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| Il fervore nelle Costituzioni IMC - Ritiro spirituale |
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| Scritto da p. Francesco Pavese, imc | |
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Introduzione.
Il Fondatore non si accontentava di missionari mediocri. Li immaginava e li voleva di prima qualità o, come lui diceva, «della terza classe»: Sentiamo, come introduzione, queste parole molto belle pronunciate il 25 febbraio 1915: «Bisogna che procuriate di essere tutti della terza classe di quelli che ho detto domenica, poiché quello che ho detto domenica scorsa, mi veniva proprio dal cuore, l’avevo meditato prima, ed ho creduto di dire il vero, ed è vero»1. Quelli della terza classe, per il Fondatore, sono quelli che non negano nulla al Signore. Merita notare che il Fondatore proponeva la santità a tutti. Non si accontentava di un gruppo di “privilegiati” seguiti da una massa di “normali”. Tutti i suoi figli dovevano tendere alla santità. Spiegando il primo articolo delle Costituzioni, il 16 novembre 1913, diceva: «[…] “santificazione dei suoi membri” non di qualcuno, ma di tutti; “oh, là ci sono tanti, io andrò un po’ più e un po’ meno dietro” no, tutti e tutto deve essere disposto a fare tutti santi, anche i più difettosi […]. Se alcuni non tendono non si ottiene il fine primario. Di tutti per non fare un torto, tutti sono membri e tutti devono farsi santi, devono aiutarsi».2 Teniamo presente che l’ideale della santità missionaria l’Allamano l’ha proposto dal primo all’ultimo giorno della sua attività formativa. Nonostante che realisticamente conoscesse il limite dei suoi missionari, non si è mai demoralizzato. Attingeva dalla propria esperienza di santità, per proporla ai suoi figli, e dalla sua esperienza attingeva perseveranza, tenacia! Questa proposta di santità, per il Fondatore, era legata alla natura stessa della vocazione missionaria, che riteneva la più perfetta, perché rassomigliava più da vicino a quella di Gesù. Alle suore, il 17 settembre 1916 diceva: «Non si dice per superbia, ma voi sapete che lo stato di missionaria è lo stato più perfetto che ci sia. Tant’è che N. Signore se avesse sulla terra trovato uno stato più perfetto l’avrebbe abbracciato. N. Signore ha unito la vita contemplativa alla vita attiva […]. Proprio tutto quello che dobbiamo fare noi. Ora lo stato più prossimo a N. Signore, che ci avvicina di più a lui è il più perfetto».3 Ora, ci domandiamo: si respira un clima di “fervore” nelle Costituzioni? Vediamo come le Costituzioni esprimono questo anelito di santità proprio del Fondatore e dei nostri primi confratelli. 1. Atteggiamenti del missionario come emergono dalle Costituzioni a. Il clima che si deve respirare Il Fondatore propone un atteggiamento da tenere di fronte alle regole, che è di osservanza totale. Oltre che in diversi testi già citati nel primo incontro sulle Costituzioni, troviamo il suo pensiero espresso chiaramente nel Regolamento del 1901: «Agli occhi di Dio non basta osservarle (le Regole) con materiale esattezza. Quello che più conta si è farlo con affetto e con ardore, operando tutto con grande prontezza, e con quello slancio dell’anima che dà vita ad ogni azione».4 Come si vede, è un atteggiamento di libertà interiore, di chi non si sente soverchiato dalla regola, ma la osserva perché ne conosce l’origine e il valore. Si noti il clima di fervore che si richiede per osservare le Costituzioni , come dice il Fondatore: per agire «con prontezza» occorre farlo «con affetto e con ardore». b. Agganciati alla santità del Fondatore Il programma di vita proposto dalle Costituzioni si trova nell’art. 3, nel quale si ribadisce che «ricordiamo con amore il Fondatore», «per imitarne la fede e gli esempi» e per custodire e sviluppare il carisma nella fedeltà «all’esempio della sua santità». L’art. 3 abbina al Fondatore anche «coloro che ci hanno preceduto», il quali hanno contribuito a formare la sana Tradizione. Qui si radica la convinzione che il Fondatore: (1) ha un messaggio di santità per noi valido oggi; (2) che noi non dobbiamo cercare altrove spinte per progredire, quasi che nel nostro Istituto non ci siano; (3) che la proposta di santità del Fondatore è specifica, cioè che contiene un insegnamento completo su “come” impegnarci per progredire verso la santità in quanto Missionari della Consolata. In sintesi si può dire che l’Allamano ha una sua pedagogia specifica per accompagnare alla santità, che potremmo sintetizzare con queste parole: «fare meglio che si può tutte le cose ordinarie della vita, senza rumore, con costanza, e