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| Nove Giorni con il Beato Giuseppe Allamano... |
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...che racconta aspetti della sua vita ed offre consigli per noi, in preparazione alla Festa del 16 febbraio La Postulazione Generale dell’Istituto ha preparato una serie di pensieri del Fondatore, distribuendoli nell’arco di nove giorni. Non è una novena nel senso classico del termine, ma un commino di preparazione in compagnia del nostro Padre. Se vogliamo, possiamo immaginare di stare insieme ai nostri primi confratelli e ascoltarlo durante quei meravigliosi incontri domenicali, quando lui, “parlando alla buona”, riscaldava i cuori. Il criterio con cui sono stati scelti questi pensieri è il seguente: il Fondatore parla di sé, scegliendo alcuni momenti o aspetti della propria vita e poi, sugli stessi argomenti, offre a noi preziosi consigli. Questi pensieri possono essere letti, inserendoli in modo conveniente, anche durante una celebrazione comunitaria.
Primo giorno – giovedì 07 febbraio 2008
FAMIGLIA DELL’ALLAMANO E NOSTRA
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che si confida riguardo la sua famiglia: «Non tocca a me fare un elogio di mia madre. […]. Io facevo il suo interprete nella confessione quando mi trovavo a casa; sembra impossibile: aveva due occhi di Paradiso, eppure non vedeva; ed io mi spiegavo facendo segni sulla mano, e c’intendevamo benissimo». « Certe volte la mia buona mamma mi diceva: “Io sono vecchia, tutti gli altri mi dimenticheranno, ma tu mai, dici Messa tutti i giorni, pregherai poi per me”. Ecco che noi vogliamo bene più che tutti gli altri». «Vi ho già forse raccontato ciò che mi aveva suggerito un santo sacerdote quando è morta la mia buona mamma. Mi ha detto: “Le suggerisco una santa crudeltà, ma che è utile per lei e per la sua mamma, perché tanto quel pensiero la disturba solo, non può più studiare. Dica così al Signore: Guardate, meno ci penso io, più ci pensate voi, tanto cosa può farci lei? Niente. Invece se ci pensa il Signore, se la mamma fosse ancora in Purgatorio, può liberarla subito”». «E me ne trovai bene». «Quando io studiavo in seminario, avevo un fratello che studiava all’Università, e veniva tutti i giorni a trovarmi. E io gli ho detto: “Questo non va bene, dà nell’occhio…” – “Ma se non vengo qui dove vado…”. Finché i superiori mi hanno poi imposto di [riceverlo] tutti i giorni, perché dicevano che potevo dargli un po’ di aiuto e di consiglio». «Eravamo tre fratelli, uno dottore, l’altro avvocato ed io. Quello avvocato non aveva un braccio, amputatogli in conseguenza di un forte stiramento avuto mentre suonava le campane. Ora sono tutti morti, rimango solo più io». [Raccomandando alle preghiere il cognato che era moribondo] «Sono stato a vederlo ieri a Castelnuovo; mi fermai solo poche ore; alle due pomeridiane ero ancora a Torino ed alle sette avevo già finito il mio viaggio. Da ben quindici anni non ero più stato a Castelnuovo». L’Allamano ci insegna come amare la nostra famiglia: «E riguardo ai parenti, sì, dobbiamo amarli. Vogliamo bene ai parenti, amiamoli più che tutti gli altri. Nostro Signore per primo ce ne ha dato l'esempio, ed Egli la Madonna e S. Giuseppe li amava con tutto il cuore. «Il lasciare i parenti non toglie l’affetto; si amano sempre». «Se possiamo conciliare l'amore di Dio con l'amore dei parenti, tanto bene, se no, ci vuole una santa crudeltà. Nostro Signore vuole il merito del sacrificio dei parenti e di noi; e in questo ci vuole energia: il distacco. «Ho da dirvi che quest'oggi ho ricevuto una grande consolazione: mi ha consolato molto il vedere una madre veramente cristiana: sono andato per consolarla [per la partenza del figlio per le missioni], ma non ne aveva bisogno, è la madre qui del nostro P. Benedetto. Ella disse: Sono contenta che vada, proceda bene, se il Signore lo chiama!... Ah! non è così facile trovar delle madri così! Capisce che cos'è il prezzo delle anime, madre veramente cristiana, madre che guarda col lume della Fede... Portatene l'esempio quando parlate coi vostri parenti, ... madre secondo il cuore di Dio... […]. È una consolazione che il Signore dà di tanto in tanto nel mio difficile ministero!». «E voi, o genitori, che non badando ai sacrifici fatti per il figlio, gli concedeste di seguire la voce di Dio che lo chiamava a missionario della Consolata, abbiate l’abbondanza delle benedizioni celesti. Dio […] vi riserverà parte ai meriti ed al premio promesso a chi si sarà votato e sacrificato nella conversione delle anime infedeli». Preghiamo:
«O Padre, fonte di ogni bene,
salga a te il nostro inno di lode
per i doni che hai concesso
al Beato Giuseppe Allamano.
Degnati di benedire le nostre
e tutte le famiglie della terra,
e di concederci i favori che ti chiediamo
per sua intercessione.
Amen».
