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TEOLOGIA INDIA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Mario Pérez Pérez   

A) CONCLUSIONI DELL’INCONTRO ECUMENICO LATINO AMERICANO (Messico)


I. Soggetto della Teologia India

1. l’individuo della Teologia l’India è la comunità indigena, inserita nella terra dove crescono i suoi riti e miti.

2. La comunità vive l’esperienza di Dio Padre-Madre durante il suo cammino: Riflette insieme ai suoi saggi/e che sono gli interpreti legittimi di ogni loro credenza e l’esprime e le celebra nella sua vita quotidiana e nei suoi riti.

3. Questa comunità è consapevole della sua identità, dei suoi valori, di avere un progetto di vita, una Rivelazione e Religione propria e lotta contro l’oppressione attraverso 500 anni di resistenza insieme ad altri fratelli per la sua liberazione, per avere vita in abbondanza.

4. L’ordinamento di questa esperienza teologica corrisponde ai membri della stessa comunità ed a quelle persone che inserite in lei sono in sintonia coi suoi progetti.

II. La Cultura

Lavoriamo la nostra cultura, come lo facciamo con la terra:

1. La coltiviamo, riscattandola e rivalutandola.

2. La seminiamo, sistemandola con l’aiuto delle scienze che ci danno una mano nella sua rilettura.

3. La puliamo, con coscienza critica nella realtà.

4. La fertilizziamo, creando condizioni che fortifichino e fomentino l’identità india, per mezzo dei miti, riti, credenze, posti, terra, lingua, simboli, strumenti, danza ed organizzazione propria.

5. La curiamo, recuperando la memoria storica.

6. La mietiamo, quando l’uomo e la donna nella comunità ci proiettano verso la nostra liberazione.

7. L’amiamo, perché è la vita del nostro popolo, per lei cresciamo e ci fortifichiamo nella presenza di Dio Padre-Madre.

III. Struttura Sociale

1. Noi comunità indigene siamo state oggetto dell’oppressione sociale ed etnica. A partire dall’invasione 500 anni fa, abbiamo sofferto l’imposizione governativa, parziale ed ecclesiale che usa la Bibbia per i suoi fini.

2. Noi comunità indigene siamo oppresse nelle strutture sociali, in un mondo che pretende di uniformare tutte le persone, dentro l’economia di mercato globale e a nuove forme di colonialismo culturale, diventando più violento contro la donna.

3. Noi popoli aborigeni abbiamo vocazione per la vita, per questo motivo vogliamo trasformare le strutture economico, politico, sociale che ci opprimono. Lo facciamo attraverso la nostra identità culturale e le nostre teologie, dialogando con altri popoli indigeni ed in solidarietà con gruppi marginali. Così contribuiamo a generare alternative di società nuove.

4. Per questo motivo noi, soggetti di questo processo, prendiamo coscienza per camminare verso la liberazione e fare progetti indigeni con altri gruppi sfruttati.

Rinforziamo la nostra resistenza ed anelito di liberazione nelle nostre Teologie Indie, di fronte a sistemi di oppressione interni ed esterni.

Fortifichiamo l’organizzazione indio che è uguale e complementare.

Rivitalizziamo la solidarietà tra i popoli indios.

Lottiamo per l’autodeterminazione.

Usiamo i nostri linguaggi simbolici.

5. C’è bisogno da parte dei servitori interni ed esterni di un impegno fino alle estreme conseguenze, che cerchi delle strategie di accompagnamento nel processo di liberazione, che dipenda dalle culture e dalla situazione del paese.

IV. Contributo Cristiano

1. Approfondire e consolidare le nostre Teologie indio continuare a scoprire i loro schemi e metodi propri verso un dialogo di profondo rispetto con le teologie cristiane e i non cristiani.

2. Rileggere la Bibbia come uno degli strumenti che allarghi la nostra riflessione teologica, riconoscendo che Dio si rivela in tutte le culture.

3. Dalle nostre Teologie Indie, il dialogo con le Teologie Cristiane e i non cristiani presuppone l’avanzamento degli assolutismi e dei privilegi affinché ci portino ad un vero arricchimento mutuo.

4. Anche il contributo cristiano deve tradursi in atteggiamenti e voci profetiche affinché il dialogo tra le teologie sia al servizio della giustizia, la vita e la liberazione.


