiplicazione del pane é presente questa relazione. Vediamo più da vicino.

«Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare» (Mc 8,2).

L´economia è l’ambito nel quale si inserisce e si cerca di risolvere il problema del pane per tutti. La teologia della comunità di Marco elabora il senso (o il contro-senso) del pane che non è sufficiente per tutti. La realtà storica della sequela di Gesù deve essere vissuta nel presente della vita dei discepoli e discepole, come nella soluzione della drammatica questione della FAME.

La memoria del Vangelo del Regno, ci ricorda come la Roma Imperiale economista, sfrutta i beni delle sue colonie ed esige dalla gente tasse che impoveriscono al punto tale da non avere più nulla da mangiare.

Tale memoria ha una base economica innegabile, e ci colloca di fronte alla realtà che viviamo oggi.

• Impossibilità di dare pane per tanta gente
• Il denaro insufficiente
• La necessità di moltiplicare il pane due volte
• Distribuire la ricchezza
• Non accumulare richezze
• Dibattito sul pagamento delle tasse
• Offerta dei poveri (la vedova): dare dalla propria povertà
• Ricevere cento per uno
• Felici i poveri
• No si può servire Dio e il denaro

2. Il fattore economico non è una circostanza esterna che appare nel Vangelo di Gesù, ma piuttosto una caratteristica costante.

La manifestazione di Dio nella storia e le sue sfide, non potranno mai lasciare da parte l’aspetto economico. L’economia è il pilastro portante della storia e dell’essere umano su questo pianeta. La rivelazione di Dio s’incammina con indiscutibile priorità verso la dignità e la liberazione del povero, dell’oppresso, dell’esplorato, dell’emarginato, dello zoppo, del cieco, dell’ammalato. Il criterio massimo dell’eticità di tutta la Vita Consacrata e della sua missione bisognerà definirla partendo dalla causa dei poveri. Tutto questo è una conseguenza dell’insufficienza economica, comune e inequivocabile.

È con i poveri e per i poveri che Dio lavora nella storia e con loro fa un patto, un’alleanza rivelatrice di salvezza. Il denominatore comune di questi poveri e di questa povertà è la mancanza reale. Privazione e mancanza si riferiscono a ciò che l’essere umano deve avere per diventare ciò che gli compete, non solo nell’ordine distributivo delle cose, ma soprattutto per la sua identità. La povertà minaccia tanto l’essere quanto l’avere. L’avere è il possedere qualcosa senza condizioni, affinché il soggetto possa semplicemente diventare qualcuno.

La pastorale, la teologia e la Vita Consacrata passano attraverso un processo di:
• Svuotamento del linguaggio della liberazione che diventa spiritualizzata e priva di senso economico;
• Constatazione della confusione del senso semantico e pratico del povero e della povertà;
• Distanziamento dall’analisi delle scienze sociali per ritornare a una riflessione filosofica, che contempla il mondo ma non lo trasforma.

In generale, la situazione attuale presenta due tendenze contraddittorie:

1. Degradazione della situazione sociale con tutti i nomi possibili che si possano dare a realtà degradante che sorge dal sistema economico neoliberale;
2. Resistenza della società attraverso pratiche creatrici e sperimentazione di produzione e di convivenze.

Nell’aspetto politico, viviamo un tempo di convivenza democratica, nell’elezioni e nei meccanismi delle decisioni politiche. Tali elementi sono fondamentali nel processo di trasformazione, ma appaiono insufficienti. È necessario aggiungere altri elementi come, per esempio: spazi di condivisione sociopolitica, mobilitazione sociale e sperimentazione sociale. La situazione socioeconomica attuale ci porta a capire che la meta delle lotte sociali non si raggiunge attraverso il cambio di governo, ma attraverso un processo di partecipazione sociopolitica che abbia come meta la trasformazione sociale.