Secondo giorno – venerdì 08 febbraio 2008
SALUTE FISICA
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che ci parla delle sua salute fisica: «Io da giovane era molto più debole di salute che non ora; ogni quindici giorni un’emicrania che non mi lasciava più far nulla». « Il Signore mi ha fatto debole di salute perché chi doveva dipendere da me stesse più buono per riguardo a questa mia debolezza». «Anch’io quando ero in terza teologia dovevo morire. I miei compagni mi dicevano poi: “Non te lo abbiamo detto, ma ti avevamo salutato come per l’ultima volta”. […]. Ebbene, ho tenuto fermo tanti anni, e sono ancora qui». «Del mio corso siamo solo più setto o otto ed io ero il più delicato». «Voglio che lo sappiate, non c’è niente da gloriarsi! È per colpa vostra che sono qui e sono guarito [dalla grave malattia del gennaio 1900], dovrei già essere morto, e là in Paradiso! Fu un miracolo […]. Il Signore poteva servirsi di un altro certamente e che avrebbe fatto meglio di me. Avrebbe avuto più tempo di occuparsi di voi: ma un’altra persona che vi voglia meglio di me, non lo credo». «È un poco che non ci vediamo più, perché ho avuto un malessere che mi ha costretto a star chiuso in camera, eppure il mondo è andato avanti senza di me, l’Istituto è andato bene senza di me. In questi casi si medita, ed io ho meditato come v’è nessuno necessario; quando un’opera è di Dio Egli la fa procedere senza bisogno d’alcuno». «Quando mi viene l’emicrania offro tutto al Signore prima: già inteso, tutto per voi… e poi mentre si soffre bisogna rinnovare di tanto in tanto le intenzioni». «Vorrei poter continuare a fare ciò che facevo una volta: venirvi a trovare ogni settimana; ma è volontà di Dio anche quella… spero che qualcuno si ricorderà ancora di qualcosa». L’Allamano ci raccomanda di non trascurare la salute: «In questi giorni pensavo alla vostra salute e vi faccio correre e vi farà bene non solo al corpo, ma anche allo spirito. Noi non mangiamo per mangiare, ma per vivere. Però bisogna mangiare adagio; se non si mangia è segno che non si sta bene, quindi bisogna dirlo». «Qui dentro non bastano solo le qualità morali, ma occorre la sanità». «Potete domandarla la salute». «[A fr. Benedetto Falda] Desidero che non ti affatichi troppo nel lavoro, e sudato ti ripari bene dall’aria e dall’umidità; insomma voglio che ti usi i dovuti riguardi per la salute». «Coraggio, anche quelli che non hanno buona salute possono farsi santi. Le malattie aiutano a giungere alla santità». «Ah, no, i malati non disturbano mai, anzi danno occasione di far dei meriti!». «I malati si devono amare». «[Dopo avere dato la notizia della morte di una suora] Questo ci dice che dobbiamo morire; però d’ora in avanti non voglio più che muoia nessuno, se no, chi va ancora in Africa? Dite al Signore che chiuda la porta alla morte.[…]. Voglio che tutti possiate avere sessant’anni di apostolato, poi andate pure in Paradiso. […]. Va bene che dobbiamo sempre desiderare il Paradiso, però finché il Signore ci lascia su questa terra è meglio». Preghiamo:
«Ti ringraziamo, o Dio, di aver suscitato nella Chiesa il Beato Giuseppe Allamano, testimone della tua bontà e dispensatore della consolazione di Maria. Degnati di sostenere la salute
di quanti lavorano nella missione della Chiesa
e concedici i favori che ti chiediamo
per sua intercessione.
Amen».
Terzo giorno – sabato 09 febbraio 2008
VOCAZIONE AL SACERDOZIO
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che ci rivela alcuni aspetti della sua vocazione: «Mai più credevo di giungere a questa età. […]. Ricordando quando ero giovane, la mia più grande consolazione è di aver sempre fatto il possibile per seguire la vocazione che il Signore mi aveva data». «La mia vocazione pare un caso ma non lo è; avevo nove anni, gli studi elementari li avevo compiuti, e si stava pensando se dovevo continuarli o no, quando un giorno vengono a casa mia il parroco Don Allora e il sindaco. Vistomi, si volgono a mia madre e le dicono: “Che cosa fare di questo ragazzo?”. […]. Mia mamma rispose: “Gli lascio fare quel che vuole”. E mi interrogarono su quello che avrei desiderato divenire; io, confuso, non seppi rispondere a quella domanda tanto importante per me e mi misi a piangere, ma tosto essi aggiunsero: “Non bisogna perdere questo ragazzo, fatelo studiare”. […]. Mi ricorderò sempre di quelle persone, fuori della famiglia, che con i loro consigli aiutarono la mia vocazione. Vedete, di quella piccola conversazione il Signore si servì per indirizzarmi allo studio da sacerdote. Quando finii gli studi ginnasiali, mio fratello mi consigliò di fare il liceo pubblico con lui anziché quello privato in seminario; ci riflettei un poco, ma poi quando mi vennero in capo i pericoli , le distrazioni che avrei avuto fuori, dissi a me stesso: Adesso il Signore mi vuole, chi mi assicura che da qui a tre anni il Signore mi chiamerà di nuovo?[…]. Ho detto: anche senza licenza liceale posso farmi Sacerdote! Ed ho fatto gli studi in seminario e sono ben contento. […] E poi, grazie su grazie, e gli studi riuscirono proprio bene». «Dovrei stare in ginocchio tutta la vita con la testa china, per ringraziare il Signore della vocazione». L’Allamano ci insegna la natura del sacerdozio e come seguire la vocazione: «Per il sacerdozio è necessaria una chiamata speciale di Dio. N.S.G.C. disse: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. E [la Lettera agli Ebrei]: “Nessuno può attribuirsi questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne (Eb. 5,4). […]. L’eccellenza del sacerdozio è somma. S. Efrem: il sacerdozio è l’apice di tutte le cose. Essa si misura dai grandi uffici che ha: ambasciatore di Dio, potestà sul corpo reale e mistico di Gesù Cristo e dispensatore delle grazie di Dio. La dignità sacerdotale supera l’Angelica e quella di Maria SS:, è divina; […]. È divina perché partecipa alla potenza di Dio. S. Clemente [dice]: “dopo Dio [il sacerdote è] un Dio terreno». «A tanta dignità deve corrispondere altrettanta santità. Ciò esige pure Dio e la S. Chiesa. Nell’Antico Testamento il sacerdote portava scritto sulla fronte “sacro a Dio” perché si ricordasse dell’obbligo di essere santo. N.S.G.C. disse agli Apostoli: “Voi non siete del mondo”, ma del cielo, cioè santi». «Io vi credo tutti buoni, ma non ancora santi. […]. E poi foste anche santi, non dice la Scrittura: “Chi è santo si santifichi ancora, chi è giusto si giustifichi di più”? E non avete ancora la perfezione del Padre, perfezione che ci propose a modello Gesù… Chi può arrivare fin lì?». «[Nessuno si lasci] intimidire dalla grandezza del Sacerdozio, poiché se corrisponde nel prepararvisi e colla continua corrispondenza, la grazia sacramentale gli darà forza a ben adempiere gli ardui doveri inerenti al Sacerdozio». Preghiamo:
«Ti benediciamo, o Dio Padre, per aver donato alla Chiesa il Beato Giuseppe Allamano guida illuminata di seminaristi e sacerdoti. Degnati di suscitare numerose vocazioni, di proteggere i sacri ministri della Chiesa; e concedici i favori che ti chiediamo
per sua intercessione.