B) RIFLESSIONE TEOLOGICA INCULTURATA
1. Gesù Cristo si incarna nei popoli indigeni di Mesoamerica: “Quetzalcoalt”

Gesù Cristo ci accompagna

Dio si è rivelato ai popoli indigeni. E la presenza ed accompagnamento di Gesù Cristo nelle culture dei paesi originari, come Seme all’inizio ma come Albero, si dà dopo nei suoi miti ed i suoi riti religiosi propri. Questo pensiero sulla presenza divina nelle culture l’esponeva San Giustino, quando spiegava che "nelle culture si trovava la parola di Dio in forma di semi." Clemente di Alessandria era sicuro che come c’è un Antico Testamento nella tradizione e nella religione degli ebrei, esiste anche un Antico Testamento per i greci , e con lui possiamo dire che i paesi indigeni hanno nei suoi Memoriali di fede, nella sua Parola Antica, nei Codici ed Annali Ancestrali, il loro "Antico Testamento".

Gesù Cristo non è venuto ad abolire la legge ed i profeti che Dio ha accompagnato ai nostri popoli bensì a dare compimento e pienezza alle profezie che lo Spirito Divino rivelò ai nostri nonni e nonne . Questo è quello che ispira la Chiesa a sostenere che "l’evangelizzazione non è un processo di distruzione ma di consolidamento e rinvigorimento di detti valori, un contributo alla crescita dei Germi dei Verbo presenti nelle culture".

Dio ha parlato sempre attraverso la nostra cultura e ci chiede di portare a termine il suo progetto costruendolo nella nostra storia, perché Egli vuole che tutti ci salviamo ed arriviamo alla conoscenza della Verità, la Verità che ci farà liberi . Dio si rivela e realizza la salvezza per mezzo degli esseri umani e nel linguaggio umano ; cioè, sulla base delle categorie mentali degli stampi culturali e stili di vita propri di ogni popolo. Ci rimane la ferma convinzione che Dio è presente ed agisce nella cultura dei nostri popoli dove si delineano il suo viso, il suo cuore e la sua identità .

Nelle Sacre Scritture troviamo che Dio si è avvalso delle persone dello stesso popolo per realizzare la sua opera di salvezza. È per quel motivo che attraverso la storia dell’umanità sono sorti uomini e donne che per la loro donazione, i loro consigli, i loro insegnamenti e la loro saggezza, hanno saputo orientare, governare, realizzare grandi imprese e coltivare le arti . Ogni popolo, con diritto, deve e può ricordare quelle persone che lodarono Dio per le sue opere e diedero gloria al suo paese, come nel caso di Quetzalcóatl per i popoli di Mesoamérica.

Abbiamo contemplato nella storia dei nostri popoli, come la rivelazione di Dio per mezzo di Quetzalcóatl, profeta ed uomo di Dio, è fiorita nelle abitudini e nelle tradizioni dei nostri popoli. Sappiamo che esse sono venute da Dio e non da "un uomo" e nient’altro, perché se quelle idee ed opere fossero state inventate solamente per l’uomo si sarebbero già distrutte ma poiché sono venute da Dio rimangono latenti fino ad oggi . Questo spiega come queste abitudini e tradizioni abbiano dato vita ai nostri popoli ricreando e facendo fruttare i "Semi del Verbo” che seminò Dio nelle culture dei nostri paesi, in modo che non solo sono rimaste ma sono fiorite ed hanno dato molti frutti, “perché il seme che è la Parola di Dio, germogliando in terra buona, irrigata con la rugiada celestiale, assorbe la linfa, la trasforma e l’assimila per dare finalmente un frutto abbondante”.

Questo è quello che ci fa vedere con "occhi di fede" la vita ed l’opera dei Toltechi, seguaci di Quetzalcóatl che riuscirono ad inculcare agli altri abitanti di Mesoamérica la loro cultura, la loro cosmovisione e la loro religione proponendo la Toltecáyotl. Molte testimonianze di questi li troviamo in Teotihuacan, Cholula, Tajín, Chichen-Itzá, Mitla ed altri antichi luoghi sacri del Messico. Il gran vigore che derivò dalle profonde credenze religiose predicate da Quetzalcóatl sostentò la mobilitazione, trasformazione, ricreazione e vita dei nostri antenati, e lo fecero con tale vitalità che la loro influenza ci arriva fino ad oggi.