3. Un altro mondo possibile

In molte parti dell’America Latina appaiono aspetti di un altro mondo possibile che sostituisce il socialismo. Questi aspetti perseguono la loro meta e sono rappresentati dalla società in cui ci sia posto per tutti gli esseri umani e per tutta la natura e dal concetto di mondo nel quale ci sono molti mondi e differenti culture. Questo immaginario appare, in un primo momento, con i “zapatisti” in Messico e, posteriormente, è stato assunto in diverse parti dell’America Latina; esso esprime un umanesimo concreto che sfida le teorie. È necessario annunziare tale immaginario, anche se sembra utopico.

Un altro mondo possibile è trovare la risposta alla società dominante di oggi, che nega l’esistenza delle alternative. Tale risposta perde il suo significato, se noi non affermiamo a quale classe di mondo questo che consideriamo possibile appartiene: un mondo in cui ci stiamo tutti. Certamente! Perché ci stiamo tutti, ma ci sono tante cose che non ci possono stare (per esempio, politica economica del Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale). Questo mondo nuovo offre una dimensione critica e mostra un orientamento; si tratta del mondo verso il quale dobbiamo camminare per poter vivere. Per cui, questo mondo è un’esigenza che esprime l’etica che oggi s’impone, se l’umanità vuole sopravvivere. È l’etica del mondo sostenibile.

Tale mondo possibile crea un modello di società alternativa che si sviluppa nelle pratiche sociali e pastorali concrete e soprattutto attraverso la resistenza e l’inerzia dei settori dominanti.

È necessario valutare e appoggiare iniziative di produzione e d’educazione per l’organizzazione e la convivenza che, allo stesso tempo, indica nuovi stili e valori. Questi elementi alternativi sono ancora fragili, contraddittori e vacillanti. Abbiamo l’obbligo civile e pastorale di accompagnarli.

4. La sfida di essere Chiesa in tempi di transizione

Nella Chiesa si vive la dicotomia tra la paralisi e il disagio. Alcuni mostrano la necessità di un nuovo stile. Si avverte l’insufficienza della richiesta di perdono per gli errori del passato, che non porti a cambi strutturali nella Chiesa.

Ci sono molte questioni nuove ancora non maturate sufficientemente che non attendono orientamenti frettolosi o direttrici rigide, ma un tempo di riflessione e di ripensamento coraggioso. Il futuro della Chiesa dipende dal modo e dallo stile di vivere, assumere e criticare il tema contemporaneo. Meno prescrizioni e più stimoli. Ci sono questioni aperte e inedite pronte ad essere lavorate in clima di fiducia e di pluralismo. A questo punto si dovrebbe applicare il principio di “vacatio legis” - nei casi in cui le sperimentazioni si facessero prima delle codificazioni -, correndo rischi. Tutto ciò esige creatività, audacia e grande carità.

Il principio che ci deve orientare in tutto il processo è la speranza, che porta con sé le due sorelle, fede e carità e cerca di scoprire gli orizzonti dell’utopia e le grandi prospettive escatologiche della creazione.

5. La Vita Consacrata in America Latina – Medellín e la CLAR

All’America Latina occorre un taglio radicale, l’intuito di scoprire la Vita Consacrata dentro la nuova cultura e la società odierna. I documenti di Medellín indicano due principi fondamentali:

1. Ciò che è prioritario è la carità, l’amore. Innanzi tutto c’è la carità e non i voti.
2. La Vita Consacrata si definisce dalla situazione, dalle attese e dalla missione della Chiesa in cui s’inserisce storicamente e socialmente.

Il valore non si trova nel testo. I testi da se stessi non cambiano nulla. Medellín ha provocato e giustificato la migrazione reale e materiale di molti religiosi verso il mondo dei poveri, verso l’altra faccia dell’America Latina nella quale la Chiesa era assente. Questa esperienza di vita radicalmente nuova ha portato a riesaminare la Vita Consacrata in modo differente, passando dal livello dei voti a quello della carità (“agape”). È qui che si trova la grande sfida della Vita Consacrata ancora oggi: Come possiamo essere cristiani, vale a dire vivere la carità?