Amen».
Quarto giorno – domenica 10 febbraio 2008
VOCAZIONE NISSIONARIA
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che rivela il suo desiderio giovanile di farsi missionario: «Dovete sapere che [mia mamma] era ammalata quando le dissi che io desideravo farmi missionario: Non voglio ostacolarti, mi rispose, pensa solo se sei chiamato e poi, in quanto a me, non pensarci». «Oh, sì, io ero chierico e pensavo già alle Missioni, ed il Signore nei suoi imperscrutabili decreti ha aspettato il giorno e l’ora». «Vedete, non avendo potuto essere io missionario, voglio che non siano impedite quelle anime che desiderano seguire tale via». «Guardate, quando nascerò un’altra volta scapperò in Africa…». L’Allamano ci illustra in che cosa consiste e come seguire la vocazione missionaria: «Lo dico subito, per quello stesso [fatto] che uno è religioso […] o sacerdote, è chiamato a farsi Missionario, non si richiede niente di più; non si dica: o per farsi Missionario si richiede questo e questo; no. Tutti i santi e le sante hanno sempre bramato di andare nelle Missioni». «Quanto alla vocazione all’Apostolato [missionario] essa è di quanti amano molto il Signore, e bramano di farlo conoscere ed amare dai poveri infedeli, disposti perciò ad ogni sacrificio di se stessi per conseguire il nobile fine». «Non si richiede che un po’ più d’amor di Dio, di zelo della propria santificazione e di quella delle anime». «Il missionario è chiamato a cooperare con Dio alla salvezza di quelle anime, che ancora non lo conoscono: a prendere parte attiva a consacrare la sua persona alla grand’opera della conversione del mondo. E’ questa quindi un’opera essenzialmente divina. “Siamo collaboratori di Dio”( S.P. a Tim.)». «Che ministero eccellente: quasi che Dio ha bisogno di noi. […] Il Signore “vi ha scelti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. Pare proprio che definisca il Missionario! […]. Ricordatevi che è necessario compiere tutti quei sacrifici che la vita apostolica comporta: costi quel che vuole: “Guai a me se non evangelizzassi”». «E perché siete venuti? Tutti rispondete: per farmi Missionario: e se qualcuno avesse altro scopo, sbaglierebbe: l’aria qui è buona solo per quelli che vogliono farsi Missionari […]. Ma perciò bisogna farsi santi. Se no il Signore non si serve di regola per convertire che di quelli che sono santi: prima cosa adunque santificare noi stessi, se no andremo là e invece di convertire pervertiremo. Dunque farci santi». «Siamo per farci santi in questa Casa: […]; farci santi e poi Missionari». «Dobbiamo prima essere buoni e santi noi, dopo faremo buoni gli altri; altrimenti, non saremo buoni né per gli altri, né per noi». «Non si è mai abbastanza perfetti. Vedo anche dalle lettere che mi scrivono dall’Africa: quanto uno è santo fa del bene e anche dei miracoli». Preghiamo:
«O Dio Creatore e Padre, che nel Beato Giuseppe Allamano hai suscitato un ardente desiderio di cooperare al tuo disegno universale di salvezza, concedici di crescere nello stesso ardore, e donaci benigno
i favori che ti chiediamo
per sua intercessione.
Amen».
Quinto giorno – lunedì 11 febbraio 2008
SACERDOZIO ED EUCARISTIA
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che ci apre il cuore riguardo il suo amore all’Eucaristia: «Quest’oggi [20 settembre 1918] è il 45.mo anniversario della mia Ordinazione. Quarantacinque anni di Messe!... Contatele un po’ […]. Vedete, mai più credevo di potere celebrare tante Messe, tante benedizioni!... Vedete un po’ che grazia di Dio. Quante grazie! […]. Un figlio tiene come roba propria la roba dl padre; ora tutto ciò che è mio è vostro; la roba del padre è roba dei figli. […]. Contate un po’ le Messe, le confessioni e quel po’ di bene che si è potuto fare; ebbene, è tutta roba vostra. Quando io dissi Messa nessuno pensava a voi. Il Signore da tutta l’eternità pensava a voi». «Oggi [21 settembre 1919] è l’anniversario della mia prima Messa. In quell’anno era la festa dell’Addolorata. […]. Siccome eravamo in settembre e non potevo rimanere in Seminario, andando a casa son rimasto tutta la mattina in chiesa, ho cantata la Messa, e poi ho pregato il Parroco che mi desse un po’ di pranzo; i miei fratelli che avevano preparato un grande pranzo si sono offesi, ma presto si sono riconciliati. […]. Oggi ho detto Messa e meditando questo mistero mi sono venuti tre pensieri e mi son stati ben fissi in mente. 1° L’ubbidienza di N. Signore nella S. Messa [al sacerdote che celebra]; 2° Lo spirito di sacrificio di N. Signore nella S. Messa; 3° L’amore che N. Signore porta a noi nel S. Sacrificio della Messa. Sono tre pensieri che servono tanto a dire sempre bene la Messa». «La S. Messa è il tempo più bello della nostra vita!». «Una Messa basterebbe a rendere felice chiunque giunge a celebrarla. […]. Oh, felicità! Dire una Messa! E quando c’è da dirne 3, c’è un gusto: Una Messa serve di preparazione all’altra. È una gioia!». «Io dico sempre la Messa della Consolata, quando non è proibita». «Io ho tratto da libro di S. Alfonso “La Messa strapazzata” tanti punti, e li ho ridotti a trenta meditanzioncelle, una per ogni giorno del mese; ne leggo una tutte le mattine e trovo che aiuta molto nel preparamento della Messa». «Sapete che solo a pensarci [ai nostri che sono militari] soffro, e se ci penso di notte non posso più dormire; finché vado a fare una visita a N. Signore ed allora mi addormento come S. Giovanni sul costato di Gesù». «Quell’anno che fui costretto ad andare in campagna al Piano della Mussa, in quella cappella non c’era il Signore… non mi piacque… si sta così male lontano dal Signore». L’Allamano educa a vivere l’Eucaristia: «Certamente la prima, la più eccellente e potente orazione è la S. Messa. In essa parliamo all’Eterno Padre con Gesù; è Gesù che si offre e prega per noi; e soddisfa ai nostri debiti. Guai al mondo se non vi fosse la S. Messa. Al Sacrificio della Messa tendono come a centro tutte le altre orazioni dei sacerdoti». «Io