Uno dei grandi insegnamenti di Quetzalcóatl si riferisce al simbolismo del náhui (número 4) che ispirerà: i quattro soli che precedettero il sole che ora viviamo; le quattro rotte del mondo; i quattro alberi che sostengono la Casa del Mondo dove abitano gli esseri umani. Su questa base concettuale si costruirono i sistemi cognitivi, la saggezza e tutte le scienze; l’architettura dei paesi e le sue città; la religione e la teologia. Il quattro quetzalcóatl impregnò la tutta vita.

Nel nostro popolo il quattro significa la totalità, significa essere completo. Di seguito enumero alcuni esempi che dimostrano quello che dico. In termini matematici un conto completo lo conformano quattro-cinque (4x5 = 20) che corrispondono all’impiego di tutte le dita che abbiamo nelle mani e nei piedi, quattro membri. Questo conto è chiamato sempohual, in náhuatl, ed akgpuxum, in totonaco. Esiste ancora, per esempio, nei nostri paesi un abbraccio incrociato che si realizza tra amici e parenti per manifestarsi il rispetto e l’amore completi. Questo stesso saluto apparirà nelle figure divine delle scene del Codice che di seguito analizzeremo. Náhuatl vuole dire quattro-acqua (nahui-átl) Il nome fa riferimento al vincolo che come popolo abbiamo al Primo Sole che esistette e che si denomina Náhui-Atl. Parlare náhuatl vorrà allora dire "parlare completo". Il tlanahuatilis significa fare quattro volte qualcosa per farla completo.

La concettualizzazione della Croce Mesoamericana si esprime nel titolo divino In Nahuaque che si riferisce a: ,
1) se: chi è davanti a te; 2) ome: chi è alle tue spalle e ha cura di te; 3) yeyi: chi ti accompagna alla tua sinistra; 4) nahui: è chi è al tuo fianco destro. Fa anche riferimento a: 1) chi è di fronte a te; 2) chi è sopra di te; 3) chi è dietro; 4) chi è sotto di te. E chi può stare contemporaneamente in quelle quattro rotte? Dicono gli anziani solo Dio: Tehuatzin In Toteotzin timoyezticatzin nochin semanahuac yalhuatzin axatzin uan nochipa tonaltzintli . Solo Dio, In Nahuaque In Tloque, sta con l’alba del sole ed il tramonto della luna; Dio ha a che vedere con la luce del giorno e l’oscurità della notte; Dio produce fuoco, caldo e freddo, fecondità e morte. Questo discorso è simile all’onnipresenza divina che riferisce la lode del salmo 139: Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.

I nostri nonni indigeni applicarono il concetto di In Tloque In Nahuaque a Gesù Cristo. Tutte le croci elaborate dagli indigeni nel secolo XVI sono infiorate ed in varie di esse appare solo il viso di Gesù Cristo nel centro.

Nella Croce Mesoamericana troviamo oltre alle quattro rotte, una quinta, cioè si osservano cinque parti o rotte dell’universo. Riflettiamo nella Croce che appare nel Codice denominato per gli studiosi come Fejérváry-Meyer, per riuscire a capire quello che i nostri anziani capirono sulla Croce di Gesù Cristo, ed ancora di più sullo stesso Gesù Cristo come Croce, per poter comprendere come Gesù Cristo si è incarnato in questo popolo diventando il loro salvatore nella sequenza di Quetzalcóatl.

2. Gesù Cristo “Totlaixpa” (davanti a noi)

Il disegno che spieghiamo nel testo ci aiuta a capire Gesù Cristo, dalle nostre categorie indigene, come Sole che nasce dall’alto . Attualmente i nostri popoli si richiamano a questa direzione del mondo kane tlaneze, in náhutl, e xlipulhni, in totonaco.

