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Un futuro senza atomiche Stampa E-mail
Scritto da Adista   
ImageAll'uscita dalla messa, una firma per chiedere lo smantellamento degli arsenali nucleari in Italia. È la proposta rivolta a tutti i cattolici dalle associazioni e dalle riviste di ispirazione cristiana che promuovono la campagna "Un futuro senza atomiche", la legge di iniziativa popolare per dichiarare il territorio della Repubblica italiana "zona libera da armi nucleari", in cui cioè non è ammesso "il transito e il deposito, anche temporaneo, di armi nucleari".

"In Italia ci sono armi nucleari, ma non dovrebbero esserci", scrivono le associazioni cattoliche (fra cui Azione Cattolica, Acli, Agesci, Beati i costruttori di pace, Conferenza Istituti missionari, Focsiv, Pax Christi) e le riviste Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia.

"Un'azione tesa a liberare il territorio nazionale dalle armi nucleari di proprietà altrui -- prosegue il documento -- potrebbe rappresentare quel gesto di buona volontà che permetta di instaurare un circolo virtuoso, rilanciando così i negoziati internazionali volti allo smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti".


Infine, un appello ai credenti: "Le nostre associazioni chiedono a tutte le donne e a tutti gli uomini di buona volontà di sostenere la campagna 'Un futuro senza atomiche', effettuando raccolte di firme durante il mese della Pace che tante comunità cristiane hanno dichiarato per gennaio. Un mondo libero da armi nucleari è un'aspirazione condivisa dall'umanità. Dimostriamo tutti insieme di avere a cuore il futuro dell'umanità". Un richiamo che prende le mosse anche dal passaggio conclusivo del Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio 2008: "È veramente necessaria in tempi tanto difficili la mobilitazione di tutte le persone di buona volontà per trovare concreti accordi in vista di un'efficace smilitarizzazione, soprattutto nel campo delle armi nucleari -- ha scritto il papa --. In questa fase in cui il processo di non proliferazione nucleare sta segnando il passo, sento il dovere di esortare le Autorità a riprendere con più ferma determinazione le trattative in vista dello smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti".

Sono almeno 90 le bombe atomiche stabilmente presenti in Italia -- nonostante l'Italia abbia ratificato da oltre trent'anni il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), impegnandosi così a non produrre né ad ospitare armi nucleari --: 50 ad Aviano (Pn), nella base delle forze armate Usa, e 40 a Ghedi (Bs), nell'aeroporto dell'aeronautica militare. I primi cittadini dei due Comuni, Stefano Del Cont e Anna Giulia Guarneri, insieme ai sindaci di altre città europee che ospitano armi nucleari, in una lettera pubblica hanno recentemente ribadito la richiesta di rimuovere dai rispettivi territori le atomiche, "vecchi rimasugli della Guerra Fredda". E, oltre alle bombe, ci sono navi e sottomarini a propulsione nucleare che attraccano negli 11 porti italiani 'abilitati' a tale traffico e cacciabombardieri che atterrano e ripartono dagli aeroporti, sorvolando il territorio nazionale. Su tutti questi fronti vorrebbe intervenire la legge di iniziativa popolare, che intende smantellare gli arsenali nucleari e che dovrà essere sottoscritta, entro la fine del prossimo marzo, da almeno 50mila persone, affinché possa iniziare il suo iter parlamentare. Del resto, le bombe atomiche non hanno "diritto di cittadinanza" in buona parte del mondo. Sono 106 infatti i Paesi che hanno sottoscritto il trattato internazionale per creare "zone libere da armi nucleari": il primo fu il Messico, nel 1967 -- tre anni prima, quindi, della nascita del Tnp --, a cui si sono aggiunti tutti gli altri Stati dell'America (tranne Usa e Canada), dell'Africa, del Pacifico del Sud e del Sud-Est asiatico, più altre nazioni asiatiche e medio-orientali. In Europa, fino ad ora, ha aderito solo l'Austria. Per questo, l'adesione dell'Italia -- sostengono le associazioni -- potrebbe incoraggiare altri Stati europei a fare altrettanto.
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