vorrei che faceste grande stima della S. Messa…È certo che nella celebrazione della Messa si ricorda la Passione di Nostro Signore. S. Tommaso lo chiama un memoriale della morte del Signore. E nostro Signore stesso l’ha detto: fate questo in memoria di me”, prima di andare a patire […]. Anche S. Paolo lo dice, “annunzierete la morte del Signore finché Egli venga”, dunque è sempre il pensiero della Passione, ed è perché bisogna ricordarla spesso la Passione del Signore. […] È proprio il Calvario». «Figuratevi in ogni Messa, come è vero, di assistere alla scena del Calvario, con Maria desolata, e pregare Gesù a versarvi sull’anima il suo preziosissimo Sangue. Durante la Messa si ottengono tutte le grazie». «Bisogna avere fede viva, carità ardente, proprio come se si fosse là sul Calvario». «La S. Comunione è cibo […]. Il Signore stesso ha detto:”Io sono il pane della vita”, io vi do la vita». «Se ci svegliamo di notte, ed al mattino appena alzati, immaginarci che il Signore ci dica, come a Zaccheo: “Presto discendi, perché oggi devo rimanere in casa tua. […]. Queste sembrano piccolezze, ma servono molto». «Certi santi, come S. Luigi, andavano [alla Comunione] una volta alla settimana, […]. Per me vorrei che la faceste anche di più: se il Papa mi manda una facoltà speciale, di lasciarvi fare la Comunione due volte al giorno!». «Intendo lasciarvi come eredità di fare sempre molto bene i sacri riti: ed anche in Africa ci vuole almeno l’intima convinzione di fare bene». Preghiamo:
O Dio, Padre del Signore Gesù Cristo, “Pane vivo disceso dal cielo”, Vittima innocente sulla croce, noi ti lodiamo per aver concesso al Beato Giuseppe Allamano di vivere con fede e amore il Mistero Eucaristico. Sostieni benigno i missionari della Chiesa perché celebrino il “Memoriale del Signore” su tutta la terra per la salvezza dell’umanità,
e concedi a noi i favori che ti chiediamo
per intercessione del tuo fedel Servo.
Amen».
Sesto giorno – martedì 12 febbraio 2008
La SS. CONSOLATA
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che ci lascia intravedere il suo amore per la Madonna: «Il nostro Istituto prende il nome da Maria SS. Consolata, e c’è da gloriarsi di questo titolo: tutti vogliono la Consolata! Prima di tutto sono io che ho diritto di dare all’Istituto questo titolo, perché sono io che ho il potere. alla Consolata; sono io il segretario, il tesoriere». «Pregate la Madonna che ci faccia questo regolalo [del miracolo per la beatificazione del Cafasso]. Del resto non perderemo la pace per quello se la Madonna non crede di darcelo. In sostanza io sono qui (al Santuario) tesoriere, segretario, e dovrei avere il diritto di prendere le grazie principali ed invece…Tutti vengono a dire: Io ho ricevuto questa grazia…; io ho avuta questa… Ed io? Io registro sempre… Ma pregate che il Signore faccia la sua santa volontà: è poi tutto lì, vedete!». «Se la Madonna mi dicesse: Vuoi sentirla la mia voce? – No, no, direi, la sentirò poi in Paradiso: Se vuol venire ad assistermi in punto di morte, bene; questo lo desidero, ma per sentire la sua voce, no, no, la sentirò poi in Paradiso». «Quando io dico che voglio bene alla Consolata, cosa devo dire…dirò sempre quello». «(Preghiera del Ven.mo Padre) […]. Ringrazio voi, o Maria, di essere già da 35 anni vostro custode. Che cosa ho fatto in questi 35 anni? Se fosse stato un altro al mio posto, che cosa avrebbe fatto? Ma non voglio investigare; se fossi tanto cattivo, non mi avreste tenuto per tanti anni: è questo certamente un segno di predilezione. Se ho fatto male, pensateci, aggiustate voi, e che sia finita; accettate tutto come se l’avessi fatto perfettamente. Non voglio sofisticare, prendete le cose come sono; mi avete tenuto, dunque dovete essere contenta. – E mi pare che la Madonna abbia sorriso». L’Allamano incoraggia ad avere una tenera pietà mariana: «Nessuno si fa santo se non è devoto della Madonna […]. Questo è il carattere distintivo di tutti i santi». «La devozione alla Madonna è segno di predestinazione. Ma per noi è segno che verremo certamente perfetti». «Per voi quando si parla della Madonna si sottintende sempre la Consolata». «Vi farei un torto a parlarvi di fare bene la novena della Consolata, il cuore stesso ci deve insegnare. Noi siamo Consolatini, figli prediletti della Consolata»; «e non solo a parole, ma in realtà». «Sotto questo titolo è nostra festa, è tutta particolare nostra». «La Madonna, dice S. Bernardo, è un acquedotto e una fontana. Una fontana perché tutte le grazie ci vengono di lì. “Hai voluto che ricevessimo tutto attraverso Maria”: così abbiamo nell’oremus della Consolata. […] Tutto da questa fontana: “Tutti abbiamo attinto dalla sua pienezza”. E poi un acquedotto perché tutto deve passare di lì. […] Dunque la Madonna è insieme fontana e canale. Da essa dobbiamo ricevere tutte le grazie; persuadiamoci che senza una vera devozione alla Madonna non possiamo farci veramente santi». «Questo amore (alla Madonna) è di essenza tenero, bisogna ricorrere lungo la giornata a lei, proprio come ad una madre. […]. Dunque prima di tutto consideriamo la Madonna come nostra vera Mamma; si mostra Essa madre, si regola Essa verso di noi da Madre? Quando le diciamo “mostrati Madre”, non ci potrebbe rispondere “e tu ti regoli fa figlio?”. Ci regoliamo noi da figli, da veri teneri figli? ». «Se noi ci diportiamo da figli abbiamo dei diritti e direi perfino un po’ di prepotenza. E quanti ci vogliono bene perché ci chiamiamo Missionari della Consolata». «[Noi] ne portiamo il titolo come nome e cognome». «Il nome che portate deve spingervi a divenire ciò che dovete essere». Preghiamo:
«O Dio misericordioso, che, per mezzo del Beato Giuseppe Allamano, ha voluto estendere in tutto il mondo l’amore alla Madre del tuo divin Figlio, concedi a noi,
che la veneriamo con il titolo di Consolata, di collaborare all’opera della redenzione e donaci i favori che ti chiediamo per intercessione del tuo fedel Servo. Amen».