È molto significativo il rituale, che i ballerini Volatili, i Kgosnin, fanno sull’albero dove sta il quadrato e da dove si lanceranno per volare, inizia sempre dirigendosi verso questo luogo. Pure verso questo posto si dirigono le offerte quando vanno ai colli a fare il rituale delle piogge. In seguito trascrivo un testo che riflette l’atteggiamento orante dei popoli nahua e totonaco della catena montuosa nord di Puebla: In questa rotta sorge la vita di Dio, lì nasce la luce per l’umanità, dove appare la vita per il nostro buon cibo, dove viene la vita dalle nostre coltivazioni, Madre-Mais, Padre-Mais. Dove viene la vita, la nostra gioia, dove rinasce la saggezza dei nostri popoli, è per questo motivo che non dobbiamo lasciarci vincere dalle tristezze, dalle preoccupazioni. Non ci vincano i problemi, il dolore e la malattia che troviamo lungo il nostro cammino. Lasciamo che il nostro Padre Sole illumini le nostre vite; abbiamolo sempre come guida della nostra vita e della nostra storia; sia luce nel cammino che ci riempia di saggezza per potere continuare a dare vita nel nostro popolo.

1. Gesù Cristo si incarna nei popoli indigeni di Mesoamerica: “Quetzalcoalt”

Gesù Cristo ci accompagna

Dio si è rivelato ai popoli indigeni. E la presenza ed accompagnamento di Gesù Cristo nelle culture dei paesi originari, come Seme all’inizio ma come Albero, si dà dopo nei suoi miti ed i suoi riti religiosi propri. Questo pensiero sulla presenza divina nelle culture l’esponeva San Giustino, quando spiegava che "nelle culture si trovava la parola di Dio in forma di semi." Clemente di Alessandria era sicuro che come c’è un Antico Testamento nella tradizione e nella religione degli ebrei, esiste anche un Antico Testamento per i greci , e con lui possiamo dire che i paesi indigeni hanno nei suoi Memoriali di fede, nella sua Parola Antica, nei Codici ed Annali Ancestrali, il loro "Antico Testamento".

Gesù Cristo non è venuto ad abolire la legge ed i profeti che Dio ha accompagnato ai nostri popoli bensì a dare compimento e pienezza alle profezie che lo Spirito Divino rivelò ai nostri nonni e nonne . Questo è quello che ispira la Chiesa a sostenere che "l’evangelizzazione non è un processo di distruzione ma di consolidamento e rinvigorimento di detti valori, un contributo alla crescita dei Germi dei Verbo presenti nelle culture".

Dio ha parlato sempre attraverso la nostra cultura e ci chiede di portare a termine il suo progetto costruendolo nella nostra storia, perché Egli vuole che tutti ci salviamo ed arriviamo alla conoscenza della Verità, la Verità che ci farà liberi . Dio si rivela e realizza la salvezza per mezzo degli esseri umani e nel linguaggio umano ; cioè, sulla base delle categorie mentali degli stampi culturali e stili di vita propri di ogni popolo. Ci rimane la ferma convinzione che Dio è presente ed agisce nella cultura dei nostri popoli dove si delineano il suo viso, il suo cuore e la sua identità .

Nelle Sacre Scritture troviamo che Dio si è avvalso delle persone dello stesso popolo per realizzare la sua opera di salvezza. È per quel motivo che attraverso la storia dell’umanità sono sorti uomini e donne che per la loro donazione, i loro consigli, i loro insegnamenti e la loro saggezza, hanno saputo orientare, governare, realizzare grandi imprese e coltivare le arti . Ogni popolo, con diritto, deve e può ricordare quelle persone che lodarono Dio per le sue opere e diedero gloria al suo paese, come nel caso di Quetzalcóatl per i popoli di Mesoamérica.

Abbiamo contemplato nella storia dei nostri popoli, come la rivelazione di Dio per mezzo di Quetzalcóatl, profeta ed uomo di Dio, è fiorita nelle abitudini e nelle tradizioni dei nostri popoli. Sappiamo che esse sono venute da Dio e non da "un uomo" e nient’altro, perché se quelle idee ed opere fossero state inventate solamente per l’uomo si sarebbero già distrutte ma poiché sono venute da Dio rimangono latenti fino ad oggi . Questo spiega come queste abitudini e tradizioni abbiano dato vita ai nostri popoli ricreando e facendo fruttare i "Semi del Verbo” che seminò Dio nelle culture dei nostri paesi, in modo che non solo sono rimaste ma sono fiorite ed hanno dato molti frutti, “perché il seme che è la Parola di Dio, germogliando in terra buona, irrigata con la rugiada celestiale, assorbe la linfa, la trasforma e l’assimila per dare finalmente un frutto abbondante”.