riprendendoci sempre dopo ogni sbaglio».5 c. Santità: fine primario del missionario Nell’art. 5, le costituzioni presentano il fine che caratterizza l’Istituto: l’evangelizzazione dei popoli, realizzato per la gloria di Dio, nella santità della vita. Le Costituzioni riportano lo slogan: «prima santi, poi missionari», che sintetizza bene il pensiero del Fondatore. Che il Fondatore abbia insistito sulla santità non c’è bisogno di dimostrarlo. Qui sottolineo la ragione di questa insistenza, che ho già accennato più sopra: la santità è intrinsecamente legata alla vocazione missionaria. Il missionario o è santo e allora è autentico, oppure non è missionario. La ragione che ha convinto l’Allamano a proporre con insistenza la santità missionaria, oltre alla sua esperienza personale, è stata sicuramente di carattere apostolico. Ciò appare evidente nella sua pedagogia: «Qualcuno crede che l’essere missionario consista tutto nel predicare, nel correre, battezzare, salvare anime; no, no! Questo è solo il fine secondario: santifichiamo prima noi e poi gli altri. Uno tanto più sarà santo, tante più anime salverà»6; «Dobbiamo prima essere buoni e santi noi, dopo faremo buoni gli altri; altrimenti, non saremo buoni né per gli altri, né per noi»7 Dobbiamo aggiungere che l’Allamano, uomo esperimentato, si rendeva conto di parlare a dei ragazzi, che iniziavano un cammino. Sentiamo le sue sagge parole dette il 9 febbraio 1917: «Capisco che non si può essere tutti santi, ma altro è non essere ancora santo, altro è volere veramente essere santo; altro è avere solo una velleità. Ci vuole volontà risoluta…perché l’inferno è pieno di gente che dicevano: vorrei, vorrei! – “Facciamo”».8 d. Altri atteggiamenti Le Costituzioni, in due articoli, trattano di “atteggiamenti fondamentali”, che meritano di essere presi in considerazione: L’art. 18 desume dal primo Regolamento l’affermazione che il desiderio “ardente” di far conoscere il Signore è il «distintivo del vero missionario».9. Siamo, quindi, nell’ambito dello “zelo” apostolico. Dallo zelo si conosce la verità della vocazione missionaria. È importante rendersi conto delle proprie motivazioni vocazionali. L’art. 19 propone due altri atteggiamenti propri del nostro Istituto, desunti dal Fondatore: il primo è la “disponibilità” missionaria, che è legata all’obbedienza. Siamo dei mandati e, quindi, degli obbedienti a Dio e alla Chiesa. Il secondo atteggiamento, che conclude la prima parte delle Costituzioni, è quello desunto dal Cafasso: «non basta fare il bene, ma bisogna farlo bene»con perfezione (meglio che si può), costanza e slancio, anche nelle cose ordinarie, e senza rumore. 2. Proposte particolari di perfezione Nelle Costituzioni, ci sono molti altri punti nei quali gli impegni sono presentati nel grado più elevato possibile, dove si richiede il fervore. Ecco alcuni esempi. a. Le caratteristiche sono presentate come ideale elevato: - per Maria, «amore filiale e autentico» (11); - quella del missionario è «una vita eucaristica» (12); - il missionario si «vincola» all’evangelizzazione e si «distingue» per l’amore al Papa (13); - la Liturgia è celebrata in «modo fervente e dignitoso» (14); - la comunione è «l’anima e la vita» della nostra famiglia (15). b. La vita religiosa è sulla linea del fervore: - è vissuta nel clima della «prima comunità», con Maria (20); - ai superiori si offre collaborazione «cordiale e attiva» (29); - «amore e interesse» perché la propria comunità proceda bene (31); - la nostra ubbidienza è «universale, pronta, cordiale» 36); - la castità è amore «senza riserve» (41); - la povertà è da vivere «fino alla radice» (44); - per la preghiera non bastano le pratiche, ma occorre «lo spirito di preghiera» 57); - l’evangelizzazione è anzitutto «testimonianza» di vita (69); - nel nostro impegno apostolico apriamo il cuore «all’ampiezza della carità di Cristo» (72). CONCLUSIONE Le Costituzioni si possono leggere con l’ottica del fervore. Da questo punto di vista cercano di rispecchiare lo stesso fervore che in esse ha infuso il Fondatore. L’osservanza delle Costituzioni, secondo la sua profonda convinzione, è via sicura di santità.10 Chi si sta preparando alla missione in un tempo così caratteristico qual è il noviziato, se impara a leggere così le Costituzioni, pone delle basi sicure per la propria vita: non sentirà mai il peso della fedeltà alla norma, sarà interiormente libero, vivrà in piena sintonia psicologica e affettiva con l’organizzazione del proprio Istituto e, soprattutto, si impegnerà meglio che potrà, perché la forza gli verrà sempre dall’interno. |
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