Settimo giorno – mercoledì 13 febbraio 2008
FONDATORE E PADRE
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata
ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che parla del suo ruolo di “fondatore”: «Questa casa l’ha posseduta nostro Signore fin da principio, ed è proprio sua come un campo è del proprietario; quindi non dite bugie col dire che il tale o il tal altro l’ha fondata. No, no, è la Madonna che l’ha fondata ed il principio è venuto da nostro Signore». «Quando lodano, sono sciocchezze…Fondatore, fondatore…alla Consolata tanti favori…O Signore, siete voi che avete fatto tutto!». «Quando sento che mi dicono fondatore… e tutte queste cose, mi fa l’effetto contrario». «Non dite poi certe sciocchezze di… fondatore… È il signore Fondatore… è la Madonna. Fondatore?! Che fondatore!... fondatore di che cosa?... far andare [tutto] in aria…». «La vera Fondatrice è la Madonna». «Che [cosa] dissi al Signore all’inizio di quest’opera? Ricordatevi Signore, qualunque cosa, ma neppure un filo di superbia, e se sono necessarie le prove, mandate, struggete pure». «Piuttosto che acconsentire ad un pensiero di compiacenza per il lavoro fatto dall’Istituto, voglio che vadano in fiamme tutte le cosa e tutte le opere dell’Istituto». [Ai missionari]«Dieci anni fa [ero] incorso una gravissima malattia che mi portò fino alle porte del Paradiso, d’onde fui ricacciato qui in terra, perché non ero ancora degno; il nostro Card. Arcivescovo veniva a trovarmi quasi tutte le sere, e siccome avevamo già parlato di questa istituzione, gli dissi: “Sicché ormai all’Istituto penserà un altro” e lo dicevo contento; forse per pigrizia di sobbarcarmi un tal peso. Egli però mi rispose: “No, guarirai e lo farai tu”. E son guarito. Andai poi a fare la convalescenza a Rivoli, e là, il giorno di S. Fedele da Sigmaringa […] posi sull’altare una lunga lettera. […]. Celebrai la Messa in onore del Santo, indi andai ad impostare la lettera che inviavo al Cardinale Arcivescovo. E fu decisa la fondazione». [Alle missionarie] È il Papa Pio X che vi ha volute; è lui che mi ha data la vocazione di fare delle missionarie». «[Il card. Gotti] Era un uomo di fede; fu lui che mi incoraggiò a fondare le suore. – Ma, risposi io, suore ce ne sono già tante. – Molte suore, poche missionarie, soggiunse». «Io sono sicuro che voi siete di vera fondazione. Ci sono poche comunità che abbiano avuto una fondazione così chiara, così netta». L’Allamano vuole piena comunione con lui e con la comunità: «Il nostro Arcivescovo, il Card. Richelmy mi diceva un giorno: “in principio il Signore opera anche cose straordinarie per formare l’opera sua, e anche le mezze volontà le aiuta e servono al progresso dell’opera; ma più tardi, quando il tempo per formare gli individui è più lungo, allora vuole poi da loro tutto quel che possono». «Il Signore m’ha posto a capo dell’Istituto e mi dà la grazia di dirigerlo: lo spirito dovete prenderlo da me che sono come l’anello di congiunzione colla S. Sede». «Io darò il mio spirito a quelli che saranno uniti a me». «Non è il numero che importa, è lo spirito». «Voi mi avete detto che non guardo al numero; ma più grosso è il numero dei santi e meglio è». «[Il fine dell’Istituto è la] ”santificazione dei membri” non di qualcuno, ma di tutti […]. Tutto deve essere disposto a fare tutti santi …. Di tutti per non fare un torto, tutti sono membri e devono farsi santi, devono aiutarsi». «Questa è una casa di apostoli, destinata alla formazione di apostoli. Voi dovreste sentirvi santamente superbi di essere in questa casa, di appartenere ai missionari». «[Dobbiamo] amarla la vocazione, proprio di cuore. […] non vergognarsi di essere missionari; ma sentirsi contenti di essere missionari, di appartenere all’Istituto delle Missioni della Consolata». «Quanto l’Apostolo [Paolo] scongiura ai Cristiani Efesini […] molto più si conviene a noi che formiamo un corpo superiore per l’unione spirituale della stessa vocazione religiosa, sacerdotale, missionaria». «Noi siamo tutti fratelli della stessa speranza, […]che dovremo camminare per la stessa strada». «[…] È niente l’essere piuttosto in un posto che in un altro…Siamo tutti missionari, siamo tutti insieme, facciamo tutti una cosa sola, come se fossimo tutti qui, tutti al Kenya, tutti al Kaffa, tutti all’Iringa». «L’unione fa di una Comunità un esercito ben ordinato ed agguerrito da vincere il demonio. Preghiamo:
O Dio, Padre della famiglia umana, noi ti lodiamo e ti ringraziamo per aver ispirato al Beato Giuseppe Allamano di fondare la nostra Famiglia religiosa per l’annuncio della salvezza ai popoli. Donaci, benigno, un cuore fedele allo spirito che ci ha trasmesso e concedici i favori che ti chiediamo per sua intercessione. Amen».