Questo è quello che ci fa vedere con "occhi di fede" la vita ed l’opera dei Toltechi, seguaci di Quetzalcóatl che riuscirono ad inculcare agli altri abitanti di Mesoamérica la loro cultura, la loro cosmovisione e la loro religione proponendo la Toltecáyotl. Molte testimonianze di questi li troviamo in Teotihuacan, Cholula, Tajín, Chichen-Itzá, Mitla ed altri antichi luoghi sacri del Messico. Il gran vigore che derivò dalle profonde credenze religiose predicate da Quetzalcóatl sostentò la mobilitazione, trasformazione, ricreazione e vita dei nostri antenati, e lo fecero con tale vitalità che la loro influenza ci arriva fino ad oggi.

Uno dei grandi insegnamenti di Quetzalcóatl si riferisce al simbolismo del náhui (número 4) che ispirerà: i quattro soli che precedettero il sole che ora viviamo; le quattro rotte del mondo; i quattro alberi che sostengono la Casa del Mondo dove abitano gli esseri umani. Su questa base concettuale si costruirono i sistemi cognitivi, la saggezza e tutte le scienze; l’architettura dei paesi e le sue città; la religione e la teologia. Il quattro quetzalcóatl impregnò la tutta vita.

Nel nostro popolo il quattro significa la totalità, significa essere completo. Di seguito enumero alcuni esempi che dimostrano quello che dico. In termini matematici un conto completo lo conformano quattro-cinque (4x5 = 20) che corrispondono all’impiego di tutte le dita che abbiamo nelle mani e nei piedi, quattro membri. Questo conto è chiamato sempohual, in náhuatl, ed akgpuxum, in totonaco. Esiste ancora, per esempio, nei nostri paesi un abbraccio incrociato che si realizza tra amici e parenti per manifestarsi il rispetto e l’amore completi. Questo stesso saluto apparirà nelle figure divine delle scene del Codice che di seguito analizzeremo. Náhuatl vuole dire quattro-acqua (nahui-átl) Il nome fa riferimento al vincolo che come popolo abbiamo al Primo Sole che esistette e che si denomina Náhui-Atl. Parlare náhuatl vorrà allora dire "parlare completo". Il tlanahuatilis significa fare quattro volte qualcosa per farla completo.

La concettualizzazione della Croce Mesoamericana si esprime nel titolo divino In Nahuaque che si riferisce a: ,
1) se: chi è davanti a te; 2) ome: chi è alle tue spalle e ha cura di te; 3) yeyi: chi ti accompagna alla tua sinistra; 4) nahui: è chi è al tuo fianco destro. Fa anche riferimento a: 1) chi è di fronte a te; 2) chi è sopra di te; 3) chi è dietro; 4) chi è sotto di te. E chi può stare contemporaneamente in quelle quattro rotte? Dicono gli anziani solo Dio: Tehuatzin In Toteotzin timoyezticatzin nochin semanahuac yalhuatzin axatzin uan nochipa tonaltzintli . Solo Dio, In Nahuaque In Tloque, sta con l’alba del sole ed il tramonto della luna; Dio ha a che vedere con la luce del giorno e l’oscurità della notte; Dio produce fuoco, caldo e freddo, fecondità e morte. Questo discorso è simile all’onnipresenza divina che riferisce la lode del salmo 139: Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.

I nostri nonni indigeni applicarono il concetto di In Tloque In Nahuaque a Gesù Cristo. Tutte le croci elaborate dagli indigeni nel secolo XVI sono infiorate ed in varie di esse appare solo il viso di Gesù Cristo nel centro.

Nella Croce Mesoamericana troviamo oltre alle quattro rotte, una quinta, cioè si osservano cinque parti o rotte dell’universo. Riflettiamo nella Croce che appare nel Codice denominato per gli studiosi come Fejérváry-Meyer, per riuscire a capire quello che i nostri anziani capirono sulla Croce di Gesù Cristo, ed ancora di più sullo stesso Gesù Cristo come Croce, per poter comprendere come Gesù Cristo si è incarnato in questo popolo diventando il loro salvatore nella sequenza di Quetzalcóatl.

2. Gesù Cristo “Totlaixpa” (davanti a noi)

Il disegno che spieghiamo nel testo ci aiuta a capire Gesù Cristo, dalle nostre categorie indigene, come Sole che nasce dall’alto . Attualmente i nostri popoli si richiamano a questa direzione del mondo kane tlaneze, in náhutl, e xlipulhni, in totonaco.