L’inserimento tra i poveri diventa contraddittorio e obsoleto a causa dell’incapacità di cambi strutturali nella formazione dei nuovi consacrati. Ciò rimane ancora come sfida da assumere. Senza dimenticare tale aspetto conflittuale e contraddittorio ancora non risolto, indichiamo alcuni temi dei documenti della CLAR e della Conferenza dei Religiosi del Brasile:

Anni 60
La Vita Consacrata dentro il nuovo cotesto ecclesiale e pastorale.

Anni 70 e 80
Missione profetica a partire da Medellín e Puebla: opzioni per i poveri.
Inserimento nella realtà dei poveri.
Vita Consacrata e giustizia sociale.

Anni 90
Vita Consacrata e missione.
Vita Consacrata, genere e cultura.
Rifondazione.

Anni 2000
Spiritualità integrale.
Formazione di base e permanente.
Riscattare l’opzione per i poveri.
Nuove forme di consacrazione.
Laici.

7. Alcune sfide alla spiritualità della Vita Consacrata

1. La Vita Consacrata deve ricordare ai contemporanei che Dio non si trova per mezzo di emozioni superficiali. Conoscere ed amare il vero Dio è fondamentalmente un impegno con la vita e con la pratica dell’amore verso il prossimo, l’altro, verso chi è differente. Fare memoria di Dio che è presente principalmente nei poveri, nella loro convivenza, perchè essi ci aiutano a convertirci – a diventare più umani e solidari.

2. La Vita Consacrata deve imparare a fare una grande distinzione tra carisma e istituzione, in altre parole tra la Vita Consacrata e le strutture che la esprimono. Attenzione con il potere strutturale e istituzionale. L’assuefazione, l’abitudine, i costumi e l’adattamento ad una certa mediocrità penetrano in tutti gli istituti religiosi. Se non si fa periodicamente una riforma, la burocrazia cresce in continuazione, la povertà perde il suo valore, l’ubbidienza diventa amministrativa e il celibato diviene il grande sacrificio offerto a Dio che merita grandi compensazioni. È necessario decidere cosa cerchiamo. Vogliamo salvare la Vita Consacrata o preservare gli istituti? Vogliamo cercare una nuova espressione della Vita Consacrata o cerchiamo la sopravvivenza dell’istituto in mezzo ai cambiamenti?

3. La Vita Consacrata si caratterizza dalla radicalità della ricerca di Dio che ci chiama e ci attira a cercarlo sempre di più. Viviamo quest’esperienza fondamentale scegliendo il dialogo, il rispetto e l’amore verso i cammini che ci sono attorno. Si tratta di una presenza discreta e amorosa, vissuta come discepoli di Cristo insieme ai fratelli che cercano Dio per vie spirituali diverse.

4. L’inserimento in mezzo ai poveri esige un processo di maturazione della propria identità. Una persona non si può definire solo dalla sua appartenenza ad un istituto religioso. L’identità umana è complessa, è il risultato di molteplici relazioni e appartenenze. Quanto più fermo mi trovo nella mia identità, tanto più sarò capace di inserirmi in una realtà diversa dalla mia e di vivere in comunione con le persone e gruppi che ci sono.

 

P. Ricardo Castro

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Sinodo: Interventi dei padri sinodali
(dall'inizio fino al giorno 11 ottobre)

- S.E.R. Mons. Joseph VÕ ĐÚC MINH, Vescovo Coadiutore di Nha Trang (VIET NAM)

1. La Chiesa di Cristo in Vietnam, dopo l’accoglimento del Vangelo nel 1533 e, soprattutto, dopo la nomina dei primi tre Vescovi nel 1659, ha percorso un cammino pieno di croci. Attraverso gli alti e bassi della loro storia, i cattolici vietnamiti, come gli ebrei al tempo dell’esilio, hanno compreso che solo la Parola di Dio permane e non delude mai.
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