Ottavo giorno – giovedì 14 febbraio 2008
CELEBRARE GLI ANNIVERSARI
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che ci confida come vive i suoi anniversari: [Compleanno] «Vi ho radunati, come il Padre coi suoi figli, per dirvi che ho oramai i 62 anni; è una notizia bella, mentre è una grazia di Dio venire su tanti anni. Anche voi ringraziatene il Signore: di tante grazie, d'avermi creato, conservato, e, quantunque nella mia debole salute, posso fare quello che il Signore vuole da me. Ringraziatelo per queste grazie! Nascita! Conservazione e di tutte le altre grazie materiali e spirituali. Non potete ancora capire, ma io vedo una catena di grazie, ero il più deboluccio della famiglia e il Signore ha conservato me». «Adunque tanti anni fa (cioè fin dall’eternità) Iddio ha pensato a me con amore: “Ti ho amato di amore eterno”. Prima dei parenti, prima ancora che fosse il mondo Iddio già pensava a me con pietà e amore. E pensava a crearmi ragionevole, capace di conoscerlo, amarlo e servirlo». [Onomastico] «Domenica è mia festa [S. Giuseppe], avete fatto la Novena.[…]. Nella Messa e Comunione domandate tutte le grazie necessarie per le Missioni». «Per la mia festa non desidero, non voglio che perdiate molto tempo; che preghiate per me è vostro dovere; ma voglio che mi scriviate una lettera tutti, voglio che mi apriate il vostro cuore, dirmi tutto quello che avete in cuore». «Non abbiate paura… Come direste ad un padre, ad una madre…». «Vi ringrazio delle cose che mi avete detto [per la festa di S. Giuseppe]: certamente mi sono andate al cuore come sempre… non son solo parole… in tutti vedo che è il cuore che parla. Credo di poter leggere dentro il vostro cuore […]. Stamattina nella S. Messa, vi ho ricordati tutti e ho domandato tante cose al Signore per la vostra santificazione». «Io vi ringrazio degli auguri, che vengono proprio dal cuore, ed anche da parte dei Missionari d’Africa, (da cui) ho ricevuto tante lettere e ne riceverò ancora: ne godo pel bene e per lo spirito trasfuso in quelle lettere». [Ordinazione] «Col cuore ripieno di intima consolazione ho celebrato il Cinquantenario della mia Sacra Ordinazione Sacerdotale. Fu questa per me una grazia singolare, che umanamente non poteva aspettarmi; e solamente la bontà di Dio si degnò concedermi. […]. Preparandomi alla Festa coi S. Spirituali Esercizi ebbi tempo di ricordare le tante grazie che il buon Dio mi elargì nei passati cinquant’anni. Prima di tutte la celebrazione quasi continua di S. Messe. […]. E poi tante altre spirituali e temporali da non potersi numerare. “Conta le stelle se puoi” (Gen 15,5)». Quante responsabilità gravarono sul mio capo, ma è Dio che così volle e la sua grazia era con me. […]. Se al mio posto fosse stato un santo quanto maggior bene avrebbe operato, ed acquistatisi più meriti! Mi consola però che cercai sempre di fare la volontà di Dio riconosciuta nella voce dei Superiori. Se il Signore benedì molte opere cui posi mano, da eccitare talora ammirazione, il secreto mio fu di cercare Dio solo e la Sua Santa Volontà, manifestatami dai miei Superiori. Questa fu ed è la mia consolazione in vita e la mia confidenza al tribunale di Dio». L’Allamano consiglia come vivere gli anniversari: «C’era una pratica, molto in uso nei Seminari e nei Sacerdoti di Francia, poco da noi, che desidero che venga anche introdotta tra noi. Commemorare e celebrare gli anniversari dei giorni più distinti per speciali grazie ricevute da Dio». E noi, lasciando ai nostri successori il celebrare il centenario, se Dio vorrà, del nostro Istituto..., commemoriamo fin d'ora gli anniversari […] della nostra vita. Come cristiani il giorno della nostra nascita, del S. Battesimo, della S. Cresima, della prima Comunione; — come religiosi quello della entrata nell'istituto, della vestizione religiosa; ed ancora, al presente od in avvenire, il giorno della prima e seconda Professione; — come sacerdoti il giorno che ricevemmo […i Ministeri], il Diaconato ed il Presbiterato; — come missionari il giorno della partenza ed entrata in Missione. Ognuno aggiunga il giorno di qualche fatto proprio degno di memoria». «Ma perché e come commemorarli? In ciascuno di questi casi si tratta di una grazia ricevuta da Dio,di cui lo si vuole ringraziare; e quindi rinnovare in noi l’impressione, e lo spirito e le virtù, che la grazia deve produrre». «Così il ricordo di quella grazia concessaci in quel giorno fa rivivere in noi lo spirito di quella grazia scuotendoci anche durante l’anno». «E il mezzo pratico di fare questi anniversari qual è? Alla sera di quel giorno si comincia a recitare il “Veni Creator” e si va a riposo con quel pensiero che il giorno dopo sia consacrato a quella meditazione. Al mattino quando ci svegliamo ci pensiamo subito e ringraziamo subito il Signore per quello che ha fatto per noi, e ci offriamo tutti a lui. E poi lungo la giornata trovare un minuto, o durante Messa o altrove, un po’ di tempo si trova di stare davanti a Gesù Sacramentato, e fare le considerazioni che vi ho detto». «Nell’anniversario del Battesimo conviene rinnovare i voti battesimali; sarebbe bello una volta all’anno rileggere le cerimonie del Battesimo, che son quelle stesse che si compiono su di noi! Così nell’anniversario delle ordinazioni rileggerete quelle cerimonie, quelle belle preghiere… Tra tutte le date ne avremo per quasi tutti i mesi; e siccome è difficile che c’incontriamo ad avere una data allo stesso giorno, tutti i giorni, o dall’uno o dall’altro di noi, si innalzerà dall’Istituto un ringraziamento al Signore». Preghiamo:
O Dio, Creatore e Padre, ti benediciamo e ti ringraziamo per i doni della vita, della fede e della vocazione a seguire il tuo Figlio, che hai donato al Beato Allamano e a noi. Fa che continuiamo a cresce nel nostro impegno di cristiani e di consacrati per la missione e concedici i favori che ti chiediamo per intercessione del tuo fedel Servo. Amen».