È molto significativo il rituale, che i ballerini Volatili, i Kgosnin, fanno sull’albero dove sta il quadrato e da dove si lanceranno per volare, inizia sempre dirigendosi verso questo luogo. Pure verso questo posto si dirigono le offerte quando vanno ai colli a fare il rituale delle piogge. In seguito trascrivo un testo che riflette l’atteggiamento orante dei popoli nahua e totonaco della catena montuosa nord di Puebla: In questa rotta sorge la vita di Dio, lì nasce la luce per l’umanità, dove appare la vita per il nostro buon cibo, dove viene la vita dalle nostre coltivazioni, Madre-Mais, Padre-Mais. Dove viene la vita, la nostra gioia, dove rinasce la saggezza dei nostri popoli, è per questo motivo che non dobbiamo lasciarci vincere dalle tristezze, dalle preoccupazioni. Non ci vincano i problemi, il dolore e la malattia che troviamo lungo il nostro cammino. Lasciamo che il nostro Padre Sole illumini le nostre vite; abbiamolo sempre come guida della nostra vita e della nostra storia; sia luce nel cammino che ci riempia di saggezza per potere continuare a dare vita nel nostro popolo.

Elementi del disegno spiegati nel testo:                                                
                                               
a) In fondo, figura di un tavolino: il colle.                                                            
b) Circolo stellato di otto punte: il Padre Sole. 
c) Albero a forma di croce = il popolo
d) A sinistra, personaggio divino: il Sole viandante
e) A destra, personaggio divino:Offerente.
f) Sull’albero, l’uccello (colibri) = Il servitore

Di questo luogo parlava in maniera teologica il Códice Fejervary Meyer. Come possiamo vedere, lì nel primo piano abbiamo il glifo del Tlachihualtépetl, cioè colle (nella figura “a”, in forma di un tavolino) fatto dal popolo a somiglianza dei fatti nella natura per Ometeotzin. I colli, secondo la saggezza indigena, sono parte fondamentale per il popolo, al punto che nella radice del concetto popolo è presente il termine colle. Popolo in lingua náhuatl si denomina altépetl ed in lingua totonaco di traduci per chuchutsipi . Su questa elevazione è posizionato il glifo del Padre Sole (circolo stellato di otto punte: “b”). Consciamo l’importanza che esiste trai nostri popoli indigeni del sole come sacramento preminente della presenza divina paterna. Se facciamo attenzione nel glifo usato nella scena del Codice, nella sua forma, nei suoi splendori, nel suo centro, nella sua ornamentazione, potremo capire il perché questo stesso segno è attualmente identificato dai nostri popoli nelle custodie del Ssmmo Sacramento dell’ Eucaristia. Inoltre, stando al discorso presentato in questa scena, possiamo comprendere come è che i popoli indigeni gli concedono il titolo di "Nostro Padre Gesù" alle immagini di Gesù Cristo.

Da questo posto germoglia un albero (“c”) che rappresenta simbolicamente il popolo. Ancora oggi abbiamo discorsi tradizionali che sviluppano il simbolismo dell’albero come popolo. In essi si dice che gli anziani sono la radice, i rami sono le famiglie e le foglie sono le figlie o i figli, il tronco è l’insieme del popolo con le sue istituzioni. Questo albero essendo salutato in modo incrociato è reverenziale per due personaggi divini. Alla sinistra (“d”), abbiamo Tonatiuh, il "Sole Viandante" presentato col colore divino rosso solare; e, alla destra (“e”), abbiamo Itzpantzin, l’offerente, portando il berretto del sacrificio.

Conviene ricordare il significato ancestrale del sacrificio umano. P. Ángel María Garibay nella sua Storia della Letteratura Náhuatl ci offre una riflessione analitica e esemplare che riflette il senso del sacrificio umano. Lì in bocca ad un Principale si trova la ragione del sacrificio, che si applicava sul servo dei servi che viene nominato Tlatoani in lingua náhuatl ed Puxku in lingua totonaco.

Ancora oggi i nostri popoli concedono il Topiltzin (Bastone di Comando), solo al servitore principale che si è guadagnato quella dignità perché ha fatto molti servizi. È lo stesso discorso che troviamo nelle tavole del rituale del movimento creativo (l’Ulamaliztli), comunemente nominato il gioco di palla, che si trova nel Tajín. Nel denominato "gioco di palla meridionale” del Tajín appare chiaramente in sotto rilievo, che solo i Servitori Principali erano gli unici partecipanti a questo rituale. Lo sappiamo perché detengono il Lixtokgol (Bastone di Comando), e le piume rituali sul capo, che indicano i servizi fatti in favore del popolo.

L’argomentazione per il sacrificio umano si articolava nella seguente maniera: la cosa migliore che Dio ha fatto in tutta la creazione è l’essere umano; e la cosa migliore che ha l’essere umano è il suo cuore. Per questo motivo la cosa migliore che può essere offerta a Dio è il cuore umano; ma non di qualunque essere umano bensì solo quello di chi si è distinto per essere il servitore di tutti .In questa maniera i nostri popoli applicano lo stile di vita insegnato da Gesù Cristo che non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita in riscatto permolti.

Gesù Cristo, nella nostra mentalità indigena, lo vediamo come Essere Piumato che sostiene il Topiltzin Divin (el Bastón de mando divino). E sul servizio intermediario ci parla il glifo dell’uccello quetzal (el colibri) che sta sull’albero di questa scena (“f” del disegno), dato che le sue piume erano concesse al servitore per confezionare il suo pennacchio. Questa scena è attualmente ritualizzata nella danza dei Volatori del popolo totonaco e nella danza dei Quetzales del popolo náhuatl.

3. Gesù Cristo “Totlacuitlapa” (“nostra spalla”)

Questo luogo in lingua náhuatl è chiamato Kane Tlayohua (“dove tramonta il sole”); ed in lingua totonaco Xlitsankgalh (“dove si perde”). Secondo il discorso del codice che stiamo usando come locus theologicus, in questa scena in maniera pittorica si presenta la rivelazione di Dio come Madre.

Nella nostra vita spirituale, pregando il "Padre-nostro" constatiamo l’espressione di Dio come Padre. Questa espressione ci è comune e non ci causa stranezza. Continuando ad approfondire le tradizioni e le abitudini proprie dei nostri paesi originari, troviamo nei discorsi un’altra espressione che appare distinta a questo modo di parlare di Dio, ed è l’espressione di Dio come Madre.

Nella vita del paese ebreo che ci è presentato nella Bibbia troviamo testi dove si parla della maternità di Dio. La Sacra Scrittura ci presenta nel libro di Isaia immagini materne con il quale si presenta Dio con tenerezza materna: "... come una madre che consola così io li consolerò" ... Nel Nuovo Testamento Gesù usa anche un’immagine materna sommamente suggestiva per insegnare il gran amore che sente per Gerusalemme: "... quante volte ho voluto riunire i tuoi figli come una gallina riunisce i suoi pulcini scendo le sue ali e tu non fa caro"... . In questa occasione Gesù si identifica con un’immagine materna avicola.

Elementi del disegno spiegati nel testo:

a) Alla base del disegno: profumiere in forma di cavalletta.
b) Sulla testa della valletta, la luna = la madre terra
c) Dalla luna sorge l’albero in forma di croce = il popolo.
d) Sull’albero, l’uccello (colibri).
e) Alla sinistra, il personaggio divino femminile della Gonna Preziosa.
f) Alla destra, il personaggio femminiledell’Amore Divino


Nella tradizione dei nostri popoli troviamo la concettualizzazione teologica di Dio come Ometeotzin, il titolo divino che esprime il mistero della Dualità Divina, Madre-padre. Attualmente i nostri paesi continuano a vedere Dio come Madre e Padre. Un’espressione molto significativa ce la danno i popoli maya che nominano Dio come Cuore del Cielo (Padre), e come Cuore della Terra (Madre). Ma anche qui nella Sierra Norde di Puebla (Messico), le figlie ed i figli dei popoli náhuatl e totonaco manteniamo questo concetto teologico di Dio come Madre e Padre. Possiamo constatare questa affermazionenelle preghiere. Per esempio, in lingua náhuatl si prega Dio dicendo: "… Tehuatzin Teotzin, Totatzin, Tonantzin,… "; ed in lingua totonaco: "… Puchina, Tse, Tlat,…. E sappiamo tutti che lex orandi, lex credendi, ed è su quello che crediamo profondamente che noi popoli indigeni preghiamo. Verso questo luogo, del quale ci parla la scena del Codice che presentiamo di seguito, in queste colline, si manifesta in questo modo la preghiera e le suppliche: Perché sappiamo che lì arriva il Nostro Padre Sole, a Yohualichan , Lì è dove si nasconde, lì è dove si guarda, lì è dove si prova la morte. E’ in questo luogo dove ci è mostrato il senso del riposo, qui nell’oscurità, dove illumina solo la Luce della Luna. L’umanità sperimenta qui, anche la morte con il riposo della notte. Che la notte non ci faccia perdere il senso della vita, ma sia un vero riposo che lo sia anche per le nostre coltivazioni e per tutta la creazione .