Nono giorno – venerdì 15 febbraio 2008
L’ALLAMANO VIVO E PERENNE
Benedetta sei tu, Trinità Santissima:
in Maria Consolata ci hai donato una tenera Madre,
che ci sostiene nella vita.
Ascoltiamo l’Allamano che assicura di continuare la sua opera dal Paradiso: [I suoi richiami] «Un giorno domandai alla vostra Superiora: Ma c’è proprio la carità qui dentro? Pareva d’averle fatto un torto a domandarle questo! […]. Dal Paradiso manderò dei fulmini (se vedrò che mancate di carità)…[…]. Un chierico mi scriveva in risposta ad una mia lettera: È il secondo fulmine che ricevo. – No, non sono fulmini, gli scrissi, ma avvertimenti paterni. Però dal Paradiso a preferenza manderò dei fulmini…». «Quando sarò in Paradiso guarderò se farete bene, bene. Se farete male vi tirerò le orecchie, che io vi guarderò dal poggiolo. Quando sarò in Paradiso vi manderò io le croci». «Siate buoni dopo la mia morte, perché se no chiederò al Signore di venire dal balcone del Paradiso, e vi manderò delle bastonate». «[Il mio spirito] chi lo vorrà, lo avrà […]. Dal cielo vi guarderò, e se non farete bene, vi manderò tante umiliazioni finché non rientrerete in voi tessi». «Ieri ho scritto tante lettere in Africa. [Voi] ne riceverete poche! Perché scrivere è una faccenda seria; non ho più la mano ferma e…non mi capirete. […]. Vi manderò poi dal Paradiso delle lettere…terribili…Ma, andiamo un po’ avanti in Domino». «Quando sarò in Paradiso verrò ancora di là a scuotere la vostra melanconia». [La sua collaborazione] «Io dal Paradiso vi manderò poi il mio Angelo Custode, che allora non avrà più da fare per me». «Quando sarete in Africa, che cosa farete? […]. Io sarò poi in Paradiso e verrò poi giù (in Africa) a vedere… Adesso non posso, ma allora…». «Per il bene che mi volete, dovete essere contenti che io vada in Paradiso a riposarmi. – Farò di più là che di qua.[…]. - Fare [rumore] non è il mio spirito, ma farò, farò…». «Quando noi faremo il cinquantenario, se non sarete migliaia e migliaia non importa […], io dal Paradiso vi assisterò; sarà un cinquantenario pieno di meriti». [La sua benedizione e protezione]«Uno [dei missionari partenti] ha poi finito per dirmi: “Vado via, ma io non la vedrò mai più”: Eh, risposi io, mi vedrai poi in Paradiso. Quando io sarò poi lassù, vi benedirò ancora di più: sarò poi sempre dal pugiöl [dal balcone]». «Durante l’ultima malattia, parlando delle missioni, «soleva dire che non poteva più fare nulla, e che avrebbe continuato la sua opera di protezione dopo morte». «Ai miei cari Missionari e Missionarie, […], Per voi sono vissuto tanti anni, e per voi consumai roba, salute e vita. Spero morendo di divenire vostro protettore in Cielo». Preghiamo:
O Dio, Padre buono,
che nel Beato Giuseppe Allamano
ci hai assicurato un protettore in cielo
e una guida saggia e perenne,
concedici di rimanere fedeli al suo spirito,
per cooperare nella santità della vita
al tuo disegno universale di salvezza,
e concedici i favori che ti chiediamo per sua intercessione. Amen».
SCHEMA DI OMELIA PER IL 16 FEBBRAIO 2008 Oggi celebriamo la festa del beato Giuseppe Allamano, Fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, morto il 16 febbraio 1926 e che Giovanni Paolo II ha dichiarato “beato” il 7 ottobre 1990. Questa festa appartiene a tutta la Chiesa, perché l’Allamano è stato proposto a tutti i cristiani come protettore e modello di vita. Tuttavia essa ha un significato speciale per noi figli spirituali dell’Allamano e per quanti ci sono vicini e condividono il nostro ideale missionario. Come ringraziamento a Dio e alla Consolata per aver donato alla Chiesa il beato Allamano, e in segno di amicizia con voi, vi offro tre brevi riflessioni sullo spirito del nostro Fondatore, che certamente anche voi considerate come santo di casa.
1. Un sacerdote tutto diocesano e tutto missionario Una prima cosa che impressiona in questo uomo è che è stato un sacerdote tutto integrato nella sua diocesi di Torino e, nello stesso tempo, tutto aperto verso orizzonti mondiali. Un giovane missionario dei primi tempi ha lasciato questo ricordo: «Quando veniva a trovarci stava a lungo in mezzo a noi e sembrava che non avesse altro da fare. Solo dopo ho saputo che dirigeva mezza diocesi». Mons. Pinardi, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Torino, che ha conosciuto da vicino l’Allamano, per attestare il suo dinamismo apostolico, ha lasciato scritto: «Nessuna iniziativa d’azione svolta ai tempi dell’Allamano sfuggì all’irradiamento che partiva dal Convitto della Consolata». Che l’Allamno sia stato uno dei sacerdoti più rappresentativi ed influenti del suo tempo, lo conferma la testimonia del can. Cappella, giovane sacerdote tra i suoi più validi collaboratori e che poi gli succedette come rettore al santuario: «Si può affermare, che nel periodo in cui tenne il Rettorato del Convitto e del Santuario della Consolata, [l’Allamano] fu certamente la figura più eminente del Clero Torinese». Ed è vero: Si pensi che appena ordinato sacerdote, fu nominato Padre Spirituale del Seminario, poi Rettore del Santuario della Consolata e del Convitto Ecclesiastico, Rettore della casa di esercizi spirituali a S. Ignazio di Lanzo, incarichi che tenne per 46 anni, fino alla morte. Fu anche superiore o confessore di diverse comunità di suore; iniziatore della causa di beatificazione del Cafasso, suo zio materno; Giudice del tribunale ecclesiastico; consigliere ricercato da vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, ecc. Come se tutto ciò non bastasse, il suo grande cuore di apostolo lo ha portato ad interessarsi dell’evangelizzazione dei non cristiani ed ha fondato nel 1901 l’Istituto dei missionari e, nel 1910 quello delle missionarie. Queste due fondazioni sono state come la perla di tutto il suo apostolato. Come ha potuto un uomo fare tanto? Certamente era un grande lavoratore. Lui stesso lo diceva ai suoi allievi: «Più c’è lavoro da fare e più se ne fa». E riportava a conferma della sua convinzione il pensiero del Cafasso: «Ci riposeremo in Paradiso». Ma non basta il suo dinamismo a spiegare la mole e la qualità delle sue opere. La vera ragione sta più in profondità, nel suo spirito. Era un santo sacerdote, che amava molto Dio e molto il prossimo. Voleva bene alla gente e cercava sempre di aiutarla, non solo nelle cose spirituali, ma anche per i problemi terreni. Ai suoi missionari l’Allamano, per incoraggiarli ad aiutare la gente, diceva: «Prima bisogna farli uomini per poi farli cristiani. Essi ameranno una religione che, oltre le promesse dell’altra vita, li rende più felici su questa terra». Lui era di prima qualità e voleva che anche i suoi missionari e missionarie lo fossero. Era sua convinzione che alla base di qualsiasi apostolato ci deve essere la santità della vita. È preziosa una sua espressione, divenuta classica nel nostro ambiente «Prima santi e poi missionari».