In un primo piano di questa scena del Codice appare un glifo che ci parla di un profumiere in forma di cavalletta (“a”). Questo glifo lo troviamo in un murale che sviluppa il tema dal sorso sacro che si trova nel Tempio di Quetzalcóatl, in Cholula, Puebla. Questa pittura la chiamano comunemente "i bevitori di pulque" ( pulque = liquore tradicional). Questa concezione della sacralità del sorso, fa che i popoli indigeni abbiano una gran stima per il segno del Sangue di Cristo nella celebrazione della Messa, interpretandolo come il Gran Sorso Sacro. Anche questo glifo del profumiere cavalletta fa indiscutibilmente riferimento alla semina, un lavoro agricolo che è profondamente relazionato con la luna, dove il glifo appare sostenuto dal profumiere cavalletta. Conviene segnalare che ordinariamente il profumiere è utilizzato nei rituali per le donne che fanno una funzione sacerdotale.

È una scena che ci parla della fecondità all’inizio e della maternità. Ancora oggi ascoltiamo come i nostri paesi richiamano rispettosamente alla luna come Nonna Luna(“b”). Sappiamo già che la luna è vincolata ai cicli femminili. Questa scena sostenta lo stesso schema che abbiamo nell’immagine della Vergine di Guadalupe: un personaggio che sostiene la luna, e dall’Ombelico della Luna si sviluppa la proposta Divina Materna.

Tutti gli indigeni, in Messico, sappiamo che parlare di Tonantzin è parlare della Madre Terra. La terra sacramento preponderante che identificano i nostri paesi con la Maternità Divina. Dalla luna esce l’albero di huizache (“c”) che sta infiorando dove si trova l’uccello colibri (“d”). A questi simboli dell’albero e l’uccello ci siamo riferiti già anteriormente. Questo albero è salutato rispettosamente da due personaggi divini materni. Alla sinistra (“e”), c’è il personaggio divino femminile Chalchiutlicue, la Gonna Preziosa; ed, alla destra (“f”), il personaggio divino femminile Tlazoteotzin, l’Amore Divino, nella sua gonna appaiono le ossa dell’umanità. Il segno delle ossa ci evoca il mito dove Cihuacóatl macina le ossa dell’umanità che abitò nei quattro soli anteriori preparandoli per la creazione dei macehualzintli . Evidentemente questa è una scena teologica che enfatizza la Maternità Divina.

Questo discorrere teologico è attualmente latente nel fondo delle celebrazioni del lakgatankuwit totonaco dove si festeggia la nascita di Gesù Cristo, con questa sfumatura concettuale: se la notte della celebrazione piove, allora Gesù Cristo nacque bambino; ma se la sera della celebrazione non piove allora Gesù Cristo nacque bambina. Quest’ ultimo, di Gesù Cristo-Niña, in riferimento a quello che abbiamo visto in questa scena del Codice.

 

P. Mario Pérez Pérez
Sacerdote della Diocesi di Puebla (Messico)

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Missione Oggi

Globalization: Points of Fracture in Our Human Society
New Social Sufferings, New Social Fractures
- New Presences for Mission -

Introduction

It is a privilege to be in front of this august body to speak as an African woman, who is passionate about mission, on this important issue which touches on human existence today. Globalization, the subject of our reflection, affects every dimension of the human person. It is not a faceless myth; rather, globalization is an overwhelming reality which affects every sphere of human life – the socio-political, economical, psychological, cultural, religious and spiritual realities.
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