2. Un maestro di preghiera.
Una seconda caratteristica dell’Allamano è la sua insistenza sulla preghiera. Parlando con le missionarie così si spiegava: «Avere lo spirito di preghiera, pregare molto e bene. L’altro giorno leggevo su antichi foglietti che ho conservato, foglietti di un predichino che ho fatto in seminario (ero giovane allora!) e incominciavo proprio così: Pregar molto e pregar bene. Vedete, quello che penso adesso lo pensavo già allora!». Le due semplici parole: “allora” e “adesso” costituiscono un arco di circa 40 anni, con la stessa convinzione sulla necessità della preghiera. Non c’è dubbio che l’Allamano era lui stesso “uomo di preghiera” e voleva che quanti collaboravano con lui fossero “persone di preghiera”. Questo valeva anzitutto per i suoi missionari e missionarie, ma anche per tutti i sacerdoti e i laici che prestavano la loro collaborazione alle sue opere. Non aveva fiducia nelle persone che facevano consistere il loro apostolato soprattutto nel “muoversi”, nel “trafficare”. Diceva: «Un sacerdote se non fa molta orazione, non è vero Sacerdote. E un missionario? Che volete che possa fare uno che non conosca nemmeno il mezzo che l’aiuti a tenersi unito a Dio?». Il primo ricordo che lasciava ai partenti era proprio questo: «Siate uomini di orazione […]. Altrimenti, se non sarete uomini di orazione, sarete strumenti inetti della grazia di Dio…Intanto faremo del bene in quanto saremo uniti con N.S.». Ecco la conclusione: «Abbiamo bisogno di pregare molto, anche ed appunto perché siamo missionari». Questa insistenza dell’Allamano proveniva sicuramente dalla sua esperienza personale. Prima viveva e poi insegnava. Il suo domestico Cesare Scovero, un uomo semplice, che aveva vissuto con lui per circa 30 anni e che lo conosceva bene, interrogato dal tribunale ecclesiastico se l’Allamano era assiduo nella preghiera, poté rispondere con semplicità: «Era dotato di grande spirito di preghiera: Vivendo al suo fianco per tanti anni, ho constatato che pregava e con fervore in camera sua, nel santuario, nel coretti, ed anche durante i viaggi, e faceva pregare anche me quando lo accompagnavo». Credo che anche oggi l’Allamano ripete a tutti noi la sua convinzione: «[Nella preghiera] non c’è pericolo di esagerare». 3. L’Allamano vivo e presente Aggiungo un terzo pensiero: noi non stiamo commemorando un morto, ma un vivo. L’Allamano stesso ha avuto coscienza di quanto avrebbe potuto fare dal cielo, dopo la sua morte. Lo ha detto più di una volta. Per esempio, ad un missionario partente che gli confidava il timore di non rivederlo più, ha risposto: «Ci rivedremo in Paradiso. Io, quando sarò lassù, vi benedirò ancora di più. Sarò sempre [a guardarvi] dal balcone». Ancora sul letto dell’ultima malattia, vedendo che la suora che lo assisteva era mesta, la rassicurava dicendo: «Il mio spirito non è di fare rumore. Ma dal cielo farò, farò. Per voi farò più di là che di qua». E nel suo testamento ha scritto ai missionari e alle missionarie: «Per voi ho dato tutto: impegno, salute, denaro, vita. Spero, morendo di diventare vostro protettore in Cielo». Queste assicurazioni certo noi le riteniamo una promessa fattaci dal nostro padre, che sentiamo vivo e vicino. Siamo certi, però, che valgono per tutti coloro che sono in comunione spirituale con lui. L’Allamano, dal Cielo, è un valido protettore. Quante persone si rivolgono a lui e assicurano di sentirlo vicino. Scriveva una mamma dalla Corea, che aveva raccomandato all’Allamano la figlia ammalata: «Da quel momento abbiamo sentito che l’Allamano pregava per noi» e questa sensazione la rassicurava. Così ha potuto ringraziarlo perché la figlia era in via di guarigione completa. Anche noi, ovunque ci troviamo, possiamo rivolgere lo sguardo del nostro spirito all’Allamano, nella certezza di essere in comunione con una persona viva che ci è familiare, e che la Chiesa ci addita come santo, modello di vita. Possiamo ritenere con certezza, perché lo sperimentiamo, che l’Allamano trascorre il suo Cielo interessandosi di noi e facendo del bene. Conclusione
Termino queste riflessioni con una bella testimonianza che il suo domestico ha reso al giudice ecclesiastico, che lo interrogava sulla coerenza di vita sacerdotale dell’Allamano,: «Per quanto mi consta, l’Allamano aveva bensì spiccate doti naturali, ma prevalevano in lui le vere virtù sacerdotali. Secondo me, era un vero uomo di Dio che viveva di fede; non era infingardo, e cioè in lui non vi era soltanto apparenza esterna, ma intima convinzione che lo portava a fare tutto per amore di Dio e per il bene delle anime. Era quindi guidato solo da motivi soprannaturali». P. Francesco Pavese imc
(A cura della Postulazione Generale). |
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